Dott.ssa
Federica Cofini
Psicologo
·
Psicologo clinico
Professional counselor
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sulle specializzazioni
Roma 1 indirizzo
Esperienze
Sono Federica e sono una Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Lazio. Mi occupo di sostegno psicologico rivolto ad adolescenti e adulti.
Credo profondamente nel valore dell’ascolto e della relazione come strumenti centrali del cambiamento. Per questo ho approfondito le tecniche e le abilità di counseling, con una formazione specifica sul colloquio nella relazione di aiuto. Nel mio lavoro considero fondamentale offrire uno spazio sicuro, accogliente e non giudicante, in cui la persona possa sentirsi libera di esprimere emozioni, dubbi e fragilità.
Mi occupo di difficoltà legate ad ansia, stress, autostima, difficoltà relazionali e momenti di cambiamento o crisi personale.
Attualmente sto frequentando un Master in Psicopatologia, Autismo e Disturbi del Neurosviluppo, con l’obiettivo di consolidare le mie competenze cliniche e ampliare la comprensione delle diverse modalità di funzionamento cognitivo ed emotivo, per offrire un supporto rispettoso delle specificità e dei bisogni di ciascuno.
Parallelamente, lavoro come tutor specializzata per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), affiancando bambini e ragazzi nel loro percorso scolastico con uno sguardo attento sia agli aspetti cognitivi sia a quelli emotivi, valorizzando le risorse individuali e promuovendo autonomia e fiducia in sé.
Credo che ogni persona abbia bisogno, prima di tutto, di sentirsi accolta. Accolta nelle proprie fragilità, nei dubbi, nelle paure e anche nelle parti che fanno più fatica ad essere mostrate. Costruire insieme uno spazio di accoglienza autentica, in cui sentirsi visti e compresi nella propria unicità, è il cuore del mio lavoro.
Potete contattarmi per un primo colloquio conoscitivo. Sarà un’occasione per capire se posso essere la professionista adatta a voi e per chiarire ogni dubbio sul percorso.
Prendersi cura della propria salute psicologica è un investimento su di sé, sulle proprie relazioni e sulla propria qualità di vita.
Se sentite che è il momento, io sono qui.
Aree di competenza principali:
- Psicologo
- Psicologia clinica
- Psicologia cognitiva
- Psicologia della salute
Principali patologie trattate
- Psicologia del femminile
- Dipendenza affettiva
- Sindrome di asperger
- Alto potenziale cognitivo
- Problemi relazionali
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Consulenza online
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Recensioni
4 recensioni
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V
V.M.P.
La Dott.ssa Cofini sin dalla prima seduta mi ha messa a mio agio dimostrando un alto grado d’empatia. Ho avuto il bisogno di rivolgermi ad un professionista in un momento molto delicato della mia vita e oggi sono molto contenta della scelta fatta in quanto la Dott.ssa mi ha permesso al termine del percorso di essere più consapevole di me stessa.
• Studio di consulenza online • colloquio psicologico •
Dott.ssa Federica Cofini
Gentile V., grazie mille per le sue gentili parole. Sono felice di esserle stata di aiuto in un momento così delicato. Come ci siamo già dette a voce, se in futuro dovesse avere ancora bisogno può contattarmi in qualsiasi momento. Un caro augurio per il suo futuro!
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A
A.B.
Dottoressa molto accogliente ed empatica, mi sono sentita a mio agio fin da subito. Mi sono sentita ascoltata e compresa, ho trovato in lei un aiuto professionale serio ma soprattutto umano
• Studio di consulenza online • colloquio psicologico online •
Dott.ssa Federica Cofini
Carissima A. grazie per aver speso queste belle parole sul nostro percorso insieme. Un abbraccio e a presto!
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S
S.G.
Dottoressa competente e disponibile, oltre che dolce ed empatica, con una naturale predisposizione ad un ascolto attivo e mai giudicante verso i bisogni dei suoi pazienti.
• Studio privato • Altro •
Dott.ssa Federica Cofini
Cara S., sono molto felice di trovare un riscontro così positivo da parte sua. La ringrazio per queste parole. Un abbraccio e a presto!
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M
M.L.
Ho da qualche tempo iniziato un percorso di crescita personale con la dottoressa Cofini e sebbene all’inzio avessi alcuni timori, anche rispetto alla modalità online, oggi sono davvero contenta mia scelta. La dottoressa è empatica, preparata e attenta a creare uno spazio sicuro, in cui sentirsi accolti e mai giudicati. La consiglio vivamente.
• Studio di consulenza online • consulenza online •
Dott.ssa Federica Cofini
Carissima M.,
la ringrazio di cuore per le parole spese e per il prezioso feedback. È per me oltremodo importante che si sia sentita accolta e al sicuro. Un saluto affettuoso e a presto!
Risposte ai pazienti
ha risposto a 4 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno Dottori,
Ho questa situazione in casa molto difficile.
Sono padre di una bambina di 3 anni e con la mia compagna stiamo cercando di crescerla al meglio.
