Salve gentili dottori, sono una donna 40enne ipocondriaca. Questa patologia mi sta rovinando la vita

18 risposte
Salve gentili dottori, sono una donna 40enne ipocondriaca. Questa patologia mi sta rovinando la vita. In particolare ho la fobia del tumore al seno. Faccio autopalpazione più volte durante la giornata. Non vivo più. Ad aprile ho la mammografia e sto morendo di paura. Faccio psicoterapia e prendo farmaci ma il terrore non si placa. Non riesco a distrarmi un attimo. Cosa posso fare?
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge una sofferenza intensa e comprensibile: vivere costantemente sotto la minaccia della paura di una malattia può diventare estremamente logorante e togliere spazio alla vita quotidiana.

È importante riconoscere che ciò che la sta facendo soffrire non è il dato medico in sé, ma l’ansia persistente e la preoccupazione continua, che tendono a mantenersi attraverso il controllo ripetuto del corpo e l’anticipazione catastrofica. Il fatto che lei sia già seguita sia psicoterapeuticamente sia farmacologicamente è un elemento molto significativo e positivo.

In questi casi il lavoro terapeutico mira gradualmente ad aiutarla a ridurre i comportamenti di controllo, a tollerare l’incertezza e a riconoscere i segnali dell’ansia senza esserne travolta. È un percorso che richiede tempo e continuità, ma che può portare a un reale alleggerimento della sofferenza.

In vista dell’esame, può essere utile condividere apertamente queste paure con il suo terapeuta, affinché possiate concentrarvi insieme su strategie di contenimento dell’ansia nel “qui e ora”, senza forzarsi a scacciarla ma imparando a starci dentro in modo più sostenibile.

Non è sola, e il fatto che stia chiedendo aiuto è già un passo importante nella direzione della cura di sé.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

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Dott.ssa Denise Cavalieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Ravenna
Gentile Signora, accolgo con molta cura il suo grido di aiuto.
Da ciò che scrive, sembra che il suo 'sentire' sia diventato un 'monitorare' costante: il suo corpo, da luogo in cui abitare, si è trasformato in un nemico da sorvegliare.
Nella terapia della Gestalt diciamo spesso che 'l'ansia è il respiro bloccato'.
Quando lei si tasta continuamente, sta cercando una certezza che la mente non può darle, alimentando un circolo in cui il contatto con sé stessa avviene solo attraverso la paura.
Ecco un piccolo spunto su cui riflettere:
Riconosca il 'rituale': L'autopalpazione compulsiva non la sta rassicurando, sta solo 'allenando' il suo cervello a stare nel terrore. Provi, anche solo per un'ora, a dirsi: 'In questo momento scelgo di non toccarmi, anche se ho paura'.
Torni al respiro: Quando il pensiero del tumore la assale, provi a sentire i piedi ben appoggiati a terra e a respirare con la pancia. Sposti l'attenzione da ciò che 'potrebbe esserci dentro' a ciò che c'è fuori: i suoni, i colori, la sedia su cui siede.
Porti questo 'qui e ora' in terapia: Ne parli apertamente con il suo terapeuta.
Non si concentri solo sul sintomo (la paura del tumore), ma su cosa accade nel suo corpo mentre ne parla.
La mammografia di aprile è un atto di cura, non una sentenza.
Provi a guardarla come un modo per affidare questo controllo a un occhio esperto, così da poter finalmente 'mollare la presa' lei."
Spero che questo possa aiutarla a validare il dolore della paziente offrendole una direzione. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Buona giornata
Dott.ssa Laura Bova
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
Buongiorno.
La terapia gognitivo comportamentale è la terapia elettiva per il trattamento delle fobie specifiche.
Non so quale terapia lei stia seguendo ma mi sembra di capire che non ne trova giovamento, le consiglio di parlarne con il suo/a terapeuta per approfondire eventualmente le resistenze che le impediscono di alleviare la sintomatologia.
Cordialmente
Dott.ssa Laura Bova
Dott.ssa Stefania Neri
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Cara signora,

le sue parole trasmettono una sofferenza profonda e la comprensione per quanto sta passando è totale. È importante riconoscere il coraggio che impiega ogni giorno per affrontare questa lotta, e il fatto che stia già seguendo una psicoterapia e una terapia farmacologica è un passo fondamentale e corretto.

La sua paura è reale e invalidante, e l'ha descritta in modo molto chiaro: "Non vivo più". Questo è il cuore del problema su cui lavorare. L'ipocondria, e in particolare la fobia specifica per una malattia, funziona come un circolo vizioso: l'ansia innesca l'ipervigilanza sul corpo (l'autopalpazione compulsiva), che a sua volta genera più ansia e più paura, in un loop che si autoalimenta.

