Dopo anni di psicoterapia l'ansia mi è rimasta lo stesso. Sudorazioni fredde Pancia gonfia Nausea
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Dopo anni di psicoterapia l'ansia mi è rimasta lo stesso.
Sudorazioni fredde
Pancia gonfia
Nausea
Tremori
Paura intensa/senso di vergogna
Paura di arrossire in pubblico
Chi altro può aiutarmi?
Ho provato tutti questi approcci: psicodinamico, sistemico relazionale, cognitivo comportamentale..
Sudorazioni fredde
Pancia gonfia
Nausea
Tremori
Paura intensa/senso di vergogna
Paura di arrossire in pubblico
Chi altro può aiutarmi?
Ho provato tutti questi approcci: psicodinamico, sistemico relazionale, cognitivo comportamentale..
Salve,
Ha discusso di questo con il terapeuta che la seguiva? Non credo sia tanto una questione di approcci ma piuttosto del non aver lavorato in terapia in modo approfondito su queste sue difficoltà. Se ha necessità può contattarmi.
Cordiali saluti
Dott.ssa Di Giovanni
Ha discusso di questo con il terapeuta che la seguiva? Non credo sia tanto una questione di approcci ma piuttosto del non aver lavorato in terapia in modo approfondito su queste sue difficoltà. Se ha necessità può contattarmi.
Cordiali saluti
Dott.ssa Di Giovanni
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Buonasera gentile utente, capisco il suo sconforto: quando il corpo continua a 'gridare' nonostante anni di sforzi, ci si sente in un vicolo cieco.
In un’ottica fenomenologica, però, la sua ansia e quel forte senso di vergogna non sono 'guasti' da riparare, ma è un linguaggio con cui il suo corpo comunica come si sente vulnerabile ed esposto davanti allo sguardo degli altri. Forse, finora, si è cercato di 'guarire dall'ansia' come se fosse un nemico esterno, invece di provare a comprendere cosa stia cercando di proteggere attraverso quel rossore o quei tremori.
La strada che le propongo non è un nuovo metodo per eliminare il sintomo, ma un modo diverso di abitare il suo corpo e stare con gli altri, imparando ad ascoltare il significato profondo di ciò che l'ansia sta gridando. Se le va, possiamo provare a dare un senso nuovo a questi segnali insieme.
Resto a disposizione per qualsiasi domanda, sono disponibile anche per terapie online e ho aderito al programma "bonus psicologico" nel caso che ne avesse già fatto richiesta. Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
In un’ottica fenomenologica, però, la sua ansia e quel forte senso di vergogna non sono 'guasti' da riparare, ma è un linguaggio con cui il suo corpo comunica come si sente vulnerabile ed esposto davanti allo sguardo degli altri. Forse, finora, si è cercato di 'guarire dall'ansia' come se fosse un nemico esterno, invece di provare a comprendere cosa stia cercando di proteggere attraverso quel rossore o quei tremori.
La strada che le propongo non è un nuovo metodo per eliminare il sintomo, ma un modo diverso di abitare il suo corpo e stare con gli altri, imparando ad ascoltare il significato profondo di ciò che l'ansia sta gridando. Se le va, possiamo provare a dare un senso nuovo a questi segnali insieme.
Resto a disposizione per qualsiasi domanda, sono disponibile anche per terapie online e ho aderito al programma "bonus psicologico" nel caso che ne avesse già fatto richiesta. Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
Buonasera, posso immaginare la frustrazione nel convivere con l’ansia nonostante anni di psicoterapia. È importante chiarire che questo non significa che non ci sia altro da fare, ma che forse è necessario un intervento diverso o più mirato. Quando l’ansia rimane fortemente somatica, con sintomi come sudorazioni fredde, nausea, tremori e gonfiore addominale e si accompagna a paura intensa del giudizio, della vergogna o di arrossire in pubblico, può essere utile affiancare alla psicoterapia una valutazione psichiatrica per comprendere se un supporto farmacologico possa ridurre l’attivazione fisica, insieme ad approcci focalizzati sulla regolazione del sistema nervoso e sul trattamento specifico dell’ansia sociale. La psicoterapia non è un percorso unico e standard, a volte non serve fare di più, ma fare qualcosa di diverso, più aderente ai sintomi attuali. Rivolgersi a un professionista che lavori in modo integrato e personalizzato può rappresentare un passo importante. Cordialmente, AM
Gentile utente, immagino quanto possa essere frustrante e scoraggiante sentire di aver provato tutto senza avere sollievo. Notare che lei stia ancora cercando aiuto è segno di grande motivazione e resilienza. Dai sintomi che descrive potrebbero essere utili approcci di terza generazione come la psicoterapia psicosomatica o la terapia sensomotoria.
