Ciao. Ormai xanax o.5 non lo sento più, non voglio aumentare Sono depresso causa malattia mortale c
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risposte
Ciao. Ormai xanax o.5 non lo sento più, non voglio aumentare
Sono depresso causa malattia mortale contratta anni fa: cerco di vivere la giornate cercando di gestire ansia e depressione.
Fatti anni di antidepressivi, nulla!!
Prendo xanax da 1 anno: andava bene ma
vorrei passare a RP perché non lo sento più e non voglio aumentare la dose
Potete gentilmente consigliarmi? Non ho un medico di riferimento perché vorrebbe che mi facessi prendere in carico sempre da uno specialista che non posso permettermi
Non vivo in zone con reparti x cura igiene mentale o asl cn psicologo/a
Sono solo,esco da anni di dipendenza...ma son 21 anni che nn uso droghe (anche se ste pillole..lo sono,nella mia testa)
Grazie
Sono depresso causa malattia mortale contratta anni fa: cerco di vivere la giornate cercando di gestire ansia e depressione.
Fatti anni di antidepressivi, nulla!!
Prendo xanax da 1 anno: andava bene ma
vorrei passare a RP perché non lo sento più e non voglio aumentare la dose
Potete gentilmente consigliarmi? Non ho un medico di riferimento perché vorrebbe che mi facessi prendere in carico sempre da uno specialista che non posso permettermi
Non vivo in zone con reparti x cura igiene mentale o asl cn psicologo/a
Sono solo,esco da anni di dipendenza...ma son 21 anni che nn uso droghe (anche se ste pillole..lo sono,nella mia testa)
Grazie
Ciao, potresti farti consigliare dal tuo medico di base e cercare nei dintorni centri di supporto ed assistenza. Hai il diritto di avere agevolazioni sanitarie e la sanità pubblica ha mezzi a disposizione per aiutarti. Mi rendo conto che non hai direttamente canali su cui poggiarti, ma se chiedi al tuo medico di base, ti darà sicuramente indicazioni. Buona fortuna
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Buonasera, non sono un medico quindi non rispondo in merito alla questione farmacologica. Dalle sue parole emerge molto dolore alle spalle, ma a maggior ragione ha ora bisogno di un ascolto e di una nuova prospettiva spirituale e psicologica per convivere con la diagnosi di ‘malattia mortale’ che ha ricevuto. Per l’ansia e la disperazione la farmacologia non è necessariamente di aiuto per rasserenarci in preparazione della nostra propria morte.
Le consiglierei di cercare vicino a lei oppure online un aiuto spirituale per pacificare ciò che con gli antedepressivi non è pacificabile. Lei ha bisogno di approdare a una serenità d’anima dinnanzi al passato che è passato e il futuro che la attende, per trovare dignità e accoglienza rispetto alla propria morte.
Le consiglierei di cercare vicino a lei oppure online un aiuto spirituale per pacificare ciò che con gli antedepressivi non è pacificabile. Lei ha bisogno di approdare a una serenità d’anima dinnanzi al passato che è passato e il futuro che la attende, per trovare dignità e accoglienza rispetto alla propria morte.
Gentile utente,
grazie per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Dalle sue parole emerge molta sofferenza, ma anche una grande consapevolezza e forza: non è scontato, soprattutto dopo una storia di dipendenza e una malattia grave.
Provo a risponderle con chiarezza.
Lo Xanax (alprazolam) è una benzodiazepina: con l’uso continuativo è frequente sviluppare tolleranza, cioè la sensazione che “non faccia più effetto”, anche senza aumentare la dose. Passare a una formulazione a rilascio prolungato (RP) non risolve il problema di fondo: è sempre la stessa molecola e il rischio è di prolungare una dipendenza farmacologica che lei giustamente percepisce e teme.
Inoltre, le benzodiazepine non curano la depressione, ma attenuano temporaneamente l’ansia. Nel lungo periodo possono peggiorare umore, motivazione, memoria e senso di controllo, soprattutto in persone con una vulnerabilità alle dipendenze.
