Domande del paziente (15)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
La confusione che prova è una reazione comune di fronte a segnali relazionali ambivalente.
Il suggerimento è di spostare l'attenzione da "cosa vuole lei" a "cosa fa star bene me". Se questa...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
i "loop mentali" o rimuginii sono processi comuni che la nostra mente attiva per cercare di risolvere problemi o gestire incertezze. Finché questi pensieri non interferiscono con le sue...
Altro
Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e cercare da voi un consiglio e rassicurazione o comprensione..sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da poco diciamo qualche mese con una persona molto più grande di 20 anni, abbiamo avuto molti momenti in cui non ci trovavamo bene insieme, ma continuavamo a stare perché ci volevamo e ci tenevamo l'uno all'altro, per me molto difficile lasciarlo andare, e anche per lui, ci siamo continuati a vedere ogni tanto, e delle volte facevamo anche qualcosa, però da poco dopo che ci siamo lasciati io avveo sentito un amico con cui mi frequentavo prima di lui, mi ha sempre capita e ascoltata, sempre capito i mie stati d'animo con il mio fidanzato, o comunque c'è sempre stato anche per stare vicino e darmi consigli, lui è a distanza infatti avevamo deciso di rivederci perché io volevo rivederlo anche per parlare, stare insieme o comunque fare cose di quotidianità insieme per cui prima non avevamo avuto l'occasione, vedere la città ecc. Il punto è che io sono frenata, lui prova a baciarmi, abbracciarmi ecc, ma io non riesco, mi sento in colpa e ogni volta che cerca di, io vedo il mio ex, le cose che mi ha detto quando gli ho raccontato che mi sarei dovuta vedere con lui in amicizia perché cosi era..mi ha detto che non voleva sapere nulla di cosa sarebbe successo e se succedeva qualcosa allora lo avrei perso, che non ho avuto rispetto nei suoi confronti ecc..purtroppo ci rimango male e mi faccio molto condizionare dalle cose che le persone mi dicono..e non so perché ho questo sentimento nei suoi confronti, la paura che lui possa lasciarmi o io possa perderlo definitivamente..è come se fossi dipendente da lui? ci sto male perché non riuscirò mai a vivermi nulla, neanche questo amico che sta per un paio di giorni, perché vorrei anche solo baciarlo ma so che poi avrei il senso di colpa..ho paura di tutto, non so cosa fare e perché ho questo attaccamento al mio ex fidanzato cosi tanto..come faccio a distaccarmi, non so che fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
Il senso di colpa e il timore del giudizio dell'ex partner che lei descrive indicano che il processo di distacco non è del tutto concluso. Quando il pensiero del passato diventa un freno alla propria libertà del presente può essere utile esplorare queste dinamiche in uno spazio protetto.
Un percorso di consulenza può aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni e a ritrovare la serenità necessaria per vivere nuove esperienze senza condizionamenti. Resto a sua disposizione per approfondire, anche online.
Buongiorno Gent.mi Dottori,
vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
.il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
è comprensibile che incontrare un ex partner in un contesto quotidiano come quello lavorativo possa innescare forti reazioni emotive, specialmente se si è inclini all'ansia o timidizza.
Le sensazioni fisiche che descrivere potrebbero essere segnali di forte stress che queste interazioni le provocano.
Spesso, quando cerchiamo di interpretare i silenzi o i gesti dell'altro finiamo per alimentare il nostro malessere. E' importante ricordare che non esiste un modo giusto o sbagliato di comportarsi.
Qualora sentisse che queste situazioni compromettono la sua tranquillità lavorativa e personale, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a gestire l'ansia e a sviluppare nuovi strumenti per affrontare il tutto con maggiore sicurezza.
Resto a disposizione, anche online.
Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la situazione che state vivendo è di estrema fragilità emotiva. L'esperienza di un'interruzione di gravidanza, unito a tutto ciò che ha scritto non deve essere semplice.
E' fondamentale che lei non cerchi di risolvere questo conflitto in solitaria. In un momento così critico un supporto psicologico può essere fondamentale per aiutarla a comprendere come stare vicino a una persona in crisi.
Le consiglio vivamente di rivolgersi a un professionista, anche per un consulto individuale iniziale.
Un ragazzo non mi parla più da circa 2 mesi perché l ho ferito nel suo ego...ma ogni qual volta mi vede o dice a bassa voce parole offensive o cambia strada. Mi ha detto che non mi calcola eppure anche se gli faccio un brutto effetto comunque le sue reazioni vogliono dire che ho potere su di lui altrimenti gli sarei stata indifferente veramente. Cosa vuol dire in verità il suo modo di fare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
è corretto osservare che potrebbe esserci ancora un investimento emotivo, seppur espresso in male modo.