Buongiorno,
È comprensibile sentirsi un po' scoraggiati. Non sempre il problema è l'approccio usato, ma bisogna capire su cosa si è lavorato: più sulle attivazioni corporee, più sulle motivazioni che mantengono l'ansia; quando queste non vengono riconosciute, l’ansia tende a ripresentarsi perchè magari nel lavoro terapeutico non si è integrata abbastanza la parte sui significati emotivi, conflitti interni, esperienze relazionali o traumatiche. In questi casi può essere utile un percorso che vada oltre la gestione dell’ansia e lavori sul perché quell’ansia si attiva proprio così.
Resto a disposizione,
buona giornata.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
È comprensibile sentirsi un po' scoraggiati. Non sempre il problema è l'approccio usato, ma bisogna capire su cosa si è lavorato: più sulle attivazioni corporee, più sulle motivazioni che mantengono l'ansia; quando queste non vengono riconosciute, l’ansia tende a ripresentarsi perchè magari nel lavoro terapeutico non si è integrata abbastanza la parte sui significati emotivi, conflitti interni, esperienze relazionali o traumatiche. In questi casi può essere utile un percorso che vada oltre la gestione dell’ansia e lavori sul perché quell’ansia si attiva proprio così.
Resto a disposizione,
buona giornata.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
Buongiorno,
Ciò che le descrive sono i sintomi fisici e le emozioni che si accompagnano agli stati di ansia che avverte ed è normale che sia così, anche dopo aver provato diversi approccio psicoterapeutici. Mi spiego meglio: nessun approccio ( e nessun terapista) potrà mai eliminare queste risposte fisiche ed emotive, ed è bene così perché sono i segnali che la informano che qualcosa nell'ambiente esterno o dentro di sé non và troppo bene,non la fa sentire al sicuro, a suo agio o comunque che qualcosa la fa stare male e va affrontato. Se eliminasse questi segnali, cosa tra l'altro impossibile perché costituiscono la nostra fisiologia, non avrebbe dei campanelli di allarme e sarebbe esposto/a al pericolo concreto o presunto senza alcuni riparo. Ciò che invece sarebbe auspicabile dopo un percorso di psicoterapia è la capacità di riconoscere i segnali e regolarli ossia gestire in maniera più ottimale le reazioni emotive e fisiologiche, di modo da poter ripristinare un nuovo e più funzionale equilibrio (e riprendere la propria quotidianità), senza lasciarsi sopraffare da esse. Esistono diversi strumenti e Tecniche specifiche, integrabili anche all'interno degli approccio che ha citato, che consentono di raggiungere tali obiettivi. Ritengo comunque che la situazione vada inizialmente valutata per capire in quale area di sofferenza ci si muove e se sono necessarie prima delle strategie di stabilizzazione( quando le condizioni sono notevolmente stressanti finanche traumatiche) per poi lasciar spazio alle tecniche più diffuse di consapevolezza e regolazione emotiva. Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti. Cordialmente
Ciò che le descrive sono i sintomi fisici e le emozioni che si accompagnano agli stati di ansia che avverte ed è normale che sia così, anche dopo aver provato diversi approccio psicoterapeutici. Mi spiego meglio: nessun approccio ( e nessun terapista) potrà mai eliminare queste risposte fisiche ed emotive, ed è bene così perché sono i segnali che la informano che qualcosa nell'ambiente esterno o dentro di sé non và troppo bene,non la fa sentire al sicuro, a suo agio o comunque che qualcosa la fa stare male e va affrontato. Se eliminasse questi segnali, cosa tra l'altro impossibile perché costituiscono la nostra fisiologia, non avrebbe dei campanelli di allarme e sarebbe esposto/a al pericolo concreto o presunto senza alcuni riparo. Ciò che invece sarebbe auspicabile dopo un percorso di psicoterapia è la capacità di riconoscere i segnali e regolarli ossia gestire in maniera più ottimale le reazioni emotive e fisiologiche, di modo da poter ripristinare un nuovo e più funzionale equilibrio (e riprendere la propria quotidianità), senza lasciarsi sopraffare da esse. Esistono diversi strumenti e Tecniche specifiche, integrabili anche all'interno degli approccio che ha citato, che consentono di raggiungere tali obiettivi. Ritengo comunque che la situazione vada inizialmente valutata per capire in quale area di sofferenza ci si muove e se sono necessarie prima delle strategie di stabilizzazione( quando le condizioni sono notevolmente stressanti finanche traumatiche) per poi lasciar spazio alle tecniche più diffuse di consapevolezza e regolazione emotiva. Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti. Cordialmente
buonasera, a parte l'approccio che ha scelto per il suo percorso di terapia, è importante per il paziente avere una buona alleanza terapeutica con il terapeuta, per una buona riuscita del trattamento. Penso sia fondamentale per lei fare un percorso psicoterapeutico, e magari, se l'esperto che sceglierà lo riterrà necessario, fare una consulenza psichiatrica per avere un aiuto farmacologico.
