Dopo un episodio di vertigini molto forti.mi e stata fatta al ps, una tac con esito negativo ,da que

2 risposte
Dopo un episodio di vertigini molto forti.mi e stata fatta al ps, una tac con esito negativo ,da quel momento che sono passati due anni,dopo visite neurologiche ,prendo antidepressivi ,amisulpride al mattino da cinquanta mezza pasticca ,e alla sera zarelis da 35 credo il piu basso. Prendo anche al mattino una compressa di candesartan x la pressione .e come provo a sospendere un psicofarmaco vado in depressione, vorrei smettere ma mi e impossibile ,premetto che anche in vecchia data ho sofferto di episodi depressivi ,ma dopo una piccola cura, mi ristabilivo e stavo bene x molto tempo.ora invece e diverso non riesco a smettere ho 69 anni,tra i vari pensieri che mi frullano ,mi viene da attribuire alla compressa della pressione candesartan la colpa di questo malessere.soffro anche di episodi di aura visiva molto di rado una volta piu o meno ogni sei mesi poi magari due volte consecutive.. aggiungo che dopo questa cura il sesso e solo un ricordo ,saluti.
Dott.ssa Sara Ricciardulli
Psichiatra, Psicoterapeuta
San Giuliano Terme
Buongiorno, purtroppo non sempre è possibile interrompere un trattamento farmacologico di questo tipo poiché il rischio maggiore è quello di sviluppare delle ricadute. Escluderei un ruolo della terapia antipertensiva (candesartan) in merito. In ogni caso le consiglio di discuterne con il suo specialista di riferimento. Cordiali saluti

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Dott. Carmine Di Rosa
Psichiatra, Psicoterapeuta
Andria
Certamente. Riscrivo mantenendo registro professionale, rispettoso e umano, usando il Lei.



Capisco bene la sua fatica. Ciò che descrive non è né raro né “anomalo” alla sua età, ma è comprensibilmente frustrante, soprattutto per una persona che in passato riusciva a sospendere le cure e a mantenere un buon equilibrio per lunghi periodi. Provo a offrirle una lettura chiara e rispettosa della sua esperienza, senza minimizzare nulla.



1. L’episodio di vertigini e il “prima” e il “dopo”

L’episodio acuto di vertigini, con TAC negativa, ha probabilmente rappresentato più una rottura dell’equilibrio psico-corporeo che un evento neurologico strutturale.

In persone con una storia depressiva pregressa, eventi improvvisi che coinvolgono il corpo (vertigini, sbandamenti, aura visiva) possono:
• aumentare l’iperattenzione alle sensazioni corporee
• attivare uno stato di allarme e di ansia anticipatoria
• riattivare una forma depressiva più persistente

Questo aiuta a comprendere perché l’andamento attuale sia diverso rispetto agli episodi depressivi del passato.



2. Perché oggi risulta difficile sospendere i farmaci

È importante chiarire un punto fondamentale: non si tratta di dipendenza nel senso comune del termine.

Più spesso, in situazioni come la sua, siamo di fronte a:
• una depressione a decorso ricorrente o parzialmente cronico
• un sistema neurobiologico che, con l’età e la storia clinica, fatica maggiormente a riassestarsi autonomamente

Quando prova a sospendere un farmaco, il peggioramento dell’umore non indica che il farmaco “crea il problema”, ma che viene meno un sostegno oggi necessario. Questo è un fenomeno frequente dopo i 65 anni, anche in persone che in precedenza rispondevano a cicli terapeutici brevi.



3. Amisulpride e venlafaxina: efficacia ed effetti collaterali

La terapia che assume è clinicamente coerente, ma non priva di effetti collaterali.

Amisulpride a basso dosaggio (25 mg)
• utile per ansia somatizzata, instabilità, vertigini funzionali
• può determinare aumento della prolattina e riduzione del desiderio sessuale

Venlafaxina (Zarelis, dose minima)
• spesso utilizzata negli anziani proprio per la buona tollerabilità
• può comunque incidere su libido, erezione e risposta orgasmica

Ciò che riferisce sulla sfera sessuale è quindi compatibile con la terapia in atto e non rappresenta una perdita irreversibile o “naturale” legata esclusivamente all’età.



4. Il ruolo del candesartan

Comprendo il suo dubbio, ma è importante rassicurarla.

Il candesartan non è una causa probabile del suo malessere depressivo.

Si tratta di uno degli antipertensivi:
• meglio tollerati sul piano psichico
• non associati a depressione clinicamente significativa
• generalmente neutri, se non favorevoli, sulla funzione sessuale

È comprensibile cercare una causa esterna e “risolvibile”, ma su questo punto può stare tranquillo.



5. Aura visiva

Gli episodi rari di aura visiva, anche se talvolta ravvicinati, sono compatibili con una emicrania con aura, anche in assenza di cefalea intensa.

Da quanto riferisce:
• non emergono segnali di patologia neurologica degenerativa
• l’ansia e l’iperattenzione corporea possono amplificare la percezione di questi episodi

I farmaci non sembrano la causa diretta, mentre il contesto emotivo può avere un ruolo rilevante.



6. Il nodo centrale

A 69 anni, con:
• una storia depressiva alle spalle
• un evento destabilizzante
• una risposta positiva ma non completa alla terapia

l’obiettivo clinico realistico non è necessariamente sospendere completamente i farmaci, ma:
• raggiungere e mantenere il miglior benessere possibile
• con la dose minima efficace
• riducendo gli effetti collaterali, più che eliminando ogni supporto farmacologico

In alcune fasi della vita, la terapia di mantenimento va considerata alla stregua di quella per l’ipertensione o altre patologie croniche.



7. Cosa può essere utile valutare

Senza entrare in indicazioni operative personali, alcune linee di riflessione da condividere con il curante possono essere:
• riduzioni molto graduali, se e quando indicate
• rivalutazione del ruolo dell’amisulpride nel lungo periodo
• eventuali alternative con minore impatto sulla sessualità
• affiancamento di un supporto psicologico mirato alla fase di vita e all’elaborazione dei cambiamenti corporei



8. Una considerazione umana

Il disagio che vive, nonostante le cure, non indica un fallimento. Indica che sta attraversando una fase diversa della vita, con bisogni nuovi.

La difficoltà ad accettare una terapia continuativa, la perdita della sessualità, il timore di non “tornare come prima” sono vissuti profondi e legittimi, spesso poco riconosciuti.

Non sono segni di debolezza, ma di consapevolezza.
E, soprattutto, non escludono la possibilità di stare meglio, anche se in una forma diversa rispetto al passato.

Se lo desidera, nel prossimo scambio posso aiutarla a strutturare in modo chiaro le domande da porre allo specialista o a definire quali obiettivi di benessere siano oggi più importanti per lei.

Un cordiale saluto.

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