Buongiorno, ho 58 anni e sono affetto da favismo. All'età di 6 anni sono stato ricoverato per circa
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Buongiorno, ho 58 anni e sono affetto da favismo. All'età di 6 anni sono stato ricoverato per circa una settimana in ospedale a Cagliari. Da tempo nutro dei dubbi sull'alimentazione più adatta alla mia condizione. Tutti i medici che ho consultato mi hanno sempre raccomandato di evitare esclusivamente le fave e alcuni farmaci specifici. C'è persino chi sostiene che una persona fabica possa consumare i piselli senza problemi. Personalmente ho eliminato entrambi dalla mia dieta.
Tuttavia, leggendo su internet e anche in alcune vostre risposte, ho notato che si consiglia di evitare anche gli altri legumi e le arachidi. Mi chiedo se davvero esistono documentati casi di crisi emolitiche scatenate dal consumo di questi alimenti. Personalmente non ho mai sentito parlare di situazioni simili e, a dire il vero, li ho sempre mangiati senza riscontrare alcun problema. In Sardegna, tra l'altro, è pratica comune per noi fabici consumare gli altri legumi e le arachidi, evitando esclusivamente le fave. Molti fabici mangiano persino i piselli. Fosse davvero così, ossia legumi e arachidi pericolosi, gli ospedali sarebbero intasati dai fabici. In aggiunta, un esperto autorevole nel campo, il dottor Lucio Luzzatto, ha affermato che le fave rappresentano l'unico alimento da evitare per chi soffre di favismo. Vi ringrazio anticipatamente per un vostro eventuale chiarimento su questo argomento. Cordialmente,
Gluigi Sulis
Tuttavia, leggendo su internet e anche in alcune vostre risposte, ho notato che si consiglia di evitare anche gli altri legumi e le arachidi. Mi chiedo se davvero esistono documentati casi di crisi emolitiche scatenate dal consumo di questi alimenti. Personalmente non ho mai sentito parlare di situazioni simili e, a dire il vero, li ho sempre mangiati senza riscontrare alcun problema. In Sardegna, tra l'altro, è pratica comune per noi fabici consumare gli altri legumi e le arachidi, evitando esclusivamente le fave. Molti fabici mangiano persino i piselli. Fosse davvero così, ossia legumi e arachidi pericolosi, gli ospedali sarebbero intasati dai fabici. In aggiunta, un esperto autorevole nel campo, il dottor Lucio Luzzatto, ha affermato che le fave rappresentano l'unico alimento da evitare per chi soffre di favismo. Vi ringrazio anticipatamente per un vostro eventuale chiarimento su questo argomento. Cordialmente,
Gluigi Sulis
Il favismo è una manifestazione clinica del deficit di G6PD, in cui i globuli rossi non riescono a difendersi dallo stress ossidativo.
La crisi emolitica si verifica solo quando l’esposizione ossidativa supera una certa soglia individuale.Le fave: unico alimento con evidenza solida
Su questo punto non c’è alcun dubbio scientifico:
Le fave (Vicia faba) contengono vicina e convicina, che producono potenti agenti ossidanti (divicina e isouramil).
Esistono migliaia di casi documentati, inclusi studi clinici, epidemie alimentari e osservazioni pediatriche e adulte.
Anche inalazione del polline o manipolazione può scatenare crisi in soggetti sensibili.Conclusione: le fave sono l’unico alimento universalmente riconosciuto come pericoloso.
Cordiali Saluti
La crisi emolitica si verifica solo quando l’esposizione ossidativa supera una certa soglia individuale.Le fave: unico alimento con evidenza solida
Su questo punto non c’è alcun dubbio scientifico:
Le fave (Vicia faba) contengono vicina e convicina, che producono potenti agenti ossidanti (divicina e isouramil).
Esistono migliaia di casi documentati, inclusi studi clinici, epidemie alimentari e osservazioni pediatriche e adulte.
Anche inalazione del polline o manipolazione può scatenare crisi in soggetti sensibili.Conclusione: le fave sono l’unico alimento universalmente riconosciuto come pericoloso.
Cordiali Saluti
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Buongiorno Luigi. La sua osservazione è molto pertinente e riflette la distinzione fondamentale tra la teoria biochimica e la realtà clinica.
Il dottor Luzzatto è una delle massime autorità mondiali sul deficit di G6PD e la sua posizione è quella seguita dalla medicina basata sull'evidenza. Ecco una sintesi tecnica per fare chiarezza:
Le fave contengono due sostanze specifiche, la vicina e la convicina, che nel corpo si trasformano in forti agenti ossidanti (divicina e isouramile). Questi causano la rottura dei globuli rossi in chi non ha l'enzima protettivo.
