Domande del paziente (378)

    Buongiorno dott. da l'eta di 20 anni adesso ho 35 assumo daparox 33.1mg/ml (paroxenia) a goccie, che prendo 10 goccie ogni sera dopo cena.. sono arrivato al punto di prendere queste goccie, perchè avevo forte ansia, è disturbo ossessivo... cosa che adesso sto molto meglio grazie a queste goccie... solo che faccio questo post per il fatto che da circa 3 mesi ho sbandamenti h24 che sono sbandamenti soggettivi che peggiorano in determinati casi, tipo per esempio se gioco al pc con mio nipote al gioco delle auto vedere la visuale smuoversi mi causa sbandamenti più forti, oppure la sera quando mi metto a letto, oppure alzo la testa per bere o pulire qualcosa di alto anche in quel caso mi peggiorano... adesso la mia domanda tutto questo può essere che melo causa il daparox che sto assumendo?
    Magari si chiede perchè penso che sia il daparox, perchè magari lo assumo da tanti anni quindi il mio corpo non l'ho accetta mi da questi sintomi...
    Magari non centra nulla ma essendo che non sono medico chiudo giusto per stare tranquillo che non sia il farmaco... anche perchè mi era successo in passato che avevo sbandamenti h24, circa 2 anni fa mi era duranto anche in quel caso un paio di mesi è dopo mi era passato...
    La ringrazio in anticipo per la risposta...

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissimo,

    Comprendo la sua preoccupazione, essendo il Daparox la sua unica terapia da molto tempo, ma voglio tranquillizzarla e risponderle con totale oggettività: è clinicamente improbabile che la causa dei suoi sbandamenti sia la paroxetina.

    Lei assume 10 gocce, un dosaggio di mantenimento piuttosto basso, da ben 15 anni con ottimi risultati.

    Gli effetti collaterali della paroxetina a carico dell'equilibrio si manifestano tipicamente nelle prime fasi di assunzione, durante brusche variazioni di dosaggio o in caso di dimenticanza, mentre l'idea che il corpo improvvisamente "non accetti più" la molecola generando un sintomo continuo non ha un reale fondamento farmacologico.

    I sintomi che descrive e i fattori che li scatenano, come i cambi di postura nel mettersi a letto o l'alzare la testa, uniti al fastidio per le repentine stimolazioni visive dei videogiochi di corse, sembrerebbero puntare in una direzione diagnostica diversa.

    Si tratta infatti di un quadro che è spesso segno di un problema vestibolare (legato all'orecchio interno) o di una problematica meccanica cervicale, ipotesi avvalorata anche dal fatto che le fosse già accaduto in passato con risoluzione spontanea.

    Il mio consiglio è pertanto, in prima istanza, di rivolgersi al suo medico curante per programmare una visita otorinolaringoiatrica con esame vestibolare.

    Nel caso in cui tale valutazione dovesse risultare negativa, a quel punto sarebbe opportuno rivalutare il suo attuale quadro clinico e la terapia assunto con il suo specialista di psichiatria di fiducia.

    Spero di aver chiarito i suoi dubbi, le faccio i migliori auguri per tutto. Cari saluti


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissimo,

    comprendo perfettamente la sua preoccupazione, poiché convivere per mesi con una sensazione di sbandamento continuo rappresenta una condizione estremamente invalidante e fastidiosa nella... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentile utente,

    Da quello che descrive, la risposta alla sua prima domanda è affermativa: c'è una fortissima connessione clinica. Quello che ha sperimentato è probabilmente un fenomeno molto frequente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentile utente,

    Dal punto di vista prettamente farmacologico, l'andamento che sta descrivendo rientra potenzialmente a pieno titolo nelle tempistiche e nelle dinamiche fisiologiche della molecola che... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissima,

    comprendo l'enorme peso emotivo che sta sostenendo, poiché dover fronteggiare una patologia organica severa sovrapposta a un disturbo d'ansia storico rappresenta un carico in grado di esaurire... Altro


    28 Febbraio 2024 prendo due farmaci (al loro dosaggio più alto) contemporaneamente a stomaco vuoto ovvero tadalafil e dapoxetina.
    I farmaci li ho presi per provare ad avere una prestazione migliore ma non perchè avessi problemi biologici o di erezione.
    Dopo mezz'ora in macchina mi sento malissimo e inizio ad avere tutti gli effetti collaterali. Pronto soccorso 3 4 ore smaltisco i farmaci e torno a casa, il giorno dopo la sera torno a stare bene. Per 5 giorni poi sto bene come se nulla fosse mai successo. Al 6 giorno ( cioe il 6 di marzo) mi ritornano sintomi simili a quelli avuti quel giorno in cui ho preso i farmaci e da quel giorno fino ad oggi non sono piu tornato a stare bene soffrendo continuamente di sintomi. All'inizio mi sentivo spessissimo svenire per settimane ora questo sintomo si è risolto ma sono rimasti reflusso gastroesofageo (duodeno biliare per l'esattezza perche ho fatto gastroscopia) e sbandamenti continui.

