Salve sono in cura da una psicologa da un anno, mi sono rivolta a lei dopo aver interrotto una relaz

20 risposte
Salve sono in cura da una psicologa da un anno, mi sono rivolta a lei dopo aver interrotto una relazione tossica durata un anno e mezzo e dalla quale ho avuto un bambino che adesso ha due anni.
Vorrei interrompere la terapia e rivolgermi a un altro terapeuta perché già da parecchie settimane non mi fido più di lei anzi ho maturato una sorta di rifiuto.
Ho parlato con la mia terapeuta delle problematiche sorte ma lei attribuisce questi problemi a me, dice che sono io che non riesco a fidarmi di lei ne tantomeno ad aver fiducia nel percorso intrapreso a causa del mio pessimismo, e che lei ha tanti anni di esperienza nel campo del trauma e delle relazioni tossiche.
Io le ho dato retta e ho proseguito la terapia ma proprio non va.
Ecco perché sto chiedendo questo consulto a voi.
Le mie lamentele sono state le seguenti: una scarsa comprensione o per meglio dire empatia per il mio dolore, un eccessiva spinta all' azione e al cambiamento, un dimenticarsi del mio essere madre con bimbo molto piccolo nei suoi consigli per incrementare la mia vita sociale: "prendi una babysitter (non ho tanti soldi) e vai in un pub qualche sera anche da sola".
Inoltre mi dà parecchio fastidio il suo considerare la donne con una marcia in più rispetto agli uomini (io ho già tanti problemi nel mio rapporto con l altro sesso).
Inoltre il suo continuo attribuire al mio "pessimismo" la mia mancanza di fiducia ha creato in me non pochi sensi di colpa, mi sono sentita una che vuole solo "commiserarsi", una poco combattiva, insomma una che non si impegna ragione per cui ho "incrementato" il mio impegno cercando di allontanare il mio pessimismo, cercando di uscire il più possibile cercando di "sentirmi bene" ma ho ottenuto l effetto contrario.
Adesso sento tanta irritazione nei suoi confronti, ho saltato l ultimo incontro e sto cercando un nuovo terapeuta, provo sollievo ma continuo a sentirmi in colpa e piena di dubbi e mi chiedo se il problema sono io e soprattutto se si presenteranno di conseguenza le stesse problematiche col nuovo terapeuta.
Dr. Alessio Aloi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
gentile utente, lei racconta di aver già parlato con la sua terapeuta dei suoi dubbi e che insieme non siete riuscite a trovare un terreno "comune" su cui significare ciò che lei prova nei suoi confronti; ha anche maturato il desiderio di continuare il suo percorso di cura e si è messa in moto per cercare un altro professionista. Quello che poteva fare, mi pare lo abbia fatto. Sembra che non ci siano le condizioni per continuare il suo percorso di cura insieme alla collega, poiché il rapporto di fiducia, nelle sue innumerevoli sfaccettature e ambivalenze, è una componente imprescindibile per andare in terapia.

Il senso di colpa che prova e i dubbi se il suo ruolo in questa dinamica sia dovuto a tematiche interne inelaborate che si ripresentano nei legami importanti (e quindi anche quello con la terapeuta) sono questioni clinico/relazionali significative e le consiglierei di portarle come obiettivo da indagare con il/la nuova terapeuta se decidesse di interrompere questo tratttamento ed iniziarne uno nuovo.

Saluti

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve,

è comprensibile che, dopo un anno di terapia, possiate sentirvi insoddisfatta del percorso intrapreso, specialmente quando emergono sentimenti di sfiducia e disagio nei confronti del terapeuta. La relazione terapeutica si basa su un rapporto di fiducia reciproca, e se questo viene meno, può risultare difficile proseguire.

Da quanto descritto, sembra che il rapporto con la sua terapeuta non abbia rispecchiato quelle necessità emotive di supporto e comprensione che si aspettavano. L'approccio particolare che lei ha descritto, nella gestione delle sue difficoltà di fiducia e del suo ruolo di madre, appare poco sensibile alle sue esigenze concrete, creando disagio anziché aiutare. In psicoterapia, è fondamentale che il terapeuta mostri empatia, comprenda le sue difficoltà e le sue priorità, e che le fornisca uno spazio sicuro per esplorare i propri sentimenti senza sentirsi giudicati.