Buonasera,
L'ansia è un fenomeno che colpisce, in forme differenti, molte persone.
Per diagnosticare correttamente la presenza di disturbi di ansia non è sufficiente una buona anamnesi, ossia individuare quali sono i sintomi principali, quando sono comparsi, con quale frequenza/intensità e che ripercussioni hanno sulla qualità della vita del paziente. In caso di ansia è necessaria una corretta diagnosi differenziale per poter escludere qualsiasi altra condizione medica che presenta una sintomatologia simile a quella dell'ansia (per esempio alcune patologie tiroidee o cardiache).
Di fronte ai disturbi d'ansia le cure proposte sono diverse: dagli approcci alternativi alle terapie tradizionali, quella farmacologica e quella psicoterapeutica, spesso utilizzate unitamente, modalità che costituisce un valido aiuto nell'affrontare e risolvere il problema dell'ansia.
La condivisione è un aspetto centrale in tutti gli approcci psicoterapeutici all’ansia: con-dividere, ovvero dividere con, significa affrontare le proprie ansie e paure con qualcuno che ti possa aiutare a comprenderle, sentendoti meno solo/a e strani. Spesso il rivedere il problema da una prospettiva diversa, aiutati dal Terapeuta, risulta un passaggio chiave nel percorso verso la guarigione.
L'ansia è un fenomeno che colpisce, in forme differenti, molte persone.
Per diagnosticare correttamente la presenza di disturbi di ansia non è sufficiente una buona anamnesi, ossia individuare quali sono i sintomi principali, quando sono comparsi, con quale frequenza/intensità e che ripercussioni hanno sulla qualità della vita del paziente. In caso di ansia è necessaria una corretta diagnosi differenziale per poter escludere qualsiasi altra condizione medica che presenta una sintomatologia simile a quella dell'ansia (per esempio alcune patologie tiroidee o cardiache).
Di fronte ai disturbi d'ansia le cure proposte sono diverse: dagli approcci alternativi alle terapie tradizionali, quella farmacologica e quella psicoterapeutica, spesso utilizzate unitamente, modalità che costituisce un valido aiuto nell'affrontare e risolvere il problema dell'ansia.
La condivisione è un aspetto centrale in tutti gli approcci psicoterapeutici all’ansia: con-dividere, ovvero dividere con, significa affrontare le proprie ansie e paure con qualcuno che ti possa aiutare a comprenderle, sentendoti meno solo/a e strani. Spesso il rivedere il problema da una prospettiva diversa, aiutati dal Terapeuta, risulta un passaggio chiave nel percorso verso la guarigione.
Provi ad affidarsi a qualcuno che le suggerisce emozioni di pancia, senza per forza cercare un indirizzo specifico. A disposizione, anche online se avesse necessità. Coraggio, Dott. Valerio Ancis
Gentile utente, spesso il punto non è l'approccio psicoterapeutico in sé, bensì il/la terapeuta. Una buona psicoterapia, si basa anzitutto su una buona relazione terapeutica, e non sempre questa si stabilisce facilmente (per svariati motivi).
Valuti la possibilità di riflettere su quale sia la sua aspettativa circa la psicoterapia, a prescindere dal tipo di approccio che sceglierà...
Valuti la possibilità di riflettere su quale sia la sua aspettativa circa la psicoterapia, a prescindere dal tipo di approccio che sceglierà...
Capisco quanto possa essere frustrante convivere con sintomi di ansia anche dopo anni di psicoterapia. I sintomi che descrivi — sudorazioni fredde, pancia gonfia, nausea, tremori, paura intensa o senso di vergogna, timore di arrossire in pubblico — indicano una forma di ansia che può avere componenti sia fisiologiche sia cognitive e comportamentali.