Piselli, lenti, fagioli e arachidi: Non contengono vicina o convicina in quantità significative.
Non esistono casi documentati in letteratura medica di crisi emolitiche scatenate da piselli o arachidi in persone con deficit di G6PD.
Il dottor Luzzatto è una delle massime autorità mondiali sul deficit di G6PD e la sua posizione è quella seguita dalla medicina basata sull'evidenza. Ecco una sintesi tecnica per fare chiarezza:
Le fave contengono due sostanze specifiche, la vicina e la convicina, che nel corpo si trasformano in forti agenti ossidanti (divicina e isouramile). Questi causano la rottura dei globuli rossi in chi non ha l'enzima protettivo.
Piselli, lenti, fagioli e arachidi: Non contengono vicina o convicina in quantità significative.
Non esistono casi documentati in letteratura medica di crisi emolitiche scatenate da piselli o arachidi in persone con deficit di G6PD.
Gentile Sig. Sulis,
La ringrazio per il suo messaggio e per aver condiviso la sua esperienza. In effetti, il favismo è una condizione complessa e l’approccio alimentare può variare da persona a persona a seconda del grado di deficit dell’enzima G6PD.
Secondo le evidenze più aggiornate e le indicazioni di esperti autorevoli come il dottor Lucio Luzzatto, l’alimento principale da evitare per chi soffre di favismo è rappresentato dalle fave e dai loro derivati. Per quanto riguarda altri legumi come piselli, lupini, fagioli o arachidi, i casi documentati di crisi emolitiche sono estremamente rari e la suscettibilità può variare molto tra individui. È quindi comprensibile che lei, vivendo in Sardegna, abbia potuto consumare questi alimenti senza problemi, come confermano anche le pratiche locali.
In ogni caso, è consigliabile rivolgersi a un medico o a un nutrizionista esperto, che possa valutare l’entità del deficit enzimatico e suggerire un’alimentazione personalizzata e sicura, così da evitare rischi inutili e permetterle di mantenere una dieta equilibrata.
In sintesi:
1)Assolutamente da evitare: fave e derivati.
2)Altri alimenti: nella maggior parte dei fabici non causano problemi, ma la tolleranza può essere individuale.
Spero che questo chiarimento possa esserle utile.
Cordialmente,
Dott.ssa Daniela Pungente, Biologa Nutrizionista (Campi Bisenzio)
La ringrazio per il suo messaggio e per aver condiviso la sua esperienza. In effetti, il favismo è una condizione complessa e l’approccio alimentare può variare da persona a persona a seconda del grado di deficit dell’enzima G6PD.
Secondo le evidenze più aggiornate e le indicazioni di esperti autorevoli come il dottor Lucio Luzzatto, l’alimento principale da evitare per chi soffre di favismo è rappresentato dalle fave e dai loro derivati. Per quanto riguarda altri legumi come piselli, lupini, fagioli o arachidi, i casi documentati di crisi emolitiche sono estremamente rari e la suscettibilità può variare molto tra individui. È quindi comprensibile che lei, vivendo in Sardegna, abbia potuto consumare questi alimenti senza problemi, come confermano anche le pratiche locali.
In ogni caso, è consigliabile rivolgersi a un medico o a un nutrizionista esperto, che possa valutare l’entità del deficit enzimatico e suggerire un’alimentazione personalizzata e sicura, così da evitare rischi inutili e permetterle di mantenere una dieta equilibrata.
In sintesi:
1)Assolutamente da evitare: fave e derivati.
2)Altri alimenti: nella maggior parte dei fabici non causano problemi, ma la tolleranza può essere individuale.
Spero che questo chiarimento possa esserle utile.
Cordialmente,
Dott.ssa Daniela Pungente, Biologa Nutrizionista (Campi Bisenzio)
Buonasera Sig. Sulis.
Il favismo è legato al deficit di G6PD e l’unico alimento per il quale esiste una relazione causale ben dimostrata con la comparsa di crisi emolitiche è la fava. Questo perché le fave contengono specifiche sostanze, la vicina e la convicina, che durante la digestione vengono trasformate in composti fortemente ossidanti. In soggetti predisposti, questi composti possono superare la capacità di difesa dei globuli rossi e innescare l’emolisi. Questo meccanismo è stato studiato e confermato sia a livello biochimico sia clinico.
Per quanto riguarda gli altri legumi (come piselli, ceci, lenticchie, fagioli, soia) e le arachidi, la situazione è diversa. Questi alimenti non contengono le stesse molecole responsabili del favismo e, soprattutto, non esistono dati clinici solidi che dimostrino che il loro consumo provochi crisi emolitiche nei soggetti con deficit di G6PD. Nelle principali revisioni della letteratura e nelle posizioni espresse da esperti di riferimento internazionale, tra cui il professor Lucio Luzzatto, non emerge alcuna evidenza scientifica che giustifichi l’esclusione sistematica di questi alimenti.
