Buongiorno, sono una ragazza di 29 e combatto con la depressione da quando ne avevo 15. Ho una disab
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Buongiorno, sono una ragazza di 29 e combatto con la depressione da quando ne avevo 15. Ho una disabilità motoria e a causa di essa, ho sviluppato la depressione. Non ho mai avuto amici, fidanzati, una vita normale. Come se non bastasse, a 16 anni ho avuto il cancro da cui sono guarita, ma non mi ha fatto vivere nemmeno quello in modo normale. Non ho mai potuto inseguire i miei sogni ( trasferirmi all' estero, studiare fuori casa) per impedimenti legati alla disabilità e alle possibilità economiche. Ho cambiato varie terapie nel corso degli anni, vado dalla psicologa da quando avevo sei anni, ma a fasi alterne le crisi depressive tornano, molto forti. Ultimamente con scatti di rabbia e pensieri suicidi. Ho fortunatamente una famiglia che mi supporta ma sta diventando faticoso per loro e per me. In più, il non trovare lavoro e l'assenza di socialità (seppur io ci abbia provato per 29 anni in ogni modo) mi hanno fatto diventare una persona cattiva con un odio smisurato verso tutto e tutti. Attualmente sono seguita da una psicologa e prendo la venlafaxina da un anno e mezzo, ma sembra non bastare. Grazie a chiunque mi risponderà
Quello che racconti è il risultato di un vissuto estremamente faticoso, segnato da sofferenza fisica e da privazioni emotive e relazionali che, comprensibilmente, hanno lasciato un peso profondo. La rabbia e i pensieri oscuri non sono “cattiveria”, ma il linguaggio di una depressione che dura da anni e oggi si è acutizzata.
La Venlafaxina può aiutare, ma se i sintomi peggiorano o sono presenti pensieri suicidari, è fondamentale valutare con il tuo psichiatra una modifica della terapia. Chiedere un supporto più mirato, magari integrando psicoterapia focalizzata sul trauma e sulla disabilità, può fare una reale differenza.
La Venlafaxina può aiutare, ma se i sintomi peggiorano o sono presenti pensieri suicidari, è fondamentale valutare con il tuo psichiatra una modifica della terapia. Chiedere un supporto più mirato, magari integrando psicoterapia focalizzata sul trauma e sulla disabilità, può fare una reale differenza.
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Cara Ragazza di 29 anni,
la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità e coraggio la sua storia. Quello che ha attraversato e continua ad affrontare richiede una forza straordinaria, anche se in questo momento probabilmente non riesce a vederla in se stessa.
La sua situazione è complessa perché coinvolge molteplici fattori che si sono accumulati nel tempo: la disabilità motoria, l'esperienza del cancro in giovane età, l'isolamento sociale prolungato, le limitazioni nelle scelte di vita e ora anche le difficoltà lavorative. È comprensibile che tutto questo abbia generato una depressione così persistente e che periodicamente si intensifichi con episodi più severi.
Per il fatto che menzioni pensieri suicidi e scatti di rabbia ritengo sia fondamentale che ne parli immediatamente sia con la sua psicologa che con un medico psichiatra. La venlafaxina che assume da un anno e mezzo potrebbe aver bisogno di un aggiustamento nel dosaggio o potrebbe essere necessario valutare farmaci alternativi o aggiuntivi, specialmente considerando l'intensità attuale dei sintomi.
La rabbia che prova verso il mondo è in realtà comprensibile: è spesso il modo in cui la mente cerca di proteggersi da un dolore troppo profondo. Non la rende una "persona cattiva", la rende una persona che sta soffrendo enormemente e che ha bisogno di un supporto più intensivo.
Riguardo alle prospettive lavorative, esistono oggi sempre più opportunità di lavoro da remoto che potrebbero aprire possibilità che prima sembravano precluse. Anche per quanto riguarda la socializzazione, ci sono comunità online e gruppi di supporto specifici che potrebbero offrirle connessioni significative.
La invito a non affrontare questo momento difficile da sola: contatti i suoi curanti e consideri anche la possibilità di un ricovero volontario se i pensieri suicidi dovessero intensificarsi.
Un cordiale saluto
Federico Baranzini
Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano
la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità e coraggio la sua storia. Quello che ha attraversato e continua ad affrontare richiede una forza straordinaria, anche se in questo momento probabilmente non riesce a vederla in se stessa.
La sua situazione è complessa perché coinvolge molteplici fattori che si sono accumulati nel tempo: la disabilità motoria, l'esperienza del cancro in giovane età, l'isolamento sociale prolungato, le limitazioni nelle scelte di vita e ora anche le difficoltà lavorative. È comprensibile che tutto questo abbia generato una depressione così persistente e che periodicamente si intensifichi con episodi più severi.
Per il fatto che menzioni pensieri suicidi e scatti di rabbia ritengo sia fondamentale che ne parli immediatamente sia con la sua psicologa che con un medico psichiatra. La venlafaxina che assume da un anno e mezzo potrebbe aver bisogno di un aggiustamento nel dosaggio o potrebbe essere necessario valutare farmaci alternativi o aggiuntivi, specialmente considerando l'intensità attuale dei sintomi.
La rabbia che prova verso il mondo è in realtà comprensibile: è spesso il modo in cui la mente cerca di proteggersi da un dolore troppo profondo. Non la rende una "persona cattiva", la rende una persona che sta soffrendo enormemente e che ha bisogno di un supporto più intensivo.
Riguardo alle prospettive lavorative, esistono oggi sempre più opportunità di lavoro da remoto che potrebbero aprire possibilità che prima sembravano precluse. Anche per quanto riguarda la socializzazione, ci sono comunità online e gruppi di supporto specifici che potrebbero offrirle connessioni significative.
La invito a non affrontare questo momento difficile da sola: contatti i suoi curanti e consideri anche la possibilità di un ricovero volontario se i pensieri suicidi dovessero intensificarsi.
Un cordiale saluto
Federico Baranzini
Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano
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