Tuttavia, più che interpretare il "potere" che ha su di lui, sarebbe utile riflettere su come questo clima di ostilità influisca sulla sua serenità.
Se sente che questa situazione le crea confusione o ansia, un consulto potrebbe aiutarla a gestire meglio il distacco e a proteggere il suo spazio emotivo.
Resto a disposizione per approfondire.
Salve, chiedo consiglio a voi per una "situationship" (perdonatemi il termine ma non saprei come chiamarla), che va avanti da ormai 5 mesi. Stiamo molto bene insieme, ci si diverte, si fa tanto sesso e si hanno momenti romantici. Insomma, vista da fuori potrebbe sembrare una relazione. Relazione che però nella realtà non è poiché pecca di etichetta, ovvero io e lui nel concreto non siamo fidanzati. Ho un piccolo dubbio però che mi sorge spesso quando siamo insieme, io noto che molto spesso io cerco il bacio a stampo casuale, ad esempio: l'altro giorno eravamo su questa panchina di fronte ad un bellissimo panorama, io avevo tanta voglia di baciarlo, ma noto che quando provo a dargli un bacio a stampo, lui, me lo da, ma comunque lo vedo un po' "restio" nel darmelo. Al contrario, lui molto spesso mi da dei baci sulla fronte, sulla guancia, ma poco sulle labbra, è molto fisico ma nei baci è sempre strano. E questo suo comportamento mi fa sorgere i dubbi perché penso "Se gli piaccio perché non mi da baci? Quindi non gli piaccio?" e quindi poi svariate volte io evito di dargli baci per "paura" che lui me li eviti o me li dia così come "contentino"
Io so per certo che lui tiene a me, ma non riesco a capire se davvero non mi vede oltre ad un'amica a cui tiene tanto e nel mentre fa del sesso.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
Questo tipo di dinamiche portano spesso con sé un carico di ambiguità che può generare insicurezza. Il punto centrale non è solo interpretare il comportamento di lui, ma capire come questa mancanza di "etichetta" e di conferme stia influenzando la sua autostima e il suo modo di vivere il rapporto.
Se sente che questa incertezza sta diventando fonte di ansia, un colloqui psicologico può aiutarla a definire meglio i suoi confini emotivi. Resto a sua disposizione.
Ho affrontato più percorsi di terapia diversi ma mi assilla sempre un pensiero: potrò diventare produttiva e funzionale sforzandomi e trovando tutte le strategie utili del caso, ma quello che sento davvero è incompatibile con l'idea di "guarigione" che avevo e che in genere gli altri si aspettano da me. Sono cinica e pessimista e analitica e sinceramente non trovo motivi per cambiare al di fuori di compiacere gli altri. Per non essere etichettata come arida o misantropa o ribelle. Devo considerarmi bacata o provare l'ennesimo nuovo approccio e cercare di internalizzare tutte quelle premesse che trovo sentimentali e banalizzanti e basta? Trovo molta libertà e sazietà nel pessimismo ma evidentemente le persone che mi criticano vogliono spingermi a mirare ad altro come una specie di imperativo biologico naturale che non ho mai provato
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
La sua riflessione è molto profonda: La terapia non dovrebbe essere un tentativo di conformarsi a un modello standard di "produttività" ma un percorso verso l'integrità personale.
Il fatto che lei trovi "libertà e sazietà" nel suo modo d'essere suggerisce che questa sia una parte autentica della sua identità e non necessariamente qualcosa da riparare. Il disagio sembra nascere dal conflitto con le aspettative esterne.
Un approccio terapeutico mira ad aiutarla a vivere bene con sé stessa libera dal peso del giudizio altrui e dalla fatica di dover simulare sentimenti che non prova. Resto a sua disposizone.
