Domande del paziente (3)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio, mi è stata suggerita la Dott.ssa Stefania Iazzetta. Qualora non avesse disponibilità, lavorando all’interno del Centro di Psicoterapia Cognitiva a Grosseto, potrebbe comunque indirizzarla... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la vostra esperienza. Si sente chiaramente quanto impegno, amore e fatica ci siano in questo percorso.
Da quello che racconta, sua figlia sta facendo passi...
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Buongiorno,
a mia figlia di 20 anni sono stati diagnosticati il disturbo di personalità e BES a seguito di un ricovero in ospedale.
E' in cura farmacologica presso uno stimato psichiatra privatamente, segue sedute di psicoterapia privata settimanalmente ed anche presso il CPS di competenza.
A livello di autolesionismo è da mesi che è tranquilla, ma vedo peggioramenti sotto il profilo comportamentale: dipendente dal cellulare, apatica, impulsiva, relazioni instabili e allontanamento da noi genitori.
Essendo maggiorenne non posso comunicare con chi la segue a livello terapeutico, e non so come comportarmi, soprattutto come relazionarmi a lei: se sono dura si chiude ulteriormente, se sono accondiscendente mi tiene in pugno.
Sto male, temo anche per la mia salute, se crollo è finita! Come posso aiutarla? Chi mi può aiutare? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che racconta, sua figlia sta già affrontando un percorso di cura importante e strutturato, e questo è un elemento significativo da tenere presente. Allo stesso tempo, comprendo quanto possa essere doloroso per un genitore vedere alcuni aspetti migliorare, come l'autolesionismo, mentre altri sembrano diventare più difficili da gestire.
È importante ricordare che sua figlia è adulta e che una parte di ciò che osserva (allontanamento dai genitori, ricerca di autonomia, relazioni intense e instabili) può essere influenzata sia dalle sue difficoltà psicologiche sia dal normale processo di separazione dalla famiglia. Questo non significa che debba accettare tutto passivamente, ma che probabilmente il suo ruolo oggi è diverso rispetto a quando era più giovane.
Una delle sfide più complesse è trovare un equilibrio tra due estremi: essere troppo rigidi oppure troppo accomodanti. Spesso nessuna delle due posizioni aiuta davvero. L'obiettivo è riuscire a trasmettere a sua figlia che comprende la sua sofferenza senza per questo rinunciare ai confini e al proprio ruolo di genitore.
Leggo molta paura di crollare, e credo sia importante ascoltarla. Quando in famiglia c'è una sofferenza importante, è facile che tutta l'attenzione finisca sulla persona che sta male, ma il benessere dei genitori non è un dettaglio.
Se possibile, potrebbe verificare se il servizio che segue sua figlia offre incontri di psicoeducazione o sostegno ai familiari. Anche se i terapeuti non possono condividere informazioni cliniche senza il consenso di sua figlia, spesso possono fornire indicazioni generali ai genitori su come gestire la relazione e le situazioni critiche o contatti di alcune realtà di supporto ai familiari. Per esempio, mi viene in mente il programma Family Connections promosso da NEA-BPD, un percorso rivolto ai familiari di persone con difficoltà nella regolazione emotiva.
Un caro saluto.
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