Il fatto che in passato gli antidepressivi “non abbiano funzionato” non significa che non esistano alternative:
spesso serve una valutazione più approfondita,
a volte i farmaci vanno scelti o dosati in modo diverso,
e molto spesso il solo farmaco, senza un supporto psicologico, non è sufficiente in situazioni di vita così pesanti come la sua.
Capisco bene le difficoltà economiche e territoriali, ma ci sono alcune possibilità che potrebbe valutare:
rivolgersi comunque al medico di base, chiedendo esplicitamente un invio ai servizi pubblici (CSM/ASL);
valutare un Ser.D (servizi per le dipendenze): non sono solo per chi usa droghe attualmente e possono essere un supporto importante proprio per evitare ricadute;
informarsi su sportelli psicologici gratuiti o a basso costo, anche online.
Il punto più importante è questo: non è consigliabile modificare o “cambiare” benzodiazepine da soli, né proseguire a lungo senza una presa in carico specialistica. La sua storia, la malattia, la depressione e la sensibilità alle dipendenze rendono necessario un intervento più mirato e protetto.
Le consiglio quindi di approfondire la sua situazione con uno specialista, anche partendo dal pubblico, per costruire un percorso che non la lasci solo e non si basi esclusivamente su una pillola.
Un caro saluto e un incoraggiamento sincero.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Dalle sue parole emerge molta sofferenza, ma anche una grande consapevolezza e forza: non è scontato, soprattutto dopo una storia di dipendenza e una malattia grave.
Provo a risponderle con chiarezza.
Lo Xanax (alprazolam) è una benzodiazepina: con l’uso continuativo è frequente sviluppare tolleranza, cioè la sensazione che “non faccia più effetto”, anche senza aumentare la dose. Passare a una formulazione a rilascio prolungato (RP) non risolve il problema di fondo: è sempre la stessa molecola e il rischio è di prolungare una dipendenza farmacologica che lei giustamente percepisce e teme.
Inoltre, le benzodiazepine non curano la depressione, ma attenuano temporaneamente l’ansia. Nel lungo periodo possono peggiorare umore, motivazione, memoria e senso di controllo, soprattutto in persone con una vulnerabilità alle dipendenze.
Il fatto che in passato gli antidepressivi “non abbiano funzionato” non significa che non esistano alternative:
spesso serve una valutazione più approfondita,
a volte i farmaci vanno scelti o dosati in modo diverso,
e molto spesso il solo farmaco, senza un supporto psicologico, non è sufficiente in situazioni di vita così pesanti come la sua.
Capisco bene le difficoltà economiche e territoriali, ma ci sono alcune possibilità che potrebbe valutare:
rivolgersi comunque al medico di base, chiedendo esplicitamente un invio ai servizi pubblici (CSM/ASL);
valutare un Ser.D (servizi per le dipendenze): non sono solo per chi usa droghe attualmente e possono essere un supporto importante proprio per evitare ricadute;
informarsi su sportelli psicologici gratuiti o a basso costo, anche online.
Il punto più importante è questo: non è consigliabile modificare o “cambiare” benzodiazepine da soli, né proseguire a lungo senza una presa in carico specialistica. La sua storia, la malattia, la depressione e la sensibilità alle dipendenze rendono necessario un intervento più mirato e protetto.
Le consiglio quindi di approfondire la sua situazione con uno specialista, anche partendo dal pubblico, per costruire un percorso che non la lasci solo e non si basi esclusivamente su una pillola.
Un caro saluto e un incoraggiamento sincero.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente la ringrazio per aver condiviso con noi il suo malessere e il suo stato di salute anche se da poche righe difficile comprendere la complessità e valutare bene la situazione sua attuale. Credo innazitutto sia importante lei si rivolga ad un medico professionista in psichiatria che conosca bene la tipologia di farmaci che lei attualmente assume ed eventualmente valutare una terapia adatta a lei e in seguito valutare un percorso di psicoterapia personale che la possa supportare e sostenere in questo momento di difficoltà e la possa accompagnare ci sono dei terapeuti a costo agevolato e che visitano online utilizzando servizi di telemedicina che si stanno facendo spazio nel campo della cura e della salute mentale ove necessario. Spero trovi la soluzione adatta a lei che ritrovi la serenità che si merita. Un caro saluto dott.ssa Valeria Sicari
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