Ecco alcuni spunti e suggerimenti che potrebbero affiancarsi al suo percorso terapeutico attuale, da discutere anche con il suo psicoterapeuta e psichiatra.

1. Parlare con il suo terapeuta proprio di questo "blocco".
È fondamentale riferirgli esattamente ciò che ha scritto qui: "il terrore non si placa, non riesco a distrarmi un attimo". Questo è un dato clinico importantissimo. Insieme potreste:

Chiedersi: "Sto facendo tutto ciò che è in mio potere per la mia salute?" La risposta è SÌ (terapia, farmaci, controllo programmato). Dopo aver fatto tutto il possibile, ruminare non serve a migliorare l'esito, ma solo a rovinare il presente.
un caro saluto Dott.ssa Stefania Neri
Buongiorno signora, nella gestione dell'ansia e dell'ipocondria può essere utile la pratica della meditazione Mindfulness, in quanto non ha lo scopo di combattere i pensieri disturbanti, ma di imparare a stare con loro senza che questi ci rovinino la vita. Ad ogni modo, parli delle sue perplessità al suo terapeuta, magari un cambio di farmaci o di tecniche terapeutiche potrebbero migliorare la situazione. Ricordi, comunque, che ogni terapia ha bisogno di un tempo personale per cominciare a portare dei cambiamenti. In bocca al lupo!
Dott.ssa Iside Cianci
Psicologo, Psicoterapeuta
Maglie
Gentilissima, è la sua prima mammografia? Qualora lo fosse, credo che la sua angoscia possa essere legittima. Tuttavia, se non lo ha ancora fatto, proverei a portare questo suo vissuto in terapia per poterci lavorare con il/la sua terapeuta, potrebbe aiutarla ad alleggerire questo peso emotivo. Per il resto, potrebbe essere importante indagare in maniera analitica questa dinamica che mi sembra avere molto a che fare con il timore di un corpo precario su cui sembra esserci un forte bisogno di controllo. Approfondisca in terapia!
Dott.ssa Giuliana Galise
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Napoli
Bisogna capire cosa si sta slatentizzando attraverso questa fobia …. Non ci sono formulette per questo , é importante vedere bene la cosa in terapia , l ipocondria di certo condiziona il
Vivere quotidiano ed è molto pesante da sostenere per te e per chi ti circonda !
Dott.ssa Valeria Filippi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
San Donato Milanese
Gentile utente,
sarebbe da approfondire la sua storia e i significati dietro questa paura. Se è già seguita da uno psicoterapeuta condivida le sue fatica e cercate insieme di trovare strategie anche molto pratiche che possano aiutarla a occupare il tempo e i pensieri diversamente.
Cordialmente
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Signora,
la sofferenza che descrive è compatibile con un quadro di ansia di malattia, che può diventare molto invasivo e compromettere seriamente la qualità di vita. Le ripetute autopalpazioni, pur nate dal bisogno di rassicurazione, mantengono e rinforzano il circolo dell’ansia. Il fatto che sia già in psicoterapia e in terapia farmacologica è un passo corretto, ma talvolta è necessario rivedere il lavoro terapeutico, focalizzandolo maggiormente sulla gestione delle compulsioni di controllo e della paura anticipatoria.

Nel concreto, è importante ridurre gradualmente i comportamenti di verifica, stabilire limiti chiari (concordati con il terapeuta) e lavorare sull’esposizione all’ansia senza ricorrere al controllo continuo. L’attesa dell’esame amplifica il terrore, ma l’esame stesso rappresenta anche uno strumento di realtà che può interrompere il dubbio incessante.

Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Salve, la sofferenza che descrive è molto intensa e merita di essere presa sul serio. Vivere con la paura costante della malattia può assorbire energie mentali e rendere difficile concentrarsi su altro. Quella che viene comunemente chiamata “ipocondria” oggi è spesso inquadrata come Disturbo d'ansia da malattia, una condizione in cui il sistema di allerta rimane costantemente attivo e porta a monitorare il corpo in modo ripetitivo, come nel caso dell’autopalpazione frequente.
Questi controlli non sono un capriccio ma un tentativo di ridurre l’ansia e riprendere una sensazione di controllo. Il paradosso è che, se ripetuti molte volte al giorno, finiscono per mantenere viva la paura, poiché ogni controllo rinforza il messaggio interno che c’è un pericolo imminente. La mammografia diventa così il punto su cui si concentra tutta l’angoscia.
Il fatto che lei sia già in psicoterapia e seguita farmacologicamente è un elemento molto importante. Quando l’ansia rimane così elevata, può essere utile parlarne apertamente con i professionisti che la seguono per rivedere insieme strategie e obiettivi del trattamento. Talvolta si lavora su interventi specifici per la gestione dell’ansia sanitaria, come la riduzione graduale dei controlli corporei e tecniche di regolazione emotiva da utilizzare nei momenti di picco.
Se sente che il terrore sta diventando ingestibile, condividere questa urgenza nel suo percorso di psicoterapia può aiutarla a ricevere un supporto più mirato. Un lavoro terapeutico focalizzato sull’ansia di malattia può offrirle strumenti concreti per ridurre la paura e recuperare spazi di vita più sereni.

Un cordiale saluto.
Dott. Michele Ciliberto
Psichiatra, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno,
capisco quanto possa essere faticoso vivere con un’ansia così intensa e persistente. La paura della malattia, soprattutto quando diventa centrale e porta a controlli ripetuti come l’autopalpazione più volte al giorno, può mantenere e amplificare il circolo dell’ansia invece di ridurlo.

Il fatto che stia già facendo psicoterapia e assumendo una terapia farmacologica è un elemento importante e positivo. In questi casi può essere utile lavorare in modo mirato proprio sui meccanismi dell’ansia da malattia:
– riduzione graduale dei comportamenti di controllo ripetuti
– esposizione guidata alla paura (ad esempio all’attesa dell’esame)
– ristrutturazione dei pensieri catastrofici
– tecniche di regolazione dell’attivazione fisiologica.

Se il terrore non si sta attenuando, può essere opportuno parlarne apertamente con lo specialista che La segue per valutare un eventuale aggiustamento del percorso terapeutico.

Nel frattempo, provi a ricordare che l’autopalpazione compulsiva non Le dà più sicurezza, ma alimenta l’ansia. L’obiettivo non è eliminare la paura in un giorno, ma ridurre gradualmente i comportamenti che la mantengono. Non è sola in questo percorso e con un intervento mirato è possibile migliorare in modo significativo.
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
Gentilissima, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo la situazione che ci riporta, e soprattutto l'angoscia che le provoca questo pensiero di morte o malattia. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad affrontare e comprendere quello che le sta accadendo, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare funzionalmente tutto quello che le accade.
Resto a disposizione
cordiali saluti
AV
Dott. Claudio Mazzella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Signora,

la prima cosa che desidero dirle è che il suo dolore è reale, anche se nasce da una paura e non da una diagnosi. L’ipocondria non è “immaginazione”, è un disturbo d’ansia che può diventare totalizzante e logorante. Quando dice “non vivo più”, sta descrivendo bene quanto questa paura stia occupando il suo spazio mentale.
La fobia del tumore al seno, nel suo caso, sembra essersi trasformata in un circolo vizioso molto potente: paura → autopalpazione ripetuta → aumento dell’attenzione alle sensazioni corporee → interpretazione catastrofica → ulteriore paura. Ogni controllo che fa non la rassicura davvero, ma alimenta il meccanismo. È un tentativo comprensibile di ridurre l’ansia, ma purtroppo la rinforza.
È importante comprendere che l’ansia funziona come un allarme ipersensibile: non distingue tra possibilità e probabilità. Lei non teme solo la malattia; teme anche l’incertezza. E la mammografia, invece di essere vissuta come uno strumento di prevenzione, viene percepita come un verdetto.
Il fatto che stia già facendo psicoterapia e assumendo farmaci è molto positivo. Tuttavia, quando l’ansia è così intensa, occorre lavorare in modo molto mirato su alcuni punti:

1. Ridurre i comportamenti di controllo.
So che sembra impossibile, ma l’autopalpazione ripetuta è uno dei principali fattori che mantengono il disturbo. Non le propongo di smettere di colpo, ma di iniziare a ridurre gradualmente la frequenza, stabilendo ad esempio un unico momento concordato e poi lavorando per diluirlo nel tempo. Ogni volta che resiste al controllo, sta insegnando al cervello che l’ansia può scendere anche senza rituali.

2. Lavorare sui pensieri catastrofici.
La mente le dice: “E se fosse un tumore?”
Una risposta più realistica potrebbe essere: “Sto facendo prevenzione, non ho segnali oggettivi, e la probabilità non è una condanna.”
Non si tratta di convincersi che “andrà tutto bene”, ma di riportare il pensiero su un piano probabilistico e non apocalittico.

