Buonasera ho effettuato test roschard e minnesota dai quali sono state escluse patologie i tratti de

Buonasera ho effettuato test roschard e minnesota dai quali sono state escluse patologie i tratti della personalità sono i seguenti: coartazione affettiva definita poi in psicoterapia " anaffettivita'" blocco affettivo in tenera età ed atteggiamenti passivi aggressivi, si può trattare di disturbo della personalità narcisistico? Grazie

47 risposte


Gentile utente, Mi sembra importante che possa rivolgere questa domanda allo psicologo con cui ha effettuato i test. Se inoltre sta continuando la psicoterapia, potrà scoprire un po' di più di se stesso nel lavoro che sta facendo, al di là della diagnosi. Cordiali saluti, Alessia Vaudano

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Buonasera. E' difficile esprimere un parere senza altre informazioni, informazioni che avrà il suo psicoterapeuta. Tenga presente che la diagnosi può essere utile ai professionisti per parlare un linguaggio comune, ma ritengo che non debba essere il punto centrale per la persona. La psicoterapia potrà darle utili informazioni su se stessa, al di là della diagnosi. Ritengo inoltre che se porrà al suo psicoterapeuta la domanda che ha posto qui a noi, questo sarà un tema importante da affrontare insieme all'interno della relazione terapeutica. Cordiali saluti


Salve, condivido il punto di vista dei colleghi! Diagnosi di anaffettività, narcisismo o qualsiasi altra cosa, mi chiedo e le chiedo, come mai ha deciso di effettuare questi test? Qual era il piano di trattamento che ne era alla base? Ognuno di noi non è una diagnosi nè un’etichetta, siamo esseri molto più complessi! Il mio consiglio è di concentrarsi sui cambiamenti che vorrebbe per lei dalla terapia e sulla relazione terapeutica che sta instaurando con il collega! Sia spontaneo e chiaro suo suoi dubbi, io le faccio un gran in bocca al lupo! Dott.ssa Federica Serafini Psicologa Psicoterapeuta


Salve, effettivamente sarebbe importante sapere la sua età, perchè le è stato somministrato il test. Soprattutto perchè lei ha iniziato un percorso di psicoterapia e quali erano i sintomi che mostrava per iniziare un lavoro su di sè. Quindi sono molte le domande che non hanno risposta, come spiegano i miei colleghi che mi hanno preceduto, ne deve parlare apertamente con lo psicoterapeuta che le ha somministrato il test e farsi spiegare quali sono i risultati del test, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.


Gentilissimo, come le avrà spiegato il collega che le ha somministrato i test, la diagnosi si fa con tutti i dati a disposizione, colloquio e storia di vita comprese: una rondine non fa primavera, così come la coartazione Dell affettività non fa un narcisista


Buongiorno, concordo con i colleghi, la diagnosi va fatta con tutti i dati necessari. E concordo anche sul fatto che la diagnosi è un riferimento ma con delimita in tutto la persona. Lavori su di sé senza fissarsi sulla diagnosi. Se è riuscito a rendersi conto che qualcosa non andava nella sua vita è già un ottimo inizio. Un cordiale saluto, Dott. Laura Izzi


Buongiorno, le informazioni descritte sono poche per poter rispondere al suo quesito. Un blocco affettivo in età evolutiva può dar origine a un ritiro dell’affettività. I test a cui si è sottoposto sono strumenti proiettivi che segnalano uno stato interno, ma è il lavoro psicoterapeutico che serve per conoscere, approfondire la valenza e profondità di segnali e ipotesi. In questi casi è proficua una terapia ad orientamento psicanalitico. Spero di esserle stata di aiuto Elisabetta Ciaccia


Salve, la valutazione psicodiagnostica va sempre inserita in un contesto di conoscenza di se stessi più ampio ed articolato. Se il collega non l'avesse fatto può chiedere spiegazioni più dettagliate sulle valutazioni che ha eseguito. Penso sia opportuno rileggere i profili di personalità da un punto di vista esplicativo più che descrittivo, per esplicativo intendo rileggere il sintomo dando un senso alla propria esperienza emotiva che altrimenti rimarrebbe incompresa e poco articolata. Buona giornata. Paola Uriati


