Domande del paziente (3)
Salve dottori, vorrei esporvi una questione a non riesco ancora a passarci sopra o comunque a risolvere, nonostante vado da 6 sedute da un professionista, ma non ho ancora trovato risposte se non il fatto di sentire ciò che sento ma non riuscendo ancora a capire I miei sentimenti o bisogni ecco...il punto è che da qualche mese mi sono lasciata con una persona piu grande di 20 anni circa (io ne ho 25), per vari motivi, con lui ci continuiamo a vedere e sentire ogni tanto, a volte capita anche che succede qualcosa tra di noi, però ecco è difficile distaccarmi da lui perché mi dispiace, ci tengo, e dall'altra diciamo che c'è un amico con cui mi sono frequentata qualche anno fa prima del mio ex e con cui mi sono sempre sfogata e mi ha sempre capito e ascoltato quando gli parlavo dei problemi con il mio ex, mi sono sempre trovata bene a parlare, scherzare ecc, in questo ultimo periodo mi è sembrato di iniziare a provare qualcosa, ma è sempre rimasta un amicizia anche da parte sua, ci siamo visti poi qualche settimana fa (perché siamo a distanza) e diciamo è successo qualche bacio..il problema è che non so come mi sento, perché ad esempio non mi sento di riuscire a tornare con il mio ex nonostante lui mi voglia ancora, mi dica di tornare insieme e insista, ci stia male ed è come se mi facesse sentire in colpa e io non riesco, forse anche perché non provo quello che provavo prima, allo stesso tempo non mi sento di poter stare insieme a questo amico perché non lo so, non mi sento di provare un cosi forte sentimento per lui, ma allo stesso tempo vorrei rivederlo, ma comunque proverei un dispiacere per l'altro/senso di colpa..proverei dispiacere per entrambe le parti, inoltre in terapia c'era stata una seduta in cui ho rappresentato due cerchi pensando alla persona ma sono risultati distanziati e non mi aspettavo questo..per entrambe le persone però..non so cosa fare, mi dispiace per tutti e due..ora questo amico vorrebbe un distacco da me perché so che comunque prova qualcosa e sa che io non ci starei, ma non so che fare, come comportarmi, vorrei rivederlo, ma non so come distaccarmi e se farlo dal mio ex..dovrei forse stare da sola e poi forse capirò qualcosa? non so come muovermi..
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi non sembra tanto un problema di "non sapere chi scegliere", quanto qualcosa di più sottile: la difficoltà di ascoltare davvero te stessa senza sentirti già in colpa per quello che potresti fare soffrire agli altri.
Nel tuo racconto si vede molto bene il dispiacere per entrambi, il senso di colpa, la paura di ferire, mentre quello che vuoi tu, quello che senti tu, rimane più in ombra. Non perché non provi nulla, ma forse perché in questo momento i tuoi sentimenti sono così intrecciati con la colpa, la compassione, il timore di deludere, che è difficile distinguerli. È normale che in queste condizioni tutto sembri confuso.
C'è un elemento che mi sembra interessante: con entrambe le persone sono emersi "cerchi distanziati". Questo potrebbe dire qualcosa di importante, non tanto su chi scegliere, ma su che tipo di vicinanza riesci davvero a volere, o a reggere, in questo momento della tua vita.
Prima di prendere decisioni definitive, potrebbe valere la pena provare a spostare la domanda: non più "come faccio a non far soffrire nessuno?", ma "cosa sento io, al di là del senso di colpa?". A volte mettere dei confini più chiari, o stare un po' più con se stessi, non è un modo per punire o allontanare qualcuno, è semplicemente creare lo spazio per riuscire ad ascoltarsi davvero.
In terapia, questo potrebbe diventare un lavoro molto prezioso: imparare a distinguere l'amore dal dispiacere, il desiderio dalla responsabilità, la vicinanza autentica dalla difficoltà a lasciar andare.
salve, scrivo per parlare brevemente di un disagio parecchio invasivo, non è chissà che dramma, ma mi reca fastidio.
ho delle fantasie erotiche riguardo i tradimenti dei miei partner, non so perché questa cosa accada, ovviamente nella realtà mi farebbe schifo, ma nel momento d eccitazione non riesco a provare piacere se non pensando ad un tradimento, anche durante i rapporti spesso.
ci sono modi per cercare di evitare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi non va preso alla lettera, e soprattutto non devi sentirti automaticamente in colpa o pensare che ci sia qualcosa di "grave" in te. Nella sessualità, le fantasie funzionano spesso come scenari mentali che servono ad attivare l'eccitazione — e questo può accadere anche con immagini che, nella realtà, ci turberebbero o ci farebbero stare male.
La domanda utile non è "perché mi viene questa cosa?", ma piuttosto: è una fantasia tra le tante, oppure sta diventando l'unica strada per provare piacere? E soprattutto, cosa significa per te? Contenuti come il tradimento a volte si agganciano a qualcosa di più profondo — la paura di perdere l'altro, il bisogno di sentirti desiderato, la gelosia, la vergogna, o magari un certo bisogno di controllo. Non sono cose strane: sono temi umani, molto comuni.
