Salve buongiorno volevo condividere la mia situazione ed eventualmente ricevere dei pareri, ho 27 an

25 risposte
Salve buongiorno volevo condividere la mia situazione ed eventualmente ricevere dei pareri, ho 27 anni sono al sesto mese di gravidanza e convivo felicemente con il mio compagno, premetto che ho sempre avuto dei genitori abbastanza rigidi anche se con il tempo le cose sono un po’ cambiate l’unica cosa che non è cambiata è il comportamento di mia madre nei miei confronti, non ho mai avuto un rapporto di “madre amica”, non c’è mai stato dialogo fondamentalmente e questo mi rattrista tantissimo perché tutt’ora sento che mi manca una figura materna dove posso parlare tranquillamente dei miei problemi o solo per confidarmi, poi viene quasi ogni giorno a pulire nella mia casa perché lei crede che io non sono del tutto autosufficiente o crede che le faccende non riesca a farle bene come dice lei praticamente mi tratta come una 18 enne o peggio, io a 27 anni sono più che pronta a svolgere le mie faccende domestiche o essere responsabile in qualsiasi situazione, quello che non capisco è il mondo in cui tratta mia sorella che abita con i miei genitori, forse perché lavora ?.. io attualmente sono all’ ultimo anno di università e con l arrivo di mia figlia il raggiungimento della laurea si allungherà purtroppo, ma forse non si tratta neanche di questo, il modo in cui lei da affetto a mia sorella in modo più dolce apprensivo e sorridente lei non lo ricambia nei miei confronti perché con me ha sempre un atteggiamento autoritario non mi chiede mai come sto anche quando sto abbattuta, mai una volta che mi chiede come precede la mia gravidanza nulla, non posso dire che non c’è mai stata perché gli aiuti materiali comunque l ho ricevuti , ma a me manca l’affetto che lei da a mia sorella, di confronto di dialogo di armonia, questa situazione poi si riflette nel mio umore perché la mattina sono sempre triste e mi chiedo cosa ho sbagliato cosa ho fatto di male, ho provato a cercare di parlarne ma poi vedo che da parte sua non c’è interesse nel sapere come sto come mi sento e allora mi rifiuto di parlarne, spero che qualcuno sappia darmi dei consigli, cordiali saluti Ilaria.
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salva Ilaria, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso e comprendo quanto ciò possa essere impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare Quei pensieri rigidi e disfunzionali che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in alto punto ritengo altresì utile un approccio EMDR al fine di favorire la rielaborazione del materiale traumatico Connesso con la genesi della Sofferenza in atto. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL

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Dott.ssa Mirella Pepi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Follonica
Buonasera Signora, le sue perplessità sono più che legittime, occorre , in modo puntuale e significativo evolvere questi vissuti di squalifica e invadenza in un rapporto empatico e di supporto tra lei e sua madre. Le consiglio una terapia familiare per riequilibrare le funzioni e esprimere i suoi vissuti in modo sereno e accogliente. Cordialmente Dottoressa Mirella Pepi
Dott.ssa Sara Bachiorri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentilissima, nella mia esperienza sistemico familiare accade che ci siano alleanze, preferenze, sotterranee o manifeste, ma l'amore che prova un genitore per una figlia è ben altro. I genitori riversano aspettative diverse su ogni figlio, desideri consci e inconsci.
I genitori ripetono modelli che hanno appreso nella propria famiglia di origine, consapevolmente e inconsapevolmente.
Hanno modi di diversi di amare ogni figlio.
I figli "misurano" in modo quantitativo queste modalità.
Finché aspetterà che sia sua madre a capire, si condanna all'infelicità e ad una "elemosina" di amore. Se si focalizza su altri aspetti, ad esempio su come sua madre le mostra l'amore che indubbiamente prova per lei, le cose cambieranno.
Le dinamiche familiari tendono a ripetere dei copioni, ma questi possono essere modificati rispondendo in modo diverso a situazioni che si ripresentano.
Se volesse affrontare delle strategie efficaci l'ideale sarebbe una consulenza familiare, ma qualora non riusciste, anche un intervento individuale può fare molto per evitare che questo schema continui a ripetersi anche dopo la nascita di suo figlio.
Resto a sua disposizione sia in presenza che on-line dott.ssa Bachiorri Sara
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Prof. Antonio Popolizio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi colpisce che nonostante lei sia in procinto di avere un figlio/a abbia ancora un atteggiamento da figlia nei confronti di sua mamma e non da donna che oramai ha preso la sua strada. Credo che lei debba superare questa fase che rischia di farla rimanere nel passato e danneggiare la sua attuale famiglia che deve avere la priorità. Le consiglio un percorso terapeutico per analizzare e risolvere la cosa. Cordiali saluti. Professor Antonio Popolizio
Dott.ssa Beatrice Priori
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bologna
Buongiorno Ilaria, intanto grazie per aver condiviso una narrazione così intima. Mi sembra di capire che si trova in un emozionante e delicato momento di vita, nel quale sta per diventare madre e forse questo le fa gettare lo sguardo sulla sua figura materna di riferimento. Addolora apprendere del suo vissuto rispetto a questo rapporto. Sicuramente non possiamo essere responsabili per l'affetto che i nostri genitori ci danno o meno, ma possiamo essere più responsabili e consapevoli di noi stessi, per cercare strategie per affrontare momenti di tristezza o difficoltà. Condivido coi miei colleghi che un percorso di sostegno psicologico, orientato all'esplorazione di questo rapporto e le emozioni e sensazioni connesse, potrebbe essere un passaggio utile. Rimango a disposizione Ilaria, cordialmente Beatrice Priori
Dott.ssa Francesca Caterino
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Caserta
Buongiorno, Mi dispiace per ciò che stai affrontando e comprendo quanto per te possa essere difficile. Spesso ci troviamo di fronte a delle difficoltà contingenti e non disponiamo di tutte le risorse necessarie per affrontarle e superarle. Ci sentiamo bloccati e questo, nella maggior parte dei casi, ci impedisce di svolgere una vita completa ed appagante.
Tutti riteniamo di conoscerci, di essere consapevoli delle nostre emozioni, pensieri e comportamenti, ma in realtà , non tutti gli aspetti del nostro carattere e della nostra personalità  sono per noi così chiari e consapevoli.
Un consulto psicologico potrebbe essere utile al fine di approfondire il vissuto,la situazione, l'origine e l’evoluzione, le risorse che è possibile attivare e le strade percorribili per alleviare il disagio, agevolando una conoscenza più profonda di noi stessi. Ciò consentirà il cambiamento di tutti quegli elementi, poco funzionali, che non ci permettono di stare bene e che amplificano i vissuti negativi e le nostre sofferenze.
Resto a disposizione anche online.
Saluti,
Dott.ssa Francesca Caterino
Dott.ssa Angela Ricucci
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Buongiorno Ilaria, grazie per aver condiviso con noi il suo vissuto. In questo speciale momento di attesa della sua vita si sta preparando ad accogliere questo figlio nella sua vita ed è naturale che per farlo i pensieri e le osservazioni vadano su quello che è ed è stato il rapporto con sua madre, che da quel che descrive sembra esserci sempre stata sul lato più pratico e materiale ma senza essere in grado di utilizzare parole d'amore nei suoi confronti. Come i miei colleghi credo sia importante per lei approfondire le dinamiche di questo rapporto in un percorso psicoterapeutico, al fine di esplorarne i vissuti e le emozioni.
Rimango a disposizione, anche online, Dott.ssa Angela Ricucci
Dott.ssa Marta Bertolina
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Rho
Buongiorno Ilaria,
penso che lei abbia avuto molto coraggio nel condividere con noi aspetti così profondi della sua vita: in questo modo ha già fatto un primo passo verso una maggiore conoscenza di sè.
Il periodo della gravidanza è un momento di cambiamenti e ridefinizione di tanti aspetti della propria vita. Un periodo in cui forse il bisogno di cura e affetto da parte dei propri cari è sentito in modo particolare. Da quello che racconta, mi sembra che lei non stia percependo queste attenzioni da parte di sua madre e che questa la stia facendo soffrire.
Penso che un percorso di terapia e consulenza psicologica possa aiutarla a trovare maggiore benessere.
Se desidera sono a disposizione per un colloquio conoscitivo, in studio oppure on line.

