Domande del paziente (11)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sì, è possibile. Ma da quello che scrive non direi che il punto sia soltanto “devo lasciarlo oppure no?”. Il punto, forse, è che quando lui non c’è il dubbio prende tutto lo spazio. A volte... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da quello che scrive il problema non sembra essere il sesso, ma la fiducia. Quando una persona ci interessa davvero, o quando sentiamo che dall’altra parte non c’è sincerità, possono emergere... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, forse il punto non è stabilire subito se questo pensiero dica davvero qualcosa del suo orientamento, ma osservare come questo dubbio abbia iniziato a occupare tutto il suo modo di vivere: il corpo,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, quello che descrive può spaventare molto, soprattutto perché riguarda una paura che appare “assurda” anche a lei, ma proprio per questo non va liquidata come una stranezza. In alcuni stati... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Sì, è possibile: ansia ed eccitazione possono essere confuse perché nel corpo si manifestano in modo simile. Peso al petto, agitazione, battito accelerato o tensione possono appartenere a entrambe. Spesso... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, forse prima di chiedersi se questa storia debba finire, potrebbe essere utile fermarsi su un punto: dentro tutto quello che racconta, lei dov’è finito?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da quello che scrive mi sembra che il primo aspetto da prendere sul serio sia proprio il sonno. Quando per mesi il ritmo sonno-veglia si altera così tanto, è come se corpo e mente iniziassero... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, mi sentirei di consigliarle un percorso in cui venga aiutata a stare dentro quello che si è costruito in questo periodo: il lutto, il trasloco, il corpo, il peso, il controllo, la paura della... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, potrei dire che è possibile che la paura di un disturbo finisca per amplificare l’attenzione su di sé, l’allarme e l’interpretazione di alcuni vissuti, fino a entrare in un circolo che rende... Altro
Buona sera vi scrivo per un aiuto spesso mi si rialza l'ansia e mi fa stare male non controllare i miei pensieri. Mi sembra di andare in disperazione e nessuno psicologo o psicoterapeuta che prenda per le corna il mio malessere. Sono un'assistente domiciliare e oggi ho fatto un'affiancamento insieme a all'altra operatrice per andare da 2 sorelle autistiche a casa. Mentre l'operatrice mi diceva tutte le cose io avevo dentro una voce, qualcosa che mi porta alla passività a pensare che non fa per me, l'altra operatrice era carina con me mentre io avevo paura di vederla sospettosa (come se poi mi autosaboto e faccio accadere quello che io penso) l'altro mi vede strana nel comportamento. In quel momento mi irrigidisco riesco ad essere poco spontanea. Devo poi faricare con il pensiero per ritornare in uno stato di calma apparente. La conseguenza è che ho poi pensieri di svalutazione di angoscia e accusa verso di me. Mi butto giù e mi cade l'autostima troppo facilmente da farmi paura. Proietto sull'altro tutto questo non so perché e del fatto che poi mi metto in un atteggiamento di dipendere come di paura a fare le cose spontanee. Mi congelo e si vede dal mio comportamento. Mi sento una sempre sotto giudizio anche quando non ce ne è bisogno. Io ci convivo da tanto tempo e si accentua in situazioni nuove credo. Quando mi viene questo malessere io vorrei sparire, mi vergogno a non avere una solida stima di me. Cosa mi scatena questo. Perchè io faccio così e non trovo la forza di non dare retta a questi pensieri? Ho paura di dipendere e divento una banderuola che non ha carattere e poi non riesco a fare le cose con serenità e spensieratezza. Vi chiedo che meccsnismo è come faccio a spezzarlo si può guarire? Mi ossessiona tanto. Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, da ciò che descrive sembra che nelle situazioni nuove o relazionalmente significative si attivi un forte stato di allarme: lei non è più semplicemente dentro la situazione, ma inizia a osservarsi, giudicarsi e anticipare lo sguardo dell’altro.
Non parlerei di mancanza di carattere o di debolezza. Sembra piuttosto un modo doloroso di proteggersi dal rischio di sentirsi giudicata o non all’altezza. Si può lavorare su questo. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere quando si attiva questo meccanismo. Non si tratta solo di “scacciare i pensieri”, ma di imparare a riconoscere il modo in cui prendono potere su di lei e a recuperare una presenza più libera nelle situazioni.
Ciao, vi scrivo la mia storia per darvi il contesto.
Sono stato fidanzato per 8 anni con una ragazza. In quel periodo ero fuori forma e non mi piacevo, al punto da vivere quasi solo per lavorare e togliermi qualche sfizio, senza mai sentirmi davvero bene con me stesso. Ho comprato casa e siamo andati a convivere, ma negli ultimi due anni il nostro rapporto era diventato più una convivenza tra amici: sì, c’era ancora qualche rapporto, ma mancava tutto il resto.
Lei non lavorava, non aveva molte amicizie ed era bloccata in un percorso universitario che non riusciva a concludere, nonostante ci fossero diversi anni di differenza tra noi. Negli ultimi due anni prima della separazione, io avevo iniziato un grande cambiamento personale, tra dieta e palestra, trasformando il mio corpo. Questo aveva portato anche a una sua crescente gelosia.
