Domande del paziente (4)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Camilla Pastonesi

    Gentile utente, ciò che ha scoperto deve averla ferita profondamente ed è comprensibile che ora si senta confusa, divisa tra il desiderio di capire e la necessità di proteggere sé stessa e i suoi figli.
    Comprendere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Camilla Pastonesi

    Buongiorno,
    la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così delicato. Si percepisce quanto questa situazione la stia mettendo a dura prova: ha scelto di perdonare e di mettere al primo posto il benessere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Camilla Pastonesi

    Buongiorno, ci tengo a sottolineare come nonostante il periodo di forte ansia che ha attraversato, è riuscita a riprendere in mano la sua quotidianità: lavora, si occupa dei suoi figli e riesce ad avere... Altro


    Buon pomeriggio, sono una ragazza di 24 anni che a periodi alterni si sente sola e nell'abitudine di provare questo sentimento a volte "respinge" situazioni sociali. Cinque anni fa, per motivi di studio, sono trasferita in un'altra città. Mio padre lavorava qui da un pò di anni e l'ho raggiunto. Ciò che mi ha spinta a fare questo grande passo - e allontanarmi dal mio contesto sociale, amici, famiglia, abitudini - è stata sia la voglia di provare qualcosa di nuovo in una nuova città, ma anche la solitudine che mi ha sempre accompagnata silenziosamente sin da piccola. Nel mio paese di origine non mi sono mai sentita parte di una "comunità" o contesto sociale. Provo a spiegarmi meglio: abitavo nella periferia di un paesino piccolo in cui non c'era la possibilità di uscire a piedi, fare una passeggiata, andare da un'amica a prendere un caffè ... e in più la mia vita sociale e scolastica avveniva in un paese limitrofo a 10 min di macchina dal mio (i miei genitori preferirono mandarmi a scuola in un altro paese). Per questo motivo non mi sono mai sentita parte di un mondo, quel piccolo microcosmo fatto di "5 min e ti passo a prendere" o di "vieni con me al supermercato un attimo?". Spesso le mie amiche, nonostante avessi un bel gruppo di amiche (con cui con alcune ancora ho rapporti ben stretti), non mi invitavano per le cose banali come le piccole cose che si fanno quotidianamente all'interno di un paese, questo perché ero "lontana" e per fare queste piccole cose non aveva senso spostarmi. Nei weekend o per feste e compleanni invece partecipavo spesso, anzi, mi manca la mia compagnia. Il luogo fisico in cui avveniva la mia vita sociale non era quindi lo stesso in cui abitavo. Spesso per sentirmi "inclusa" nelle dinamiche sociali mi adattavo anche a situazioni che non facevano parte di me, anche solo per un'approvazione nei miei confronti e per non sentirmi diversa o quella che "veniva da lontano". Oggi però a distanza di cinque anni mi ritrovo in una nuova città (in cui si sono trasferiti anche poi mia madre e mio fratello), ho conosciuto persone nuove ma paradossalmente la situazione si è ribaltata, se prima ero lontana dal paese e vivevo in "solitudine" quotidianamente, ora abito in città ho tutto quello che desideravo, posso uscire a piedi e vivere la vita all'interno della città, ho dei vicini di casa ... ma le amiche che ho qui abitano invece fuori città e in più hanno già un loro gruppo di amici. Mi sembra un circolo vizioso. Inoltre nella città a nord Italia in cui mi trovo è raro trovare studenti fuori sede (meta poco ambita), quindi i miei colleghi universitari non sono nella mia stessa condizione da "fuori sede", ma vengono all'università con la consapevolezza di tornare a casa dalla loro cerchia di amici. in più in questo contesto fatico a sentirmi me stessa, ho partecipato spesso alla vita sociale anche di uno dei miei colleghi e dei loro amici, ma mi sento sempre fuori posto, quel fuori posto che sento provenire dal passato ... io che non faccio parte di nessun mondo. Io che non facevo parte né del paesino in cui abitavo, né di quello che frequentavo e né nella città in cui mi trovo ora. C'è da dire che sono però una persona solare e aperta a nuovi contesti sociali, ma la sensazione che sento ora è di sforzarmi continuamente e mai di essere me stessa. Ho molta confusione in testa. Da poco ho finito l'università e frequento un master in un'altra città durante i weekend ... questo mi sta aiutando molto ma quando torno il pattern quotidiano è sempre lo stesso: faccio ripetizioni, mi alleno, vado al master. La mia vita sociale da quando mi sono trasferita è un pò povera e sto iniziando a pensare che ormai mi ci sono anche abituata a stare sola e ho paura di non riuscire a togliere quest'abitudine. Il mio sentirmi fuori posto potrebbe derivare anche dal fatto che non sono mai stata fidanzata e soprattutto dalle costanti paranoie che penso nei confronti delle persone che mi stanno vicino. Credo che loro si accorgano della mia solitudine, anche se io cerco di mascherarla il più possibile e tenermi occupata spesso durante le giornate. poi quando sono sola a casa piango e mi sfogo. Mi è capitato anche di sfogarmi con mamma, papà e mio fratello ma a distanza di giorni le mie paranoie tornano. Ho anche pensato di andare in terapia per cercare un modo per vivere meglio questa situazione. Probabilmente ciò che ho scritto sarò molto confuso, ma è stato come un flusso di pensieri. Grazie a chi ha letto fin qui.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Camilla Pastonesi

    Buongiorno, ciò che descrive sembra accompagnarla da molto tempo e può essere comprensibile che oggi le generi confusione e sofferenza. È significativo come lei riesca a osservare con chiarezza questo senso di “non appartenenza” che si ripresenta nei diversi contesti, nonostante i cambiamenti esterni.
    È anche importante il fatto che continui a mettersi in gioco nelle relazioni, ma allo stesso tempo questo “sforzo” costante potrebbe essere proprio ciò che mantiene la sensazione di non sentirsi mai del tutto se stessa. Il fatto che lei oggi abbia più possibilità sociali rispetto al passato ma continui a sentirsi sola non è una contraddizione “strana”, ma è coerente con ciò che ha vissuto. Crescere con la percezione di essere “fuori dal giro”, anche per motivi pratici come la distanza fisica, può lasciare una traccia profonda. Non tanto nei fatti, ma nel modo in cui si interpreta le relazioni: come se ci fosse sempre il dubbio di non essere davvero dentro, di dover fare uno sforzo in più, di dover adattarsi per essere accettata. Quando dice che si sente spesso “in sforzo” e non completamente se stessa, sta toccando un punto molto importante: probabilmente una parte di lei ha imparato a stare nelle relazioni cercando di adattarsi, più che sentendo di poter semplicemente essere.
    Non è un’abitudine alla solitudine nel senso “freddo” del termine, ma piuttosto un equilibrio che si è creato per proteggerla da quella sensazione di non appartenenza.
    Infine, rispetto alla terapia: il fatto che lei ci stia pensando è molto significativo e, per quello che racconta, potrebbe davvero essere uno spazio utile. Non tanto perché “c’è qualcosa che non funziona”, ma perché c’è una storia interna che merita di essere capita meglio e rielaborata, soprattutto quel senso di non appartenenza che sembra accompagnarla da anni.
    La sensazione di "non far parte di nessun mondo” potrebbe essere riformulata come se non avesse ancora trovato un modo di sentirsi dentro, anche quando gli altri la includono.
    Resto a disposizione e le auguro di trovare maggiore serenità. Un saluto!


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