Salve , per poter delineare la diagnosi, lo psicologo ha bisogno di diversi elementi tecnici. I test di personalità sono utilizzati per valutare appunto gli aspetti o i tratti della personalità del soggetto.Se ne distinguono 3 tipi: "inventari autografici"; "questionari di personalità": si basano su autodescrizioni dei soggetti. Il più noto ed utilizzato è il Minnesota Multiphasic Personality Inventory" (MMPI, del 1940), creato da S. Hathaway e J.C. McKinley, uno strumento di autovalutazione che nella clinica permette un orientamento sulla diagnosi dei disturbi della personalità. "test proiettivi": il soggetto viene invitato a descrivere materiale verbale o visivo, privo di relazioni e con diversi livelli di strutturazione, in modo che le risposte fornite possano evocare (proiettare) sottostanti (inconsci) vissuti interiori, altrimenti censurati: bisogni, desideri o paure. L’interpretazione delle risposte fornite permette la valutazione delle caratteristiche di personalità del soggetto. Le tecniche proiettive costituiscono lo strumento principale per lo studio della struttura, dei meccanismi e della dinamica della personalità. Le tecniche proiettive più utilizzate sono: Il test di Rorschach; il Test di Appercezione Tematica (T.A.T.) di Murray. Attraverso poi anche dei colloqui clinici, il professionista potrà delineare una diagnosi .


Buongiorno. Concordo su quanto messo in luce dai colleghi, ma la invito soprattutto a chiedersi perchè non ne ha parlato in psicoterapia, e le consiglio di esplorarlo in terapia, potrebbe essere un punto di partenza e di visione del suo problema importante. Auguri.


Molte problematiche di possono affrontare in psicoterapia, purché il paziente sia consapevole del proprio disagio, motivato a risolverlo e riesca a costruire in terapia un obiettivo che ritenga importante da raggiungere. Un cordiale saluto.


Buongiorno, Come già espresso dai colleghi servono molti più elementi, anamnestici e motivazionali. Sicuramente è un buon punto di partenza accorgersi che nella propria vita ci sono relazioni che non funzionano, sia con sé stessi che con altri e da lì partire per capire che cosa si migliorare per stare meglio con sé stessi e con gli altri. Come già detto dai colleghi il suo terapeuta saprà certamente aiutarla a mettere insieme un profilo che le spiegherà meglio il suo funzionamento che è quello da cui le serve partire. La diagnosi è una parte importante del processo ma la perso a è molto più di una etichetta. Le faccio tanti auguri!


Buongiorno, i test sono solamente orientativi ai fini di una psicoterapia che si basa sull'ascolto particolare di quel particolare paziente. Mentre possono avere una validità nel caso di valutazioni medico legali. Non so quale sia la sua esigenza. Comunque, sarebbe importante per lei poter avviare una psicoterapia nella quale parlare di cosa è per lei quello che il test rileva come mancanza di affettività originata in tenera età. Forse questo le crea disagio nelle relazioni con gli altri e dunque sarebbe bene cercare di affrontare la questione. Cordiali saluti PG


Buongiorno, i test per una valutazione psicodiagnoatica sono un punto di partenza e non un punto di arrivo nel percorso di conoscenza di sé; è quindi importante ricordare che ogni aspetto che può emergere da un esito di un Rorschach o di un MMPI Va visto in relazione alla propria storia di vita e al progetto di terapia concordato con il/la terapeuta. Cordiali saluti


Buongiorno. Formulare una psicodiagnosi è un processo complesso che procede per ipotesi che vanno via , via verificate. Se un medico può formulare un’ ipotesi diagnostica in pochi minuti, per uno psicoterapeuta possono volerci anche 5 incontri , in cui si valuteranno non solo i sintomi, ma anche le parti sane e le risorse individuali. La parola diagnosi deriva dal greco dia (attraverso) e gnosis (conoscenza). Conoscere attraverso la complessità dell’animo umano , che è molto di più dei sintomi che manifesta. Una diagnosi psicologica non può essere un’etichetta che imprigiona, ma l’inizio di un percorso evolutivo che libera l’individuo da parti disfunzionali di se’. Nel suo caso dal gelo dell’incapacita’ di poter esprimere i suoi moti affettivi, probabilmente bloccati da infelici esperienze infantili.