Quando diversi approcci terapeutici tradizionali non hanno prodotto il sollievo desiderato, può essere utile valutare interventi integrativi o specialistici, come:
Terapie basate sulla regolazione fisiologica e sul corpo, ad esempio approcci che combinano mindfulness, tecniche di respirazione, biofeedback o terapia somatica.
EMDR o altre tecniche per traumi e vissuti emotivi intensi, se ci sono esperienze passate che mantengono l’ansia attiva.
Valutazione medica e farmacologica, per escludere o gestire eventuali componenti fisiologiche che amplificano l’ansia.
Gruppi di supporto o terapia espositiva mirata, particolarmente utili per ansia sociale e paura di arrossire in pubblico.
Ogni percorso è molto personale e può richiedere un approccio combinato, quindi è consigliabile approfondire con uno specialista che possa valutare la tua storia clinica nel dettaglio e costruire un piano personalizzato.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Quando diversi approcci terapeutici tradizionali non hanno prodotto il sollievo desiderato, può essere utile valutare interventi integrativi o specialistici, come:
Terapie basate sulla regolazione fisiologica e sul corpo, ad esempio approcci che combinano mindfulness, tecniche di respirazione, biofeedback o terapia somatica.
EMDR o altre tecniche per traumi e vissuti emotivi intensi, se ci sono esperienze passate che mantengono l’ansia attiva.
Valutazione medica e farmacologica, per escludere o gestire eventuali componenti fisiologiche che amplificano l’ansia.
Gruppi di supporto o terapia espositiva mirata, particolarmente utili per ansia sociale e paura di arrossire in pubblico.
Ogni percorso è molto personale e può richiedere un approccio combinato, quindi è consigliabile approfondire con uno specialista che possa valutare la tua storia clinica nel dettaglio e costruire un piano personalizzato.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
molto dipende non tanto da quanti approcci psicoterapeutici ha sperimentato ma che tipo di lavoro si è svolto. Mi contatti qualora desidera un confronto.
Cordiali Saluti,
Dott.ssa Greta Pisano
Cordiali Saluti,
Dott.ssa Greta Pisano
Buon pomeriggio,
quando la sintomatologia è molto intensa e invalidante, oltre alla psicoterapia, può essere utile il consulto con un* psichiatra per valutare un'eventuale impostazione di piano farmacologico che la aiuti a gestire quanto descrive. In bocca al lupo, qualunque scelta farà.
Cordialmente,
E
quando la sintomatologia è molto intensa e invalidante, oltre alla psicoterapia, può essere utile il consulto con un* psichiatra per valutare un'eventuale impostazione di piano farmacologico che la aiuti a gestire quanto descrive. In bocca al lupo, qualunque scelta farà.
Cordialmente,
E
Buongiorno, potrebbe essere utile un lavoro psico-corporeo e l'approccio psicoterapeutico fornito dall'analisi bioenergetica per trattare la sintomatologia lei riportata, al fine di restituirle ritrovata lucidità e presenza a se stesso/a. Resto a disposizione per eventuali specifiche anche online. Dr. Maria Tiziana Maricchiolo
Se l’ansia persiste nonostante diversi percorsi terapeutici, non significa che tu abbia sbagliato o che la terapia “non funzioni”. Alcuni quadri ansiosi sono fortemente legati alla risposta del sistema nervoso e ai sintomi corporei, e richiedono interventi integrati e mirati. In questi casi può essere utile affiancare alla psicoterapia una valutazione psichiatrica per capire se un supporto farmacologico mirato possa aiutare a ridurre i sintomi fisici. Inoltre potrebbe essere utile lavorare con approcci che includano la regolazione fisiologica e il rapporto con il corpo (approcci somatici, mindfulness clinica).
Buongiorno, l'ansia quando c'è ha delle ragioni storiche e nel qui e ora. Per alcuni aspetti è una spia importante per la nostra mente. Non so cosa non abbia funzionato nei suoi approcci ma sicuramente può ricevere aiuto utile. Converrebbe una consulenza per capire cosa sta vivendo, cosa non è andata nei precedenti percorsi e capire quale percorso è soggettivamente più adatto a lei.
