Domande del paziente (9)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giulia Angeli

    Buongiorno,
    cosa significa per lei l'esame? Quanto lo reputa importante?
    non sempre avere difficoltà in un ambito stressante equivale ad averne per tutta la vita e in ciascun altra situazione.
    Da quando... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giulia Angeli

    Buongiorno,
    sarebbe utile capire cosa di quei "2 minuti d'ira" ti colpisce facendo risuonare in te la cosa come fastidiosa e attivante.
    Potrebbe essere utile lavorare insieme per comprendere insieme come... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giulia Angeli

    Buongiorno.
    Ad oggi come prosegue con la sintomatologia Covid?
    Ha sempre avuto preoccupazioni riguardo alla sua salute o alla sua famiglia?
    Mi dispiace per la sua solitudine ma con tutti questi pensieri... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giulia Angeli

    Good evening.
    Let me tell that you are not useless in this world. This is the consequence of the overthinking that make you feel alone in this world.
    The more the overthinking is "working", the less you... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giulia Angeli

    Buongiorno.
    Le dinamiche relazionali all'interno di una coppia ove è presente un partner narcisista sono molto complicate.
    La ragazza/donna potrebbe non rendersene conto o farlo senza sapere come sganciarsi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giulia Angeli

    Buongiorno.
    La sindrome del colon irritabile è una condizione di attivazione psicofisica sempre più studiata.
    Diciamo che questa sindrome "va a braccetto" con diverse condizioni psicologiche come ansia... Altro


    Buon pomeriggio, sono una ragazza di 24 anni che a periodi alterni si sente sola e nell'abitudine di provare questo sentimento a volte "respinge" situazioni sociali. Cinque anni fa, per motivi di studio, sono trasferita in un'altra città. Mio padre lavorava qui da un pò di anni e l'ho raggiunto. Ciò che mi ha spinta a fare questo grande passo - e allontanarmi dal mio contesto sociale, amici, famiglia, abitudini - è stata sia la voglia di provare qualcosa di nuovo in una nuova città, ma anche la solitudine che mi ha sempre accompagnata silenziosamente sin da piccola. Nel mio paese di origine non mi sono mai sentita parte di una "comunità" o contesto sociale. Provo a spiegarmi meglio: abitavo nella periferia di un paesino piccolo in cui non c'era la possibilità di uscire a piedi, fare una passeggiata, andare da un'amica a prendere un caffè ... e in più la mia vita sociale e scolastica avveniva in un paese limitrofo a 10 min di macchina dal mio (i miei genitori preferirono mandarmi a scuola in un altro paese). Per questo motivo non mi sono mai sentita parte di un mondo, quel piccolo microcosmo fatto di "5 min e ti passo a prendere" o di "vieni con me al supermercato un attimo?". Spesso le mie amiche, nonostante avessi un bel gruppo di amiche (con cui con alcune ancora ho rapporti ben stretti), non mi invitavano per le cose banali come le piccole cose che si fanno quotidianamente all'interno di un paese, questo perché ero "lontana" e per fare queste piccole cose non aveva senso spostarmi. Nei weekend o per feste e compleanni invece partecipavo spesso, anzi, mi manca la mia compagnia. Il luogo fisico in cui avveniva la mia vita sociale non era quindi lo stesso in cui abitavo. Spesso per sentirmi "inclusa" nelle dinamiche sociali mi adattavo anche a situazioni che non facevano parte di me, anche solo per un'approvazione nei miei confronti e per non sentirmi diversa o quella che "veniva da lontano". Oggi però a distanza di cinque anni mi ritrovo in una nuova città (in cui si sono trasferiti anche poi mia madre e mio fratello), ho conosciuto persone nuove ma paradossalmente la situazione si è ribaltata, se prima ero lontana dal paese e vivevo in "solitudine" quotidianamente, ora abito in città ho tutto quello che desideravo, posso uscire a piedi e vivere la vita all'interno della città, ho dei vicini di casa ... ma le amiche che ho qui abitano invece fuori città e in più hanno già un loro gruppo di amici. Mi sembra un circolo vizioso. Inoltre nella città a nord Italia in cui mi trovo è raro trovare studenti fuori sede (meta poco ambita), quindi i miei colleghi universitari non sono nella mia stessa condizione da "fuori sede", ma vengono all'università con la consapevolezza di tornare a casa dalla loro cerchia di amici. in più in questo contesto fatico a sentirmi me stessa, ho partecipato spesso alla vita sociale anche di uno dei miei colleghi e dei loro amici, ma mi sento sempre fuori posto, quel fuori posto che sento provenire dal passato ... io che non faccio parte di nessun mondo. Io che non facevo parte né del paesino in cui abitavo, né di quello che frequentavo e né nella città in cui mi trovo ora. C'è da dire che sono però una persona solare e aperta a nuovi contesti sociali, ma la sensazione che sento ora è di sforzarmi continuamente e mai di essere me stessa. Ho molta confusione in testa. Da poco ho finito l'università e frequento un master in un'altra città durante i weekend ... questo mi sta aiutando molto ma quando torno il pattern quotidiano è sempre lo stesso: faccio ripetizioni, mi alleno, vado al master. La mia vita sociale da quando mi sono trasferita è un pò povera e sto iniziando a pensare che ormai mi ci sono anche abituata a stare sola e ho paura di non riuscire a togliere quest'abitudine. Il mio sentirmi fuori posto potrebbe derivare anche dal fatto che non sono mai stata fidanzata e soprattutto dalle costanti paranoie che penso nei confronti delle persone che mi stanno vicino. Credo che loro si accorgano della mia solitudine, anche se io cerco di mascherarla il più possibile e tenermi occupata spesso durante le giornate. poi quando sono sola a casa piango e mi sfogo. Mi è capitato anche di sfogarmi con mamma, papà e mio fratello ma a distanza di giorni le mie paranoie tornano. Ho anche pensato di andare in terapia per cercare un modo per vivere meglio questa situazione. Probabilmente ciò che ho scritto sarò molto confuso, ma è stato come un flusso di pensieri. Grazie a chi ha letto fin qui.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giulia Angeli

