Domande del paziente (4)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Federica Cofini

    Buonasera, la gelosia è sicuramente un'emozione complessa e il fatto stesso che lei riconosca di provarla e si interroghi su di essa, è un importante segnale di consapevolezza. Capisco il disagio nel sentirsi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Federica Cofini

    Buongiorno, quella che racconta nel suo messaggio è una situazione delicata e complessa. Dalle sue parole sembrano emergere con chiarezza due aspetti importanti: da un lato il legame ancora attivo con... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Federica Cofini

    Buonasera, la ringrazio per la fiducia con cui ha esposto una situazione così sofferta. C'è un elemento fondamentale nel suo racconto che vorrei sottolineare: il fatto che lei riconosca con chiarezza la... Altro


    Salve a tutti, sono una studentessa universitaria che ora più che mai sta avendo a che fare con pensieri che definirei "ossessivi" per quanto riguarda le relazioni sociali (amicizie, conoscenze, ecc.): dopo ogni interazione non sentita al 100% riuscita, riavvolgo continuamente nella mia testa ogni piccolo dettaglio della situazione per capire cosa avrei potuto sbagliare, cercando continue rassicurazioni, e spendendoci la notte in pianti. Oltre a questo, sospetto da sempre di essere neurodivergente/essere nello spettro autistico.
    Mi sto chiedendo quindi se non sia necessario partire da una valutazione psicodiagnostica per l'autismo/AuDHD. Ho il forte sospetto che i miei pensieri ossessivi siano il risultato di un sovraccarico cognitivo dovuto al masking e alla mancanza di strumenti adatti al mio funzionamento reale. Temo che un percorso generico, non formato sulla neurodivergenza, possa rivelarsi inefficace o invalidante, come già accaduto in passato. Dunque, quale percorso pensate sia meglio affrontare per prima (a fronte dei soldi)? Un percorso "generico" per risolvere inanzitutto i miei pensieri ossessivi, o un percorso psicodiagnostico (forse un po' più lungo?) per partire dalla radice?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Federica Cofini

    Salve, la sua riflessione è molto lucida e mette in evidenza diversi livelli di funzionamento che meritano di essere distinti e approfonditi. Da un lato, i pensieri che descrive (rimuginio dopo le interazione sociali, l'analisi dettagliata di ciò che accaduto, la ricerca di rassicurazione) potrebbero essere compatibili con dinamiche di tipo ossessivo e con aspetti di ansia sociale. Dall'altro, una possibile condizione di neurodivergenza, se presente, potrebbe effettivamente contribuire al sovraccarico cognitivo e alle difficoltà che riporta, sopratutto in termini di "masking" e gestione delle interazioni. Per questo motivo, come da lei correttamente intuito, le due dimensioni che riporta non andrebbero viste come alternative, ma come potenzialmente interconnesse. Per rispondere alla sua domanda: riterrei utile partire da una valutazione psicodiagnostica mirata, svolta da professionisti con esperienza nella neurodivergenza in età adulta. Può rivolgersi, ad esempio, a centri clinici o studi specialistici che si occupano di autismo e ADHD nell'adulto. Oppure a servizi di psicologia/psichiatria del territorio che prevedano percorsi diagnostici strutturati. Questo le permetterà di comprendere meglio il suo funzionamento e di orientare in modo più efficace l'iter successivo. In parallelo, ma sopratutto successivamente appunto, un percorso di supporto psicologico potrà aiutarla a lavorare sui pensieri ossessivi, sulla regolazione emotiva e sulle dinamiche relazionali, con interventi calibrati sul suo stile cognitivo e sulle sue modalità di elaborazione. Come professionista che sta approfondendo l'ambito della neurodivergenza a livello accademico, ritengo importante sottolineare quanto un approccio non standardizzato ma realmente sintonizzato sulla persona e sul suo modo di funzionare, possa davvero fare la differenza.
    Resto a disposizione,
    un cordiale saluto.


Autore

psicologo, psicologo clinico, professional counselor
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