Avrei bisogno d ell'aiuto di uno psichiatra e psicoterapeuta. Premetto che sono un caso complesso. S
Avrei bisogno d ell'aiuto di uno psichiatra e psicoterapeuta. Premetto che sono un caso complesso. Sono una donna di 30 anni e ho alle spalle molti anni di psicoterapia. Lo scorso anno durante un mio ricovero ho scritto una sorta di autobiografia di 11 pagine perchè non ho più le forze di raccontarmi da capo. Quello che chiedo è se c'è qualcuno lì fuori che ha voglia di leggere la mia storia e capire in questo modo se può o meno essermi d'aiuto. Per me è davvero importante. Spero di leggere tutte le risposte perchè ultimamente non mi arrivano tramite email. Spero di trovare qualcuno di cui io possa fidarmi, lo spero davvero. Sono esausta.
12 risposte
Praticamente vorresti fare una selezione del nuovo terapeuta? Per vedere se sei d’accordo con quello che pensa dopo aver letto le tue pagine? Nessun terapeuta che si presti a fare una cosa di questo tipo ti andrebbe bene. Con l’importanza che senti di avere (e non la sto mettendo in discussione), secondo te, un clinico che, senza essere pagato, ha bisogno di fare quello che chiedi tu, poi come lo considereresti?
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Salve, provi a trovare uno specialista della sua zona disposto a fare questo specifico lavoro. Filtri la ricerca per città dalla app mio dottore, potrà così condividere la sua storia con un professionista disposto ad accoglierla. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Buongiorno,Posso leggere la sua autobiografia e aiutarla a organizzarla clinicamente (sintomi, diagnosi differenziale, bisogni, obiettivi di cura) e a capire che tipo di psichiatra/psicoterapeuta potrebbe esserle più utile. Ci provo volentieri.
Buongiorno sono disponibile a leggere la Sua storia, che avrà molto da insegnare a tutti. Noi analisti viviamo di storie e credo che l'ascolto di una vicenda umana sia in primis un grande privilegio. Può inviare i Suoi scritti su piattforma e sarò ben contenta di leggerli. Grazie cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Comprendo la fatica e il senso di esaustione che traspaiono dalle Sue parole. Il desiderio di essere compresa senza dover ricominciare ogni volta da capo è profondamente umano. La Sua autobiografia potrebbe rappresentare un valido punto di partenza per un professionista, ma sarà la relazione terapeutica, costruita nel tempo, a permettere di comprendere davvero la complessità della Sua esperienza e individuare il percorso più adatto. Le auguro di trovare uno spazio di cura in cui possa sentirsi accolta e al sicuro.
Capisco quanto possa essere faticoso arrivare a un punto in cui non si ha più la forza di raccontarsi da capo. Quando la storia personale è complessa e segnata da molte esperienze, il bisogno di essere ascoltata davvero, senza dover ricominciare ogni volta, diventa centrale. Il fatto che tu abbia scritto la tua autobiografia è già un gesto di grande lucidità e cura verso te stessa: significa che hai trovato un modo per dare forma a ciò che hai vissuto e per permettere a chi ti accompagnerà di comprenderti meglio. È comprensibile che tu senta il bisogno di trovare qualcuno di cui poterti fidare, soprattutto dopo tanti anni di percorsi e tentativi. La fiducia non si chiede, si costruisce, e il tuo desiderio di trovare un professionista che possa accogliere la tua storia con rispetto è assolutamente legittimo. Nel mio lavoro, leggere ciò che una persona ha scritto di sé può essere un punto di partenza prezioso: permette di entrare in contatto con il suo vissuto senza costringerla a ripercorrere tutto immediatamente. Se deciderai di iniziare un percorso, potremo partire proprio da lì, dalla tua narrazione, e procedere insieme con i tempi e i modi che per te sono sostenibili. Non sei “troppo complessa”: sei una persona che ha vissuto molto e che merita uno spazio sicuro, stabile e non giudicante. Resto a disposizione.
Buongiorno, raccolgo volentieri il suo invito. Se ritiene che raccontare la sua storia attraverso ciò che ha già scritto le sia più sostenibile che ripercorrere tutto da capo, può essere un valido punto di partenza. Comprendo quanto possa essere faticoso sentirsi esausta dopo anni di sofferenza e di percorsi terapeutici. Proprio per la complessità che descrive, credo sia importante che la sua storia venga accolta all'interno di una presa in carico strutturata da parte di uno specialista che possa leggere con attenzione il materiale e conoscerla gradualmente integrando ciò che ha scritto con i colloqui clinici. Se sente di aver bisogno di un nuovo spazio di cura, la incoraggio a intraprendere o riprendere un percorso. La sua autobiografia potrà rappresentare un prezioso punto di partenza, ma sarà la relazione terapeutica a permettere di comprendere davvero la sua sofferenza e individuare il percorso più adatto alle sue esigenze.
Gentilissima, la ringrazio per la fiducia. Il bisogno di essere accolta senza dover ricominciare ogni volta daccapo è comprensibile , e una storia "complessa" richiede molto più tempo, non è un ostacolo alla cura. Nonostante questo, il bisogno di raccontarsi di nuovo mi dice che forse in quel percorso non abbia trovato la terapeuta giusta per lei. Il desiderio che qualcuno legga la sua biografia è un modo di sentirsi vista senza dover ripeter tutto a voce. Le dico con onestà però che questo suo bisogno troverebbe risposta più solida in una relazione terapeutica continuativa per il lavoro di elaborazione anche di quell'elaborato biografico di cui accennava. Sono disponibile per una prima consulenza , se lo desidera può contattarmi privatamente per fissare un appuntamento. Dottoressa Francesca Caputo
Salve, se vuole può inviarle anche a me, le leggerei con il dovuto rispetto. Certamente avrà sperimentato troppe delusioni e disillusioni. Spero che la sua ricerca, seppur non semplice mi sembra di capire, la faccia arrivare a ritrovare sè stessa per come lei desidera.
