Domande del paziente (9)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Noemi Ricucci

    Più che “esagerato”, sembra una reazione legata ad una forte sensibilità verso il tema della contaminazione o dello sporco. Razionalmente è improbabile che un oggetto come un orologio rappresenti un reale... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Noemi Ricucci

    Quello che descrive non è tanto “essere pesante”, quanto sentirsi poco rassicurata. E quando la sicurezza emotiva cala, è facile entrare in un loop: richiesta → poca risposta → frustrazione → nuova richiesta.
    Il... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Noemi Ricucci

    Quello che sta vivendo non significa automaticamente che non ami suo marito o che abbia sbagliato matrimonio. Le infatuazioni possono comparire anche dentro relazioni solide, soprattutto nei momenti di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Noemi Ricucci

    Da quello che descrive, il problema non sembra essere solo la convivenza, ma il fatto di sentirsi sola nel portare avanti il progetto di coppia.
    Più che un “no”, sembra mancarle un coinvolgimento spontaneo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Noemi Ricucci

    Quello che chiami “lato femminile” di solito non è qualcosa da “tirare fuori” a forza, ma una parte di te che può esprimersi in modi diversi: sensibilità, estetica, modo di muoverti, di vestirti, di relazionarti,... Altro


    Salve dottori, sono una ragazza di 25 anni, da qualche mese mi sono lasciata con una persona più grande di 21 anni, purtroppo ci siamo lasciati per vari motivi, ma una cosa che mi ha fatto dire basta è stato il fatto di continuare a vedere che lui mettesse mi piace a certe foto di ragazze sui social, dopo tante volte che chiedevo se si poteva evitare, non riuscivamo a comunicare, a discutere quando io volevo il confronto dalla sua parte lui non voleva purtroppo..però diciamo che forse essendo la mia prima relazione vera e seria se possiamo definirla così, durata 2 anni e mezzo circa, mi sono sentita diciamo con un appoggio, una sicurezza in lui, su cui contare ecco, in tutte le situazioni sapevo che c'era, ora come ora sono da sola, ma diciamo che c'è un amico con cui ho avuto un'amicizia e qualcosa di più tre anni fa, però a distanza, ci siamo continuati però a sentire ogni tanto, come stavamo, perché c'era e c'è del bene tra noi due, mi sfogavo con lui anche quando litigavo con il mio ex, e anche qualche mese fa che mi sono lasciata l'ho ricercato a inizio anno perché avevo il pensiero e volevo sapere come stesse, senza secondi fini..poi sapevo che lui mi ascoltava, mi capiva su questa relazione ecco..poi non so perché mi è scattato qualcosa, come se mi piacesse di nuovo, ma poi i miei sentimenti cambiavano di nuovo, e ora di nuovo ancora, perché ci siamo visti già due volte in questi mesi, c'è stato qualche bacio ma io sono stata e sono molto trattenuta, tendevo a pensare all'altro, a paragonare entrambi, e purtroppo continuo a vedere la sicurezza in lui, nel mio ex, è come se lui su varie situazioni so che magari può avere più conoscenze sulle cose e quindi mi "aggrappo" a questo, a cercare di difendere qualcosa che invece mi faceva male del fatto che ci siamo lasciati, perché comunque ho vissuto tante cose con lui, so che ci poteva essere in tanti momenti, potevo contare su di lui, e diciamo che certe situazione invece che risolvere da sola, sapevo che c'era lui e trovavo la sicurezza li..lui purtroppo mi continua a scrivere messaggi che gli manco, che mi ama e io sono una persona facilmente condizionabile, vorrei avere una soluzione su come risolvere i pensieri e la situazione, senza fare del male a nessuno..cosa potrei fare nel concreto? Sto affrontando un percorso da qualche settimana con un professionista, mi dice e chiede ciò che sento io, cosa provo in determinate situazioni, ma ancora non riesco a sentire me stessa, a capire nulla..e non so se riuscirò mai, mi sembra come se dopo la seduta io riesco a chiedermi le cose, ma poi passano i giorni e non ci penso più ed è come se fosse inutile andare..cosa posso fare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Noemi Ricucci

    Quello che stai vivendo sembrano essere due fatiche insieme: da un lato elaborare una separazione importante e dall'altro capire cosa desideri davvero, al di là del bisogno di sicurezza.
    Spesso non ci manca solo la persona, ma ciò che rappresentava per noi: appoggio, protezione, punti fermi. Il rischio ora è scegliere per paura della solitudine o per bisogno di conferme, non per un sentimento autentico. Per questo è importante non forzarsi subito a decidere tra i due.
    Il fatto che in terapia faccia fatica a “sentirsi” non significa che il percorso sia inutile: imparare ad ascoltarsi richiede tempo, soprattutto dopo una relazione in cui eri molto concentrata sull’altro. Anche il fatto che continui a interrogarti è già parte del lavoro terapeutico.
    Nel concreto, potresti provare a chiederti meno “chi scegliere” e più:
    “Come sto io quando sono con questa persona?”
    “Mi sento libera, serena, rispettata?”
    “Sto cercando amore o sicurezza?”
    Le risposte emotive spesso arrivano con più chiarezza quando si rallenta e ci si dà il permesso di restare per un po’ senza decidere subito.