    È possibile che questi farmaci hanno fatto un danno permanenente? Che ne pensate? Grazie a tutti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissimo,

    ​Dal punto di vista prettamente farmacologico, le molecole da lei assunte contemporaneamente, ovvero il tadalafil e la dapoxetina, possiedono tempi di metabolizzazione e di smaltimento fisiologico ben definiti.

    ​Un singolo episodio di assunzione combinata e impropria viene infatti processato ed espulso in via definitiva dall'organismo nell'arco di pochissimi giorni, dinamica peraltro confermata dalla tempestiva e totale risoluzione clinica che lei stesso ha sperimentato dopo l'intervento in pronto soccorso.

    ​Risulterebbe pertanto clinicamente e biologicamente estremamente improbabile che una singola esposizione a questi principi attivi, per quanto mal tollerata a livello acuto, possa aver generato un danno d'organo permanente ai suoi tessuti o al suo apparato neurologico.

    ​Il lasso di tempo di cinque giorni di totale benessere, intercorso tra l'evento avverso e la repentina ricomparsa dei fastidi, costituisce un dato anamnestico di cruciale importanza.

    ​Questa specifica latenza temporale, unita alla natura dei sintomi residui come gli sbandamenti continui e le disfunzioni gastriche, suggerisce l'ipotesi che il suo sistema nervoso centrale sia rimasto "traumatizzato" dal grave spavento vissuto in quella circostanza.

    ​Uno stato di ipervigilanza e di allarme cronico, innescato dalla paura di aver compromesso irreparabilmente la propria salute, possiede infatti la reale capacità neurobiologica di somatizzare a livello gastrointestinale e di generare un senso di instabilità soggettiva costante.

    ​Per escludere tuttavia con assoluta rigorosità qualsiasi altra potenziale sovrapposizione organica e per disinnescare questo estenuante cortocircuito, le raccomanderei caldamente di programmare valutazioni specialistiche in presenza.

    ​Affidare l'attenta analisi di questa complessa sintomatologia a un colloquio diretto con uno psichiatra e, parallelamente, a un monitoraggio clinico continuo con il suo gastroenterologo, rappresenta un passaggio fondamentale per tutelare la sua salute a trecentosessanta gradi.

    ​Solamente uno studio clinico approfondito e di persona le consentirebbe di individuare l'esatta radice di questo prolungato malessere, permettendo di strutturare la strategia terapeutica più indicata per aiutarla a superare definitivamente lo spettro di quell'episodio e riappropriarsi in totale sicurezza della sua qualità di vita.

    ​Spero di aver chiarito i suoi dubbi, resto a disposizione per eventuali necessità. Cari saluti


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissima,

    ​Dal punto di vista prettamente farmacologico, molecole come l'escitalopram agiscono in modo mirato sui recettori del sistema nervoso centrale determinando un aumento di livelli di serotonina,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissima,

    La sensazione che lei definisce come "paura della paura" rappresenta potenzialmente il nucleo centrale del disturbo da panico, un meccanismo neurobiologico in cui il cervello rischia di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissima,

    ​Analizzando la sua storia clinica sulla base di quanto descritto, il primo elemento cruciale risiede nell'interruzione improvvisa della sua prima cura a base di paroxetina.

    ​I disturbi... Altro


    Buongiorno ha 1 mese che prendo zolfot ora il medico da 2 settimane mi ha aumentato il dosaggio e normale non avere ancora risultati.grazie a chi mi può dare una mano

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentile utente,

    Rispondo in modo diretto alla sua domanda: in questa fase, e con le tempistiche da lei descritte, è ancora assolutamente normale.

    Il farmaco che sta assumendo, lo Zoloft, agisce sui circuiti della serotonina e richiede tempi biologici molto precisi per funzionare. C'è una regola fondamentale in farmacologia psichiatrica che deve tenere a mente: i tempi per vedere i veri benefici clinici non si calcolano dal primo giorno in assoluto in cui ha iniziato la cura, ma iniziano a contare dal momento in cui viene raggiunto e mantenuto il nuovo dosaggio.

    Avendo aumentato la dose solo da due settimane, il suo sistema nervoso centrale sta sostanzialmente ancora cercando di assestarsi su questo nuovo livello biochimico. Due settimane sono un tempo fisiologicamente troppo breve per permettere ai recettori di stabilizzarsi in modo definitivo e spegnere i sintomi di fondo.