Invece di combatterla, potrebbe valere la pena osservarla con un po' di curiosità e senza condannarti. Quando arriva, che ruolo hai? Cosa senti mentre ci sei dentro? Cosa succede subito prima, e subito dopo? Queste domande, se ci stai con calma, possono dirti molto più di quanto ti aspetti.
Se invece senti che ti sta togliendo qualcosa — che limita il tuo piacere, o che ti lascia con una sensazione di disgusto verso te stesso — parlarne con uno psicoterapeuta o un sessuologo può davvero aiutare. Non per "aggiustarsi", ma per capire meglio cosa c'è sotto e vivere la propria sessualità con un po' più di libertà e meno paura.
Buongiorno, avrei bisogno di capire come poter aiutare mio marito e mia suocera nel loro rapporto. Mia suocera è l'esempio perfetto della sindrome della sorella maggiore, ovvero ha una sorella di 14 anni piu giovane di cui si è sempre presa cura fin dall'infanzia, l'ha aiutata in tutto, sia nel ruolo di madre (ha 3 figli di cui 2 gemelli e mia suocera aveva a suo tempo preso aspettativa al lavoro per aiutarla a crescerli nonostante fosse adulta, sposata e avesse ancora i nonni a disposizione) sia nel lavoro (è una pittrice/artista... la aiuta negli allestimenti e in tutti gli eventi che deve fare). Questa donna purtroppo è cresciuta appunto come "piccola di casa" aiutata in tutto e per tutto in ogni cosa, il problema è che tutt ora all alba dei 50 anni ritiene ancora "dovuto" che lei la assecondi in ogni cosa e mia suocera corre non appena lei chiama anche perchè nel corso degli anni ha spesso avuto momenti di "depressione" che usava assolutamente come ricatto quando le attenzioni non erano su di lei... il problema è che questo rapporto malsano sta logorando il rapporto con il figlio "vero" che è mio marito che non tollera più questa situazione e si sente "non visto"... lei ha sempre mille problemi, si è separata, ha problemi economici, una figlia soffre anche lei di depressione e mia suocera si carica di tutti questi problemi e giustamente è esausta e agitata... lui ha chiesto alla zia di alleggerire la situazione per sua madre e la risposta è stata che "è l'unica famiglia che ha"... lei non riesce a distinguere figlio e sorella e li equipara... è questo fa impazzire mio marito... a me spiace perchè è una brava nonna e una buona persona ma è completamente annullata per gli altri e rischia di perdere il figlio completamente e non so come posso aiutarli a parlarsi e aiutare lei a "lasciare andare" la sorella che sinceramente credo si sia un po' "accomodata" in questa situazione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, leggendo quello che racconta mi sembra che il nodo non sia solo la disponibilità di sua suocera verso la sorella. È qualcosa di più antico: un equilibrio familiare costruito nel tempo, che ora pesa.
Sua suocera probabilmente si è presa cura della sorella minore per così tanti anni che quel ruolo è diventato parte di lei. Non è solo un'abitudine, è quasi un'identità. Ed è per questo che dirle "metti un limite" spesso non serve: per lei limitarsi potrebbe voler dire essere egoista, smettere di essere una buona sorella. Non sceglie di comportarsi così. Sente che deve.
Suo marito, nel frattempo, soffre. E il suo dolore, credo, non riguarda solo il tempo che la madre dedica alla zia, riguarda la sensazione di non essere abbastanza importante. Non le sta chiedendo di scegliere tra lui e la sorella. Le sta chiedendo, senza riuscire a dirlo, di sentirsi visto. Forse aiutarlo a trovare quelle parole potrebbe essere il primo passo: "Mamma, non voglio toglierti niente. Ho solo bisogno di sapere che ci sono anch'io."
Una cosa che le consiglio: cerchi di non mettersi in mezzo tra suo marito e sua suocera. Non perché non le importi, ma perché in quel ruolo ci si logora, e spesso si finisce per diventare il problema, anche quando si è solo cercato di aiutare. Può fare molto di più aiutando suo marito a prepararsi a una conversazione onesta, centrata su come si sente lui, non su quello che ha fatto sua madre.
Il punto, alla fine, non è convincere sua suocera ad abbandonare la sorella. È aiutarla, piano piano, a capire che si può voler bene a qualcuno senza farsi carico di tutta la sua vita. Che si può essere una sorella presente senza smettere di essere madre. Che l'amore non è lo stesso della responsabilità totale.
Se la situazione è davvero pesante e il rapporto tra madre e figlio rischia di deteriorarsi, un percorso psicologico potrebbe aiutare sua suocera a guardare il suo ruolo con occhi diversi, senza sentirsi sotto accusa. Il cambiamento non arriverà se le si chiede di scegliere. Arriverà se le si mostra che esiste un modo meno doloroso di voler bene a tutti, compresa se stessa.
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