Il fatto di vivere lontano dall’università, insieme alla gestione della casa, del cane e ad altre responsabilità, aveva contribuito ad allontanarla dal suo obiettivo. Inoltre, col tempo ho capito che viveva una forma di depressione di cui però non era mai riuscita a parlarmi apertamente: questa cosa mi rendeva nervoso perché, tra le tante cose, le pagavo anche lo psicologo senza però sapere davvero cosa stesse vivendo.
Io ero l’unico a lavorare e a occuparmi delle spese, delle uscite e di tutto il resto. In casa non mi faceva mancare nulla: pulizie ecc., faceva tutto lei, e già questo probabilmente è stato un errore mio.
A un certo punto, di fronte alle attenzioni di una ragazza — in mezzo a tutte quelle che avevo trascurato — non sono riuscito a trattenermi e, anche se non è successo nulla di fisico, ho deciso di lasciare la mia ex. È seguito un mese difficile, con continui messaggi e anche una gravidanza inventata da parte sua. Alla fine lei ha lasciato casa definitivamente.
Dopo poco è iniziata una frequentazione con un’altra ragazza, durata circa tre mesi: molto intensa fisicamente, ma anche tossica, tra love bombing e insicurezze che mi ha trasmesso. Dopo una vacanza finita male, ho chiuso anche questa storia.
Pochi giorni dopo ho conosciuto la mia attuale ragazza: un colpo di fulmine. È molto bella e forse proprio qui ho fatto il mio errore più grande. Dopo pochi giorni abbiamo deciso di convivere.
In questo quasi anno mi sono ritrovato a gestire praticamente tutto: casa, spese e organizzazione. Abbiamo un conto cointestato su cui mettiamo entrambi la stessa cifra, ma basta solo per il cibo: non copre bollette, uscite o altre spese, che ricadono su di me. Inoltre non mi aiuta né in casa né in altro.
È molto affettuosa e da quel punto di vista sto bene, non mi manca l’affetto. Però sessualmente e fisicamente non mi prende come la precedente, tanto che ho dovuto adattare alcune mie abitudini. Nonostante questo, emotivamente sto bene… o almeno credo.
Sto lavorando molto su me stesso, ma spesso penso di non meritarla, sia a livello fisico che di immagine. Cerco di darle tutto: attenzioni, affetto, regali, cene. Tuttavia il suo passato e i suoi tanti ex mi pesano molto. Spesso fa riferimenti a esperienze vissute (ristoranti, viaggi, cose fatte), anche senza citarli direttamente, e questo mi fa stare male. Gliel’ho detto, ma lei lo fa con leggerezza.
Tutto questo mi porta a vivere una forte disparità emotiva: mi capita di piangere spesso, di pensare di non meritare la felicità. Mi dispiace persino per il mio cane: prima era sempre con la mia ex in casa e non restava mai solo, mentre ora, lavorando entrambi, si ritrova spesso da solo.
Non riesco a lasciarla, anche se ci ho provato più volte. Vederla piangere e promettere che cambierà, senza poi farlo davvero come vorrei, mi blocca e non riesco ad andare fino in fondo.
Devo anche dire che in tante cose è davvero cambiata: probabilmente aveva bisogno di tempo, prima era triste e ora non lo è più, si chiudeva molto mentre oggi lo fa molto meno. Però, nonostante questi miglioramenti, io non mi sento valorizzato né alla pari. Spesso ho la sensazione che non mi ascolti davvero, non mi aiuta, non dà peso alle mie necessità, al mio bisogno di conferme e certezze. L’aiuto pratico è praticamente nullo e quello morale molto poco.
Io mi sono messo subito a sua disposizione in tutto, non le ho fatto mancare niente e l’ho messa al centro della mia vita, cambiando me stesso — di nuovo — per cercare di sentirmi all’altezza e meritarmela. E ora mi trovo così: incapace di lasciarla, ma senza stare mai, mai davvero bene o sentirmi apprezzato.
Lei mi parla di figli e di un “per sempre” insieme, e da una parte questo mi fa piacere, ma dall’altra sono terrorizzato all’idea che la mia vita possa essere sempre così: per sempre, con un peso che sento di portare da solo, sempre di fretta a cercare di fare tutto da solo. In cosa sbaglio? Su cosa posso lavorare o dove ho bisogno di aiuto? Sono andato anche da una psicologa, ma non mi ha mai aiutato davvero, nonostante tante sedute.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
A volte nelle relazioni il punto non è solo l’altro o la scelta di restare o andare via, ma il modo in cui finiamo ogni volta per stare dentro certi legami. Da quello che racconti sembra esserci una fatica profonda nel sentirti davvero riconosciuto e nel riuscire a dare spazio ai tuoi bisogni senza sentirti in colpa o “sbagliato”. Forse più che cercare subito una risposta definitiva, potrebbe essere utile iniziare a guardare quel modo di stare nelle relazioni che oggi sembra metterti continuamente in scacco. Resto a disposizione, un caro saluto.
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