    Deve armarsi ancora di un po' di pazienza. Solitamente, per iniziare ad avvertire un miglioramento concreto, servono almeno tre o quattro settimane piene dalla modifica del dosaggio.

    Le suggerisco di attendere sereno ancora un paio di settimane e continuare la cura con assoluta regolarità. Dopodiché, sarà fondamentale fare il punto della situazione direttamente con il medico che le ha prescritto la variazione, per valutare insieme la reale risposta del suo organismo a questa nuova posologia.

    Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto. Cari saluti.


    Buongiorno Dottoressa,
    la contatto per avere un suo parere riguardo la situazione di mio padre.

    Da circa una settimana sta assumendo paroxetina (mezza compressa al mattino), ma al momento non vediamo ancora benefici sull’umore e sull’ansia. Continua ad essere agitato, confuso e molto giù di morale.

    Inoltre presenta un tic continuo alla bocca che lo rende ancora più nervoso.

    Per l’ansia sta assumendo anche delle gocce di alprazolam, ma abbiamo notato che lo rendono molto sedato: al mattino si sveglia molto rallentato, confuso e senza forze.

    Volevo chiederle:
    - se è normale che la paroxetina dopo una settimana non abbia ancora effetto
    - se questa forte sedazione da alprazolam è normale o se è il caso di rivedere il dosaggio
    - se nel frattempo c’è qualcosa che può aiutarlo un po’ con l’umore, in attesa che la paroxetina faccia effetto

    La situazione al momento è abbastanza difficile per lui e vorremmo capire come aiutarlo nel modo giusto.

    La ringrazio per la disponibilità e resto in attesa di un suo gentile riscontro.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentile utente,

    Partendo dal suo primo dubbio, le confermo che è assolutamente normale che la Paroxetina non abbia ancora apportato alcun beneficio. I farmaci che agiscono sui circuiti della serotonina necessitano fisiologicamente di almeno tre o quattro settimane di tempo per iniziare a stabilizzare l'umore e spegnere l'ansia; anzi, durante la prima settimana di assunzione è molto frequente assistere a un leggero peggioramento dell'agitazione, una sorta di temporanea "attivazione iniziale" prima che il farmaco trovi il suo equilibrio.

    Per quanto riguarda l'alprazolam, la forte sedazione mattutina, unita a confusione e profonda debolezza, è un segnale che probabilmente il dosaggio attuale risulta eccessivo o faticosamente smaltito dal metabolismo di suo padre; difatti, soprattutto nei pazienti anziani, farmaci ansiolitici di questo tipo tendono ad avere un impatto molto più marcato, provocando frequentemente questo spiacevole effetto di eccessivo rallentamento cognitivo e motorio al risveglio.

    C'è però un dettaglio clinico molto importante nel suo racconto che merita un'attenzione immediata: il tic continuo alla bocca. Questo tipo di movimenti involontari non va sottovalutato, in quanto potrebbe rappresentare un effetto collaterale di natura neurologica legato ai farmaci, oppure l'espressione di una forte tensione di fondo che va indagata visivamente.

    Rispondendo alla sua ultima domanda, non esistono purtroppo "scorciatoie" farmacologiche o rimedi rapidi da poter aggiungere al momento per tirargli su l'umore. Inserire ulteriori sostanze rischierebbe solamente di appesantire il quadro e aumentare la sua attuale confusione.

    La strategia clinica più sicura e razionale in questo momento è contattare tempestivamente il medico che ha prescritto la cura. È fondamentale una valutazione in presenza per poter osservare direttamente l'entità e la natura di questo tic motorio e per ricalibrare subito le gocce di ansiolitico. Alleggerire la sedazione è il primo vero passo per permettere a suo padre di affrontare queste fisiologiche settimane di attesa in modo molto più lucido, sereno e tollerabile.

    Resto a disposizione per eventuali necessità e le faccio i migliori auguri per tutto.
    Cari saluti.


    Buongiorno, sto assumendo il faxilex ormai da 4 mesi.. Inizialmente ho avuto molti degli effetti collaterali e a distanza di circa 45 giorni mi sentivo davvero bene, ma un episodio di stress avvenuto a metà gennaio mi ha riportato indietro... Ora ho di nuovo gli effetti indesiderati del tipo prurito, ansia difficoltà a dormire e molta irrequietezza tanto da non riuscire a stare seduta... Noto anche uno strano gonfiore al viso la mattina appena sveglia che si riassorbe dopo più di un'ora. Chiedo un consiglio se è il caso di continuare con questa terapia

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissima,

    ​Un forte episodio di stress possiede la reale capacità biologica di destabilizzare un sistema nervoso centrale ancora in fase di delicato assestamento.