Buongiorno. La sua stanchezza si sente in ogni parola ed è del tutto comprensibile. Avere racchiuso la sua storia in quelle 11 pagine è stato un atto di grande autotutela e rispetto per se stessa, ed è per questo che le do la mia piena disponibilità a leggere il suo scritto prima di qualsiasi incontro. Rispettare le sue energie è il primo passo per costruire uno spazio sicuro, e nelle situazioni più complesse, dopo una valutazione congiunta con il professionista, l'integrazione tra psicoterapia e valutazione psichiatrica è la strada migliore per dare un sostegno completo e restituire un po' di respiro. La fiducia non si impone a parole ma si costruisce a piccoli passi, partendo proprio dal sentirsi ascoltati nei propri tempi. Se desidera inviarmi il suo testo tramite i canali della piattaforma, lo leggerò volentieri. Un caro e caloroso saluto
Gentile, leggendo la sua accorata richiesta si percepiscono in modo lucido la profonda stanchezza, il senso di sfinimento emotivo e, al tempo stesso, un grandissimo ed eroico desiderio di non arrendersi. La sensazione di essere "esausta" dopo anni di percorsi clinici, un ricovero e l'esperienza faticosa di doversi "raccontare da capo" ogni volta è un vissuto doloroso, ma del tutto comprensibile e legittimo. Avere scritto un'autobiografia di 11 pagine durante il ricovero non è un segnale di complessità ostacolante, ma un gesto di straordinaria consapevolezza, cura e protezione verso se stessa: ha creato una vera e propria mappa del suo percorso per risparmiare energie preziose e orientare chi si prenderà cura di lei. Le offro alcuni punti di riflessione clinica e indicazioni concrete per rassicurarla su come la comunità professionale può accogliere la sua storia. La fatica del "ri-raccontarsi" e il valore del testo scritto: Ripercorrere ogni volta dall'inizio la propria anamnesi, i propri traumi e i fallimenti terapeutici è una fonte di grande retraumatizzazione e dispendio energetico. Il fatto che lei abbia redatto una sintesi scritta della sua vita e della sua storia clinica è uno strumento preziosissimo. Per molti clinici esperti, accogliere e leggere un documento autobiografico prima o durante i primi colloqui non è un peso, ma un'opportunità straordinaria per sintonizzarsi subito sul suo mondo interno rispettando i suoi tempi e le sue forze. La percezione di essere un "caso complesso": Spesso chi affronta anni di terapia senza trovare un beneficio definitivo finisce per etichettarsi come un "caso disperato" o "troppo complesso". In realtà, la complessità indica semplicemente la necessità di una presa in carico integrata (psichiatrica e psicoterapeutica insieme) e di un approccio clinico non standardizzato, capace di costruire un'alleanza su misura. Il bisogno primario di fiducia e l'esaurimento delle risorse: La ricerca di "qualcuno di cui potersi fidare" è il cuore di qualsiasi processo di cura. La fiducia non si impone, si costruisce con la massima delicatezza, specialmente quando si è esausti. Indicazioni pratiche sul da farsi e su come inoltrare la storia: L'integrazione tra Psichiatria e Psicoterapia: La sua intuizione di cercare un lavoro sinergico tra psichiatra e psicoterapeuta è del tutto corretta. La terapia farmacologica (curata dallo psichiatra) ha la funzione di ridurre il carico sintomatico e restituire le energie biologiche di base, mentre la psicoterapia permette di rielaborare la storia personale e costruire nuove strategie di vita. Come proporre l'autobiografia ai professionisti: Lei può e ha tutto il diritto di proporre il suo scritto ai professionisti che contatterà. La modalità più funzionale per farlo è richiedere un primo colloquio di consultazione conoscitiva e specificare fin da subito: "Ho redatto una sintesi di 11 pagine della mia storia clinica e personale. Desidero sapere se il/la professionista è disponibile a leggerla prima o a cavallo dei primi incontri, per evitare di dover raccontare tutto da capo". Accertarsi della presa in carico nei canali corretti: Poiché i portali e le piattaforme online a volte presentano problemi di notifica o di invio email, il consiglio pratico è di contattare direttamente gli specialisti (tramite numero di telefono, studio privato o strutture territoriali come i Centri di Salute Mentale o i Centri di Psicoterapia integrata) per avere la certezza che il messaggio sia giunto a destinazione. Voglio dirle con molta fermezza che c'è assolutamente "qualcuno là fuori" pronto ad ascoltarla, a leggere la sua storia e ad affiancarla con rispetto, competenza e pazienza. Il suo scritto non è un ostacolo, ma la chiave per ripartire da dove si trova oggi, senza sprecare una singola goccia di energia in più. Proprio per valutare insieme la sua storia, accogliere la sua autobiografia e comprendere come impostare un percorso d'ascolto e di integrazione terapeutica personalizzato, le confermo la mia piena disponibilità per un primo colloquio conoscitivo. Sarei davvero felice di offrirle uno spazio protetto, sicuro, riservato e privo di qualsiasi giudizio, all'interno del quale leggere le sue pagine, custodire la sua fiducia e accompagnarla a ritrovare la serenità che merita. Un caro saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci Psicologa
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