Gentile utente, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo la sua frustrazione rispetto l'inefficacia che sente in merito ai percorsi già effettuati. L'ansia è una sintomatologia che è difficile da gestire, e se non se ne comprende la causa tende a ripresentarsi anche sotto forme differenti. Ha mai pensato anche ad un approccio di tipo farmacologico? a volte affiancato ad una terapia psicologica potrebbe aiutare.
cordiali saluti
AV
cordiali saluti
AV
Gentile Utente,
capisco quanto possa essere frustrante e scoraggiante sentire che, nonostante anni di lavoro su di sé, l’ansia sia ancora così presente e concreta nel corpo. I sintomi che descrive sono molto intensi e immagino quanto possano incidere sulla sua qualità di vita e sul modo in cui si sente con gli altri.
Forse una domanda importante, più che “chi altro può aiutarmi”, è che tipo di aiuto può essere utile per Lei in questo momento. A volte non si tratta di trovare l’approccio “giusto” in assoluto, ma di comprendere come l’ansia funziona oggi nella sua vita, che ruolo ha e cosa sta cercando di segnalare, soprattutto attraverso manifestazioni corporee così marcate.
In alcuni casi può essere utile pensare a un lavoro integrato, che affianchi alla psicoterapia un eventuale supporto farmacologico fornito da uno psichiatra, non come sostituzione del percorso psicologico, ma come possibile alleato. In alcune situazioni, infatti, l’intensità dei sintomi ansiosi può rendere molto difficile il lavoro psicoterapeutico stesso: il supporto farmacologico può aiutare a ridurre l’attivazione fisiologica dell’ansia, rendendo più accessibile l’elaborazione emotiva, la riflessione e il cambiamento. Questo non significa “medicalizzare” il problema, ma creare le condizioni perché la psicoterapia possa essere più efficace e sostenibile.
Il fatto che l’ansia sia rimasta non implica che il lavoro fatto finora sia stato inutile: può darsi che abbia costruito consapevolezze importanti, ma che ora sia necessario ricalibrare l’intervento in base a ciò che sta vivendo oggi.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
capisco quanto possa essere frustrante e scoraggiante sentire che, nonostante anni di lavoro su di sé, l’ansia sia ancora così presente e concreta nel corpo. I sintomi che descrive sono molto intensi e immagino quanto possano incidere sulla sua qualità di vita e sul modo in cui si sente con gli altri.
Forse una domanda importante, più che “chi altro può aiutarmi”, è che tipo di aiuto può essere utile per Lei in questo momento. A volte non si tratta di trovare l’approccio “giusto” in assoluto, ma di comprendere come l’ansia funziona oggi nella sua vita, che ruolo ha e cosa sta cercando di segnalare, soprattutto attraverso manifestazioni corporee così marcate.
In alcuni casi può essere utile pensare a un lavoro integrato, che affianchi alla psicoterapia un eventuale supporto farmacologico fornito da uno psichiatra, non come sostituzione del percorso psicologico, ma come possibile alleato. In alcune situazioni, infatti, l’intensità dei sintomi ansiosi può rendere molto difficile il lavoro psicoterapeutico stesso: il supporto farmacologico può aiutare a ridurre l’attivazione fisiologica dell’ansia, rendendo più accessibile l’elaborazione emotiva, la riflessione e il cambiamento. Questo non significa “medicalizzare” il problema, ma creare le condizioni perché la psicoterapia possa essere più efficace e sostenibile.
Il fatto che l’ansia sia rimasta non implica che il lavoro fatto finora sia stato inutile: può darsi che abbia costruito consapevolezze importanti, ma che ora sia necessario ricalibrare l’intervento in base a ciò che sta vivendo oggi.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Buongiorno. Sento tutta la sua stanchezza: è davvero logorante impegnarsi per anni e sentirsi ancora prigionieri di un corpo che reagisce in modo così violento e fuori controllo.
Come terapeuta cognitivo-comportamentale, mi creda se le dico che non è lei a non funzionare. Quando i sintomi fisici come il rossore, i tremori e la nausea sono così radicati, la sola gestione dei pensieri può non bastare, perché il sistema nervoso è ormai bloccato in una modalità di emergenza perenne. In questi casi, può essere utile esplorare percorsi che si focalizzino esclusivamente sulla regolazione dei segnali corporei, per imparare a disinnescare la reazione fisiologica prima che la vergogna prenda il sopravvento.
Le auguro di cuore di trovare presto il sollievo che merita. Un cordiale saluto.