Il fatto che si sente in colpa per aver saltato l'ultimo incontro e per il desiderio di cambiare terapeuta è comprensibile, ma è importante ricordare che la psicoterapia è un percorso personale e non tutti i professionisti sono adatti a tutti. Ogni terapeuta ha il suo stile e approccio, e ciò che funziona per una persona potrebbe non essere altrettanto efficace per un'altra. Non c'è nulla di sbagliato nel cambiare terapeuta se non si sente che la relazione terapeutica sta funzionando per il suo benessere.

Sarebbe utile e consigliato, per approfondire meglio queste dinamiche, rivolgersi a uno specialista che possa ascoltarla senza giudizio e aiutarla ad esplorare in profondità i suoi vissuti emotivi e relazionali. Un nuovo percorso con un altro professionista potrebbe permetterle di riscoprire la fiducia nella terapia, adattandola alle sue reali necessità.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Elda Valente
Psicologo, Psicologo clinico
Torremaggiore
Gentile utente, ovviamente nel rispetto del lavoro che ha svolto con la collega, le rimando la questione della diversità che è intrinseca in ognuno di noi, ragion per cui il cercare un altra professionista più affine a lei, potrebbe non solo riportarle benefici, ma addirittura farle capire che il lavoro svolto in precedenza sia stato valido al raggiungimento del suo benessere.
Cordialmente. Dott.ssa Elda Valente
Dott.ssa Cristina Capone
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera e piacere di conoscerti!
Capisco quanto possa essere difficile trovarsi in una situazione del genere. La relazione terapeutica è, prima di tutto, una relazione umana, ed è normale non sentirsi sempre in sintonia con il proprio terapeuta. Il fatto che tu abbia parlato apertamente delle tue difficoltà con lei è un segnale importante: significa che hai fiducia nella possibilità di un cambiamento e che dai valore a questo percorso.

Da quello che racconti, sembra che alcune modalità della tua terapeuta non ti abbiano fatto sentire accolta nel modo di cui avevi bisogno, e questo è un elemento da ascoltare. Ogni percorso è diverso, e trovare il professionista giusto per te è fondamentale affinché la terapia sia uno spazio sicuro e utile.

Allo stesso tempo, il tema della fiducia è qualcosa che probabilmente emergerà ancora, perché fa parte della tua esperienza e del tuo modo di relazionarti. Questo non significa che "il problema sei tu", ma che questi vissuti fanno parte di ciò su cui puoi lavorare, indipendentemente dal terapeuta con cui sceglierai di farlo. Perciò, qualunque sarà la tua scelta, ti incoraggio a non perderti d’animo: riconoscere i tuoi bisogni e cercare ciò che è meglio per te è già un grande passo.
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott.ssa Carolina Giangrandi
Psicologo, Psicoterapeuta
Ladispoli
Buongiorno,
leggendo le sue parole, percepisco che nell’ultimo periodo la relazione con la sua terapeuta non le sta offrendo il sostegno di cui avrebbe bisogno, ma al contrario sta diventando motivo di disagio. Situazioni come questa non sono rare in un percorso terapeutico e possono dipendere da diversi fattori. A volte, la terapia attraversa momenti complessi, in cui possono emergere difficoltà, resistenze o sentimenti contrastanti nei confronti del terapeuta e delle strategie adottate. In altre circostanze, invece, può verificarsi un disallineamento tra i bisogni del paziente e l’approccio utilizzato, rendendo il percorso meno efficace o meno adatto alla fase di vita che si sta attraversando. In ogni caso, il malessere che sta provando è un segnale importante, che merita di essere ascoltato e approfondito all’interno della relazione terapeutica.

Per questo motivo, la invito a esplorare queste sensazioni il più possibile con la sua terapeuta, cercando di comprendere insieme l’origine del suo senso di sfiducia. Il dialogo aperto è uno strumento prezioso, perché permette non solo di chiarire eventuali malintesi, ma anche di capire se vi siano modalità diverse per rendere la terapia più efficace e adatta a lei. Esporre i propri dubbi in modo sincero può aiutare a fare luce su ciò che sta accadendo e su cosa potrebbe essere migliorato.