La diagnosi, così come i test utilizzati per la valutazione diagnostica, costituiscono strumenti che il terapeuta utilizza per individuare le modalità del trattamento più appropriate per il singolo paziente. Aldilà della diagnosi ogni trattamento deve essere svolto considerando prima di tutto le specificità del paziente e del suo vissuto. Nella sua lettera ravviso il rischio che lei possa considerare la diagnosi come una sorta di ‘etichetta’ nella quale si identifica e nella quale può restare incapsulato, perdendo di vista i suoi bisogni e l’importanza di percepirsi per quello che è, aldilà della diagnosi. Le suggerisco di parlare apertamente con il suo psicoterapeuta anche di questi dubbi e di proseguire nel suo percorso ricercando le cause profonde e l'origine dei disagi che attualmente sta vivendo. Un cordiale saluto. Dott.ssa Daniela La Porta


La definizione della diagnosi in un contesto psicoterapeutico di crescita personale non è così rilevante. Ognuno inizia un percorso partendo da dove si trova e con gli strumenti che ha. Otterrà con l'aiuto del suo psicoterapeuta tutto il possibile per conoscere se stesso e i propri funzionamenti psicologici. Si impegni quindi, si esprima e ascolti sfruttando al meglio ogni seduta e metta da parte definizioni ed etichette.


Buongiorno. La psicodiagnosi iniziale, come momento di indagine sui punti di forza e sulle debolezze di ognuno di noi, per poter poi valutare con cognizione di causa il progetto terapeutico più idoneo per ciascuno è un passo imprescindibile che il professionista a cui si è rivolto ha fatto bene a compiere. Nel percorso di psicoterapia che sta facendo può rivolgere le stesse domande che ha formulato qui al suo terapeuta e saprà farle capire quale percorso sia meglio per lei, senza etichette nè cose prestabilite. Nel caso non stesse ancora affrontando un percorso le consiglio di rivolgersi o al diagnosta per farsi dare un'indicazione di colleghi idonei (nel caso fosse uno psicologo e non uno psicoterapeuta) o di cercare (chiedendo un colloquio e facendosi spiegare come lavorano i professionisti che andrà ad incontrare) un collega che la segua in tal senso. Cordiali saluti


Il Rorschach è un test proiettivo mentre l'mmpi 2 un questionario autodescrittivo per classi di psicopatologie che vengono comparate. Nessuno dei due è sufficiente a porre diagnosi, ma servono al clinico a completamente del colloquio (elemento cardine di qualunque psicodiagnosi). Da ciò deriva l'impossibilità a rispondere scientificamente alla sua domanda


Buonasera, ho usato i test di Rorschach e Minnesota per molto tempo e le assicuro che niente giustifica la possibilità di incasellare nessuno in nessuna diagnosi . La mente umana è un sistema complesso e, a meno che non ci sia una necessità specifica oggettiva, non è mai il caso di chiuderla dentro una cornice diagnostica. È importante comunque che si domandi le motivazioni dei suoi funzionamenti affettivi perché evidentemente sente quanto già incidano sulla sua sfera intima, personale e di vita. Cordialmente


Salve. Da collega Rorschachista ed Esperta in Psicodiagnosi ritengo che i test siano uno strumento molto efficace, ma utile soprattutto al terapeuta più che al paziente. Rivolgersi ad uno specialista solamente al fine di una consulenza diagnostica significa correre il rischio di ottenere dei risultati che servono solo a appiccicarci un'ulteriore etichetta di cui non conosciamo il reale significato e che può farci sentire ancora più isolati . Si chieda cos'è che non la fa sentire a proprio agio con se stesso e se è realmente disposto a mettersi in gioco e ad impegnarsi per migliorare. Tutti con una terapia mirata possiamo trarre benefici, bisogna volerlo però. I miei auguri.


Salve, sarebbe consigliabile porre queste domande al professionista che ha effettuato i test, sicuramente saprà aiutarla nella comprensione dei risultati. MMM


Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo che sta attraversando. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini


Gentile utente, è impossibile darle una risposta esatta senza ulteriori formazioni, si rivolga a chi le ha somministrato il test. Cordialmente Dottor Mauro Vargiu


Salve, Ritengo necessari ulteriori approfondimenti per effettuare una diagnosi valida e affidabile. I test psicodiagnostici sono un ottimo strumento, tuttavia vanno integrati con delle osservazioni e dei colloqui psicologici, al fine di poter comprendere se si tratti o meno di un disturbo narcisistico della personalità. Infine, si ricordi che la persona non è mai la sua diagnosi. Questa è un’etichetta riduzionistica, ma, allo stesso tempo, essenziale per indirizzare l’approccio alla problematica. Un caro saluto, Dott. Daniele Morandin.