    ​Questo imprevisto "sovraccarico emotivo" potrebbe aver temporaneamente alterato l'equilibrio recettoriale appena conquistato con l'assunzione del Faxilex, giustificando in modo plausibile il ritorno dell'ansia e delle difficoltà a dormire.

    ​Per quanto riguarda la forte irrequietezza motoria, che le impedisce perfino di stare seduta, questa sgradevole sensazione potrebbe rappresentare potenzialmente un'attivazione paradossa o una forma di acatisia, talvolta associate all'assunzione di molecole a duplice azione serotoninergica e noradrenergica, come è appunto il Faxilex.

    ​La comparsa di prurito associato a un anomalo gonfiore mattutino al viso costituisce tuttavia un segnale clinico che richiede cautela.

    ​Se da un lato potrebbe trattarsi di una semplice e transitoria ritenzione idrica notturna, dall'altro questi specifici sintomi cutanei ed edematosi potrebbero suggerire l'insorgenza di una ipersensibilità individuale o di una reazione allergica al principio attivo del farmaco

    ​Esprimere un giudizio definitivo sull'opportunità di proseguire o sospendere la terapia attraverso un consulto scritto è impossibile;

    ​Risulta dunque assolutamente indispensabile sottoporre la sua specifica situazione clinica alla valutazione visiva e diretta di un professionista.

    ​Le raccomanderei di contattare lo psichiatra che ha impostato questo schema terapeutico, o in alternativa di recarsi dal suo medico curante, affinché possano ispezionare di persona l'entità del gonfiore facciale e inquadrare il grado della sua irrequietezza.

    Eventualmente può anche optare per chiedere un secondo parere psichiatrico di rivalutazione del quadro clinico sulla base dei segni e sintomi che attualmente presenta.

    ​Sottoporre la sua pelle e il suo sistema nervoso all'attento sguardo clinico di chi la segue costituisce l'unico vero passaggio risolutivo per decidere con precisione come modulare la molecola, mettendo in totale sicurezza il suo organismo per accompagnarla nuovamente verso quella stabilità che aveva già assaporato in precedenza.

    ​Spero di aver chiarito i suoi dubbi, resto a disposizione per eventuali necessità e le faccio i migliori auguri per tutto.
    Cari saluti


    Dove posso trovare uno psichiatra a tariffe solidali?
    Sono una studentessa universitaria e vivo a Roma, soffro di disturbo ossessivo compulsivo e depressione, in più è dall'adolescenza che compio atti di autolesionismo. Sono un paio di anni che la mia situazione è peggiorata molto. Da poco tempo sono seguita da una psicologa, però sento di aver bisogno di qualcosa in più, per quello vorrei andare anche da uno psichiatra. Vivo in un contesto familiare dove i miei genitori non sarebbero mai d'accordo col mandarmi da uno psichiatra, ho pensato di passare per il pubblico, ma ho francamente paura di venir scoperta dai miei genitori in un modo o nell'altro, vorrei lasciare il minimo possibile di "tracce", quindi il privato sarebbe la cosa migliore per me. Ho un po' di soldi da parte ma non così tanti e so che inizialmente le visite sono molto ravvicinate, ho paura che sia tutto troppo costoso. Purtroppo non ho un lavoro dato che la mia condizione psicologica mi rende difficoltoso fare anche le cose più semplici. Non so veramente come fare, grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissima,

    comprendo profondamente il momento di grande sofferenza e confusione che sta attraversando.

    Il suo desiderio di curarsi e la consapevolezza di aver bisogno di un aiuto specialistico sono già un enorme e coraggioso passo avanti.

    ​Tuttavia, vorrei tranquillizzarla su un punto fondamentale che le sta precludendo la strada più sicura: il Servizio Sanitario Nazionale è vincolato per legge dal segreto professionale assoluto.

    Se lei si rivolge a un Centro di Salute Mentale (CSM) della sua ASL di appartenenza, o a un Consultorio, nessun medico o infermiere potrà mai comunicare ai suoi genitori le sue visite, le sue diagnosi o le sue terapie senza il suo esplicito consenso scritto, essendo lei maggiorenne.

    Inoltre, le consiglio di verificare presso la sua Università: quasi tutti gli atenei di Roma dispongono di sportelli di ascolto psicologico gratuiti per gli studenti, che lavorano in rete con i servizi psichiatrici pubblici per le prese in carico più complesse, garantendo massima privacy e zero costi.

    ​Un percorso privato, per quanto tempestivo, richiede un investimento economico costante nel tempo (soprattutto in fasi acute che necessitano di controlli ravvicinati) che in questo momento aggiungerebbe ulteriore stress alla sua situazione.

    Si affidi con fiducia ai servizi territoriali o universitari, non lascerà alcuna "traccia" accessibile alla sua famiglia e troverà professionisti pronti ad aiutarla.

