Salve a tutti, vi scrivo per un problema che ho da qualche tempo. In realtà é un problema che ho sem

20 risposte
Salve a tutti, vi scrivo per un problema che ho da qualche tempo. In realtà é un problema che ho sempre avuto, ma a cui ho cercato di dare poco peso perché affrontarlo mi ha sempre spaventato un po’.. in determinati “periodi”, ho dei problemi con il cibo. Diciamo che quando non mangio a casa o nella tranquillità del mio nucleo familiare é come se mi venisse l’ansia e mi si chiudesse lo stomaco ( per di più sento anche come se mi mancasse l’aria e ci fosse troppa gente nello stesso luogo) risultato: mangiare é difficilissimo e spesso questo mi crea disagio quando sono fuori con amici e fidanzato etc. Io vorrei riuscire a mangiare ma nella mia testa delle volte scatta qualcosa che quasi me lo impedisce. É molto snervante e non ne ho mai parlato con nessuno se non con mia sorella ed il mio ragazzo, perché me ne vergogno e ho paura che tutti fraintenderebbero etichettandomi forse come “malata” o “anoressica” cosa che non sono..ho notato che I periodi in cui mi succede sono o momenti di cambiamenti o momenti in cui mi sento a disagio, o in caso di emozione o in realtà momenti casuali in cui prima di uscire magari a cena con delle amiche o colleghi di lavoro inizio a farmi delle paranoie e a pensare “E se mi succede di nuovo?” E dopo…tac, ecco che appena mi siedo a tavola mi si chiude lo stomaco e mi sale la nausea, sudo freddo, proprio una reazione pesante. Riesco sempre a cavarmela alla fine, in qualche modo mangio sforzandomi, però non voglio continuare cosi.. normalmente ho un rapporto davvero sano con il cibo, mangio quasi tutto e anche tanto quando sono tranquilla ,ma quando ci sono anche cambiamenti minimi mi succede. non capisco perché quando sono con gli altri? Secondo voi é qualcosa di grave? Avete qualche consiglio? Qualche ipotesi?
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.

Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

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Dott.ssa Marina Bonadeni
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, il problema che espone richiederebbe di essere affrontato in un setting psicoterapeutico, in quanto lei parla del sintomo, ma ne andrebbero esplorate le cause. Le consiglierei una terapia orientata al corpo o un approccio EMDR al fine di desensibilizzare il sintomo disfunzionale. Potrebbe considerare anche una terapia online. Un saluto
Dott.ssa Marina Bonadeni
Dott.ssa Lioy Marta
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentile utente, è complesso e forse inappropriato azzardare delle ipotesi sulla base di queste poche informazioni. I sintomi sono simboli di significati altri che possono essere meglio compresi in un contesto relazionale. Le consiglierei di avvalersi un professionista che comprenda la natura del suo disagio attraverso un'accurata diagnosi e con il quale avviare il percorso che più si addice alle sue difficoltà.
Prof. Antonio Popolizio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, spesso la paura di rivivere situazioni emotive che ci hanno fatto star male ricreano la stessa identica reazione trascinando la persona in un circolo vizioso che col passar del tempo si sedimenta. E' una caratteristica delle risposte ansiose piuttosto frequenti. Per questo motivo le suggerisco di parlarne con uno psicologo per capire i motivi della sua risposta a certe situazioni. Per sua tranquillità lei non è affatto malata ma credo, sottolineo credo da quanto scritto nel suo post, che può risolvere il tutto con una breve e strategica terapia. Non esiti per avere una qualità della vita decisamente migliore. Cordiali saluti. Professor Antonio Popolizio
Dott.ssa Sonia Cannavò
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua situazione dolorosa. In base alle informazioni che ha fornito, potrebbe esserle utile intraprendere un percorso psicoterapeutico, per rinforzare le sue risorse e comprendere le cause che scatenano questo suo disagio. Le problematiche con il cibo legato a contesti al di fuori del suo ambiente potrebbero infatti essere un segnale di qualcosa che va elaborato e indagato con uno psicoterapeuta. Questo le permetterà di migliorare la sua qualità di vita. Resto a disposizione per ulteriori necessità, un caro saluto.
Dott.ssa Rosa Leone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Valenzano
Salve,
io credo che dovrebbe darsi la possibilità di approfondire questa dinamica senza giudicarsi per questo. L'ansia purtroppo riesce a trovare diversi canali per manifestarsi ed è del tutto comprensibile vivere dei momenti di forte tensione che le rimandano la sensazione di perdita di controllo. Poter chiedere un consulto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere le origini di questa difficoltà.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Rosa Leone
Dott.ssa Elisa Fedriga
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Iseo
Buongiorno,
Come suggerito dai colleghi è importante prendere in mano la situazione subito.
