Gentili dottori, sono un uomo omosessuale di 46 anni, sterile e senza figli. Sento il bisogno di "ge

Gentili dottori, sono un uomo omosessuale di 46 anni, sterile e senza figli. Sento il bisogno di "generare" qualcosa che duri, cioè di lasciare un contributo e un segno nel tempo, ma non avendo figli e non avendo al momento tempo né energie per il volontariato, non so come vivere questa esigenza in modo appagante. Vorrei sapere, dal vostro punto di vista professionale: 1. come si può vivere la generatività in modi diversi dalla genitorialità, nel lavoro, nelle relazioni o in progetti personali; 2. se questo vissuto è comune e come affrontarlo in un percorso psicologico; 3. se potete consigliarmi letture o materiali utili sul tema. Vi ringrazio per la disponibilità. Lorenzo.

1 risposta


Buonasera Lorenzo, e grazie per aver condiviso una riflessione così bella e profonda. Mi colpisce molto il modo in cui descrivi questo bisogno di "generare" qualcosa che possa durare nel tempo, di lasciare un contributo, un segno che in qualche modo possa andare oltre la tua esperienza individuale. Credo che sia una riflessione importante, che tocca una dimensione molto profonda dell'esperienza umana e che, in forme diverse, incontro spesso anche nel lavoro clinico, magari non sempre espressa in modo così esplicito e consapevole come fai tu. Penso che il desiderio di generatività non coincida necessariamente con quello di diventare genitori. Certamente la genitorialità può rappresentare una delle forme attraverso cui si esprime, ma non è l'unica. Possiamo generare attraverso il lavoro, le relazioni che costruiamo, ciò che trasmettiamo agli altri, le idee che condividiamo, i progetti che portiamo avanti e anche attraverso il modo in cui scegliamo di abitare il mondo e di entrare in relazione con le persone che incontriamo. A volte lasciamo qualcosa di noi anche in gesti apparentemente piccoli, in un incontro, in una parola o in qualcosa che abbiamo contribuito a far nascere nell'altro, senza necessariamente poter vedere fino a dove arriverà. Mi viene da pensare che possa essere interessante provare a comprendere che cosa significhi per te, nello specifico, lasciare un segno. Che cosa vorresti che rimanesse di te? Che cosa senti di avere da trasmettere e a chi vorresti poterlo trasmettere? E ancora, quanto questo desiderio è legato al bisogno di sentirti parte di qualcosa che continuerà nel tempo, quanto al desiderio di dare un senso alla tua esperienza e quanto, magari, alla possibilità di riconoscere il valore di ciò che stai già costruendo? Credo che siano domande che meritino uno spazio, anche perché forse, prima ancora di individuare concretamente come poter vivere questo desiderio, potrebbe essere interessante comprendere meglio che cosa rappresenti per te. Che significato ha lasciare un segno? Che cosa senti di voler trasmettere e quali forme potrebbe assumere questo desiderio nella tua vita, anche al di là della genitorialità? A volte, proprio attraverso questo tipo di riflessioni, possono emergere possibilità che inizialmente non avevamo considerato, modi personali di esprimere qualcosa di importante per noi. Rispetto alla tua seconda domanda, sì, è un tema che incontro spesso. Credo che, in momenti diversi della vita, possa emergere il bisogno di interrogarsi su ciò che stiamo costruendo, su quello che desideriamo lasciare e sul significato che attribuiamo al nostro passaggio nel mondo. In un percorso psicologico sarebbe molto interessante poter esplorare queste domande insieme, non per individuare una risposta valida per tutti, ma per comprendere quale forma possa assumere la generatività nella tua storia, nei tuoi desideri e nelle possibilità che senti di avere oggi. Per quanto riguarda le letture, mi vengono in mente innanzitutto alcuni testi di Irvin Yalom, in particolare "Fissando il sole" e "Il senso della vita", che affrontano alcune delle grandi domande esistenziali che riguardano il significato della nostra vita, il tempo, la finitezza e ciò che desideriamo lasciare di noi. Ti suggerirei anche "La locanda" di Lorenza Gentile e "Ricordati di essere felice" di Sara Goodman Confino. Sono letture di carattere più narrativo, che non affrontano direttamente il tema della generatività, ma che mi hanno lasciato alcune riflessioni interessanti sul senso della vita, sulle relazioni, sul rapporto tra generazioni e sulle possibilità che ciascuno di noi può trovare per dare significato alla propria esistenza. Mi piacerebbe molto poter accogliere queste tue riflessioni all'interno di un percorso. Credo che sarebbe davvero un privilegio poter stare insieme a te in questo spazio di ricerca, provando a comprendere che cosa significhi per te generare, lasciare qualcosa e trovare un modo personale e autentico di dare continuità a ciò che sei e a ciò che desideri trasmettere. Se queste riflessioni e le domande che ti ho proposto ti hanno incuriosito e senti il desiderio di approfondirle, puoi contattarmi! Mi farebbe molto piacere poter continuare insieme questa esplorazione e scoprire quali significati e possibilità possano emergere per te. Ti ringrazio ancora per aver condiviso una domanda così ricca di significato e ti mando un caro saluto. Dott.ssa Arianna Broglia

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