    Ho problemi in famiglia, sono un ragazzo di 22 anni negli ultimi mesi non riesco più a stare tranquillo dato che mio padre e mia madre hanno un rapporto strano si scrivono messaggi che turbano mia madre, mio padre di nascosto scrive con un altro account whatsapp privato in anonimato e mia madre continua a dirmi di bloccarlo ma quando mia madre è lontana dal proprio telefono, lui si sblocca da solo e non so che fare sinceramente e da giorni che ormai non dormo tranquillo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Noemi Ricucci

    Mi dispiace molto, sembra una situazione che ti sta mettendo addosso molta tensione, soprattutto perché ti senti in mezzo a dinamiche tra i tuoi genitori che non dovrebbero pesare su di te.
    Credo sia assolutamente normale voler aiutare, ma non è tuo compito gestire il loro rapporto o “risolvere” quello che sta succedendo tra loro. Il fatto che tu stia dormendo male è un segnale importante: stai assorbendo troppo di questa situazione.
    Credo che la cosa più utile sia provare a riportare il focus su di te e proteggere il tuo spazio, anche e soprattutto emotivo.
    Se puoi, prova a dire chiaramente a tua madre (o a tuo padre, se possibile) che questa situazione ti sta facendo star male e che non riesci a farti carico di tutto quello che succede tra loro.
    Se la preoccupazione e l’insonnia continuano, potrebbe essere davvero utile parlarne con uno psicologo: non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché sei in una situazione che ti sta sovraccaricando.
    Non sei tu che devi tenere insieme questa situazione.


    Salve, volevo un opinione. Cercherò di essere breve. Sono 4 anni circa che faccio terapia. Con la mia dottoressa mi sono sempre trovata bene. Infatti le ho voluto un bene Dell anima. E ho sempre avuto fiducia in lei. A lei ho aperto il mio cuore
    Le ho confidato tutto, anche le cose più intime. Pero pensavo che x come ci fossi andato da lei 4 anni fa, e x come sto messo adesso, un po si affezionasse a me. Invece ho notato il contrario ci sono stati episodi che mi hanno fatto pensare che x lei ero uno scoccio e un numero da poter incastrare nei suoi orari . Forse siccome ho qualche altro problema purtroppo, credo di essere stato molto ossessivivo con lei x una cosa che Nn mi poteva aiutare. X questo mi sono sentito abbandonato, xche quando cercavo un appiglio nel monento più buio, ho trovato la sua porta chiusa. Molte volte Nn rispondeva ai messaggi, e se li faceva, andava subito al sodo, In Seduta certe volte sembrava annoiata, qualche vita mi dava gli appuntamenti, certe volte li spostava con poco preavviso, oppure Nn si faceva sentire x mesi., neanche x chiedere "cmsta? Nonostante sapesse le mie difficoltà di salute e non. Ora le ho scritto un sms, spunmtandoke la mia rabbia una fiducia che è venuta a mancare da parte mia. Ho sbagliato secondo voi. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Noemi Ricucci

    Quello che racconti è molto comprensibile, soprattutto dopo un percorso lungo come il tuo. In terapia è normale creare un legame forte e aspettarsi anche un certo tipo di presenza emotiva. Allo stesso tempo, il rapporto terapeutico ha dei confini e delle modalità (tempi, modalità di contatto, gestione dei messaggi) che non sempre coincidono con il bisogno di vicinanza o di rassicurazione nei momenti difficili.
    Non direi che hai “sbagliato” a provare rabbia o delusione: sono emozioni legittime. Può però essere utile provare, se te la senti, a portare questi vissuti direttamente in seduta per capire meglio cosa è successo tra voi e come ti ha fatto sentire.
    Se senti che la fiducia si è molto incrinata, può anche avere senso fermarti a riflettere su cosa cerchi oggi in un percorso e se questo rapporto ti sta ancora aiutando.
    In ogni caso, quello che provi è più comune di quanto sembri e merita sempre di essere ascoltato.


    Salve dottori sono appena diventato padre da qualche giorno sono molto sereno anche se ho un dubbio che mi assale , qualche giorno fa mi sono venuti alla mente della parole di un counseling filosofico che avevo guardato qualche video dicendo che senza un percorso di liberazione e di risveglio non saremo capaci di amare i nostri figli e che inconsapevolmente gli facciamo anche del male, io adesso non mi interessa minimamente fare un percorso del genere quindi vuol dire anche io che farò del male a mia figlia ? Quindi dovrei risvegliarmi ? Dovrei seguire il percorso del counseling? E eventualmente anche meditazione?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Noemi Ricucci

    Capisco il dubbio che queste affermazioni possano averle acceso, soprattutto in un momento così delicato e importante come i primi giorni da padre. Tuttavia, è importante distinguere tra messaggi filosofici o spirituali e la realtà delle relazioni affettive.
    Non esiste alcuna evidenza secondo cui una persona debba necessariamente intraprendere un “percorso di risveglio”, counseling filosofico o meditazione per poter amare bene un figlio. La capacità di essere un buon genitore non dipende dal raggiungimento di uno stato di illuminazione personale, ma dalla presenza emotiva, dalla cura, dalla disponibilità ad ascoltare, a mettersi in discussione e a crescere insieme al proprio bambino. Ogni genitore, inevitabilmente, commetterà piccoli errori ma fa parte della relazione umana e non significa “fare del male” a un figlio nel senso che lei teme. I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di figure sufficientemente presenti, affettuose e affidabili.
    La meditazione o un percorso personale possono certamente essere strumenti utili di benessere e consapevolezza ma dovrebbero nascere da un desiderio personale, non dalla paura di diventare un cattivo padre. Dal tono del suo messaggio emerge invece molta attenzione, sensibilità e desiderio di fare il meglio per sua figlia: questi sono già segnali importanti di cura e responsabilità. Si conceda anche la possibilità di vivere questa nuova esperienza con maggiore fiducia in sé stesso, senza sentirsi obbligato ad aderire a visioni assolute o catastrofiche sulla genitorialità.


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