salve dottori, ho un problema con la mia attuale ragazza che non mi fa vivere bene la relazione, siamo io e 2 miei amici a una serata in discoteca e noto questa ragazza la serata finisce lì, solo che il mio amico manda la richiesta su instagram a lei senza però scriverle, passano 4 giorni e il mio amico letteralmente le scrive un messaggio rispondendo a una nota di vederci in gruppo una sera, la sera stessa appena conosciuti tutti e presentati lei però si bacia con lui si frequentano 1 settimana finiscono anche in macchina insieme post serata però senza avere rapporti perché a detta sua lei non voleva, (anche se per me per andarci in macchina l’intenzione c’è) fatto sta che dopo io e lei ci avviciniamo inizialmente in amicizia ma poi scatta qualcosa in ambito sentimentale e lei diventa pazza di me arrivando pure a venire sotto casa mia più volte nonostante i miei rifiuti, ora io non so che fare perché ci sto benissimo con questa ragazza ma l’idea che non mi abbia scelto inizialmente mi logora dentro e mi fa stare male, poi aggiungo anche il fatto che per me lei è una facile perché si è baciata con lui appena conosciuti e ha avuto rapporti con uno dopo solo 2 uscite e non è quello che cerco in una ragazza ma ormai ci tengo troppo, io ne ho parlato con lei di tutto e dice che inizialmente preferiva me al mio amico, ma la sua amica era interessa a me e quindi non ha voluto interferire, anche se non ha molto senso perché mi ha sempre dato versioni diverse e in più non c’era motivo di lasciarmi alla sua amica, lei dice che ha sempre puntato me e che tuttora vuole solo me e me lo dimostra sinceramente, non so che fare perché io ci sto male perché non è quello che cerco in una ragazza, il fatto che sia stata facile lei lo giustifica dicendo che era appena uscita da un ex tossico e voleva divertirsi, ma per me ha poca differenza perché non siamo animali e si pensa prima di agire
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, il conflitto che descrive è molto profondo: Da una parte c'è il benessere che vive nel presente, dall'altra parte il peso del passato di lei che alimenta i suoi dubbi e ferisce la sua autostima.
Le suggerisco di spostare il focus da "cosa ha fatto le" a "cosa prova" oggi e perché questo la fa stare male.
Un breve percorso di consulenza potrebbe aiutarla a fare chiarezza e capire se questa relazione può avere un futuro sereno.
Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
è molto positivo che lei riesca a gestire le difficoltà con serenità e calma; l'autonomia nella risoluzione dei problemi è una risorsa preziosa.
Il confine tra "normale" e "patologico" è spesso segnato dal grado di sofferenza soggettiva e da quanto un sintomo o un dubbio interferisca con la qualità della vita. Se lei sente di avere gli strumenti per procedere da solo e non avverte un disagio bloccante, non è un "errore" non rivolgersi a un esperto.
Tuttavia, un consulto professionale non serve solo in presenza di una patologia, ma può essere utile momento di confronto e prevenzione per ottimizzare le proprie risorse o guardare le cose da una prospettiva diversa. Resto a disposizione qualora volesse trasformare le sue curiosità in un momento di approfondimento personale.
Salve, sto attraversando un periodo “buio” nella relazione di convivenza con la mia compagna.
Conviviamo da 13 anni, abbiamo un figlio di 6 anni ed abbiamo fatto i nostri sbagli e avuto i nostri alti e bassi nella relazione, ma recentemente la mia compagna mi ha comunicato di non essere felice ed avere dubbi sui sentimenti nei miei confronti.
Questo pare sia dovuto a tante piccole cose che nel tempo le hanno dato fastidio, non riesce ad essere se stessa per paura di non so cosa e ora è arrivata ad essere “piena” e forse anche un pochino chiusa in se stessa.
Per me è stato un fulmine a ciel sereno, arrivato cosi dal niente e invece a quanto pare è una situazione che si porta avanti da tempo, senza che io mi accorgessi di niente e senza che lei ne parlasse con me per cercare una soluzione. Ovviamente mi sento vuoto, sconfitto, ma anche speranzoso che la situazione possa risolversi positivamente per poter tornare ad essere la famiglia che eravamo, anzi forse anche migliore andando a correggere quelli aspetti che potrebbero aver portato a questa situazione.
La mia più grande paura è ovviamente la sofferenza che potrebbe avere il bimbo, ma anche il fatto di “buttar via” quello che è stato costruito con fatica e impegno in tutti questi anni.
Non credo di averle mai fatto mancare niente, anzi è sempre stata libera di fare le sue cose, anche se alcune mi creavano delle preoccupazioni/perplessità che non ho mai nascosto, ma lei spesso ignorato.
Io mi sono reso più che disponibile a cercare di trovare una soluzione, a lavorare su noi per cercare di migliorare sugli aspetti che hanno portato a questo e ho teso la mano, ma da parte sua non capisco se questa volontà ci sia o meno, come se fosse intrappolata in un limbo e non riesco a comprendere come sia possibile questa freddezza dopo 13 anni e una famiglia costruita.
Sto cominciando ad avere grandi dubbi, tipo che sia stata con me fino ad oggi, nonostante questo suo “disagio”, solo per comodità e per paura di non restare sola, visto che i genitori vivono in un altro stato e quindi di essere stato utilizzato e preso in giro.