Le raccomandazioni più restrittive che talvolta si trovano su internet o in alcune liste “di sicurezza” derivano per lo più da un approccio estremamente prudenziale o da segnalazioni non supportate da studi controllati. Questo spiega anche perché, in aree come la Sardegna, dove il deficit di G6PD è molto diffuso, il consumo abituale di altri legumi e delle arachidi non sia associato a un aumento di crisi emolitiche o di ricoveri ospedalieri. La sua esperienza personale, così come quella di molte altre persone fabiche, è perfettamente coerente con quanto emerge dalla letteratura scientifica.
In sintesi, sulla base delle conoscenze attuali, l’unica indicazione alimentare realmente fondata è l’evitare rigorosamente le fave e i prodotti che le contengono. Per gli altri legumi e le arachidi, in assenza di reazioni avverse documentate e alla luce delle evidenze disponibili, non vi sono motivi scientifici per un’esclusione generalizzata.
Cordiali saluti, Dott.ssa Diletta Inghilleri
Il favismo è legato al deficit di G6PD e l’unico alimento per il quale esiste una relazione causale ben dimostrata con la comparsa di crisi emolitiche è la fava. Questo perché le fave contengono specifiche sostanze, la vicina e la convicina, che durante la digestione vengono trasformate in composti fortemente ossidanti. In soggetti predisposti, questi composti possono superare la capacità di difesa dei globuli rossi e innescare l’emolisi. Questo meccanismo è stato studiato e confermato sia a livello biochimico sia clinico.
Per quanto riguarda gli altri legumi (come piselli, ceci, lenticchie, fagioli, soia) e le arachidi, la situazione è diversa. Questi alimenti non contengono le stesse molecole responsabili del favismo e, soprattutto, non esistono dati clinici solidi che dimostrino che il loro consumo provochi crisi emolitiche nei soggetti con deficit di G6PD. Nelle principali revisioni della letteratura e nelle posizioni espresse da esperti di riferimento internazionale, tra cui il professor Lucio Luzzatto, non emerge alcuna evidenza scientifica che giustifichi l’esclusione sistematica di questi alimenti.
Le raccomandazioni più restrittive che talvolta si trovano su internet o in alcune liste “di sicurezza” derivano per lo più da un approccio estremamente prudenziale o da segnalazioni non supportate da studi controllati. Questo spiega anche perché, in aree come la Sardegna, dove il deficit di G6PD è molto diffuso, il consumo abituale di altri legumi e delle arachidi non sia associato a un aumento di crisi emolitiche o di ricoveri ospedalieri. La sua esperienza personale, così come quella di molte altre persone fabiche, è perfettamente coerente con quanto emerge dalla letteratura scientifica.
In sintesi, sulla base delle conoscenze attuali, l’unica indicazione alimentare realmente fondata è l’evitare rigorosamente le fave e i prodotti che le contengono. Per gli altri legumi e le arachidi, in assenza di reazioni avverse documentate e alla luce delle evidenze disponibili, non vi sono motivi scientifici per un’esclusione generalizzata.
Cordiali saluti, Dott.ssa Diletta Inghilleri
Gentile paziente, la sua domanda è comprensibile in quanto spesso si ritrovano numerose informazioni costrastanti in merito alla tematica di intolleranze, allergie e deficit enzimatici. Risulta pertanto fondamentale attenersi alle Linee Guida, ricercando fonti di informazione autorevoli e sceintificamente significative e validate.
La SITE (società Italiana Talassemia e Emoglobinopatie), riporta quanto di seguito:
Tutti i legumi altri da fave NON contengono vicina e convicina e NON causano
crisi emolitiche. I soggetti G6PD enzimopenici POSSONO quindi assumere legumi
come piselli, fagioli, fagiolini, ceci o soia.
Il polline delle piante di fave (o la presenza nelle vicinanza di coltivazioni di fave)
NON causa crisi emolitiche.
E' importante ricordare che vi sono anche alcuni farmaci che hanno un un effetto emolitico significativo nei soggetti affetti da deficit di G6PD senza emolisi
cronica. Tali farmaci e sostanze si possono ritrovare in un documento predisposto dalla medesima società scientifica sopra nominata.
Talvolta sembra che la nutrizione si tratti di opinioni, ma in realtà è necessario basarsi su evidenze scientifiche che prescindono da opinioni ed esperienze personali...