Solo che ultimamente stanno apparendo delle dinamiche sempre più allarmanti che vengono da me sottolineate e che mi stanno portando a sentire il mio ruolo sempre più sottovalutato e dalla madre invece vengono sottovalutate.
La madre vuole il bene per nostra figlia, fa il massimo, è sempre presente, e per lei vuole sempre il meglio.
Questo vuol dire che decide in pratica quasi tutto quello che riguarda nostra figlia: quando dormire, quando mangiare, cosa mangiare, in quale quantità, dove andare, se dorme troppo o poco, quanta tv guardare, se una cosa va bene o va male, come vestirsi, ecc…
Io come padre mi sento marginale, ogni volta che provo ad entrare in questo circuito devo passare, involontariamente da parte sua ovviamente, da un filtro.
Per esempio se io devo uscire con nostra figlia da sola spesso sento dire “magari portala qui” oppure se devo giocare con lei “magari leggile questo libro” ecc…
Ho provato più di una volta a dire la mia o a sdrammatizzare o a mettere regole. Niente, spesso sono stato etichettato come quello che dice sempre No… oppure per Isterico perchè alla lunga mi sono arrabbiato che non venivo ascoltato e lei non mi appoggiava, ahimè davanti alla bambina. Una frustrazione molto pesante.
Lei è brava con nostra figlia, ma anche io só di esserlo, só che i miei consigli e le mie regole possono essere utili. Ma lavorando e dedicandomi a molte altre cose che non riguardano direttamente nostra figlia, lei passa più tempo con lei.
Ora siamo arrivati a nostra figlia che fa i capricci per ogni cosa, e se c’è la madre intorno corre da lei alla minima cosa, e soprattutto se la madre vuole provare a suddividere il compito con me (tipo vestirla) la bambina dice No e corre dalla madre, e lei per non sentirla piangere o fare veloce fa 3 cose contemporaneamente. Mentre io sto a guardare. Impotente.
Perchè se dico qualcosa mi ignora e si concentra 100% su nostra figlia, se mi arrabbio mi da dell’isterico, se mi lamento che voglio anche io fare io mio mi etichetta come Geloso.
La situazione è dificile da reggere.
Quando riesco a rimanere da solo con nostra figlia dopo poco lei torna ad ascoltarmi, a giocare con me, a divertirsi, a parlare e tutto il resto, appena torna la madre io passo in secondo piano. E qualsiasi compito che puó essere diviso in casa io non posso farlo.
Il problema è anche che quando la madre non ce la fa chiama me. Come ultima spiaggia. E passo sempre come poliziotto cattivo. E soprattuto mi sento come se lei schiacciasse un bottone e io dovessi essere sull’attenti a darle una mano perchè non ce la fa.
Mi sto spegnendo gradualmente.
Internamente sento tanto disagio.
Ho sempre desiderato una famiglia ma queste dinamiche mi stanno destabilizzando perchè sembra quasi che questo andrà sempre peggio.
Ad ogni minimo urlo della bambina la madre corre. Se siamo per strada e la madre entra in un negozio la bambina piange che deve andare con lei. E io che sono lì è come se non esistessi.
Mentre prima la tenevo con me, mi sentivo un po’ di ruolo…
Ora mi sento davvero come marginale.
Lei non lo vuole capire. Sottovaluta la mia frustrazione e risponde che le mie reazioni non le piacciono. Arrabbiarmi.
Ma sono esaurito da questa situazione.
La bambina piange e fa capricci praticamente SEMPRE, e lei corre disperata per tappare quel problema il prima possibile.
Quando io le dicevo No oppure le davo regole venivo etichettato dalla madre come un padre despota che non le faceva fare nulla.
Da quando mi sono arreso la situazione è peggiorata.
Lei non vuole capire che parlarle e cercare una soluzione assieme serve a tornare ad essere una squadra.
Sono davvero a pezzi…
Anche ora sento la bambina urlare e lei che cerca di calmarla in tutti i modi.
Só che se vado di la tanto sono tapezzeria. Perchè lei vuole solo la mamma e la mamma rimane passiva.