Inizi chiedendosi cosa potrebbe succedere di brutto una volta fuori mentre si appresta a mangiare.
Cordialmente
Dott.ssa Daniela Chieppa
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Salve, sarebbe utile capire cosa accade e cosa prova quando è in determinati contesti.
Un lavoro di psicoterapia le sarà di aiuto per comprendere cosa significa per lei questo sintomo ed imparare a gestire i suoi stati emotivi.
Resto a disposizione per eventuali dubbi
Cordiali saluti
Dottoressa Daniela Chieppa
Dott. Antonio Panza
Psicoterapeuta, Psicologo
Marano di Napoli
Salve, prima di tutto ci tengo a farle i complimenti per il coraggio che ha manifestato scrivendo questo messaggio, non è mai facile decidere di affrontare i propri demoni. Rispetto alla sua paura di essere etichettata mi sento di dirle che ha poco senso, solo i superficiali etichettano un'anima e chi lo è non merita la nostra considerazione; mi rendo conto che raccontare un problema del genere ad una persona cara potrebbe far scattare in questa una preoccupazione che forse non farebbe altro che acuire le sue preoccupazioni piuttosto che sostenerle, capisco per questo perchè non lo ha fatto. Comprendo le ragioni del suo disagio e ne sono dispiaciuto. Tuttavia qualsiasi ipotesi formulata sulla base delle sole informazioni presenti nel suo scritto sarebbe a mio avviso riduttivo a fronte di una situazione complessa come la sua (tutte quelle che riguardano il vissuto umano lo sono). La invito per questo a contattarmi in privato, anche con un semplice messaggio se vuole; mi limiterei a farle solo qualche ulteriore domanda in modo da offrirle una consulenza più accurata. Cordiali saluti Dott. Antonio Panza.
Dott.ssa Gaia Contorni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Gentilissima,
ringrazio intanto per la condivisione. L'ansia anticipatoria scaturita dal " e se mi succede di nuovo?" crea nel corpo le stesse sensazioni dell'evento reale. Il potere della mente! Ci sono tanti elementi portati dal suo racconto che meriterebbero degli approfondimenti; il cibo è foriero di molteplici significati, il cambiamento a volte può essere destabilizzante e il contesto relazionale può promuovere dei comportamenti più che altri. Resto a sua disposizione per provare a capire insieme la natura del suo malessere.
Dott.ssa Marina Ceruti
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Sessuologo
Como
In accordo con i colleghi che le hanno risposto, le suggerisco di rivolgersi ad un professionista psicoterapeuta, con l'obiettivo di approfondire i suoi vissuti relazionali, la paura della novità e dei cambiamenti, capaci di attivare uno stato d'ansia e un circolo vizioso che, conseguentemente, fa emergere il sintomo relativo al cibo, puntualmente descritto. A disposizione per ogni dubbio o chiarimento.
MC
Dott.ssa Francesca Gigliarelli
Psicologo clinico, Psicoterapeuta
San Benedetto del Tronto
Buonasera, potrebbe essere una problematica relativa all'ansia o comunque alla fobia, certo non è semplice poterle dare un feedback senza conoscerla. Tuttavia lamentando lei giustamente una situazione di disagio le suggerisco di provare a fare una consulenza psicologica per capire se può aiutarla a risolvere la sua problematica. Un caro saluto
Dr. Riccardo Preziosi
Psicoterapeuta, Psicologo
Monza
Salve, ciò che lei descrive è un sintomo d'ansia legato al cibo, che impedisce di godere dei momenti sociali e si manifesta durante periodi di cambiamento e tensione emotiva. Spesso questi sintomi d'ansia non sono direttamente collegati all'esperienza temuta, nel suo caso il mangiare, ma piuttosto al significato specifico che tale esperienza ha per la persona e alle sue implicazioni pratiche nelle relazioni significative. I sintomi d'ansia si verificano quando si entra in conflitto con se stessi, le proprie emozioni, i propri desideri o aspirazioni. A volte emergono quando si hanno desideri che si giudicano inadeguati o sbagliati, altre volte quando si sperimenta ansia da prestazione in determinate situazioni e ci si comporta in modo diverso da come si sente realmente. Altre volte ancora, l'ansia può impedire l'espressione di affermazione di sé e così via. Le cause possono variare ampiamente, e il desiderio di comprenderle può avviare un percorso di auto-conoscenza e miglioramento della qualità della vita.