Talvolta, può essere utile anche ammettere di aver pensato di rivolgersi a un altro professionista e condividerlo direttamente con la terapeuta, per osservare la sua reazione e comprendere meglio se il rapporto terapeutico possa ancora evolvere in una direzione soddisfacente per lei. Un buon terapeuta dovrebbe accogliere questa riflessione senza giudizio, aiutandola a capire se il suo desiderio di cambiamento nasce da una difficoltà che può essere affrontata insieme o se, invece, un nuovo percorso potrebbe effettivamente essere più adatto in questo momento della sua vita.
Cordiali Saluti, Dott.ssa Carolina Giangrandi
Dott.ssa Arianna Corotti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Salve, la psicoterapia è un percorso difficile e si presentano quasi sempre momenti di crisi. Nel suo caso tuttavia mi sembra che manchi l'alleanza terapeutica e l'empatia che questa fa scaturire. Non si senta in colpa ma , se vuole cercare un altro terapeuta, sia subito sincera circa la terapia passata e ricerchi contenimento e ascolto per i suoi vissuti. Ricordi che in ambito psicologico non ci sono scorciatoie. Un saluto
Dott.ssa Cristina Bernucci
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Velletri
Buongiorno,

Capisco che la situazione che sta vivendo sia molto difficile e comprendo la sua frustrazione. È importante riconoscere che il rapporto terapeutico è fondamentale per il successo del percorso di guarigione. Se non si sente più a suo agio con la sua attuale terapeuta, potrebbe essere utile cercare un nuovo professionista con cui possa instaurare un rapporto di fiducia e comprensione.

Di seguito, alcuni suggerimenti che potrebbero aiutarla a gestire questa transizione:

1. **Esplorare i suoi sentimenti**: È normale provare dubbi e colpa quando si decide di cambiare terapeuta. Provi a riflettere sui motivi che l'hanno portata a questa decisione e su come si sente riguardo al percorso intrapreso finora.

2. **Cercare un nuovo terapeuta**: Valuti attentamente i potenziali nuovi terapeuti. Può essere utile incontrarne diversi prima di prendere una decisione. Cerchi qualcuno con cui si senta ascoltata e compresa, e con cui possa stabilire un buon rapporto.

3. **Esprimere le sue aspettative**: Quando inizia la terapia con un nuovo professionista, sia chiara riguardo alle sue aspettative e ai suoi bisogni. Comunichi apertamente cosa non ha funzionato nella terapia precedente e cosa spera di ottenere dalla nuova.

4. **Essere paziente**: Il cambiamento richiede tempo e può essere necessario un periodo di adattamento. Si dia il tempo di abituarsi al nuovo terapeuta e al nuovo approccio terapeutico.

5. **Auto-compassione**: Non sia troppo severa con se stessa. Il percorso di guarigione è spesso lungo e complesso. Riconosca i suoi progressi e si conceda il permesso di fare ciò che è meglio per il suo benessere.

6. **Supporto esterno**: Parli con amici o familiari di fiducia riguardo ai suoi sentimenti e alle sue preoccupazioni. Avere un sostegno esterno può aiutarla a sentirsi meno sola e a ridurre il senso di colpa.

La decisione di cambiare terapeuta è personale e deve basarsi su ciò che è meglio per lei e per il suo percorso di guarigione. Le auguro di trovare il supporto di cui ha bisogno per continuare il suo cammino verso il benessere.

Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, non conoscendo la sua storia non mi sento di poter confermare o disconfermare il fatto che questo possa riguardare il suo funzionamento o quello della terapeuta. Quello che però è chiaro è che lei oggi non si trovi a suo agio con la collega. Nessuna terapia è obbligata a continuare se lei paziente non si sente al sicuro nello spazio di terapia. Credo lei possa provare a rivalutare quanto sta accadendo in terapia con la collega condividendo ancora i suoi vissuti. Rimane però il fatto che lei è libera di cambiare e trovare uno spazio che sente più suo. Rimango a suo disposizione Dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott.ssa Valentina Maisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Castellanza
Buongiorno, l'alleanza terapeutica è fondamentale all'interno di un percorso psicologico. Da quel che leggo, comprendo quanto possa essere faticoso per lei affrontare la quotidianità con un carico emotivo così forte. Si è mossa bene nel parlare con la sua terapeuta di ciò che la mette in difficoltà. Può succedere lungo il percorso che le fiducia possa vacillare e che tutto possa far pensare che chiudere o fuggire dalla terapia possa essere la soluzione ottimale. Tuttavia, mettere a tavolino i propri dubbi, le proprie resistenze fa parte del percorso clinico che si affronta. Se lei sente che il percorso con questa terapeuta è terminato nonostante abbiate provato a trovare una nuova connessione, è importante comunicarlo per poi dedicarsi alla ricerca di altro terapeuta. Come andrà con una nuova terapia lo può scoprire solo affrontandola. Un caro saluto e in bocca al lupo per tutto.
Dott.ssa Elena Santomartino
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Preganziol
Buongiorno, i suoi dubbi sono legittimi. Una psicoterapia è consigliata perché, se da una parte "guarisce" gli stati d'animo che non la fanno stare bene, dall'altro "educa" alla consapevolezza e alla conoscenza di sé. La conseguenza di questa "educazione" è che poi lei è in grado di fronteggiare tutto ciò che la vita ci riserva quotidianamente, in modo adeguato. Se non trova riscontro con lo psicoterapeuta che dovesse frequentare, conviene cambiare. Ognuno ha un suo metodo di lavoro e non è detto che quel metodo vada bene per lei. A disposizione per qualsiasi chiarimento, la saluto cordialmente. dr.ssa Elena Santomartino, psicologa psicoterapeuta
Dott.ssa Gordana Cifali
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Sesto San Giovanni
Cara utente, innanzitutto brava per aver discusso i suoi dubbi con la terapeuta. E' sempre importante esplicitare i propri bisogni, le proprie aspettative e come ci si sente nella relazione, in modo che il/la professionista che la segue, possa accompagnarla nel migliore dei modi nel percorso, avendo chiaro qual è il suo obiettivo.
Quello che non può fare il professionista (e nessun altro) é sostituirsi a lei, può solo aiutarla a chiarire, verificando di volta in volta con lei, se sta prendendo delle decisioni buono o meno buone per la sua vita. Ogni decisione, in quanto scelta di qualcosa, implica la non scelta di altro e chi decide è chiamato a prendersi la responsabilità della scelta e delle conseguenze. Se in questo momento é comprensibilmente prioritario per lei stare accanto a sua figlia perché é piccola e ha bisogno di tutte le sue cure ed energie, difficile che possa trovare spazio per altro, a meno che non decida di farsi aiutare (baby sitter? Genitori? Ex compagno? Amiche? Altro?) Solo lei conosce la sua rete di supporto e le possibilità per lei percorribili ed è solo lei che può sapere cosa le dà energie e le consente di sentirsi bene e cosa no. E' fondamentale, però, che da qualche parte riesca a recuperare delle energie visto che per curare un neonato ne vengono consumate tante!
Per quanto concerne il tema "fiducia", se riconosce che questo è un suo tema cioè se riconosce che spesso ha difficoltà a fidarsi degli altri e ad affidarsi (per esempio, è una persona che tende a fare tutte le cose da sé senza mai chiedere aiuto a nessuno?), può essere che stia portando questo suo vissuto anche nella stanza di terapia e quindi verso la terapeuta/terapia. In questo caso comprendo molto la sua fatica e capisco che possa avere bisogno anche di tempo per valutare la terapeuta e trarre le proprie conclusioni. Fermo restando che è un suo diritto, se ne sente l'esigenza, cambiare terapeuta e vedere se si sente più compresa, potrebbe intanto soffermarsi sulla sensazione di sollievo che ha provato nel saltare la seduta e vedere quali sono gli elementi di cui è composta per capire meglio se cambiare è la scelta giusta per lei. Anche in questo caso la bussola potrebbe essere capire se la seguente dinamica le è familiare
"Ho un bisogno --> mi danno consigli, mi propongono soluzioni--> non mi sento capita --> mi allontano --> provo sollievo ma anche una sensazione di disagio e mi confermo un'idea "x" su me stessa/sugli altri/sul mondo". Se sì, potrebbe essere utile soffermarcisi su per vedere quali altre possibili strade sono percorribili prima di allontanarsi. Un caro saluto G. Cifali
Dr. Carlo Massarutto
Psicologo, Psicoterapeuta
Garbagnate Milanese
Salve, se non si é trovata bene con questa psicologa é giusto che tenti una strada differente, magari cambiando anche approccio. Sforzarsi di sentirsi bene é paradossale, visto che dovrebbe essere un'emozione spontanea e non pianificata. Questo non fa che alimentare il senso di colpa e di inadeguatezza perché non sente quello che, secondo lei o gli altri, dovrebbe provare.
Dott.ssa Lucia Violi
Psicoterapeuta, Psicologo, Professional counselor
Cadorago
Ciao, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Capisco benissimo la tua frustrazione e la confusione che provi in questo momento. Quando si inizia un percorso terapeutico, ci si affida con la speranza di trovare ascolto e comprensione, e se invece la relazione con il terapeuta diventa motivo di ulteriore stress o senso di colpa, è normale arrivare al punto di chiedersi se abbia senso continuare.