A volte ci sono momenti buoni… e vengo anche valutato ma sono rari…
Buonasera, la ringrazio per la fiducia con cui ha esposto una situazione così sofferta. C'è un elemento fondamentale nel suo racconto che vorrei sottolineare: il fatto che lei riconosca con chiarezza la bravura e la dedizione della sua compagna è un'ottima base di partenza. Proprio questo riconoscimento potrebbe essere il seme da cui far ripartire il vostro dialogo. È importante tenere presente come la simbiosi tra madre-figlia sia assolutamente normale e vitale nei primi mesi di vita. Nelle prime fasi dello sviluppo, la fusione totale tra madre e neonato è ciò che garantisce la sopravvivenza e la sicurezza emotiva. Tuttavia con la crescita della bambina (i tre anni sono una tappa cruciale per l'autonomia), il bozzolo deve aprirsi e il legame evolvere. In psicologia evolutiva, questo passaggio è descritto come il transito dalla diade (madre-bambino) alla triade (madre-bambino-padre). Il ruolo del padre è quindi proprio quello di essere il "Terzo" che si inserisce nella diade madre-figlio per separarla dolcemente. Questa non è un'intrusione ma un atto d'amore necessario: permette da un lato alla bambina di capire che esiste un mondo oltre la madre, favorendone l'autonomia; dall'altro consente alla madre di non essere l'unica responsabile dell'educazione e dell'accudimento della figlia, alleggerendone il carico reale e percepito. Penso possa essere utile sottolineare come la mancata evoluzione di questa dinamica causata da questa rigidità che lei percepisce, sia una trappola non solo per lei ma anche per la sua compagna. È assolutamente comprensibile che lei si senta "spento". Tuttavia questo spegnimento rischia di confermare l'idea che la madre sia l'unico perno della famiglia. invece di vedere il suo intervento come una sfida al potere materno, provi a riformularlo come un atto di cura verso la sua compagna. Credo sia fondamentale riallacciare un dialogo senza la presenza della bambina. Potreste parlare della vostra stanchezza, non solo dei vostri errori. Provi a spiegare apertamente alla sua compagna che il suo desiderio di partecipare non è una critica al suo operato, ma il desiderio di essere una squadra. Nella routine quotidiana potreste concordare dei momenti fissi in cui lei gestisce la bambina dall'inizio alla fine, ad esempio durante il bagnetto o al parco, senza che la madre intervenga o dia direttive. Inizialmente sarà difficile per la mamma "non guardare", ma questo farà sentire alla bambina che è al sicuro anche con il suo papà, permettendole di riconoscere il valore della differenza. La bambina imparerà infatti che il papà fa le cose "diversamente" dalla mamma e che questo va bene. È la ricchezza della diversità educativa a rendere i figli resilienti. Si ricordi che sua figlia ha bisogno di vedere una madre serena e meno sovraccarica e un padre presente e autorevole: riconquistare il suo ruolo non è solo un suo diritto, ma un regalo che farà all'equilibrio di tutta la famiglia. Per qualsiasi cosa resto a disposizione.
Un cordiale saluto
Salve a tutti, sono una studentessa universitaria che ora più che mai sta avendo a che fare con pensieri che definirei "ossessivi" per quanto riguarda le relazioni sociali (amicizie, conoscenze, ecc.): dopo ogni interazione non sentita al 100% riuscita, riavvolgo continuamente nella mia testa ogni piccolo dettaglio della situazione per capire cosa avrei potuto sbagliare, cercando continue rassicurazioni, e spendendoci la notte in pianti. Oltre a questo, sospetto da sempre di essere neurodivergente/essere nello spettro autistico.
Mi sto chiedendo quindi se non sia necessario partire da una valutazione psicodiagnostica per l'autismo/AuDHD. Ho il forte sospetto che i miei pensieri ossessivi siano il risultato di un sovraccarico cognitivo dovuto al masking e alla mancanza di strumenti adatti al mio funzionamento reale. Temo che un percorso generico, non formato sulla neurodivergenza, possa rivelarsi inefficace o invalidante, come già accaduto in passato. Dunque, quale percorso pensate sia meglio affrontare per prima (a fronte dei soldi)? Un percorso "generico" per risolvere inanzitutto i miei pensieri ossessivi, o un percorso psicodiagnostico (forse un po' più lungo?) per partire dalla radice?
Salve, la sua riflessione è molto lucida e mette in evidenza diversi livelli di funzionamento che meritano di essere distinti e approfonditi. Da un lato, i pensieri che descrive (rimuginio dopo le interazione sociali, l'analisi dettagliata di ciò che accaduto, la ricerca di rassicurazione) potrebbero essere compatibili con dinamiche di tipo ossessivo e con aspetti di ansia sociale. Dall'altro, una possibile condizione di neurodivergenza, se presente, potrebbe effettivamente contribuire al sovraccarico cognitivo e alle difficoltà che riporta, sopratutto in termini di "masking" e gestione delle interazioni. Per questo motivo, come da lei correttamente intuito, le due dimensioni che riporta non andrebbero viste come alternative, ma come potenzialmente interconnesse. Per rispondere alla sua domanda: riterrei utile partire da una valutazione psicodiagnostica mirata, svolta da professionisti con esperienza nella neurodivergenza in età adulta. Può rivolgersi, ad esempio, a centri clinici o studi specialistici che si occupano di autismo e ADHD nell'adulto. Oppure a servizi di psicologia/psichiatria del territorio che prevedano percorsi diagnostici strutturati. Questo le permetterà di comprendere meglio il suo funzionamento e di orientare in modo più efficace l'iter successivo. In parallelo, ma sopratutto successivamente appunto, un percorso di supporto psicologico potrà aiutarla a lavorare sui pensieri ossessivi, sulla regolazione emotiva e sulle dinamiche relazionali, con interventi calibrati sul suo stile cognitivo e sulle sue modalità di elaborazione. Come professionista che sta approfondendo l'ambito della neurodivergenza a livello accademico, ritengo importante sottolineare quanto un approccio non standardizzato ma realmente sintonizzato sulla persona e sul suo modo di funzionare, possa davvero fare la differenza.
Resto a disposizione,
un cordiale saluto.
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