Basandoci sui tratti della personalità che hai descritto (coartazione affettiva, anaffettività, blocco affettivo in tenera età ed atteggiamenti passivi aggressivi), potrebbe essere utile approfondire ulteriormente il quadro clinico per valutare la presenza di un disturbo della personalità narcisistico. Tuttavia, è importante sottolineare che la diagnosi di un disturbo della personalità richiede una valutazione clinica approfondita da parte di uno psicoterapeuta o uno psichiatra esperto. Ti consigliamo di prendere contatto con uno specialista per una valutazione più accurata e una possibile terapia. Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio di consultazione anche online. Dott. Cordoba


Buonasera, i test sono strumenti utili, ma anche i più "predittivi" restano pur sempre test. È fondamentale che la diagnosi venga sempre verificata e approfondita attraverso il colloquio clinico, poiché quest'ultimo consente al professionista di valutare il quadro complessivo e di confermare o escludere eventuali ipotesi diagnostiche. Se è già seguito da un professionista, le consiglio di porgli queste domande, in modo che possiate esplorare insieme le sue caratteristiche di personalità. In caso contrario, intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta potrà sicuramente aiutarla a ottenere le risposte che cerca. Saluti


Gentilissim*, certo che si, il narcisismo può essere trattato e risolto nei suoi aspetti più invalidanti, bisogna rivolgersi al professionista giusto per competenze tecniche e relazionali ed essere motivati ad intraprendere un percorso psicoterapico. Per qualsiasi dubbio non esiti a contattarmi. Cordiali saluti, Francesco


Buongiorno, dovrebbe rivolgere questa domanda al professionista che le ha somministrato questi test. Un caro saluto.


Buongiorno, è importante ricordare che una persona non è una diagnosi, ma un individuo complesso con una storia e un vissuto unico. I test psicodiagnostici possono fornire indicazioni sui tratti di funzionamento di personalità, ma interpretarli senza un contesto può portare a semplificazioni e fraintendimenti. Per poter comprendere meglio il proprio funzionamento psicologico e le origini della sofferenza, sarebbe opportuno rivolgersi a un professionista. Attraverso un percorso clinico è possibile esplorare in modo più approfondito le proprie dinamiche interne e il significato di ciò che emerge dai test e dalla psicoterapia. Cordiali saluti


non ci sono informazioni sufficienti


Buongiorno, sono psicologo e psicodiagnosta che lavora e somministra test regolarmente. ci possono essere indicazioni di disturbo di personalità narcisistica già tramite i test che ha effettuato. La coartazione affettiva, può dipendere da un suo vissuto, così come le strategie difensive che mette in atto. Sarebbe dunque utile indagare ciò che ha passato per capire un po' meglio il suo funzionamento, cosa non le piace e perchè. Resto a disposizione per chiarimenti. Cordialità


Buongiorno, se i test hanno escluso patologie di personalità non dovrebbe preoccuparsi di avere un disturbo narcisistico di personalità, anche perché consideri che tratti di personalità patologici li abbiamo praticamente tutti. A definire un disturbo di personalità è un certo numero di questi tratti patologici che causano disagio importante o compromissioni in qualche area di vita (familiare, relazionale, lavorativa, amicale)


Non è possibile fare tale diagnosi con queste variabili da lei citate. Saluti


I test psicodiagnostici (come Rorschach e MMPI) offrono sicuramente indicazioni preziose, ma da soli non permettono di formulare una diagnosi completa. Termini come “coartazione affettiva”, “anaffettività” o “atteggiamenti passivo-aggressivi” descrivono alcuni tratti della personalità, che però non equivalgono automaticamente a un disturbo specifico. La diagnosi di un disturbo di personalità, incluso quello narcisistico, richiede una valutazione clinica approfondita che tenga conto della storia personale, del funzionamento relazionale ed emotivo, oltre che del contesto di vita attuale. Dal momento che questi test le sono stati somministrati da un professionista, il consiglio è di confrontarsi direttamente con lui/lei: sarà la persona più indicata ad aiutarla a chiarire i suoi dubbi e a dare una lettura personalizzata dei risultati.


Buonasera, la coartazione affettiva e l’anaffettività indicano difficoltà nel riconoscere e esprimere emozioni, spesso legate a esperienze precoci. Gli atteggiamenti passivo-aggressivi possono comparire in vari disturbi, non solo nel disturbo narcisistico. Quest’ultimo si caratterizza principalmente per senso grandioso di sé, bisogno di ammirazione e difficoltà nell’empatia, che non sempre si associano a ridotta espressione affettiva. Per una diagnosi precisa è necessario integrare i test con una valutazione clinica approfondita, considerando la storia personale e i comportamenti nel tempo.