Come dovrei comportarmi adesso? Potremmo provare ad intraprendere inizialmente un percorso di coppia insieme ed eventualmente, se reputato necessario, in seguito anche singolarmente per poter affrontare questa problematica che stiamo vivendo?
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
Quello che descrive come un "fulmine a ciel sereno" è spesso l'esisto di lunghi silenzi che, nel tempo, hanno creato un distacco emotivo profondo.
In situazioni di stallo come la vostra, la terapia di coppia è lo strumento più indicato: Non serve convincere l'altro a "restare" ma a creare uno spazio protetto dove comprendere cosa si è rotto e se ci sono le basi per ricostruire un nuovo equilibrio.
Il fatto che lei sia già orientato a lavorare su di sè e sulla coppia è un ottimo punto di partenza. Resto a vostra disposizione per un primo colloquio conoscitivo utile a valutare insieme il più adatto.
Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
Vivere l'indifferenza o l'evitamento di un ex partner nello stesso ambiente di lavoro è un'esperienza molto dolorosa che può generare un senso di invisibilità e profonda tristezza.
Spesso, l'atteggiamento di chiusura totale o di freddezza estrema è un meccanismo di difesa che l'altro mette in atto per gestire il proprio disagio o per porre una distanza netta con il passato. Tuttavia, questo non deve farla sentire "sbagliata".
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a gestire l'impatto emotivo di questi incontri e a ritrovare la sua tranquillità indipendentemente dalle reazioni altrui.
Salve dottori ma secondo voi esiste un metodo giusto per vivere la vita ? Io mi sento sereno e felice della mia vita anche se qualche giorno fa mi è venuto un dubbio sul fatto che io di psicologia so ben poco e non so se sto vivendo veramente come dovrei vivere , se il mio vivere è in linea con i vari metodi della psicologia grazie per una risposta
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
Non esiste un metodo universale o corretto per vivere la vita. La psicologia non detta regole su come si debba essere felici ma aiuta a comprendere i propri processi interni. Se lei si sente sereno e in linea con i suoi valori, significa che ha trovato il suo equilibrio funzionale. Il benessere psicologico è uno stato soggettivo.
Buonasera sono un ragazzo di 28 anni e mi sento inferiore e in ritardo rispetto agli altri, sento una forte rabbia e frustrazione perché non ho mai avuto una relazione con una ragazza e non ho amici, purtroppo sto h 24 nel negozio che voglio vendere al più presto, mi da fastidio sentire le solite frasi ognuno ha i suoi tempi perché i miei tempi non arrivano mai se non mi do da fare, la cosa strana e che la rabbia è tanta ma tanta che sono diventato autodistruttivo come se mi odiassi quindi non mi va più di fare nulla su questo, ad agosto compio 29 anni i ragazzi di 18/20 anni stanno più avanti di me io ho bruciato i migliori anni perché a 28 anni se caso remoto succede non posso fare il bambino di 15 anni, ma comunque detto questo con il negozio non ho libertà e poco utile economico, non mi va di rialzarmi perché mi sento molto stanco e nervoso faccio cattivi pensieri, preferisco piuttosto che vivere nel umiliazione! Solo io sono inferiore o gli sfigati come me. Grazie a chi mi darà un consiglio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
La frustrazione che descrive è il riflesso di un dolore profondo alimentato dal confronto costante con standard esterni che la fanno sentire in"ritardo". Quando il lavoro assorbe energia e la vita relazionale appare ferma, è naturale provare rabbia e stanchezza estrema.
Tuttavia, sentirsi inferiori è spesso l'esito di un dialogo interno severo che non le permette di vedere vie d'uscita. Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a canalizzare questa rabbia in modo costruttivo e a ritrovare la spinta per ripartire. Resto a sua disposizione.
Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
Grazie per un'eventuale risposta.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
Ciò che descrive è una reazione molto comune e profondo di fronte a un cambiamento di vita così drastico e doloroso.
il senso di colpa e il sentirsi un peso nascono spesso da una discrepanza tra chi eravamo attivi e chi ci sentiamo d'essere ora.
Tuttavia, è importante ricordare che il suo valore come persona e come membro della famiglia non risiede nella sua "produttività" o capacità di guida ma nel legame affettivo che la unisce ai suoi cari.
Un supporto psicologico può essere necessario per aiutarla a elaborare questo lutto legato alla perdita dell'autonomia e per ricostruire un'immagine di sè che integri questa nuova realtà. Resto a sua disposizione.