Domande del paziente (15)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buonasera, quello che descrivi somiglia a una forma di “ansia post-evento” o rimuginio sociale: dopo situazioni sociali il cervello rielabora in modo eccessivo ciò che è successo, spesso ingigantendo errori... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buonasera, a questa età è abbastanza comune che i bambini “oscillino” molto nei rapporti importanti. Non è detto che ci sia qualcosa di “contro” la nonna in senso personale: spesso è più una difficoltà... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buongiorno, quello che descrive è molto più comune di quanto si pensi, e non significa che lei sia “superficiale” o poco serio. Spesso dietro il bisogno di "fare il simpatico" in gruppo può celarsi il... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buonasera, i dubbi e le preoccupazioni che porta sono compatibili con il disturbo ossessivo di cui parla e della necessità di tenere tutto un po’ sotto controllo. Le consiglio tuttavia di portare i dubbi... Altro


    Buongiorno Gent.mi Dottori, vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti.. una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole) .il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buonasera, leggendo quanto scritto la prima cosa che mi viene da dirle è che ogni persona è unica e non ci sono emozioni giuste o sbagliate, ci sono le sue, che sono uniche e necessitano di trovare spazio. Accogliere le emozioni e ascoltarle ci permette di capire cosa ci stanno comunicando.


    Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buonasera,

    grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. È comprensibile sentirsi feriti e frustrati di fronte a un comportamento di distacco, soprattutto quando i sentimenti per l’altra persona sono ancora vivi. Il dolore e la tristezza che descrive sono reazioni del tutto naturali di fronte a una situazione così difficile.

    Trovarsi ogni giorno nello stesso ambiente di lavoro di una persona a cui si è stati legati può essere faticoso e generare emozioni intense. Prendersi cura di sé, riconoscere i propri sentimenti e trovare modi per gestirli è un passo importante per tutelare il proprio benessere.


    Buonasera sono un ragazzo di 28 anni e mi sento inferiore e in ritardo rispetto agli altri, sento una forte rabbia e frustrazione perché non ho mai avuto una relazione con una ragazza e non ho amici, purtroppo sto h 24 nel negozio che voglio vendere al più presto, mi da fastidio sentire le solite frasi ognuno ha i suoi tempi perché i miei tempi non arrivano mai se non mi do da fare, la cosa strana e che la rabbia è tanta ma tanta che sono diventato autodistruttivo come se mi odiassi quindi non mi va più di fare nulla su questo, ad agosto compio 29 anni i ragazzi di 18/20 anni stanno più avanti di me io ho bruciato i migliori anni perché a 28 anni se caso remoto succede non posso fare il bambino di 15 anni, ma comunque detto questo con il negozio non ho libertà e poco utile economico, non mi va di rialzarmi perché mi sento molto stanco e nervoso faccio cattivi pensieri, preferisco piuttosto che vivere nel umiliazione! Solo io sono inferiore o gli sfigati come me. Grazie a chi mi darà un consiglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buonasera,

    grazie per aver condiviso così apertamente ciò che sta vivendo. È comprensibile sentirsi frustrati, arrabbiati e sopraffatti quando ci si confronta con gli altri e si percepisce di essere “in ritardo” nella vita o nelle relazioni. Questi sentimenti non indicano che lei sia “inferiore” o “sbagliato”; sono reazioni naturali di fronte a momenti di stallo o insoddisfazione.

    Per comprendere meglio la sua esperienza e trovare modi per affrontarla, potrebbe essere utile riflettere su alcune domande:
    - Ci sono momenti o attività in cui sente di avere un po’ di energia o soddisfazione, anche minima?
    - Quali valori o desideri sente più importanti per la sua vita, al di là dei confronti con gli altri?
    - C’è qualche esperienza passata che sente di non aver elaborato e che influenza il modo in cui si guarda oggi?

    Rispondere a queste domande può aiutare a mettere ordine nei pensieri e capire da dove partire per ritrovare motivazione e fiducia


    Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
    Grazie per un'eventuale risposta.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli


    Buonasera,

    la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza. Quello che sta vivendo è profondamente comprensibile: un cambiamento improvviso come un infortunio e le conseguenze che ne derivano possono avere un impatto molto forte non solo sul piano pratico, ma anche su quello emotivo e identitario.

    I sentimenti di colpa, inutilità e smarrimento che descrive sono reazioni frequenti quando ci si trova, improvvisamente, a non poter più svolgere i ruoli e le attività di prima. Non significa che lei sia davvero un peso, ma piuttosto che sta attraversando un momento di grande adattamento, in cui è naturale mettere in discussione il proprio valore e il proprio posto all’interno della famiglia.

    È importante ricordare che il suo valore come persona non dipende da ciò che riesce a fare, ma da ciò che è. Anche se in questo momento ha bisogno di supporto, questo non la rende meno importante o meno significativa per i suoi cari.

    Con il tempo e con il giusto sostegno, è possibile trovare nuovi equilibri e modi diversi di sentirsi utile e presente nella propria famiglia. Non è un percorso semplice, ma non deve affrontarlo da sola


    Domande su consulenza psicologica

    Salve,
    scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.

    Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
    Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
    Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
    Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
    Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
    Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Salve,
grazie per aver condiviso una situazione così delicata e complessa.
    Può essere davvero utile partire da lei: da ciò che sente, da come sta, e da quali sono oggi i suoi bisogni emotivi.
    Le sensazioni che riporta non sono necessariamente autosabotaggio, ma possono essere segnali importanti del suo mondo interno, che meritano ascolto. Le sue emozioni hanno diritto di esistere, senza essere messe da parte per far funzionare la relazione.
    Un caro saluto.


    Ciao sono una ragazza di quai17 anni, sono cambiata totalmente qualche anno fa', quando è venuta a mancare mia nonna, da li sono iniziati i miei primi attacchi di ansia, mi venivano ogni notte, al talpunto di dormire pochissime ore, da li non riesco a superare la paura della morte, e la morte di mia nonna, che da quasi 4 anni a questa parte non sono riuscita a parlarne con nessuno, oltre a questo è peggiorato il rapporto con i miei genitori, mia madre non è più la stessa, non credo che mi abbia mai capita, è un continuo litigare, quando sbaglia lei non chiede mai scusa, ma trova delle giustificazioni, e alla fine faccio finta di niente come se non fosse successo nulla, e questo mi crea tanto stress e mi dispiace tanto perché non ritrovo più la mamma di quando ero piccola. Sono sempre stata una ragazza molto scherzosa, ironica e quella che fa ridere gli altri, ma al contrario di quando ero una bambina sono diventata una persona molto sensibile, piango appena litigo con i miei genitori, appena mio padre mi alza la voce su determinati argomenti (ma non capita solo con mio padre),questo mio aspetto non l'ho mai mostrato a nessuno, come se io fossi una persona quasi insensibile e quasi menefreghista(perché tendo a nascondere questa mia fragilità) inoltre tendo a provare molta timidezza con persone con cui non ho confidenza e ciò non mi fa stare male, perché tendo a mascherare tutto il mio carattere e il mio modo di fare. Oltre a questo ho sempre avuto grandi problemi di fiducia, da quando ero piccola, non mi sono mai fidata di nessuno, non riesco a vedere fiducia negli altri, a parte una persona al quale riesco a confidarmi, ma anche con lei ho sempre la paura di non potermi fidare al 100%, in compenso oltre a essere una persona scherzosa, so ascoltare e aiutare le mie amiche in momenti meno belli e sono molto empatica. Sto passando un periodo difficile, come per es. a scuola ho degli argomenti da recuperare, oppure nuovi argomenti da studiare, e quando sono a scuola sento la voglia di fare, di dire "arrivo a casa e mi metto a studiare", ma una volta tornata a casa non riesco a sedermi nella scrivania, mi sento demoralizzata e tendo a dormire tutta la sera oppure a usare il telefono, come se fossi sempre stanca, scrivo ciò per una risposta a tutto questo, e perché non so se è il caso di rivolgermi a una/o piscologa/o in quanto io sia ancora "piccola" e magari è solo una fase adolescenziale. Grazie mille per l'attenzione.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buonasera, prima di tutto volevo porre l'attenzione sul fatto che tu sia riuscita a mettere in parola il tuo sentire e questo è un grande passo.
    Continuo con un aspetto fondamentale: quello che provi è valido. L’adolescenza, tra l'altro è un periodo di cambiamenti profondi, e proprio per questo quello che succede dentro di te merita ancora più attenzione, non meno.
    Tutto ciò che provi è una risposta emotiva del tutto normale, hai imparato a mostrarti forte nel tempo.
    Non c'è un'età giusta o sbagliata per rivolgersi ad uno/a psicologo/a.
    Stai diventando adulta, stai costruendo chi sei, stai affrontando cambiamenti, dubbi, paure profonde... Parlare con una psicologa/o non significa “avere qualcosa che non va”, ma avere uno spazio tuo, dove non devi fingere niente.
    Un caro saluto!


    salve a tutti gentili psicologi ..
    domani ho un esame all università di storia medievale ma non riesco a ripetere oggi e mi sento molto bloccata ... il blocco mi paralizza. Come posso superare queste situazioni? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Quando senti che la mente si blocca, può essere semplicemente il segnale che la tensione è salita troppo, non che tu non sappia le cose. In quei momenti è più utile concederti un attimo per ritrovare un minimo di calma, piuttosto che forzarti.