Buonasera, per effettuare la diagnosi di Disturbo Narcisistico di Personalità è necessario un percorso di valutazione diagnostica standardizzato che prevede l'utilizzo di questionari e un'intervista somministrata dal professionista, secondo il Modello Alternativo del DSM-5-TR. Mi interrogherei anche del perchè per Lei è importante che le sia restituita un'etichetta diagnostica precisa, oltre al lavoro che sta già facendo in psicoterapia per comprendere il suo funzionamento di personalità. A disposizione


Salve. Per poter diagnosticare un disturbo della personalità, come indicato nel DSM, è necessario che sia presente un numero minimo di criteri, diverso per ogni disturbo. Non è possibile poter affermare con certezza si possa trattare di un disturbo di personalità (nello specifico di tipo narcisistico) se non tramite colloqui con un professionista e, se necessarie, somministrazioni di batterie di test. Da ciò che ha indicato, comunque, non sembrerebbe trattarsi di tale disturbo ma, come detto, non è possibile averne assoluta certezza.


Salve, i tratti che descrive, come la coartazione affettiva e il blocco emotivo precoce, possono comparire in diversi quadri di personalità, non necessariamente in quello narcisistico. Più che di un disturbo, può trattarsi di un modo difensivo che si è strutturato nel tempo per proteggersi dal dolore relazionale. La valutazione di un disturbo di personalità richiede sempre un’analisi clinica approfondita nel tempo. In questo percorso, la psicoterapia umanistica o l’analisi bioenergetica possono aiutarla a riattivare la dimensione emotiva e a costruire legami più autentici. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli


Buonasera La valutazione psicodiagnostica che ha effettuato ha dato (come sempre accade) dei risultati che potrebbero in parte descrivere la sua personalità ma, quest'ultima, è definita da molteplici fattori che non sempre emergono dai test. Detto ciò, non è possibile confermare o ipotizzare una diagnosi così importante con così pochi elementi, quindi le consiglierei di scoprire a fondo il significato di questi tratti emersi dalla valutazione, a prescindere dall'etichetta diagnostica. Dubito, tuttavia, che si tratti di un quadro narcisistico, in quanto, sulla base di ciò che scrive, sembra che manchino diversi criteri diagnostici necessari per confermare, eventualmente, il disturbo. Un caro saluto Dott.ssa Sofia Binanti


Salve, da quello che descrive non c'è materiale sufficiente per dedurre un disturbo narcisistico della personalità, può sicuramente approfondire


Gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso i risultati dei suoi test. È comprensibile che, dopo aver ricevuto definizioni come 'anaffettività' o 'coartazione', Lei cerchi di dare un nome più preciso al suo modo di funzionare. Ecco alcuni spunti che mi sento di darle per aiutarla a interpretare questi dati, che andranno poi discussi nel dettaglio con il professionista che la sta, immagino, seguendo (psicologo\ psichiatra\ terapeuta). 1. Dati dei test e Diagnosi di Narcisismo: I tratti emersi (coartazione e blocco affettivo) indicano una sua difficoltà nel sentire e nel comunicare le emozioni, ma non sono di per sé sufficienti per una diagnosi di narcisismo. Il narcisismo si caratterizza solitamente per un bisogno di ammirazione, grandiosità e mancanza di empatia finalizzata allo sfruttamento altrui. La sua anaffettività, invece, sembra descrivere più una difesa (un guscio protettivo) che un desiderio di affermazione superiore. 2. La Coartazione come protezione: Al Rorschach, la coartazione indica spesso che la persona sta impiegando molta energia per tenere sotto controllo i propri impulsi e le proprie fragilità. Il 'blocco in tenera età' suggerisce che lei abbia imparato molto presto che mostrare emozioni era pericoloso o inutile, decidendo inconsciamente di abbassare o addirittura spegnare il volume dei sentimenti per non soffrire. 3. Il significato del Passivo-Aggressivo: Questo tratto indica che la sua rabbia non fluisce liberamente, ma si esprime in modo indiretto. Spesso chi è stato 'bloccato' affettivamente non si sente autorizzato a dire 'no' chiaramente, e lo fa attraverso il silenzio o l'inefficienza intenzionale. 4. Narcisismo o Distacco? Mentre il narcisista usa gli altri come specchi per il proprio valore, chi vive un blocco affettivo spesso vive gli altri come 'distanti' o ‘faticosi’. Nel Suo caso, alla luce solamente di ciò che ha scritto, penso si possa trattare più di una struttura evitante piuttosto che narcisistica. Il fatto che i test abbiano 'escluso patologie' è un dato molto positivo: significa che la sua struttura è solida. Il lavoro in psicoterapia non sarà tanto quello di trovare un'etichetta (come, ad esempio, 'narcisista' o altro), ma piuttosto quello di 'scongelare' lentamente quel blocco infantile per permetterle di tornare a sentire e ad affermare direttamente con sincerità e rispetto (per sé stessa e per gli altri) i suoi sentimenti. Un caro saluto Dr. Claudio Puliatti