Come terapeuta cognitivo-comportamentale, mi creda se le dico che non è lei a non funzionare. Quando i sintomi fisici come il rossore, i tremori e la nausea sono così radicati, la sola gestione dei pensieri può non bastare, perché il sistema nervoso è ormai bloccato in una modalità di emergenza perenne. In questi casi, può essere utile esplorare percorsi che si focalizzino esclusivamente sulla regolazione dei segnali corporei, per imparare a disinnescare la reazione fisiologica prima che la vergogna prenda il sopravvento.
Le auguro di cuore di trovare presto il sollievo che merita. Un cordiale saluto.
Gentile utente, comprendo la frustrazione che può provare quando, dopo anni di psicoterapia e diversi approcci, i sintomi dell’ansia come sudorazione fredda, nausea, tremori, paura di arrossire o senso di vergogna continuano a presentarsi. È naturale sentirsi scoraggiati quando il cambiamento atteso non arriva nella forma desiderata.
Può essere utile distinguere se l’ansia sia rimasta identica nel tempo oppure se sia cambiato almeno in parte il modo in cui la vive e la affronta. In alcuni casi il sintomo non scompare del tutto, ma si modifica la relazione con esso; in altri, invece, l’attivazione fisiologica resta intensa e invalidante e può richiedere una rivalutazione più mirata. I sintomi che descrive sono compatibili con quadri come il Disturbo d'ansia sociale o con forme di ansia ad alta componente somatica, in cui il corpo entra rapidamente in uno stato di allerta.
Quando l’iperattivazione è molto forte, può essere indicato un confronto con uno psichiatra per valutare l’eventuale utilità di un supporto farmacologico, soprattutto se non è mai stato considerato in modo strutturato. Il farmaco non sostituisce la psicoterapia, ma in alcuni casi può ridurre l’intensità dei sintomi fisici e facilitare il lavoro psicologico.
Un altro aspetto importante riguarda la specificità del trattamento. Anche all’interno degli orientamenti che ha sperimentato esistono protocolli molto focalizzati, ad esempio sull’esposizione graduale nelle situazioni temute, sulla regolazione del sistema nervoso o sulla gestione della paura di arrossire. Talvolta non è tanto il tipo di approccio a fare la differenza, quanto quanto il lavoro sia stato diretto e sistematico sui sintomi che la bloccano nel quotidiano.
Forse la domanda più utile non è chi altro possa aiutarla, ma se sia il momento di una nuova valutazione clinica integrata che riveda diagnosi, obiettivi e strumenti. L’ansia è una condizione trattabile anche quando appare resistente, e il fatto che abbia continuato a cercare aiuto è un segnale di motivazione e cura verso se stesso.
Un cordiale saluto.
Può essere utile distinguere se l’ansia sia rimasta identica nel tempo oppure se sia cambiato almeno in parte il modo in cui la vive e la affronta. In alcuni casi il sintomo non scompare del tutto, ma si modifica la relazione con esso; in altri, invece, l’attivazione fisiologica resta intensa e invalidante e può richiedere una rivalutazione più mirata. I sintomi che descrive sono compatibili con quadri come il Disturbo d'ansia sociale o con forme di ansia ad alta componente somatica, in cui il corpo entra rapidamente in uno stato di allerta.
Quando l’iperattivazione è molto forte, può essere indicato un confronto con uno psichiatra per valutare l’eventuale utilità di un supporto farmacologico, soprattutto se non è mai stato considerato in modo strutturato. Il farmaco non sostituisce la psicoterapia, ma in alcuni casi può ridurre l’intensità dei sintomi fisici e facilitare il lavoro psicologico.
Un altro aspetto importante riguarda la specificità del trattamento. Anche all’interno degli orientamenti che ha sperimentato esistono protocolli molto focalizzati, ad esempio sull’esposizione graduale nelle situazioni temute, sulla regolazione del sistema nervoso o sulla gestione della paura di arrossire. Talvolta non è tanto il tipo di approccio a fare la differenza, quanto quanto il lavoro sia stato diretto e sistematico sui sintomi che la bloccano nel quotidiano.
Forse la domanda più utile non è chi altro possa aiutarla, ma se sia il momento di una nuova valutazione clinica integrata che riveda diagnosi, obiettivi e strumenti. L’ansia è una condizione trattabile anche quando appare resistente, e il fatto che abbia continuato a cercare aiuto è un segnale di motivazione e cura verso se stesso.
Un cordiale saluto.
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