Da quello che racconti, non è tanto la terapia in sé a non funzionare, ma il tipo di rapporto che si è creato con questa professionista. La terapia dovrebbe aiutarti a comprendere meglio te stessa, non a farti sentire sbagliata o colpevole perché non ti adegui a un certo approccio. Avere difficoltà a fidarsi dopo una relazione tossica non è un limite, è una ferita che merita di essere trattata con rispetto e delicatezza. Se non ti senti capita, se hai la sensazione che il tuo malessere venga liquidato con etichette come "pessimismo", se gli strumenti proposti non tengono conto della tua realtà (come il fatto che sei madre di un bambino piccolo e non puoi permetterti certe soluzioni), allora è più che legittimo chiedersi se questa terapeuta sia davvero la persona giusta per accompagnarti in questo percorso.

È chiaro che tu ti stia impegnando molto, forse anche troppo, nel tentativo di "fare bene la terapia", di non essere vista come quella che si piange addosso o che non si impegna abbastanza. Ma il punto è che la terapia non è un esame da superare, e non dovrebbe mai farti sentire così. Se qualcosa non funziona, non significa che il problema sia tu. Significa che c’è un disallineamento tra i tuoi bisogni e il metodo di lavoro della tua terapeuta.

Ora il punto è un altro: hai deciso di interrompere questo percorso e senti un certo sollievo, ma allo stesso tempo ti tormenta il dubbio che il problema possa ripresentarsi con un altro terapeuta. È una paura comprensibile, perché la fiducia non si ricostruisce da un giorno all’altro. Quello che puoi fare è usare questa esperienza come punto di partenza: ora sai cosa non ha funzionato e cosa vuoi evitare. Quando sceglierai un nuovo professionista, potrai fare attenzione a trovare qualcuno che abbia un approccio che ti faccia sentire accolta senza pressioni, qualcuno che rispetti i tuoi tempi e che sappia lavorare insieme a te senza farti sentire inadeguata.

Il fatto che tu stia ancora cercando aiuto dimostra che non hai perso la speranza, che credi ancora nella possibilità di stare meglio. E questa è una forza incredibile, anche se ora ti sembra di essere solo stanca e delusa. Prenditi il tempo di ascoltare cosa senti davvero, senza forzarti a "fare di più" o "impegnarti di più". Il giusto percorso terapeutico dovrebbe aiutarti a vivere meglio, non a sentirti sempre sotto pressione.

Se hai bisogno di una mano per capire meglio come orientarti in questo passaggio, possiamo lavorarci insieme. Nessuno dovrebbe sentirsi in colpa per cercare un aiuto che sia davvero adatto a lui. Ti auguro di trovare lo spazio giusto per te, perché lo meriti davvero.

