Salve, rivolgo questo quesito per avere un parere riguardo al mio decorso post-operatorio. Il 26
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Salve,
rivolgo questo quesito per avere un parere riguardo al mio decorso post-operatorio.
Il 26 marzo 2026 sono stato sottoposto a un intervento con tecnica EPSiT per la cura di un sinus pilonidale, insorto come recidiva di un precedente intervento eseguito con tecnica tradizionale circa 15 anni fa.
A distanza di quasi due mesi dall'operazione, il tramite fistoloso ("buchino") risulta ancora aperto e attivo. Ciclicamente la ferita tende a chiudersi in superficie per poi riaprirsi, solitamente in concomitanza con le medicazioni, esibendo una secrezione di sangue misto a siero bianco/giallastro, comunque non maleodorante. Preciso che non ho febbre e dolori.
Circa 15 giorni fa il chirurgo che mi ha operato ha effettuato un curettage ambulatoriale con spremitura della parte; in quell'occasione mi è stato riferito che il decorso era in linea con le aspettative e che non si evidenziavano problematiche.
Considerato il tempo trascorso (quasi due mesi) e la persistenza dello spurgo a fasi alterne, vorrei gentilmente sapere se questa situazione possa ritenersi normale per la tecnica EPSiT, o se sia opportuno fare ulteriori accertamenti.
Ringrazio anticipatamente per la disponibilità
rivolgo questo quesito per avere un parere riguardo al mio decorso post-operatorio.
Il 26 marzo 2026 sono stato sottoposto a un intervento con tecnica EPSiT per la cura di un sinus pilonidale, insorto come recidiva di un precedente intervento eseguito con tecnica tradizionale circa 15 anni fa.
A distanza di quasi due mesi dall'operazione, il tramite fistoloso ("buchino") risulta ancora aperto e attivo. Ciclicamente la ferita tende a chiudersi in superficie per poi riaprirsi, solitamente in concomitanza con le medicazioni, esibendo una secrezione di sangue misto a siero bianco/giallastro, comunque non maleodorante. Preciso che non ho febbre e dolori.
Circa 15 giorni fa il chirurgo che mi ha operato ha effettuato un curettage ambulatoriale con spremitura della parte; in quell'occasione mi è stato riferito che il decorso era in linea con le aspettative e che non si evidenziavano problematiche.
Considerato il tempo trascorso (quasi due mesi) e la persistenza dello spurgo a fasi alterne, vorrei gentilmente sapere se questa situazione possa ritenersi normale per la tecnica EPSiT, o se sia opportuno fare ulteriori accertamenti.
Ringrazio anticipatamente per la disponibilità
Buongiorno,
la tecnica EPSiT è una metodica mini-invasiva che generalmente consente un recupero più rapido rispetto alla chirurgia tradizionale, ma i tempi di completa guarigione possono essere molto variabili, soprattutto nei casi di recidiva e nei pazienti già sottoposti a precedenti interventi.
A circa due mesi dall'intervento, la presenza di una modesta secrezione sierosa o siero-ematica intermittente non è necessariamente indicativa di un'insuccesso della procedura, soprattutto se non sono presenti dolore, febbre, arrossamento importante, cattivo odore o raccolte evidenti. Anche il fatto che il chirurgo, durante il recente controllo con curettage ambulatoriale, abbia riscontrato un decorso regolare rappresenta un elemento rassicurante.
Non è raro che l'orifizio esterno tenda a chiudersi e riaprirsi durante il processo di cicatrizzazione, in particolare quando persistono piccole secrezioni provenienti dai tessuti più profondi.
Naturalmente, se la secrezione dovesse aumentare, diventare francamente purulenta, comparissero dolore, tumefazione o febbre, oppure se il quadro rimanesse invariato per un periodo prolungato, sarebbe opportuno sottoporsi a una nuova valutazione specialistica.
In base a quanto riferisce, il decorso descritto può ancora rientrare nell'ambito di una guarigione lenta ma compatibile con la tecnica utilizzata, fermo restando che solo il chirurgo che la segue può valutare correttamente l'evoluzione clinica della ferita.
la tecnica EPSiT è una metodica mini-invasiva che generalmente consente un recupero più rapido rispetto alla chirurgia tradizionale, ma i tempi di completa guarigione possono essere molto variabili, soprattutto nei casi di recidiva e nei pazienti già sottoposti a precedenti interventi.
A circa due mesi dall'intervento, la presenza di una modesta secrezione sierosa o siero-ematica intermittente non è necessariamente indicativa di un'insuccesso della procedura, soprattutto se non sono presenti dolore, febbre, arrossamento importante, cattivo odore o raccolte evidenti. Anche il fatto che il chirurgo, durante il recente controllo con curettage ambulatoriale, abbia riscontrato un decorso regolare rappresenta un elemento rassicurante.
Non è raro che l'orifizio esterno tenda a chiudersi e riaprirsi durante il processo di cicatrizzazione, in particolare quando persistono piccole secrezioni provenienti dai tessuti più profondi.
Naturalmente, se la secrezione dovesse aumentare, diventare francamente purulenta, comparissero dolore, tumefazione o febbre, oppure se il quadro rimanesse invariato per un periodo prolungato, sarebbe opportuno sottoporsi a una nuova valutazione specialistica.
In base a quanto riferisce, il decorso descritto può ancora rientrare nell'ambito di una guarigione lenta ma compatibile con la tecnica utilizzata, fermo restando che solo il chirurgo che la segue può valutare correttamente l'evoluzione clinica della ferita.
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