Un saluto,
Dott.ssa Marta Bertolina
Dott. Francesco Mangiafico
Psicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Torino
Buongiorno cara, è comprensibile che tra lei e sua madre ci sia questo "muro" invalicabile, che ha provato più volte a scavalcare seppur inutilmente. Provi magari a parlarle in modo diverso, evitando frasi del tipo "tu dovresti" e stando invece più sul "io mi sento così", evitando di puntarle il dito contro. In questo modo sua madre sarebbe meno propensa a innalzare muri e a difendersi dalle sue "accuse". Molto probabile è che anche il paragone che fa con sua sorella giochi un ruolo cruciale nell'intera storia, ad ogni modo sarebbe importante approfondire meglio tutte queste dinamiche in sede di colloquio, soprattutto in un periodo così delicato come quello della gravidanza.

Qualora avesse bisogno di un supporto, non esiti a contattarmi.
Ricevo sia in studio a Torino che Online in tutta Italia.
Resto a disposizione.

Dott. Francesco Mangiafico - Psicologo
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Dott.ssa Miriam Aiello
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buonasera Ilaria, leggendo ciò che scrive mi sento di suggerirle di intraprendere un percorso psicologico con un terapeuta sistemico relazionale.
Una terapia di questo tipo può aiutarla a trovare nuovi nessi e significati della sua storia familiare, fatta di relazioni significative, come quella con sua madre.
Rimango a disposizione e le auguro buon proseguimento .
Dott.ssa Aiello Miriam
Dott.ssa Marina Costantini
Psicologo, Psicologo clinico
Colleferro
Buongiorno Ilaria,il periodo che sta vivendo è ricco di pensieri ed emozioni, quindi complesso. é naturale sia che abbia bisogno di più autonomia, sia che abbia bisogno o voglia che sua madre le stia vicino. Per ora, il mio suggerimento è distaccarsi dai paragoni con sua sorella e trovare il suo modo per dialogare con sua madre, soprattutto senza darsi le colpe come dice.
Sono a disposizione, cordialmente, Dott.ssa Costantini
Dott.ssa Beatrice Gaboardi
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno Ilaria, comprendo il suo desiderio di trovare soddisfazione della relazione con la sua mamma, soprattutto ora che sta per diventarlo anche lei. Spesso le relazioni familiari si rivelano di difficile gestione per intrusioni di vissuti del passato dei nostri genitori che non riescono ad elaborare e non per qualcosa che abbiamo o non abbiamo fatto. Per quanto complicato, cerchi di mantenere aperto il dialogo con la sua mamma che resta a modo suo una figura importante della sua vita. So che ora sarà presa dalla sua nuova avventura come madre, ma valuti di dedicarsi uno suo spazio personale per approfondire i suoi vissuti come figlia e come futura madre. Spesso cambiando la nostra prospettiva, otteniamo più benefici che sperando di riuscire a cambiare l'altro. Resto a sua disposizione e le invio un caro saluto. Dott.ssa Beatrice Gaboardi
Dott.ssa Susanna Buffa
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno gentilissima, probabilmente la gravidanza le ha fatto sorgere dubbi e perplessità sul rapporto madre-figlia, tutt'altro che semplice. Il suo desiderio di differenziarsi e di essere autonoma è più che comprensibile. Tuttavia, quando parla della sorella, si evince che è rimasta una sua parte 'bambina' che non si è sentita accudita e amata come avrebbe voluto. In questo periodo così delicato, le consiglierei un percorso di terapia, così da risolvere conflitti interni e relazioni che potrebbero essere disfunzionali all'interno del suo nucleo. Le mando un abbraccio e resto a disposizione.
Dott.ssa Angela Amato
Psicologo clinico, Psicologo
Molfetta
Cara Ilaria, comprendo la tua tristezza. In un momento delicato come il tuo, ovvero la gravidanza, la donna richiede la figura materna come ulteriore punto di riferimento, confronto e supporto per questo importante cambiamento psicologico e fisico che essa affronta.
I genitori non li scegliamo, li troviamo lì dalla nascita, inoltre non è in nostro potere cambiarli perché non sempre sono inclini a questo, ma quel che possiamo fare è modificare il nostro modo di percepirli, gestirli e affrontarli sia nella quotidianità che nelle situazioni di confronto. Come? Le risorse e le modalità potrai scoprirle tu assieme al sostegno psicologico di un professionista.
Un saluto,
A.A.
Dott. Andrea Rohrich
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Cara Ilaria, si sente chiaramente la difficoltà che percepisce riguardo al rapporto con sua madre. Di sicuro, il fatto che lei stessa lo stia per diventare potrebbe avere accentuato la necessità di essere compresa come figlia e come madre futura. Ritengo che sia molto importante che lei riesca a comunicare questi suoi vissuti a sua madre, cercando di farle capire come si sente ora e come vorrebbe fosse il vostro rapporto. In ultima analisi, ritengo che la gravidanza sia un momento estremamente delicato, soprattutto a fronte di momenti di difficoltà. Farsi aiutare da uno psicologo potrebbe garantirle uno spazio in cui potersi esprimere liberamente ed essere sostenuta. Un saluto, dott. Rohrich Andrea
Dott.ssa Clarissa Amateis
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile Ilaria,