Un abbraccio,
Dott.ssa Lucia Violi
Dott.ssa Valentina Penati
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Carissima, quella che descrive è una rottura relazionale, cosa che spesso avviene all'interno della relazione terapeutica quando gli obiettivi e le strategie del percorso terapeutico non sono pienamente condivisi (es. ci sentiamo pressati a fare qualcosa che magari ci potrebbe effettivamente far stare bene, ma per cui non ci sentiamo ancora pronti). A volte le rotture relazionali in terapia si riparano, altre volte quando viene meno la fiducia può essere molto difficile. Ovviamente è libera di intraprendere un percorso terapeutico con altro professionista, questo tuttavia non assicura che tali rotture relazionali non avvengano anche col nuovo terapeuta, certamente però sarà possibile gestirle in modo diverso e più fruttuoso. Resto a disposizione, Valentina Penati
Dott.ssa Nunzia D'Anna
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Io penso che lei debba legittimarsi il fatto che questa relazione non sta funzionando.
Non è colpa sua e non è colpa della sua terapeuta, alcuni incontri non funzionano, non ci fanno evolvere ma soltanto provare frustrazione.
Se poi la dinamica dovesse ripetersi con tanti e tanti terapeuti, allora magari può mettersi maggiormente in discussione, ma se è alla sua prima terapia, mi sento di rassicurarla sul fatto che non sempre si becca il professionista giusto al primo colpo.
Il fatto che la sua terapeuta sia "cieca" di fronte a queste sue sensazioni non significa che lei debba ignorarle. Ricordiamoci che anche i terapeuti sono persone con un loro ego e a volte pure loro possono fare fatica ad ammettere di non riuscire ad aiutare qualcuno.
Lei paga una persona per farsi aiutare. Se quello che le torna indietro non le è utile, è legittimo cercare altrove.
Cara utente, mettersi in gioco, intraprendendo un percorso di terapia, è di per sé un atto di grande coraggio. Il lavoro di introspezione ed il rapporto con il proprio terapeuta è non privo di ostacoli. La relazione che si instaura con il proprio terapeuta e, di conseguenza, il rapporto di fiducia, sono fondamentali affinché si possano scoprire delle parti di noi di cui non siamo pienamenti coscienti. Può anche succedere che ad un certo punto si verifichi esattamente quello che lei ha descritto e vengano a galla delle resistenze ed una sorta di "irritazione" nei confronti del proprio terapauta. Si ricordi che il cambiamento non avviene mai senza discomfort. Noi, per natura, siamo resistenti al cambiamento, anche se esso si rivela a nostro beneficio. Tendiamo a restare nella nostra zona di comfort anche se non è sana per noi. Forse lei ha raggiunto un punto, nel suo percorso, in cui si sente "spinta" a fare un passettino in più per mettere in moto un reale cambiamento. Detto ciò, c'è anche la possibilità che ormai si sia spezzato qualcosa nella vostra relazione terapeutica per cui probabilmente è giunto il momento di cambiare tearpeuta, tenendo però in mente quanto è accaduto in questa sua esperienza e riportarla nel suo eventuale prossimo percorso per lavorarci sù e cercare di capire se questa dinamica che è venuta fuori in terapia è qualcosa che accade di ricorrente anche nelle relazioni fuori. In bocca al lupo. Lisa
Dott.ssa Francesca Tugnoli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bologna
Cara, se sente di non essere più a suo agio nella relazione terapeutica con la sua psicologa allora forse è bene concluderla. Sono certa che la collega abbia svolto bene il suo lavoro, ma probabilmente non è la professionista adatta al suo percorso. Non dovrebbe sentirsi in colpa all'idea di abbandonare la terapia con l'intenzione di proseguire con un'altra o un altro professionista, perché nella relazione terapeutica è fondamentale sentirsi a proprio agio e accolti ed è importante che si instauri una buona alleanza tra paziente e terapeutica perché ci sia terreno fertile per il cambiamento. Comprendo anche il suo timore che possano sorgere le stesse dinamiche con un nuovo professionista, ma la invito a parlarne subito con lo stesso perché possa comprendere e accettare, ma soprattutto lavorarci, su alcune sue possibili resistenze. Quello che ci tengo a dirle è che se sente il bisogno di proseguire un percorso terapeutico non abbandoni questa idea, ma si dia la possibilità di cercare un'altra persona più adatta alle sue esigenze. Un caro saluto. dott.ssa Francesca Tugnoli
Dott.ssa Camilla Vernareccio
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara, a volte può succedere che lo spazio terapeutico si esaurisca o che non ci si trovi bene con lo specialista incontrato. Il primo passo è condividere le proprie perplessità e questo lo ha fatto. Colpevolizzarsi o trovare un colpevole è poco utile, anzi probabilmente la starà ulteriormente affaticando. E' certamente, invece, molto importante non perdere la fiducia nella possibilità di chiedere aiuto, di farsi supportare, dunque nella psicoterapia. Un caro saluto
Dott.ssa Valentina Battisti
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gent.ma immagino la sua frustrazione, effettuare una psicoterapia non è sempre semplice e smuove tante emozioni. Invece che cercare altro terapeuta è fondamentale parlare di queste sue frustrazioni all'interno della relazione con la sua terapeuta, sicuramente tutto quello che prova potrebbe essere trasformativo se comunicato all'interno del setting. Le "rotture" empatiche si possono riparare chiedendo al terapeuta di attenzionare queste criticità e dubbi. E' importante separarsi in modo condiviso lavorando anche sull'ambivalenza nell'attaccamento, visto il trauma dalle relazioni tossiche. In bocca al lupo

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