    Buongiorno.
    La solitudine che prova la sente anche nei confronti della sua famiglia?
    Riesce a mantenersi in contatto con le amicizie del suo paese d'origine?
    Ritengo che una psicoterapia potrebbe risultarle veramente utile per riscoprire in modo più appropriato e identitario la sua storia di vita e la sua personalità all'interno di uno spazio d'ascolto sicuro e produttivo.
    E' fondamentale ritrovare se stessi e ciò che ci fa stare davvero bene per poter poi costruire altre relazioni.
    Fa bene a confrontarsi con la sua famiglia ma le le sue "paranoie" purtroppo torneranno sempre se non vengono inserite all'interno di un contesto più efficace e sensato per lei stessa.

    Rimango a disposizione per una psicoterapia,
    Dott.ssa Giulia Angeli.


    Salve, volevo chiedere cosa ne pensate del Doc da relazione, esiste? ultimamente vivo un loop in cui ogni giorno sono tormentata costantemente da dubbi riguardanti il mio fidanzato, dubbi nati un po’ a caso che mi tartassano tutto il giorno e mi provocano una forte ansia e angoscia incontrollabile perché non voglio sia così e non riesco più a capire se siano veri o meno..continuo ad analizzarmi a controllare cosa sento ogni piccolo dettaglio lo prendo come un potenziale dubbio e non sto più vivendo bene, non riesco a controllare questi pensieri giorno e notte devo pensarli per forza..il mio ragazzo è bravissimo mi tratta benissimo e gli ho parlato di questi dubbi tanto mi sentivo in colpa a provarli…non so cosa pensare preciso sia la mia prima relazione seria. Grazie a chi mi darà un parere.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giulia Angeli

    Buongiorno.
    Dalla sua descrizione credo si parli di ansia e pensieri invadenti che non riesce a gestire.
    Sentirsi in colpa complica tutto perché si sente sbagliata.
    Una psicoterapia potrebbe aiutare a sentirsi meglio, riuscendo a vivere la sua vita pian pianino meglio.

    Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti ed eventualmente iniziare una psicoterapia, uno spazio sicuro dove parlare lasciando i sensi di colpa fuori dalla stanza.

