Esperienze
Nel corso della vita può capitare di attraversare fasi complesse, portare con sé vissuti dolorosi o sentirsi intrappolati in situazioni che non rispecchiano più i propri bisogni. Emozioni difficili, stati d’ansia o una sensazione di blocco possono diventare segnali importanti da ascoltare. Nel mio lavoro offro uno spazio di ascolto e confronto in cui le persone possono fermarsi, riflettere su ciò che stanno vivendo e mettere a fuoco ciò che desiderano cambiare. Il percorso si costruisce insieme, chiarendo la richiesta e individuando modalità di lavoro utili ad affrontare le difficoltà presenti.
Sono il dott. Paride Giudice, Psicologo e Psicosessuologo. Offro supporto psicologico a persone che attraversano momenti di difficoltà, disagio emotivo o cambiamento.
Aree di competenza principali:
- Sessuologia
Principali patologie trattate
- Disforia di genere
- Dipendenza affettiva
- Disturbi emotivi
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico di coppia
100 € -
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Colloquio psicologico individuale
70 € -
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Colloquio psicologico online
70 € -
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Colloquio sessuologico
70 € -
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Consulenza LGBTQIA+
70 € -
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Indirizzo
Viale Lodovico Scarampo 49, Milano 20148
Disponibilità
Questo dottore non offre prenotazioni online a questo indirizzo
Convenzioni assicurative non attive
Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che abbia una convenzione con la tua assicurazione
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ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore
Vorrei capire meglio il mio rapporto con lo studio e con l’evitamento, perché non è un problema nato
Vorrei capire meglio il mio rapporto con lo studio e con l’evitamento, perché non è un problema nato con l’università. Già alle elementari nascondevo i compiti e alle medie tendevo a rimandare molto. Ho sempre vissuto la scuola con forte pressione familiare: mio padre controllava molto il rendimento, con interrogazioni a tavola, domande continue su ciò che avevo fatto a scuola, rimproveri e minacce di togliermi cose a cui tenevo. Mia madre era presente, ma non la percepivo come capace di proteggermi davvero da questa pressione. A 16 anni il rapporto con mio padre cambiò bruscamente dopo che scoprii alcune cose sensibili che lo riguardavano e le usai per mettergli pressione. Da allora smise quasi completamente di controllarmi sullo studio e oggi tende anche a negare di avermi trattato male in passato. Ora, quando percepisco lo studio come obbligo o controllo, mi viene facilmente rabbia e tendo a evitare, rimandare o scrollare compulsivamente. Questa estate, dopo aver studiato molto ed essere stato bocciato più volte, la situazione è peggiorata molto e ho avuto anche reazioni aggressive in famiglia. Tra poco dovrò tornare nella città in cui studio e già l’idea mi provoca tensione, perché la associo a stress, studio e fallimenti. Vorrei capire quanto questo evitamento possa essere collegato alle esperienze scolastiche e familiari passate e come lavorarci concretamente.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive può avere una relazione con le esperienze passate, soprattutto se per molti anni lo studio è stato associato a controllo, giudizio, paura di deludere o perdita di autonomia. In questi casi l’evitamento non è necessariamente “mancanza di volontà”, può diventare una risposta automatica a qualcosa che viene ancora vissuto come imposizione o minaccia.
Le recenti bocciature possono aver rinforzato ulteriormente questa associazione, facendo diventare studio, università e fallimento parti dello stesso circuito di tensione.
Un possibile lavoro psicologico potrebbe partire proprio da qui, comprendere cosa si attiva emotivamente prima dell’evitamento, distinguere il proprio desiderio dalle aspettative esterne e ricostruire gradualmente un rapporto con lo studio più autonomo e meno carico di minaccia. Anche la rabbia che descrive merita attenzione, soprattutto quando diventa difficile da regolare.
Credo che impazzirò! Ho conosciuto un ragazzo con il quale è nato un bel feeling, all'inizio era sem
Credo che impazzirò!
Ho conosciuto un ragazzo con il quale è nato un bel feeling, all'inizio era semplicemente una situazione leggera.
Le cose sono evolute ed entrambi iniziavamo ad affezionarci l'uno all'altra, passavamo sempre più tempo insieme a condividere la vita di tutti i giorni, dalle cose più semplici a quelle più elaborate. Abbiamo affrontato il discorso e capito che in realtà era una frequentazione quella che stavamo vivendo.
Lui però è andato a letto con una ragazza, e io l'ho scoperto... Ha detto che è stato un "errore" e che non ricapiterà più. Io però ora non so a cosa credere, perchè mi ha mentito una volta.
So anche che scrive ad altre ragazze, non so se con malizia o meno, ma lo fa.
Abbiamo anche affrontato il discorso che se questa è una frequentazione io però pretendo un esclusività nel rapporto, e che se per lui fosse diverso basta dirlo e ne prenderei atto valutando il da farsi. H a detto che è d'accordo. Ma ora mi chiedo: cosa si fa in queste situazioni? Mi fido di quello che mi dice dato che gli ho dato la possibilità di ritrattare tutto quanto e di fare passi indietro nel rapporto? Lui dice che scrive alle ragazze senza malizia, ma io queste chat non le ho viste, e a parti inverse probabilmente le avrei aperte per "rassicurare" la persona che ho difronte... se non l'ha fatto è già un campanello d'allarme?
Grazie per i vostri consigli.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Più che chiedersi subito “mi fido o non mi fido?”, forse può essere utile osservare cosa succede da adesso in poi.
Avete chiarito che per lei una frequentazione implica esclusività e lui ha detto di essere d’accordo. La fiducia però, dopo una menzogna, difficilmente si ristabilisce con una rassicurazione, si ricostruisce nel tempo, attraverso comportamenti coerenti con ciò che ci si è detti.
Il fatto che non le abbia mostrato le chat, da solo, non è necessariamente un campanello d’allarme. In una relazione resta anche uno spazio di privacy personale. La domanda più importante è un’altra: per sentirsi tranquilla ha bisogno di controllare, oppure sente che può gradualmente tornare a fidarsi osservando come lui si comporta?
Se per stare nella relazione fosse necessario verificare continuamente messaggi, persone e intenzioni, probabilmente il problema non sarebbero più soltanto le altre ragazze, ma la sicurezza stessa che lei sente dentro questo rapporto.
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