Dott.ssa Ramona Borla
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Orbassano
Gentile utente, la nostra mente e il nostro corpo ci danno segnali di malessere attraverso i sintomi. Per comprenderli e superarli si devono affrontare in un contesto terapeutico. Le consiglio di iniziare un percorso psicoterapeutico che la possa aiutare a comprendere ciò che le accade e le cause di tali manifestazioni.
Un caro saluto, Dott.ssa Ramona Borla
Dott.ssa Anna Paolantonio
Psicologo, Psicoterapeuta, Posturologo
Roma
Salve. Più che una risposta mi viene una domanda: quale è il suo rapporto con l'invadenza e la vergogna? Sono disponibile per approfondimenti. Distinti saluti
Dott.ssa Silvia Ragni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, grazie della sua condivisione. Possiamo escludere malattie, vogliamo parlare di ansia? In particolare quella anticipatoria. Il nostro corpo è bravissimo nel ricreare le sensazioni come se ci fosse lo stimolo, anche se questo non c'è. Capisco che le crea situazioni imbarazzanti, dove si deve controllare e frenare, inventare strategie per mangiare. Mi interesserebbe farle domande, per entrare nel vissuto e nei significati. Le posso suggerire una consulenza con uno/una psicoterapeuta per comprendere cosa c'è dietro e al di là. Che pericoli scattano? Rimango a disposizione, la saluto cordialmente, dott.ssa Silvia Ragni
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Dott. Gaetano Marino
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Novara
Gentile utente spesso le dinamiche legate a disfunzioni del comportamento alimentare ci raccontano dinamiche che il sintomo di solito protegge. Da anni mi occupo di questo tipo di dinamiche e il consiglio che posso darle è iniziare un percorso terapeutico dove poter diventare consapevole delle dinamiche che sottendono questa sua disfunzione del comportamento alimentare. Cordialità dott. Gaetano Marino
Dr. Michele Scala
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Ciao, quello che stai descrivendo sembra essere legato a un disturbo d'ansia sociale o a una forma di stress emotivo che si manifesta quando mangi fuori dalla tua zona di comfort. In situazioni sociali, potresti avvertire una pressione emotiva che scatena l'ansia e il disagio fisico, come il blocco dello stomaco, la nausea e il sudore freddo. Questo tipo di reazione non è necessariamente grave, ma potrebbe essere utile affrontarlo con un professionista, come un terapeuta, che possa aiutarti a esplorare le radici di questo comportamento e a gestire meglio l'ansia. Una psicoterapia breve strategica potrebbe essere utile in questo caso, poiché offre tecniche rapide ed efficaci per affrontare l'ansia e i suoi sintomi. Non vergognarti di chiedere aiuto: parlare di queste difficoltà è il primo passo per superarli.
Dott.ssa Elena Santomartino
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Preganziol
Buongiorno, i suoi dubbi sono legittimi. Una psicoterapia è consigliata perché, se da una parte "guarisce" gli stati d'animo che non la fanno stare bene, dall'altro "educa" alla consapevolezza e alla conoscenza di sé. La conseguenza di questa "educazione" è che poi lei è in grado di fronteggiare tutto ciò che la vita ci riserva quotidianamente, in modo adeguato. Se non trova riscontro con lo psicoterapeuta che dovesse frequentare, conviene cambiare. Ognuno ha un suo metodo di lavoro e non è detto che quel metodo vada bene per lei. A disposizione per qualsiasi chiarimento, la saluto cordialmente. dr.ssa Elena Santomartino, psicologa psicoterapeuta
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Buonasera, da quanto descrive sembra che la difficoltà a mangiare in contesti sociali sia legata a un’ansia che si attiva in situazioni di cambiamento o disagio emotivo. Non è raro che queste reazioni abbiano un’origine psicologica, e non necessariamente si traducono in un disturbo alimentare come l’anoressia. Potrebbe trattarsi di un vissuto di ansia sociale o di una forma di disturbo d’ansia legata all’alimentazione, che merita attenzione e supporto. Un percorso di psicoterapia umanistica potrebbe aiutarla a comprendere meglio le emozioni che si attivano in queste situazioni e a sviluppare strategie per affrontarle con più serenità, migliorando così il rapporto con il cibo anche fuori casa. Affrontare questi temi con un professionista può ridurre la vergogna e le paure, e offrirle un ambiente sicuro in cui esprimere ciò che sente. Le consiglio di non rimandare e di considerare questo passo come un investimento importante per il suo benessere complessivo. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli

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