    Le faccio i miei più sentiti auguri.


    Domande su Fobie

    Buonasera, premetto che sono alla ricerca di uno psichiatra che subentri all precedente con cui non mi sono trovata per nulla bene..
    Assumo Cipralex da novembre 2024, sono a dosaggio stabile di 10 gocce da gennaio 2025. All’inizio mi ha dato molte difficoltà già dalla dose di 4 gocce, nausea e problemi intestinali, poi riassestati.
    Il farmaco mi è stato prescritto per attacchi di panico e altre difficoltà nell’area sociale, ho avuto diagnosi di autismo (+ansia e depressione, no ADHD) a seguito di bornout autistico a luglio 2024.
    Rispetto agli attacchi di panico è stato risolutivo e ho tratto beneficio su diverse aree. Sono seguita da una psicologa meravigliosa che davvero mi guida verso nuove consapevolezze.

    La domanda: negli ultimi 6 mesi ho avuto aumento di peso (pure seguendo una buona alimentazione) e problemi intestinali (diarrea ricorrente), mi sento anche sotto stimolata.

    Può essere il farmaco?
    (Ho 49 anni e non sono in premenopausa)
    Grazie per l’attenzione.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissima,

    Da quello che descrive, è probabile che l'attuale senso di apatia e la sensazione di essere "sottostimolata" non siano semplicemente effetti collaterali, ma indichino piuttosto che il dosaggio di Cipralex a 10 gocce risulti al momento parzialmente sottodosato oppure che il protocollo farmacologico vada rivalutato in relazione all'attuale quadro clinico.
    L'attuale situazione, con la recente diagnosi di autismo in età adulta, ha certamente un impatto notevole, che molto probabilmente richiede un supporto neurochimico maggiore e/o differente per far fronte allo stress accumulato e ai sintomi depressivi di fondo.

    Lei ha espresso un concetto giustissimo sottolineando il valore della sua psicologa: la psicoterapia l'aiuta ed è fondamentale per guidarla verso nuove consapevolezze; Tuttavia, non è un "pronto intervento" biologico, ed è normale che faccia fatica ad apportare un beneficio emotivo e fisico completo se la terapia farmacologica di base non è calibrata in modo ottimale.

    I fastidi intestinali e l'aumento di peso, pur con una buona alimentazione, possono infatti essere legati anche a una somatizzazione ansiosa o a un asse intestino-cervello particolarmente reattivo, segni che la copertura della molecola potrebbe aver bisogno di un aggiustamento.

    Il consiglio è pertanto di rivolgersi a uno specialista psichiatra, che possa inquadrare al meglio la sua attuale condizione clinica. Solo attraverso un'attenta valutazione dal vivo sarà possibile capire se sia effettivamente necessario ottimizzare il dosaggio del Cipralex, oppure se convenga valutare strategie diverse.

    Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto. Cari saluti


    Buongiorno mi hanno prescritto tolep 300 per ansia e liryca ... Il tolep mi hanno detto che fa ingrassare ma io non sono una mangiona anzi il contrario .... Volevo un riscontro da permettere che il liryca lo prendo da anni e il tolep ancora inizio .... Se qualcuno mi può risponde dico grazie...

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissima,

    E' comprensibile il suo timore riguardo i possibili effetti metabolici della nuova terapia.

    Lei ha espresso un concetto giustissimo ponendo l'attenzione sul suo stile alimentare: chi non abusa col cibo difficilmente accumula peso dal nulla, ed è esattamente così; il Tolep è generalmente considerato una molecola molto "neutra" sul peso corporeo, e raramente provoca un reale aumento di massa grassa se il paziente mantiene le proprie abitudini alimentari.

    Il Tolep inoltre, non agisce rallentando il metabolismo o inducendo fame nervosa, non possiede le problematiche di grave alterazione metabolica tipiche di altre categorie di farmaci; l'unico aspetto che talvolta si può notare è una lieve ritenzione idrica transitoria, che però non ha nulla a che vedere con il reale ingrassare.

    Il consiglio è pertanto di iniziare la terapia prescritta con serenità e senza farsi condizionare da queste paure, continuando a farsi seguire dal suo specialista psichiatra, con il quale è fondamentale costruire un rapporto fiduciario tale che lei possa porre al suo specialista qualsiasi suo legittimo dubbio (come quello che sta esprimendo qui).

    Il suo psichiatra di riferimento, per chiarezza clinico-terapeutica, è tenuto a spiegare quasi possono essere gli effetti collaterali, oltre che il razionale di cura, di ogni terapia che viene prescritta ai propri pazienti; solo attraverso questo tipo di comunicazione il protocollo di Cura può essere davvero interiorizzato dal paziente e divenire realmente terapeutico, perchè il paziente ne diviene consapevole, che è un passo fondamentale verso il processo di Guarigione.

    Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.

    Un caro saluto.


    Salve, voglio fare una premessa di fondo: se c'è la necessità di uno psichiatra, bisogna rivolgersi a quest'ultimo per risolvere la depressione. Prendere pillole senza uno specialista che ti segua e senza sapere cosa si prende, significa andare incontro a una serie di rischi per la propria salute.

    Detto questo. Dopo due-tre tentativi andati a vuoto nel fare la prima visita da uno psichiatra, ho fortunatamente trovato uno specialista che lavora in un poliambulatorio. Tuttavia, era uno psichiatra senza avere l'abilitazione alla psicoterapia e non credeva nelle varie metodiche psicologiche. Vabbè, ho trovato sicuramente un certo grado di giovamento, giacché oltre agli antidepressivi mi aveva prescritto anche degli ansiolitici.

    Compio un riassunto formato Bignami, altrimenti dovrei scrivere oltre ogni misura.

    Il punto di cui si dibatte forse meno nella psichiatria, ma sicuramente nella psicologia, è quello per cui il rapporto psichiatra/psicologo-paziente è intrinsecamente asimmetrico; ciò significa che non può esserci un rapporto alla pari tra i due soggetti, ovviamente perché lo psichiatra/psicologo ha competenze che lo pongono su un piano rialzato rispetto al paziente.

    Ora, la questione diventa problematica quando questo piano sfalsato viene percepito come un rapporto di subordinazione rispetto al dottore: ovvero, la persona non si sente partecipe protagonista del percorso terapeutico, bensì solo un "esecutore" materiale di ciò che dice il medico. E purtroppo, dopo aver constatato questa dinamica dove sovente lo psichiatra/psicologo ritiene il paziente una sorta di adolescente — benché io abbia passato i 40 anni — ho lasciato ogni contatto con questi medici ed, avendo impresso bene ciò che mi avevano prescritto, ho iniziato ad autogestirmi (non lo fate, seguite uno psichiatra o psicologo).

    Non essendo un masochista, ed avendo tentato più e più volte di rendere la suddetta dinamica trasparente col medico col quale mi relazionavo, ho capito che il rapporto gerarchico non può venir meno; e questo va pure bene: tu sei il medico, colui che ha le competenze, io sono il paziente, colui che non ha competenze.

    Tuttavia, quando il medico non accetta di relazionarsi alla pari sul piano emotivo e anche cognitivo col sottoscritto — non sono nato imparato, come si suol dire, ma si impara durante il processo evolutivo — il rapporto diventa un mero rapporto fra "impiegato della salute" e il sottoscritto e/o il paziente. Certe domande e/o tempistiche di interloquire, per cui ci si ritrova in un discorso con una certa cadenza e si passa ad una cadenza veloce per constatare se il sottoscritto riesca a seguire quanto dice il medico, è di una meschinità infantile.

    Se lo psichiatra/psicologo vuole fare un test per capire la mia capacità cognitiva senza farmelo capire, il rapporto si chiude la seduta stessa. Se ha questa necessità impellente di capire il grado di ragionamento della persona, piuttosto che camuffarsi dietro a metodiche dispotiche, sarebbe meglio impiegare fin dall'inizio un codice da entrambi accettato, al fine poi di non ritrovarsi in situazioni dove il medico crede di svolgere il suo lavoro con onestà, quando l'onestà è solo la parvenza che vuole restituire al sottoscritto.

    Io non ho mai incontrato il professor Vittorino Andreoli, ma ho solo letto alcuni suoi libri e ascoltato alcuni suoi interventi televisivi, e ho potuto constatare che è quello il cui rapporto col paziente sembra essere da persona a persona; ma forse mi sbaglio, ed è solo una mia impressione.

    Cordiali saluti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentile utente,

    Ho letto con attenzione la sua riflessione, che tocca uno dei fondamenti assoluti della clinica psichiatrica: l'alleanza terapeutica.

    Lei centra perfettamente il punto: la relazione medico-paziente è asimmetrica per quanto riguarda le competenze tecniche, ma deve essere assolutamente simmetrica sul piano umano, emotivo e cognitivo.

    Se un paziente adulto e lucido si sente trattato da "esecutore" passivo o percepisce di essere sottoposto a valutazioni non dichiarate, significa che lo spazio terapeutico è venuto meno.

    Il fatto che il collega non avesse una formazione psicoterapeutica e fosse scettico verso tali metodiche spiega, in gran parte, questo approccio rigidamente prescrittivo e gerarchico da lei descritto.