3. Allenare la tolleranza dell’incertezza.
Questo è il cuore del problema. Nessun esame medico potrà darle certezza assoluta per sempre. L’obiettivo terapeutico non è eliminare ogni dubbio, ma imparare a vivere nonostante il dubbio.

Per quanto riguarda aprile: la paura anticipatoria spesso è peggiore dell’evento. Può essere utile lavorare con il suo terapeuta su tecniche specifiche per la gestione dell’ansia anticipatoria.
Le chiedo una cosa importante: oltre alla paura del tumore, cosa rappresenta per lei questa malattia? Perdita di controllo? Sofferenza? Abbandono? Morte? Spesso la fobia si aggancia a paure più profonde che meritano uno spazio di elaborazione.
Infine, desidero aprire una riflessione con lei: il fatto che il terrore non si plachi non significa che la terapia non stia funzionando, l’ansia per la salute può essere molto resistente, ma è trattabile. Richiede tempo, costanza e soprattutto la graduale interruzione dei comportamenti che la mantengono.
Lei non è la sua paura. È una donna spaventata che sta cercando di proteggersi. E con un lavoro mirato, può tornare a vivere con maggiore libertà.

Un caro saluto, Dott. Claudio Mazzella
Buongiorno, deve lavorare tanto e bene con la sua psicoterapeuta, sulle origini di questa ipocondria (a volte vengono da traumi o credenze apprese in famiglia), sulle paure, convinzioni, sulle aspettative illusorie e sul rimuginio. Deve poter riprendere lei il volante della sua vita anzichè consegnarlo in toto alla sua ipocondria, solo così la sua vita tornerà ad essere piena, ricca e significativa! Non è vero che se si distrae il rischio aumenta, mi creda che può tornare ad occuparsi del resto molto più serenamente di così e che forse non c'è nessun pericolo!
Dott. Ubaldo Balestriere
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera
si sente chiaramente quanto questa paura le stia prendendo il corpo e la vita. L’ansia intensa, la vigilanza costante e il terrore che descrive non sono un giudizio su di lei: sono il linguaggio del corpo che cerca di proteggerla, anche se in modo eccessivo.
Da una prospettiva biotransenergetica e igienista naturale, il primo passo non è combattere la paura, ma sentire e accogliere il corpo, percepire dove l’ansia si accumula, lasciar fluire le tensioni con respirazione profonda, movimenti dolci, camminate all’aria aperta e contatto con la natura. Il corpo che si muove e respira con consapevolezza può iniziare a ritrovare un equilibrio che la mente da sola non riesce a dare.
Anche piccoli gesti quotidiani di cura naturale, idratazione, alimentazione semplice e nutriente, sonno regolare, diventano strumenti di radicamento e sicurezza interiore. Non cancellano il timore, ma lo accompagnano in modo meno invasivo.

Un caro saluto.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile Signora,

quello che descrive è molto doloroso e comprensibilmente faticoso da vivere. L’ipocondria (oggi definita più correttamente disturbo d’ansia per la salute) può diventare estremamente invasiva: il pensiero della malattia si insinua in modo continuo, genera immagini catastrofiche e porta a comportamenti ripetitivi di controllo, come l’autopalpazione frequente.

Il problema è che questi controlli, anche se nell’immediato sembrano rassicurare, mantengono e alimentano l’ansia. Ogni autopalpazione comunica al cervello che il pericolo è reale e imminente, rinforzando il circolo vizioso:
paura → controllo → sollievo momentaneo → nuovo dubbio → paura ancora più intensa.

Nel suo caso si aggiunge l’ansia anticipatoria per la mammografia: l’attesa viene vissuta come una minaccia costante e questo rende difficile distrarsi o vivere serenamente.

Alcuni aspetti su cui può iniziare a lavorare (insieme al suo terapeuta) sono:

Ridurre gradualmente i comportamenti di controllo, evitando l’autopalpazione ripetuta durante la giornata e attenendosi solo alle indicazioni mediche corrette per frequenza e modalità.

Riconoscere i pensieri catastrofici (“Sicuramente troveranno qualcosa”, “Non sopravviverei”) e imparare a metterli in discussione, distinguendo tra possibilità e probabilità.

Allenare tecniche di regolazione dell’ansia (respirazione lenta, grounding, mindfulness), che aiutano a riportare l’attenzione al presente quando la mente corre allo scenario peggiore.

Lavorare sull’intolleranza dell’incertezza, che è uno dei nuclei centrali di questo disturbo: nessun esame può dare certezza assoluta per sempre, e imparare a tollerare questa quota di incertezza è un passaggio fondamentale.