    Prova anche a ricordarti che il grosso del lavoro lo hai già fatto: quello che hai studiato c’è, anche se adesso non ti sembra accessibile come vorresti. Questa sensazione di “vuoto” è spesso legata all’ansia, non alla reale preparazione. Un caro saluto


    Mi rendo conto di dover interrompere una relazione con un uomo che amo ancora tanto ma con il quale sapevo già che non ci sarebbe stato futuro perché molto più giovane di me. La ragione mi dice di prendere la decisione, il cuore no. Inoltre questo amore mi impedisce di accettare la compagnia di persone più adatte a me per età e cultura. Come gestire tutto questo? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buonasera, si tratta di una ambivalenza profondamente umana. Quando il cuore e la ragione sembrano andare in direzioni diverse, spesso non è perché uno dei due “sbaglia”, ma perché parlano di bisogni diversi. Non è necessario forzarsi subito verso una direzione, può essere più utile stare un momento in questo spazio intermedio e chiedersi cosa rappresenti per lei questa relazione. Un caro saluto


    Buongiorno avrei bisogno di un supporto, ormai da circa 20 anni soffro di una forma "strana" di ansia. Faccio un esempio così si capisce meglio. Se qualcuno mi dice guarda che tra una settimana andiamo al mare 2/3 giorni io inizio a spegnermi e ad avere un solo pensiero tutto il giorno ovvero: "devo andare là" e mi si chiude lo stomaco e non riesco a pensare ad altro anche se magari sto guardando un film non riesco a concentrarmi ma penso solo al giorno in cui devo andare e la maggior parte delle volte rinuncio e mi riprendo, questo succede anche se mi devo spostare un po' lontano per lavoro e non riesco proprio a pensare ad altro. Un esempio contrario è stato quando la mia compagna mi ha svegliato alla mattina e mi ha detto alzati che andiamo a Roma (io abito a Mantova) lì per iì cercavo un po' di scuse per non andarci ma non avevo tempo così sono partito per questi due giorni e sono stati dei giorni bellissimi senza pensieri. Se mi dicono il giorno prima o al massimo due giorni prima che devo partire ci vado perché è come se la mia testa non ha il tempo necessario per elaborare il "lutto emotivo" altrimenti se sono più giorni mi spengo emotivamente come se diventassi un'ameba. Sono stato da tre psicologi diversi e anche sotto ipnosi un po' di miglioramento c'è stato ma ancora le trasferte dette con troppo anticipo mi bloccano. Premetto che in età giovanile (ora ho 42 anni) ho sempre girato anche fuori dall'Europa insieme ai miei genitori ma durante l'esame di maturità è come se si fosse bloccato qualcosa e da lì non sono più riuscito a spostarmi dal paese con largo anticipo. Ho letto che potrebbe essere anedonia ma non saprei cosa fare. Spero di essere stato chiaro e ringrazio anticipatamente coloro che mi risponderanno.

    Grazie e saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buongiorno, da quello che descrive sembra non trattarsi tanto di una difficoltà a provare piacere (quindi non parlerei di anedonia), ma di una ansia anticipatoria molto intensa, che si attiva quando c’è un evento futuro programmato con anticipo. La cosa importante è che durante le esperienze sta bene: questo è un segnale molto positivo, perché indica che il problema non è “andare”, ma il modo in cui la sua mente gestisce il “prima”. E su questo si può intervenire in modo efficace. Un caro saluto


    Ho problemi in famiglia, sono un ragazzo di 22 anni negli ultimi mesi non riesco più a stare tranquillo dato che mio padre e mia madre hanno un rapporto strano si scrivono messaggi che turbano mia madre, mio padre di nascosto scrive con un altro account whatsapp privato in anonimato e mia madre continua a dirmi di bloccarlo ma quando mia madre è lontana dal proprio telefono, lui si sblocca da solo e non so che fare sinceramente e da giorni che ormai non dormo tranquillo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buonasera, credo che il fatto che lei non riesca più a dormire tranquillo è un segnale importante: il suo corpo le sta dicendo che sta assorbendo molto stress emotivo. Provi, per quanto possibile, a mettere un piccolo confine: ascoltare sua madre senza sentirsi obbligato a risolvere tutto. Un caro saluto


    Soffro da più di 35 anni di anginofobia. ultimamente molto peggiorata per problemi gravi di salute di mia moglie, ipocondria e stress, emetofobia, problemi personali e lavorativi, inoltre ho una figlia di 7 anni. praticamente quando capitano quei momenti, io porto il cibo in fondo alla gola, non effettuo il riflesso della deglutizione e sento il bolo che per inerzia incomincia a scivolare giù nella tracha, al ché vado in panico e bevo dell acqua sperando che riattivi il riflesso, perché se non riparte e il cibo va giù va in soffocamento (penso), altra modalità io vado per ingoiare e stringo la gola e la lingua emettendo quasi un rantolo per non lasciare andare il cibo verso il suo naturale percorso.
    Oggi non è siccesso, solo verso la fine, leggerissimamente percepivo che potesse accadere ma ho tenuto duro, ho detto a mia moglie di non alzarsi da tavola senza di me, ma così al momento non è vita

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Sara Angeli

    Buonasera, il fatto che lei riesca comunque a mangiare, e che oggi sia andata meglio, è importante: significa che il meccanismo della deglutizione c’è, ma viene interferito dall’ansia e dalla paura del soffocamento. Ciò che accade sembra un meccanismo tipico dell’ansia: il gesto automatico della deglutizione viene “interrotto” dal controllo e dalla paura. Potrebbe esserle utile provare a parlarne in maniera continuativa con un professionista per poterla aiutare a comprendere cosa ci possa essere dietro questa fobia e spezzare questo meccanismo. Un caro saluto


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