    Dott.ssa Giulia Angeli


    Buonasera, scrivo su questo forum perché ho bisogno di capire cosa sta passando per la testa di questo ragazzo con cui mi frequento da 7 mesi ma non c'è mai stata un'etichetta ufficiale.
    Lui è una persona difficile, è adhd, ha sofferto di depressione, carenze affettive dalla mamma e nella sua ultima relazione (6 mesi) è stato tradito, e quanto mi dice quella relazione per lui è stata pesante sia a livello psicologico che fisico.
    Noi ci siamo conosciuti a novembre, poco dopo che lui si era lasciato, accordandoci con una scopamicizia. I primi mesi scorrono molto lineari ma da febbraio in poi le cose iniziano a farsi più pesanti. Si sentiva che entrambi ci stavamo legando in modo non indifferente, gite fuori porta insieme, appuntamenti, tutto bene, ma l'etichetta non arrivava mai. Quando lui è via per il weekend (siamo studenti fuorisede ma lui vive vicino) mi scrive poco, tante volte sono io che comincio la conversazione. Quando siamo insieme invece va tutto bene, come se fossimo fidanzati. A marzo siamo ufficialmente diventati esclusivi ma comunque senza dire "fidanzati", nonostante chiunque attorno a noi ci vede come fidanzati. I mesi successivi li passiamo nel migliore dei modi, si sta benissimo insieme. Qualche litigio qua e là ma che nella sostanza non conta nulla, anzi credo che le discussioni ogni tanto facciano bene alla coppia perché entrambi mettono impegno nel risolvere e quindi non si è indifferenti all'altro. Nell'effettivo continuiamo a comportarci come una coppia, buon sesso, baci, carezze, effort ecc.
    Nell'ultima settimana è cambiato tutto. Eravamo a casa di una nostra amica che, parlando al telefono con una sua amica a sua volta, menziona questo ragazzo come il mio fidanzato, senza nemmeno pensarci perché appunto tutti ormai lo danno per scontato. Quella sera prosegue in modo normale e anche i giorni successivi, fino a ieri che, dopo avermi invitato dove abita lui (io non c'ero mai stata quindi è un evento non da poco) mi dice "ma noi siamo fidanzati?" io lo guardo e ovviamente gli dico di no, ma perché appunto nell'effettivo non lo siamo, lui come se tirasse un sospiro di sollievo e gli dico "ti farebbe così schifo l'idea?" lui mi dice di no, ma che secondo lui non ci potrà mai essere nulla perché secondo lui siamo incompatibili, nel mentre mi diceva che non aveva mai voluto così bene ad una persona come che a me. Io chiedo spiegazioni su questa "incompatibilità" e mi risponde in modo vago "eh perché a me delle cose di te non piacciono, come viceversa", che a me come spiegazione non regge granché perché in 7 mesi le volte che abbiamo discusso si contano sulle dita di una mano e quindi raramente ci siamo trovati in situazioni difficili per la coppia. Io martedì andrò comunque da lui, ma non so come iniziare a prendere questa cosa, perché dopo mesi e mesi che va avanti sto iniziando ad avere bisogno di più chiarezza. Io non credo alla sua favoletta dell'essere incompatibili, quando fino a qualche giorno fa mi diceva che siamo una coppia bilanciata. La sera poi è tutto tornato alla normalità e lui si è comportato come suo solito, ovvero come una persona che vedendola pensi "questa ragazza gli piace".
    Come dovrei gestirla? Grazie in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giulia Angeli

    Buongiorno,
    Non è facile muoversi all’interno di una frequentazione ufficiale o meno.
    Ci sono aspetti personali e bisogno di ognuno di voi che spingono in modo diverso nella relazione.
    C’è chi non si sente a suo agio nell’avere ancora una relazione etichettata dopo una grande delusione senza che sia un’indicazione di interesse della persona che sta frequentando.
    Sicuramente siete in due momenti della frequentazione un po’ diversi ed è comprensibile che lei si senta frustata e delusa.
    Ritengo utile parlarne in una terapia, uno spazio dove sentirsi al sicuro senza dover etichettare qualcosa che al momento non è chiaro salvaguardandosi da dolori e confusione.
    Rimango a disposizione,

    Dott.ssa Angeli Giulia.


Domande più frequenti

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