Nella speranza di averle fornito una risposta completa, le auguro un buon proseguimento
La SITE (società Italiana Talassemia e Emoglobinopatie), riporta quanto di seguito:
Tutti i legumi altri da fave NON contengono vicina e convicina e NON causano
crisi emolitiche. I soggetti G6PD enzimopenici POSSONO quindi assumere legumi
come piselli, fagioli, fagiolini, ceci o soia.
Il polline delle piante di fave (o la presenza nelle vicinanza di coltivazioni di fave)
NON causa crisi emolitiche.
E' importante ricordare che vi sono anche alcuni farmaci che hanno un un effetto emolitico significativo nei soggetti affetti da deficit di G6PD senza emolisi
cronica. Tali farmaci e sostanze si possono ritrovare in un documento predisposto dalla medesima società scientifica sopra nominata.
Talvolta sembra che la nutrizione si tratti di opinioni, ma in realtà è necessario basarsi su evidenze scientifiche che prescindono da opinioni ed esperienze personali...
Nella speranza di averle fornito una risposta completa, le auguro un buon proseguimento
Confermo quanto dice:
le fave sono l’unico alimento dimostrato pericoloso
piselli, legumi, arachidi non hanno evidenze solide di rischio
se li ha sempre tollerati, può continuare a consumarli
La posizione del prof. Luzzatto è quella scientificamente condivisa.
Distinti saluti
Dr Luca Agostini
le fave sono l’unico alimento dimostrato pericoloso
piselli, legumi, arachidi non hanno evidenze solide di rischio
se li ha sempre tollerati, può continuare a consumarli
La posizione del prof. Luzzatto è quella scientificamente condivisa.
Distinti saluti
Dr Luca Agostini
Buongiorno Sig. Sulis,
la sua riflessione è assolutamente corretta e ben motivata: la situazione che descrive è quella considerata dalla letteratura scientifica e dagli esperti come standard per il favismo. La fava è l’alimento principale da evitare, perché contiene sostanze ossidanti (vicine alle vicine glucosidi) capaci di scatenare crisi emolitiche in persone con deficit di G6PD.
Per quanto riguarda gli altri legumi, compresi piselli e arachidi, nella pratica clinica e secondo le linee guida autorevoli non esistono prove solide di rischi analoghi. Molti fabici li consumano regolarmente senza problemi, come ha sperimentato anche lei. Il dottor Lucio Luzzatto, figura di riferimento mondiale per il favismo, conferma chiaramente che solo le fave devono essere evitate.
In sintesi: la sua esperienza personale, così come quella diffusa in Sardegna e in altre regioni con alta prevalenza di fabici, è perfettamente coerente con i dati scientifici. Evitare tutti gli altri legumi non è necessario, e può portare a restrizioni alimentari ingiustificate senza alcun vantaggio reale.
Naturalmente, ogni persona può avere una propria sensibilità, ma nei fabici piselli, lenticchie, ceci, fagioli e arachidi sono generalmente sicuri, purché non vi siano sintomi specifici o episodi precedenti.
Un caro saluto
Dott.ssa Monica Giovacchini
la sua riflessione è assolutamente corretta e ben motivata: la situazione che descrive è quella considerata dalla letteratura scientifica e dagli esperti come standard per il favismo. La fava è l’alimento principale da evitare, perché contiene sostanze ossidanti (vicine alle vicine glucosidi) capaci di scatenare crisi emolitiche in persone con deficit di G6PD.
Per quanto riguarda gli altri legumi, compresi piselli e arachidi, nella pratica clinica e secondo le linee guida autorevoli non esistono prove solide di rischi analoghi. Molti fabici li consumano regolarmente senza problemi, come ha sperimentato anche lei. Il dottor Lucio Luzzatto, figura di riferimento mondiale per il favismo, conferma chiaramente che solo le fave devono essere evitate.
In sintesi: la sua esperienza personale, così come quella diffusa in Sardegna e in altre regioni con alta prevalenza di fabici, è perfettamente coerente con i dati scientifici. Evitare tutti gli altri legumi non è necessario, e può portare a restrizioni alimentari ingiustificate senza alcun vantaggio reale.
Naturalmente, ogni persona può avere una propria sensibilità, ma nei fabici piselli, lenticchie, ceci, fagioli e arachidi sono generalmente sicuri, purché non vi siano sintomi specifici o episodi precedenti.
Un caro saluto
Dott.ssa Monica Giovacchini
salve, dovrebbe escludere le fave in ogni forma (fresche, secche, farina) e altri legumi correlati come piselli, fagioli (in particolare certe varietà), ceci, lenticchie, lupini e soia/prodotti a base di soia, mirtilli, vino rosso e acqua tonica (chinino) per evitare crisi emolitiche; inoltre deve prestando attenzione anche a farmaci specifici e conservanti
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