Buongiorno, dai test che cita (Rorschach e Minnesota/MMPI) possono emergere tratti di funzionamento della personalità, ma di solito non permettono, da soli, di formulare una diagnosi specifica di disturbo di personalità. I risultati che riporta — come la coartazione affettiva, il blocco emotivo o alcune modalità passivo-aggressive — descrivono piuttosto un modo di gestire e modulare le emozioni, spesso caratterizzato da una difficoltà a esprimerle o a entrarvi pienamente in contatto. Queste caratteristiche possono avere origini diverse. A volte sono legate a esperienze precoci in cui l’espressione emotiva non trovava spazio o veniva vissuta come rischiosa, che, nel tempo, possono aver portato a modalità più contenute o distaccate di stare nelle relazioni. In genere, la valutazione di un eventuale disturbo di personalità richiede un inquadramento clinico più ampio, che tenga conto della storia personale, del modo di funzionare nelle relazioni, della continuità di certi pattern nel tempo e di come questi influenzino la vita quotidiana. I test psicodiagnostici possono offrire indicazioni utili, ma vengono sempre interpretati all’interno di un percorso clinico più complessivo. Se questi temi sono emersi nel lavoro psicoterapeutico, può essere molto utile continuare a esplorarli proprio in quello spazio, dove è possibile comprendere meglio il significato di queste modalità affettive e il modo in cui si sono strutturate nella sua storia personale. Questo tipo di lavoro può permettere di ampliare gradualmente la capacità di riconoscere ed esprimere gli stati emotivi, oltre che di viverli con maggiore libertà nelle relazioni. Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli


Buonasera, grazie per la Sua condivisione! E' difficile trarre una conclusione così complessa e determinante da così pochi elementi e test. Sicuramente credo vada sottolineato come sia importante non fare confusione tra tratti di personalità e disturbi da personalità che, fortunatamente, sembrano essere stati esclusi nel suo caso! Spero di esserle stato utile, Fabio Lodico


Buonasera, capisco il bisogno di dare un nome preciso a ciò che emerge dai test, ma è importante chiarire che termini come “coartazione affettiva” o “blocco emotivo” non equivalgono automaticamente a un disturbo di personalità, e in particolare non permettono da soli di parlare di disturbo narcisistico. Quello che descrive sembra più indicare una difficoltà nel contatto e nell’espressione emotiva, spesso legata a esperienze precoci, piuttosto che una struttura di personalità definita in senso diagnostico. Il rischio, nel cercare un’etichetta, è di semplificare qualcosa che in realtà ha una storia e un significato più complessi e personali. Più che chiedersi “che disturbo è?”, potrebbe essere più utile comprendere: come si è costruito questo blocco nel tempo come si manifesta oggi nelle relazioni se e come può essere sciolto Se vuole, possiamo approfondire insieme questi aspetti e capire meglio il suo funzionamento, andando oltre le etichette e lavorando su ciò che concretamente vive. Un caro saluto


Gentile utente, grazie della condivisione. E' davvero difficile poter dare una risposta alla sua domanda, anche perchè "coartazione affettiva" e "passivo aggressivo" sono termini usati con molte accezioni. In generale le consiglierei di rivolgersi ad uno specialista, terapeuta e/o psichiatra, per approfondire questi aspetti e, nel caso, ricevere una diagnosi. Le auguro un buon proseguimento, cordiali saluti, dott. Niccolò Orsi Bandini.


Buonasera, da questi elementi non è possibile confermare una diagnosi di disturbo di personalità, incluso quello narcisistico. I test psicologici e i tratti che descrive indicano aspetti del funzionamento emotivo e relazionale che vanno letti all’interno di una valutazione clinica complessiva, non come etichetta diagnostica. Se il dubbio la preoccupa, può essere utile approfondirlo in un percorso psicologico, così da comprendere meglio questi aspetti nel tempo. Un caro saluto.

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