la ringrazio per averci parlato della sua difficoltà. Sicuramente da questo racconto sono emersi tanti elementi rispetto al legame materno. Sono sicura che con l'aiuto di un professionista può analizzarli al meglio.

Se volesse prendere un appuntamento io ho seguito numerosi casi di neo maternità durante il mio tirocinio e il mio lavoro e spero che la mia esperienza possa esserle d'aiuto (anche solo per alcune prime informazioni).

Un saluto,

Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Ilaria, buongiorno. I bisogni di cui parla sono legittimi ed è anche molto importante che lei trovi il modo per esprimerli. Vista la situazione, considerata anche la gravidanza in corso e l'esigenza di serenità, le propongo di valutare uno spazio del tutto suo in cui poter parlare e sperimentare una "relazione buona". Le propongo un colloquio online, così che lei stessa possa decidere poi se questo spazio tutto suo diventi uno stimolo utile.
Dott.ssa Gabriella Caracciolo
Psicologo, Psicologo clinico
Caserta
Grazie per questa profonda e personalissima condivisione.
Spesso nelle famiglie si tende a attribuire un pensiero per un figlio e per l'altro sulla base di chi segue " certe regole" e chi no è questo poi fa in modo che su quella base si generi un certo tipo di relazione.
Cosa accade se è lei a cercare e dare questo stesso affetto a sua madre? Spesso al minimo approccio differente può cambiare tanto.
Resto a sua disposizione Dott.ssa Gabriella Caracciolo
Dott.ssa Alice Anzuini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Quando entriamo nel ruolo di neo-genitore affiora in noi tutto il background di cose risolte e irrisolte con la nostra famiglia d'origine. Alcune volte si tratta di avere sulle spalle uno zaino colmo di esperienze, risorse, valori, altre volte quello zaino somiglia più ad un fardello da trasportare. Non hai colpa, non sei sbagliata. Se accettare l'aiuto materiale ti fa soffrire e somiglia più ad un ricatto emotivo, si può rinunciare e dire espressamente "invece di pulirmi casa mi farebbe piacere prendere un caffè con te". In merito a tua sorella verifica dentro di te se sei tu a metterti in paragone con lei.
dttssa Anzuini
Dott.ssa Nicolina Di Mari
Psicologo clinico, Psicologo
Giffoni Valle Piana
Buongiorno, ricevere un supporto emotivo durante la gravidanza è uno tra gli elementi decisivi che determina la salute mentale della donna e della coppia in gravidanza e nel post-parto.
In gravidanza le emozioni e i vissuti interni si intensificano, facendo emergere dei bisogni molto forti come quello di sentirsi accudite e sostenute dalle persone per noi importanti. Il suo bisogno di conforto e confronto con sua madre, probabilmente era già presente prima della gravidanza ed oggi ne risente maggiormente; le motivazioni del vostro modo di relazionarvi potrebbero essere molteplici e, a mio avviso, è necessario affrontarle dedicandogli un tempo più lungo e profondo, che, purtroppo, in questa sede risulta troppo limitato. Queste dinamiche possono essere affrontate, "tirate fuori" ed elaborate in un luogo di accoglienza e supporto emotivo, lavorando sul potenziamento delle sue risorse personali e una maggiore fiducia in sè stessa in previsione della nascita della sua bimba.
Potrebbe esserle utile cercare nella sua zona un posto in cui è attivo un servizio per donne in gravidanza come ad esempio corsi di accompagnamento alla nascita, incontri di gruppo tra mamme che possano fornirle delle informazioni, anche sul piano organizzativo, e chiedere se è presente uno sportello psicologico per lavorare sulla comprensione della relazione con sua madre.
Ovviamente, sono disponibile per consulenze e sostegno psicologico qualora sentisse il bisogno di essere sostenuta emotivamente nel suo percorso verso la maternità.