    Comprendo quindi la frustrazione che l'ha spinta ad allontanarsi e a gestire in autonomia la terapia prescritta in passato; venendo all'aspetto prettamente clinico e farmacologico, devo restituirle la realtà dei fatti con totale oggettività: l'autogestione psicofarmacologica a lungo termine perde fisiologicamente di efficacia.

    La psichiatria non si basa sull'assunzione statica di una molecola, ma il nostro sistema nervoso centrale si adatta: nel tempo subentrano fenomeni di assuefazione e tolleranza (specialmente con gli ansiolitici) e variazioni neurochimiche che richiedono un monitoraggio e una ricalibrazione periodica dei dosaggi.

    Proseguire con una prescrizione "congelata" nel tempo significa limitarsi a tamponare, esponendosi al rischio di ricadute o di assunzioni inefficaci.

    Il professor Andreoli, che lei cita, rappresenta un approccio in cui il focus è sulla persona prima ancora che sul sintomo o sul recettore.

    Le assicuro che esistono molti professionisti con questa impostazione, che integrano la tecnica farmacologica con l'ascolto attivo.

    Il mio consiglio clinico è di non rinunciare a curarsi in modo ottimale a causa di un'esperienza relazionale disfunzionale.

    Le suggerisco di cercare un nuovo specialista, che sia sia psichiatra che psicoterapeuta, con cui poter costruire fin dall'inizio un codice condiviso.

    La invito a fare questa ricerca per intraprendere un percorso rigorosamente in presenza, che a mio parere è quasi sempre l'unico vero setting dove si può instaurare un'alleanza clinica autentica, guardandosi negli occhi e collaborando attivamente alla pari.

    Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.

    Un caro saluto.


    Buongiorno dottori ho 45 anni e da un po di tempo assumo en gocce prima di andare a dormire ma non mi fanno più effetto tra l'altro penso che mi danno tachicardia e possibile ? Tra l'altro ho iniziato ad assumere magnesio volevo sapere se c'era effetto collaterale con en gocce abbiamo provato tanti farmaci per facilitare il sonno con lo specialista ma nulla grazie a chi risponde

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentile utente,

    la perdita di efficacia dell’EN che riferisce potrebbe essere legata al fenomeno della tolleranza, un processo fisiologico per cui il sistema nervoso si adatta alla molecola rendendola, col tempo, non più risolutiva; le benzodiazepine, infatti, non sono generalmente considerate farmaci curativi a lungo termine per l'insonnia, ma solo trattamenti sintomatici.

    La tachicardia, in questo contesto, potrebbe rappresentare un sintomo di "ansia di rimbalzo" dovuto proprio alla perdita di efficacia del farmaco, pur non potendo escludere del tutto una possibile reazione paradossa individuale.

    Riguardo al magnesio, può stare assolutamente tranquillo: non risultano esserci interazioni farmacologiche note con le benzodiazepine.

    Il fatto che diverse terapie precedenti non abbiano dato i frutti sperati suggerisce che il disturbo potrebbe originare da meccanismi più profondi dell’architettura del sonno che un semplice sedativo non riesce a correggere.

    Il mio consiglio clinico è di evitare assolutamente l'autogestione e di concordare una nuova valutazione psichiatrica, perché solo attraverso un colloquio diretto e un'osservazione clinica approfondita lo specialista potrà analizzare la sua igiene del sonno e proporre molecole con un reale razionale curativo, capaci di agire sulla radice del problema e non solo sul sintomo momentaneo.

    Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.
    Un caro saluto.


    Sto assumendo zolof a pranzo da sei settimane e mi vengono le nauese più prendo En di mattina mezza compressa e di pomeriggio e la notte ma le nausee non passano e sono senza forze

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentile utente,

    comprendo bene il profondo disagio che sta vivendo, poiché affrontare le giornate con una nausea persistente e una totale assenza di forze è una condizione clinicamente estenuante.

    Analizzando la sua, la nausea rappresenta un effetto collaterale noto dello Zoloft, ma essendo giunti ormai alla sesta settimana di trattamento, tale sintomo dovrebbe tendenzialmente essersi già attenuato; se persiste in modo così marcato, potrebbe indicare una sua specifica difficoltà di tollerabilità gastrica a questa particolare molecola.

    Per quanto riguarda l'estrema stanchezza e la mancanza di forze, questa potrebbe essere direttamente collegata all'assunzione dell'EN tre volte al giorno; il carico farmacologico continuo di questa benzodiazepina durante le ore diurne genera infatti una sedazione che può essere anche intensa (in base al dosaggio assunto) e una spiccata stanchezza muscolare.

    Il mio consiglio è di non prolungare passivamente questa sofferenza e di contattare uno specialista psichiatra per programmare una valutazione psichiatrica, perché solo attraverso un'osservazione diretta sarà possibile ricalibrare l'uso dell'ansiolitico per restituirle le energie diurne e, se necessario, valutare una valida alternativa antidepressiva che il suo organismo possa accogliere senza questi pesanti disturbi.

    Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.

    Un caro saluto.


    Domande su Insonnia

    Buongiorno,sto prendendo Tavor dato per insonnia ma mi dà agitazione sono Otto giorni,,tramite esperto riuscirò ad uscirne e prendere qualcosa di più specifico?o sono già dipendente?si riesce a fare cambio farmaco senZa danni?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentile utente,

    comprendo la sua preoccupazione, specialmente quando un farmaco prescritto per aiutarla a riposare finisce per generare l'effetto opposto.

    L'agitazione che avverte assumendo il Tavor potrebbe rappresentare una "reazione paradossa", un'evenienza ben nota in psichiatria per cui la molecola, invece di indurre sedazione, attiva paradossalmente il sistema nervoso.

    Per quanto riguarda i suoi timori, può stare assolutamente tranquillo: avendo assunto il farmaco per soli otto giorni, è altamente improbabile che si sia già instaurata una dipendenza fisica.

    Proprio in virtù di questa assunzione così breve, è certamente possibile valutare la sospensione e/o sostituzione del Tavor il farmaco senza alcun "danno" o contraccolpo per il suo organismo.

    Per valutare in modo corretto i prossimi passi da effettuare, é indispensabile effettuare una valutazione con uno psichiatra di fiducia, che possa permettere allo specialista di constatare questa sua reazione e impostare una cura per l'insonnia più specifica, realmente mirata e adatta al suo profilo.

    Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.

    Un caro saluto.


    Salve, scrivo perché sono disperata, dopo anni di fallimenti di terapia per ansia estrema e panico, stavo cominciando a stare molto meglio, pur rimanendo agorafobica, non avevo più panico in casa e riuscivo a fare qualche attività.
    Assumevo 75 imipramina 800 quetiapina, 100 pregabalin e 60gg di Xanax.
    Stavo meglio ad ogni incremento di imipramina, avevo cominciato a sperare. 3 settimane fa ho chiesto al medico la metformina per il forte aumento di peso, da allora sono in un incubo ancora peggiore.
    Dopo 4 giorni di panico continuo lho sospesa, ma non sono tornata come prima di assumerla.
    Ora sono a 125 di imipramina, ma non ho nessun miglioramento, prendo tavor 2,5 alloccorrenza ma apparte farmi dormire un po non fa molto.
    La mia ansia è ancora più estrema di prima di prendere limipramina, il mio dottore non sa più che fare ed io sono disperata.
    Perché limipramina non funziona più?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Fabio M. P. Tortorelli

    Gentilissima,

    ​Sulla base di ciò che descrive, il peggioramento iniziale potrebbe essere stato potenzialmente innescato dalla metformina (che può causare fastidi gastrointestinali o transitori cali glicemici, interpretati dal cervello come un segnale di forte allarme fisico), ma avendola sospesa da tre settimane, il farmaco è oramai completamente smaltito.

    Il problema che la tiene in questo stato di panico continuo risiede dunque probabilmente nell'assetto terapeutico attuale.

    ​Lei si chiede perché l'imipramina sembri non funzionare più. Una risposta plausibile risiede proprio nel recente aumento a 125 mg, che potrebbe aver scatenato un "effetto paradosso".

    L'imipramina è un potente antidepressivo triciclico che, a dosaggi più elevati, esercita una marcata stimolazione noradrenergica; questo si traduce fisicamente in tachicardia, tremori e iperattivazione, sintomi che il suo corpo interpreta esattamente come un "attacco di panico innescato chimicamente".

    Invece di spegnere l'ansia, l'aumento del farmaco la sta molto probabilmente alimentando.

    ​Inoltre l'attuale schema terapeutico (in particolar modo gli 800 mg di Quetiapina, che rappresentano un dosaggio antipsicotico massiccio, sommati a dosi elevate di benzodiazepine e Pregabalin) costituisce una politerapia estremamente pesante e complessa, che richiede una gestione da parte di uno psichiatra esperto in psicofarmacologia, con una calibrazione su misura, sulla base delle sue specifiche esigenze individuali.

    ​Se il suo attuale medico curante ha ammesso di "non sapere più cosa fare", è imperativo non rimanere bloccata in questa sofferenza.

    Il mio consiglio è di richiedere urgentemente una seconda opinione psichiatrica; solo attraverso un'osservazione medica specialistica diretta ed estremamente accurata sarà possibile mettere a punto un protocollo farmacologico che la faccia tornare a stare bene, minimizzando gli effetti collaterali e massimizzando gli effetti terapeutici.

    ​Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.

    ​Un caro saluto.


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