Il fatto che lei sia già in psicoterapia e in trattamento farmacologico è molto importante: a volte però è necessario ricalibrare il percorso, focalizzandolo in modo più specifico sull’ansia per la salute (con interventi cognitivo-comportamentali mirati o, in alcuni casi, EMDR se ci sono esperienze pregresse che hanno amplificato la paura della malattia).

Non è “esagerata” né “debole”: sta vivendo un disturbo d’ansia che può essere trattato, ma che richiede un lavoro mirato e costante.

Le consiglio di condividere apertamente con il suo terapeuta l’intensità attuale del terrore e la difficoltà a gestire l’attesa della mammografia, così da poter approfondire e modulare l’intervento con uno specialista in modo ancora più specifico.

Un caro saluto,

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Emiliano Perulli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lecce
Gentile, da ciò che condivide emerge una sofferenza molto intensa. L’ipocondria non è “paura di essere malati”, ma una forma di ansia che può diventare totalizzante: porta a controlli ripetuti, a monitorare il corpo in modo costante e a immaginare scenari gravi anche in assenza di segnali reali. È comprensibile che oggi si senta sopraffatta.
L’autopalpazione continua, la difficoltà a distrarsi e il pensiero fisso sul tumore al seno non sono segni di un problema fisico, ma dell’ansia stessa che si alimenta attraverso i controlli e l’attenzione costante. Più si cerca rassicurazione, più la paura tende a tornare, spesso più forte di prima.
Il fatto che lei sia già in psicoterapia e seguita da un medico è molto importante: significa che non è sola e che sta già facendo ciò che serve per affrontare questa difficoltà. A volte, però, nei periodi di maggiore paura, i sintomi possono intensificarsi anche se si è in cura: non è un fallimento, è una caratteristica dell’ansia.
In questo momento può essere utile concentrarsi su due aspetti: ridurre gradualmente i comportamenti di controllo, perché alimentano l’ansia invece di calmarla; condividere con il suo terapeuta e con il medico che la segue quanto sta vivendo ora, così da modulare insieme il percorso e trovare strategie più adatte a questo periodo.
La mammografia che farà ad aprile è un esame di prevenzione, non un segnale che qualcosa non va. Capisco che l’attesa possa essere difficile, ma è proprio per questo che è importante continuare a lavorare sul modo in cui l’ansia si manifesta, non solo sul contenuto della paura.
Sta già facendo passi importanti chiedendo aiuto e parlando apertamente di ciò che prova. Continui a farlo: non deve affrontare tutto questo da sola
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Salve, ti rispondo con molta chiarezza ma anche con rispetto per la sofferenza che stai vivendo. Quello che descrivi non è “paura del tumore”, è **ansia ipocondriaca che usa il tumore come oggetto**. Se non fosse il seno, probabilmente sarebbe qualcos’altro. Il problema non è l’organo: è il meccanismo dell’ansia.

L’autopalpazione ripetuta più volte al giorno purtroppo non ti protegge — al contrario, **mantiene vivo il circuito ossessivo**:
paura → controllo → sollievo momentaneo → nuovo dubbio → nuovo controllo.

Capisco che aprile ti sembri lontanissimo e minaccioso. Ma la mammografia non è il pericolo: è uno strumento di tutela. Il tuo cervello la sta vivendo come “verdetto”, non come prevenzione.

Il fatto che tu sia già in psicoterapia e in terapia farmacologica è molto importante: significa che ti stai prendendo cura di te, anche se ora non senti beneficio. A volte l’ansia anticipatoria si intensifica proprio prima di un esame.
Cosa puoi fare ora, concretamente:
* Ridurre gradualmente l’autopalpazione (non eliminarla di colpo, ma stabilire un limite preciso).
* Quando arriva il pensiero “e se avessi un tumore?”, non cercare rassicurazione immediata. Prova a dirti: *“È l’ansia che parla, non una diagnosi.”*
* Lavorare con la tua terapeuta in modo molto mirato sull’esposizione alla paura senza rituale di controllo.
Sento quanto sei stanca quando dici “non vivo più”. Questo è il punto centrale: non è il tumore che ti sta togliendo la vita, è il terrore.

Se vuoi, possiamo capire meglio cosa succede dentro di te nei momenti in cui l’ansia sale: che immagini compaiono? che pensiero preciso ti paralizza?
A volte dare un nome esatto al pensiero lo rende meno onnipotente.
Non sei sola in questo. E il fatto che tu chieda aiuto è già una parte sana che sta lottando.

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