Saluti
Dott.ssa Di Mari Nicolina
Dott.ssa Fiorella Aquilano
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Vasto
Buongiorno Ilaria. Capisco quanto possa essere doloroso sentire di non ricevere la stessa attenzione o affetto da parte di sua madre rispetto a sua sorella. Questo tipo di situazioni può farci sentire trascurati e poco valorizzati, e può influire sul nostro senso di sicurezza e autostima. È naturale desiderare di sentirsi visti e amati per quello che siamo. Forse potrebbe esplorare come questa dinamica familiare la sta influenzando, sia nel presente che nel modo in cui affronta le sue emozioni e le sue relazioni. Potrebbe anche voler riflettere su cosa le piacerebbe cambiasse o come potrebbe comunicare con sua madre riguardo a questo tema. Ricordi che i sentimenti che prova sono validi e merita il giusto spazio per esprimerli." Le suggerirei anche di esplorare i modelli familiari e, di come l'arrivo del bambino/a possa influire sulle sue dinamiche. Spesso, le emozioni legate alla maternità e alla relazione con la propria madre si intrecciano, e capire meglio questi legami può aiutarla a gestire la sua tristezza in modo più consapevole.
Fiorella
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno Ilaria, grazie per aver condiviso con tanta apertura e sensibilità la sua esperienza. Le sue parole arrivano cariche di emozioni profonde, di un bisogno autentico di essere vista, riconosciuta e accolta, in particolare da quella figura materna che dovrebbe rappresentare un punto fermo affettivo, soprattutto in un momento così delicato e trasformativo come quello della gravidanza. La relazione con la propria madre è una delle più complesse e significative che possiamo vivere, e quando questa relazione manca di sintonizzazione emotiva o non rispecchia i nostri bisogni affettivi, può lasciarci dentro un senso di vuoto, di frustrazione e anche di confusione. Nel suo racconto, si avverte forte il desiderio di un legame più profondo, di poter parlare liberamente con sua madre, di sentirsi sostenuta non solo attraverso gesti pratici, ma soprattutto attraverso la comprensione emotiva, l'ascolto, la dolcezza. La sua delusione, quindi, è assolutamente comprensibile e legittima. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ciò che emerge è un possibile schema relazionale appreso nel tempo, in cui lei ha imparato, forse sin da piccola, che per sentirsi "vista" doveva dimostrare qualcosa, doveva essere capace, responsabile, autonoma. Il paradosso che racconta, cioè il fatto che sua madre continui a trattarla come una ragazzina nonostante lei abbia ormai costruito una vita adulta, in parte riflette questo schema: sua madre sembra restare bloccata in un ruolo autoritario, più che affettivo, e forse anche lei, pur desiderando una relazione più calda, ha dovuto adattarsi a lungo a questa modalità, imparando a rinunciare al contatto emotivo pur di mantenere il legame. La sua tristezza del mattino, i pensieri ricorrenti sul "cosa ho sbagliato", sembrano