Domande del paziente (6)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Veneziano

    Da quanto mi racconta, è evidente che stia vivendo un grande turbamento emotivo, e non è affatto insolito che in una relazione, specialmente nelle prime serie e intense, la mente crei scenari o ricerchi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Veneziano

    Da quanto mi racconta, è chiaro che stia vivendo un dolore molto intenso, e la sensazione di essere stata travolta e poi esclusa può farla sentire confusa, ferita e arrabbiata con se stessa. Non è stupida... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Veneziano

    Non è colpa sua se certe dinamiche tornano a galla: il modello vissuto con i genitori lascia segni profondi, e spesso ci ritroviamo a reagire in modo automatico, specialmente quando ci sentiamo vulnerabili... Altro


    Buonasera,
    Sto passando un periodo di stress che sfogo in ansia/attacchi di panico. Ho due bimbi di 10 mesi e due anni. Sono anche anemica (ripeterò a breve analisi compreso tsh) . Soffro da sempre di reflusso e cardias incontinente. Ho spesso fastidi allo stomaco e al petto/ dietro la schiena alta e sono spesso stanca.. il che ovviamente mi fa andare in panico e così il cerchio continua. È un cane che si morde la coda che non so come risolvere. (Oggi ho iniziato terapia per reflusso e ferro) . A gennaio ho fatto visita cardiologica+ecg risultati nella norma, il mio medico di base mi ha visitato due giorni fa e cuore e torace risultano nella norma. Ho sempre paura che sia il cuore e mi faccio venire l'ansia da sola... mi date un parere? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Veneziano

    Capisco quanto possa essere difficile affrontare attacchi di panico e ansia, soprattutto con due bambini piccoli. Questi sintomi sono spesso il corpo che ci segnala un carico emotivo che può sembrare difficile da gestire. È importante prendersi cura di sé, anche se sembra complicato con le responsabilità quotidiane. Lavorare su tecniche di rilassamento, come la respirazione profonda o la mindfulness, può essere utile. Ti consiglio anche di parlare con un professionista per esplorare insieme strategie più personalizzate che possano alleviare il tuo malessere e migliorare il tuo benessere psicologico.


    Salve, sono 4 anni che sto insieme a un uomo separato con una figlia. Da un anno non abbiamo rapporti sessuali perché io ho avuto problemi di ciclo ma anche problemi emotivo con lui. Non mi sento vista, ne quando siamo a cena e lui sta davanti al telefono, ne quando la madre (che nn mi conosce) ha voluto partecipare a un evento con la ex nuora, il figlio e la nipote e lui non si è minimamente opposto. Invalidando il mio dolore con "si spreca meno energie facendo così". Stessa risposta che ritrovo dopo più di un anno (dopo terapia mia personale, terapia di coppia, dopo tanti litigi dove ho capito il suo analfabetismo emotivo), oggi, davanti a un esigenza lavorativa dove sarebbe stata reintrodotta la sua ex moglie pubblicamente (e questa donna non lavora dove lavoriamo noi). Sono crollata e ho pianto davanti a lui, lui ha visto il mio dolore, ha detto di averlo capito ma c'è sempre il suo "non so che fare, e fare niente è la scelta meno dolorosa". Per lui. Io sto soffrendo tanto per questo suo atteggiamento e gli ho scritto un messaggio dicendo che nn scegliendo me (ancora) era lui che perdeva me. Lui non ha risposto e a lavoro mi evita (è passato solo un giorno) io voglio dargli il tempo per riflettere, capire...ma non ce la faccio, mi sono messa a piangere per i corridoi del lavoro. Vorrei capire cosa fare. Se sono stata cattiva, egoista, frettolosa. Abbiamo entrambi quasi 50 anni...ed entrambi veniamo da famiglie disfunzionali...e io vorrei solo avere qualche strumento per capire cosa mi sta succedendo (sono dipendente?) e cosa potrei fare. Grazie a chi mi risponderà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Veneziano

    Da quanto mi racconta, è evidente che stia vivendo un grande dolore e una frustrazione profonda, non solo per la mancanza di attenzione e riconoscimento da parte del suo partner, ma anche per la sensazione che i suoi bisogni emotivi non vengano considerati. Non è cattiva, egoista o frettolosa: reagire con dolore quando ci si sente invisibili o invalidati è umano e comprensibile, soprattutto quando il cuore desidera essere visto e rispettato. Le situazioni che descrive possono far emergere schemi legati a esperienze passate o a famiglie disfunzionali, rendendo più intensa la sofferenza e la sensazione di essere “dipendenti” dall’attenzione o dall’affetto dell’altro.

    In questi casi, approcci come l’ipnosi ericksoniana possono essere di supporto perché aiutano a riconnettersi con le proprie risorse interne, a ridurre l’ansia e la tensione emotiva e a elaborare le esperienze dolorose senza giudizio. Lavorando in uno stato di rilassamento profondo, è possibile osservare le proprie emozioni con più chiarezza, aumentare la consapevolezza dei propri bisogni e trovare nuovi modi per affrontare situazioni difficili, senza sentirsi sopraffatti.


    Riferisco difficoltà nella deglutizione sia per solidi che per liquidi, con variabilità a seconda degli alimenti e del contesto. Ad esempio, con alcuni cibi come il gelato il sintomo non si presenta o è molto ridotto.

    Prima di ogni pasto è presente un’ansia anticipatoria significativa. Nel tempo ho notato che il sintomo è peggiorato entrando in un circolo vizioso: la paura di deglutire ha aumentato la percezione del problema e la tensione durante i pasti.

    All’inizio temevo una causa organica, ma gli accertamenti effettuati non hanno evidenziato patologie fisiche. Attualmente sono seguito da uno psichiatra e da una psicologa da circa sei mesi.

    Ritengo che il sintomo possa essere legato anche a una componente emotiva e a vissuti traumatici pregressi, con possibile somatizzazione e aumento dell’attenzione ansiosa durante l’atto del mangiare.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Veneziano

    Da quanto mi racconta, sembra che la difficoltà nella deglutizione sia più legata all’ansia e a vissuti emotivi passati che a un problema fisico vero e proprio, soprattutto considerando che gli accertamenti non hanno evidenziato patologie organiche. È comprensibile che, quando la paura di deglutire diventa intensa, si crei un circolo in cui l’ansia amplifica la percezione del problema, rendendo più difficili i pasti, mentre in momenti di maggiore rilassamento o con alcuni alimenti, come il gelato, il sintomo possa ridursi o scomparire. In situazioni come questa, l’ipnosi ericksoniana può essere molto utile perché aiuta a ridurre l’ansia anticipatoria e a ritrovare una sensazione di sicurezza e controllo durante la deglutizione. Attraverso tecniche che favoriscono il rilassamento profondo e una maggiore attenzione positiva al corpo, è possibile vivere il gesto del mangiare con meno tensione e più naturalezza, rielaborando anche eventuali esperienze emotive passate. L’ipnosi lavora sulle sue risorse interne in modo delicato e personalizzato, aiutandola a interrompere il circolo ansia-sintomo e a ritrovare fiducia nella capacità di deglutire, rendendo i pasti un momento più sereno e meno stressante.


Domande più frequenti

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.