Salve, a mia madre,77 anni, diabetica,con problemi di ipertensione, è stata riscontrata una carica b
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Salve, a mia madre,77 anni, diabetica,con problemi di ipertensione, è stata riscontrata una carica batterica di 700000 unità di escherichia coli nelle urine,trattata con impresse ciprofoxacina una volta al giorno per 10 gg. Lei è completamente asintomatica. Devo precisare che a fine giugno,in seguito ad infezione urinaria, sempre da escherichia coli, non diagnosticata, ha subito un ricovero per sepsi. Dopo la dimissione,al primo controllo urinario, compariva ancora una carica batterica di 2000 unità, curata con levofoxacina per 15 gg. Agli esami successivi, risultava esame urine negativo. Dopo un mese circa, c'è la situazione attuale. Cosa fare per prevenire questa problematica?
Tutti si sono preoccupati di annientare la carica batterica (peraltro con un antibiotico ad elevata tossicità) e nessuno si è occupato delle ragioni della crescita batterica ripetuta. In tale quadro ha gioco il diabete sia che sia in equilibrio o peggio se non lo è, ma anche il quadro ipertensivo quale segnale della disfunzione filrativa renale. Se l'urina se forma normalmente e scorre per bene nella via urinaria , non s infetta mai.
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Buongiorno,
da quello che descrive si tratta di una paziente piuttosto fragile, sia per l’età (77 anni) sia per la presenza di patologie come diabete e ipertensione, che purtroppo aumentano il rischio di infezioni urinarie e delle loro complicanze. Il fatto che in passato abbia già avuto un episodio di sepsi urinaria rende comprensibilmente la situazione da seguire con particolare attenzione.
La prima cosa che sarebbe utile sapere è quanto ha di creatinina agli ultimi esami del sangue, perché negli anziani la funzione renale può essere ridotta e questo è un parametro importante per scegliere correttamente il tipo di antibiotico e il dosaggio più sicuro.
In generale, quando si riscontra una carica batterica nelle urine, la terapia antibiotica dovrebbe essere impostata sempre sulla base dell’urinocoltura con antibiogramma, in modo da utilizzare il farmaco più efficace contro quel batterio specifico. Questo è ancora più importante nei pazienti anziani, nei quali alcuni antibiotici — ad esempio i fluorochinoloni come ciprofloxacina o levofloxacina — vanno utilizzati con una certa cautela perché possono dare più facilmente effetti collaterali.
Una volta risolta la fase infettiva acuta, spesso è utile impostare anche una strategia di prevenzione, soprattutto nei pazienti che hanno già avuto infezioni urinarie ripetute. Esistono diverse sostanze che possono aiutare a ridurre il rischio di nuove infezioni, come PEA (palmitoiletanolamide), cranberry, D-mannosio e acido ialuronico, che agiscono principalmente riducendo l’adesione dell’Escherichia coli alla mucosa della vescica.
Inoltre può essere utile fare un’ecografia dell’apparato urinario con valutazione del residuo post-minzionale, cioè verificare se la vescica si svuota completamente dopo la minzione. Se rimane urina in vescica, infatti, questo può favorire la persistenza o la ricomparsa delle infezioni.
Infine, nei casi di infezioni urinarie ricorrenti, lo specialista può valutare anche una terapia immunostimolante specifica contro l’Escherichia coli, una sorta di “vaccinazione” che in molti pazienti aiuta a ridurre significativamente la frequenza delle recidive.
da quello che descrive si tratta di una paziente piuttosto fragile, sia per l’età (77 anni) sia per la presenza di patologie come diabete e ipertensione, che purtroppo aumentano il rischio di infezioni urinarie e delle loro complicanze. Il fatto che in passato abbia già avuto un episodio di sepsi urinaria rende comprensibilmente la situazione da seguire con particolare attenzione.
La prima cosa che sarebbe utile sapere è quanto ha di creatinina agli ultimi esami del sangue, perché negli anziani la funzione renale può essere ridotta e questo è un parametro importante per scegliere correttamente il tipo di antibiotico e il dosaggio più sicuro.
In generale, quando si riscontra una carica batterica nelle urine, la terapia antibiotica dovrebbe essere impostata sempre sulla base dell’urinocoltura con antibiogramma, in modo da utilizzare il farmaco più efficace contro quel batterio specifico. Questo è ancora più importante nei pazienti anziani, nei quali alcuni antibiotici — ad esempio i fluorochinoloni come ciprofloxacina o levofloxacina — vanno utilizzati con una certa cautela perché possono dare più facilmente effetti collaterali.
Una volta risolta la fase infettiva acuta, spesso è utile impostare anche una strategia di prevenzione, soprattutto nei pazienti che hanno già avuto infezioni urinarie ripetute. Esistono diverse sostanze che possono aiutare a ridurre il rischio di nuove infezioni, come PEA (palmitoiletanolamide), cranberry, D-mannosio e acido ialuronico, che agiscono principalmente riducendo l’adesione dell’Escherichia coli alla mucosa della vescica.
Inoltre può essere utile fare un’ecografia dell’apparato urinario con valutazione del residuo post-minzionale, cioè verificare se la vescica si svuota completamente dopo la minzione. Se rimane urina in vescica, infatti, questo può favorire la persistenza o la ricomparsa delle infezioni.
Infine, nei casi di infezioni urinarie ricorrenti, lo specialista può valutare anche una terapia immunostimolante specifica contro l’Escherichia coli, una sorta di “vaccinazione” che in molti pazienti aiuta a ridurre significativamente la frequenza delle recidive.
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