il riflesso di credenze profonde che si sono sviluppate nel tempo, forse proprio a partire da questa esperienza relazionale in cui si è sentita messa a confronto, giudicata, e non sufficientemente amata per quello che è, ma più per ciò che dimostra o fa. Questi pensieri automatici negativi sono comuni nelle persone che hanno vissuto relazioni familiari basate su aspettative rigide o scarsamente empatiche, e possono portare a sentimenti di inadeguatezza anche quando, come nel suo caso, non c'è nulla che lei abbia "sbagliato". Il confronto con sua sorella può amplificare questo dolore. Vedere che le viene riconosciuta una forma di affetto diverso, più esplicito, può far sorgere domande dolorose sul proprio valore e sul proprio posto nella famiglia. Ma è importante ricordare che ogni genitore è un essere umano con i propri limiti, spesso incapace di dare ciò che non ha mai imparato a dare. Questo non giustifica, ma aiuta a comprendere: forse sua madre ha sempre espresso il suo modo di voler bene attraverso il controllo, l’aiuto pratico, non essendo mai stata abituata a comunicare affetto in modo emotivo e verbale. Questo però non significa che il suo bisogno di riceverlo in quel modo sia sbagliato o eccessivo. In un percorso terapeutico cognitivo-comportamentale, si lavorerebbe proprio su questi pensieri e su questi schemi relazionali, per aiutarla a ridefinire il significato di ciò che sta vivendo, rafforzare la sua autostima, e costruire nuovi modi per prendersi cura di sé, anche emotivamente. Un passo importante potrebbe essere anche quello di differenziare ciò che lei può realisticamente aspettarsi da sua madre da ciò che può iniziare a darsi da sola o ricevere da altre relazioni più nutrienti e paritarie, come quella con il suo compagno o, presto, con la sua bambina. Diventare madre, per chi ha vissuto carenze emotive nella propria infanzia, può rappresentare un’opportunità straordinaria: è il momento in cui può scegliere di interrompere quei modelli relazionali disfunzionali e creare qualcosa di nuovo, basato sulla connessione, sull’ascolto e sull’amore consapevole. Questo non significa che non ci saranno momenti difficili, ma che ora ha la possibilità di costruire, anche per sé stessa, un ambiente affettivo più sicuro. Si dia il diritto di provare ciò che sente, senza giudicarsi. Le emozioni che sta vivendo sono comprensibili, legittime e umane. Non è sola, e se vorrà, un supporto psicologico potrà accompagnarla in questo momento così intenso, aiutandola a ritrovare serenità, forza e consapevolezza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Ciao Ilaria,
le tue parole trasmettono tanta sensibilità e consapevolezza: hai saputo riconoscere con lucidità non solo la mancanza di un dialogo con tua madre, ma anche il bisogno di affetto, comprensione e riconoscimento che oggi senti più che mai. E questo è un passo molto importante, soprattutto in gravidanza, quando si riattivano in modo naturale i legami più profondi della nostra storia affettiva.

