Domande del paziente (11)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi merita attenzione, ma non è automaticamente qualcosa di “preoccupante” in senso patologico. È una reazione molto comune: gli esami mettono alla prova, espongono al giudizio e attivano... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, certamente lo psicologo è necessario per imparare nuove strategie di azione durante gli episodi di ansia e di attacco di panico.
In tal senso, consiglio una terapia integrata composta da sostegno...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, partiamo dicendo che non serve “stare malissimo” per chiedere aiuto. In generale, è il momento giusto quando noti che qualcosa:
-dura nel tempo (settimane, non solo giorni)
-ti fa soffrire...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio, quello che lei descrive è comprensibile da un punto di vista clinico, anche se fa soffrire e può spaventare. Non significa che “vuole stare male” o che la violenza ti piaccia davvero:... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, dovrebbe rivolgersi a uno psichiatra, neuropsicologo/psicologo specializzato o a un centro specializzato in ADHD.
Un punto importante da tenere a mente è che nell’adulto, la diagnosi di ADHD:
non...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
il referto che riporta utilizza un linguaggio tecnico, ma nel complesso descrive una situazione non particolarmente allarmante. Provo a spiegarlo in maniera più chiara:
“Sporadiche millimetriche...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è una condizione che può presentarsi dopo un evento traumatico: il corpo continua a “rispondere” anche quando non c’è più un pericolo reale, e questo può manifestarsi attraverso...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è un vissuto molto intenso, ma comprensibile alla luce della situazione che sta attraversando.
Quando si vive la prima esperienza affettiva significativa, le emozioni possono...
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Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
Grazie per un'eventuale risposta.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, Sì, quello che prova è assolutamente comprensibile rispetto a ciò che è accaduto. Non è solo un infortunio fisico: è un cambiamento profondo che ha toccato la sua autonomia, il suo ruolo in famiglia e l’immagine che aveva di lei stessa.
Il senso di colpa che senti è molto frequente in queste situazioni. Spesso nasce da un pensiero implicito: “dovrei essere io a prendermi cura degli altri”. Quando questo non è più possibile come prima, la mente fa un passaggio doloroso: “allora non valgo più”.
Ma questo è un meccanismo emotivo, non una realtà oggettiva.
Il fatto che lei oggi abbia bisogno degli altri non la rende un peso, la rende una persona in una condizione di bisogno.
Sta vivendo una forma di lutto, non per una persona, ma per la vita di prima, per la sua autonomia, per il suo ruolo. E il lutto porta con sé tristezza, rabbia, senso di ingiustizia, e sì, anche senso di colpa.
Sarebbe opportuno lavorare in terapia sulla graduale ricostruzione di un senso di identità in modo tale da riprendere gli equilibri, trovando modi nuovi, anche piccoli, per sentirsi parte attiva nella sua famiglia.
Salve soffro di ansia e attacchi da panico. Da qualche mese, ho intrapreso un percorso di psicoterapia d’ accordo con il mio dottore stiamo provando la tecnica dell’esposizione da qualche settimana, devo dire che psicologicamente a poco a poco mi sto sentendo meglio soprattutto non mi faccio prendere più dal panico, ma il corpo ahimè somatizza ancora e soprattutto la mattina appena sveglia l’ansia è molto forte e va scemando durante la giornata… vorrei sapere se tutto questo è normale e se ci voglia più tempo per far riprendere il mio corpo. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi è molto coerente con ciò che spesso accade nei percorsi di cura dell’ansia e degli attacchi di panico. Il fatto che tu stia già notando un cambiamento sul piano psicologico — cioè riuscire a non farti travolgere dal panico — è un segnale importante: significa che stai costruendo nuove risposte interne, più regolanti.
Il corpo, però, spesso “impara” più lentamente della mente.
Quando si soffre di ansia per un periodo, il sistema nervoso resta come in uno stato di allerta prolungata. Anche quando inizi a gestire meglio i pensieri e le reazioni emotive, il corpo può continuare per un po’ a reagire automaticamente, come se il pericolo fosse ancora lì. Non è un segno che qualcosa non stia funzionando, ma piuttosto che il processo è in corso.
Il fatto che l’ansia sia più intensa al mattino è anche questo abbastanza comune. Al risveglio ci sono fattori biologici (come il picco del cortisolo) che rendono il corpo più “attivato”, e se il tuo sistema è già sensibile all’ansia, può amplificare quella sensazione. Poi, durante la giornata, man mano che entri nelle attività e sperimenti che “reggi”, il livello scende.
In generale, sì: serve tempo affinché il corpo si riabitui a uno stato di sicurezza. Stai già andando nella direzione giusta. Il miglioramento mentale che descrivi è spesso il primo passo; quello corporeo segue, ma con un ritmo più graduale.
Buonasera, dopo quanto si può fare diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Posso fidarmi di una specialista che dopo solo una seduta ha già diagnosticato e detto apertamente che soffro di DOC?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio, le rispondo con un’ottica clinica.
Una diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo non si basa sul numero di sedute, ma sulla qualità della valutazione. In teoria, se i sintomi sono molto evidenti e ben strutturati (ossessioni intrusive riconosciute come tali, compulsioni ripetitive, significativo disagio o perdita di tempo), un clinico esperto può formulare già al primo colloquio un’ipotesi diagnostica solida.
Tuttavia, nella buona pratica professionale, c’è una distinzione importante:
Al primo incontro si formula una ipotesi clinica
La diagnosi viene confermata e condivisa con cautela, dopo aver approfondito: storia dei sintomi, funzionamento generale della persona, eventuali diagnosi differenziali (ansia, depressione, tratti di personalità, ecc.)
Quando una diagnosi viene comunicata in modo molto rapido e definitivo, io mi farei alcune domande non tanto sulla “correttezza”, ma sul metodo.
Una diagnosi ben fatta non è solo “dare un nome”, ma costruire una comprensione condivisa che guidi il trattamento.
Quindi, alla tua domanda:
Sì, è possibile avere un’intuizione diagnostica già dopo una seduta.
Ma una diagnosi comunicata in modo definitivo e perentorio così presto merita un minimo di prudenza.
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