Il rapporto con la madre, anche da adulti, continua a influenzare la nostra identità e il modo in cui ci sentiamo amabili, competenti, “sufficienti”. Quando lei resta rigida, critica o distante, può nascere in noi una ferita di svalutazione: non ci sentiamo mai abbastanza brave o degne di quel calore che desideriamo.
Da come scrivi, sembra che tua madre esprima il suo amore più attraverso l’azione (venendo a pulire, “aiutandoti”) che con le parole o l’ascolto emotivo. Ma tu — giustamente — hai bisogno di una presenza affettiva, non solo funzionale.

Ti suggerisco due direzioni:

Mettere un confine dolce ma fermo: puoi provare a dirle che apprezzi i suoi gesti, ma che in questo momento hai bisogno di spazio per sentirti autonoma e di essere trattata da adulta. Se continua a venire ogni giorno, prova a ridurre la frequenza — non per allontanarla, ma per proteggere il tuo equilibrio emotivo.

Cercare modelli di supporto altrove: una gravidanza è anche un tempo di rinascita interiore. Puoi trovare conforto nel legame con altre donne, amiche, figure familiari o anche in un percorso psicologico breve che ti aiuti a rielaborare il rapporto con tua madre e a costruire dentro di te quella voce materna accogliente che ti è mancata.

Non hai sbagliato nulla, Ilaria. Il tuo desiderio di un rapporto più affettuoso è legittimo e umano. A volte, purtroppo, i genitori non riescono a dare il tipo di amore che vorremmo, ma questo non significa che tu non lo meriti.
Ora, mentre ti prepari a diventare madre, stai già compiendo un gesto di grande maturità: stai scegliendo di interrompere il ciclo della freddezza e di costruire con tua figlia un modo nuovo di amare, più caldo e consapevole.

Un caro abbraccio,
Dott.ssa Sara Petroni – Psicologa
Dott.ssa Gaia Assenza
Psicologo clinico
Modica
Gentile Ilaria, la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata e personale della sua storia.
Dalle sue parole emerge una sofferenza molto comprensibile: non tanto per ciò che sua madre “fa” in concreto, quanto per ciò che sente mancare… uno spazio di ascolto, di riconoscimento emotivo, di vicinanza affettiva. Il desiderio di sentirsi vista, considerata e accolta dalla propria madre è un bisogno umano profondo, che non scompare con l’età adulta e che spesso si riattiva in modo ancora più intenso in momenti di passaggio importanti come la gravidanza e la nascita di un figlio.
È importante sottolineare che non c’è nulla che lei abbia sbagliato nel desiderare questo tipo di relazione.
Il confronto con il trattamento riservato a sua sorella è comprensibilmente doloroso e può alimentare domande, senso di ingiustizia e di inadeguatezza… lo comprendo. Rispetto al suo umore triste al mattino e ai pensieri ricorrenti del tipo “cosa ho sbagliato?”, è importante che lei li prenda sul serio come segnali di una sofferenza emotiva che merita ascolto. In gravidanza, inoltre, la sensibilità emotiva è naturalmente più intensa, quindi ciò che già era doloroso può diventare ancora più faticoso da reggere.Il suo desiderio di armonia, dialogo e affetto è legittimo. Le auguro di potersi prendere cura di sé con la stessa sensibilità con cui si sta prendendo cura della vita che cresce dentro di lei.
La abbraccio,
Dott.ssa Gaia Assenza
Salve Ilaria, questo scritto trasmette chiaramente tutta la sofferenza che emerge dalla relazione con sua madre. Riterrei importante indirizzarla verso un percorso con un professionista, così da offrirle uno spazio sicuro in cui poter esprimere e comprendere meglio i propri pensieri ed emozioni.

È fondamentale che vengano stabiliti dei confini chiari, che al momento sembrano non essere rispettati, nonostante la distanza fisica data dal vivere in un appartamento separato. Immagino che tutto questo sia ancora più complesso considerando il momento delicato della gravidanza. Proprio per questo, credo sia essenziale che lei riesca, come donna e futura madre, a non colpevolizzarsi: non c’è bisogno di attribuirsi colpe per ciò che prova. È invece importante che si senta riconosciuta nelle sue emozioni, perché quelle sensazioni sono reali e hanno un significato.

Il non sentirsi accolta, compresa e amata nella relazione con la propria madre può generare dubbi profondi, che inevitabilmente si riflettono anche nelle altre relazioni.
Resto a disposizione

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