Esperienze
"Non è quello che ti è successo a determinare chi sei, ma ciò che decidi di fare con ciò che ti è successo."
Eric Berne
Sono una psicologa che offre percorsi di sostegno psicologico individuale rivolti ad adulti e giovani adulti che stanno attraversando momenti di difficoltà emotiva, relazionale o di cambiamento.
Il mio lavoro si basa sull'idea che ogni persona dia significato alla propria esperienza attraverso la propria storia. All'interno dello spazio terapeutico accompagno la persona nell'esplorazione dei vissuti emotivi, delle relazioni e dei modelli interiori, favorendo una maggiore comprensione di sé e l'emergere di nuove possibilità di scelta.
Attualmente sono iscritta a una scuola di specializzazione in psicoterapia ad orientamento Analitico Transazionale, un approccio che pone al centro la relazione, la consapevolezza emotiva e la valorizzazione delle risorse personali.
Mi occupo in particolare di ansia, stress, difficoltà relazionali, calo dell'autostima, blocchi decisionali e fasi di transizione, offrendo uno spazio di ascolto accogliente e non giudicante, in cui la persona possa sentirsi compresa e sostenuta nel proprio percorso.
Ricevo online e in presenza
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica-dinamica
Principali patologie trattate
- Problemi di coppia
- Confusione mentale
- Disturbi emotivi
- Stress
- Break-down adolescenziale
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Prestazioni e prezzi
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Orientamento scolastico
50 € -
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Parent training
50 € -
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Sostegno psicologico adolescenti
50 € -
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Colloquio psicologico
50 € -
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Colloquio psicologico di coppia
65 € -
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Via Caffaro, 4, Secondo Piano - int 7, Genova 16124
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ha risposto a 8 domande da parte di pazienti di MioDottore
Come posso interrompere il meccanismo di evitamento dello studio? A luglio ho studiato molto per un
Come posso interrompere il meccanismo di evitamento dello studio?
A luglio ho studiato molto per un esame, arrivando anche a diverse ore al giorno, ma dopo essere stato bocciato più volte presentandomi a ogni appello ho avuto una forte reazione di rabbia e saturazione. Da allora faccio molta fatica anche solo a iniziare a studiare: il pensiero dello studio mi provoca subito nervosismo, senso di costrizione e voglia di evitarlo.
Spesso finisco per scrollare, leggere altro o fare qualsiasi cosa pur di non iniziare, anche quando so di avere un esame vicino. Il problema non è solo la concentrazione: è come se associassi lo studio a pressione, fallimento e perdita di libertà.
Vorrei capire come affrontare concretamente questo evitamento e riuscire a riprendere a studiare senza entrare subito in quella reazione di rabbia e rifiuto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno.
Quello che descrive sembra un meccanismo di evitamento sviluppatosi dopo un periodo di forte pressione e ripetute esperienze di frustrazione. Il suo sistema emotivo ha finito per associare lo studio non soltanto alla fatica, ma anche al fallimento, alla costrizione e alla rabbia. Evitare o distrarsi produce un sollievo immediato, ma nel tempo rafforza questa associazione: più rimanda, più iniziare diventa difficile.
Per interrompere il meccanismo può essere utile, almeno inizialmente, non porsi l’obiettivo di “studiare molto”, ma di recuperare gradualmente la possibilità di stare davanti al materiale senza sentirsi sopraffatto. Potrebbe stabilire un compito molto piccolo e preciso — per esempio aprire il libro, leggere una pagina o lavorare per dieci minuti — concedendosi poi di interrompere. L’obiettivo non è la prestazione, ma creare esperienze ripetute nelle quali è lei a decidere quando iniziare e quando fermarsi, recuperando così un senso di libertà e controllo.
È importante anche riconoscere la rabbia, anziché cercare immediatamente di eliminarla: potrebbe domandarsi verso chi o che cosa sia realmente diretta. Potrebbero esserci la delusione per le bocciature, il timore di fallire nuovamente, la sensazione che l’impegno precedente sia stato inutile o una pressione eccessiva legata alle aspettative.
Distinguere lo studio attuale da queste esperienze può aiutarla a ridurne progressivamente la carica emotiva.
Non si tratta quindi necessariamente di mancanza di volontà: sembra piuttosto una reazione di protezione diventata controproducente. Se rabbia e blocco restassero molto intensi, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare l’esperienza delle bocciature e a comprendere meglio il significato assunto dallo studio, oltre a lavorare concretamente sull’evitamento.
Buongiorno vi scrivo per avere vostro supporto.. come posso gestire il rifiuto di mia figlia che hai
Buongiorno vi scrivo per avere vostro supporto.. come posso gestire il rifiuto di mia figlia che hai nei miei contronti per troppa gelosia nei confronti della madre?
Buongiorno vi racconto grandi line mia situazione papa 50 anni e mamma 46 anni figlie 10 e 6 anni…. Sposati 14 anni … nel 2022 si separano affidamento prevalentemente a lei… in tutti questi 4 anni rapporti in un primo periodo tesi .. con il tempo andato tutto via tra me e mia moglie..(fatto percorso terapeutico) non ci siamo mai smessi di sentire o frequentarci per le bimbe fare cose insieme ecc .. (per entrambi nessun nuovo compagno) morale col tempo in questi ultimi mesi ci siamo alla fine resi conto che nulla e’ andato buttato anche se non stiamo insieme comunque abbiamo ritrovato il piacere nel cercarci e nel vederci.. morale per scelta di entrambi vorremmo riprovare a vivere insieme … lo scoglio e’ mia figlia di 10 anni che dice che la mia presenza toglie del tempo alla mamma con lei .. sono spesso costretto a dormire di nascosto in una stanza perche lei non vuole , la mamma daltro canto vuole la mia presenza ma fatta ragionare nulla non vuole fare imposizione e non vuole tenere scontenta la bambina .. come posso pormi io in una situazione simile grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, il rifiuto di sua figlia non va necessariamente interpretato come un rifiuto nei suoi confronti. Potrebbe rappresentare il timore di perdere il rapporto esclusivo costruito con la madre durante questi anni, ma anche la paura di un nuovo cambiamento o di un’ulteriore separazione qualora il vostro tentativo non funzionasse. Sarebbe quindi importante comprendere meglio cosa tema e che significato attribuisca al vostro riavvicinamento, senza ricondurre tutto soltanto alla gelosia.
I sentimenti della bambina devono essere accolti e rassicurati: può esserle spiegato che il rapporto tra mamma e figlia non verrà meno e che continuerà ad avere momenti dedicati esclusivamente a lei. Tuttavia, ascoltare il suo disagio non significa affidarle la decisione relativa alla vostra vita di coppia. Una bambina di dieci anni non dovrebbe portare la responsabilità di stabilire se i genitori possano vivere insieme o condividere la stessa stanza.
Dormire di nascosto, inoltre, rischia di confermarle che la sua reazione determina le scelte degli adulti e di rendere la situazione ancora più ambigua. Sarebbe preferibile che lei e la madre condivideste una posizione chiara e coerente, comunicando con calma che state valutando di riprovare a stare insieme, che comprendete le sue paure e che il cambiamento avverrà gradualmente, ma che alcune decisioni spettano agli adulti.
Considerata la delicatezza del passaggio, vi suggerirei anche qualche colloquio di sostegno alla genitorialità o familiare. Potrebbe aiutarvi a comprendere più precisamente il disagio di vostra figlia e, soprattutto, a presentarvi davanti a lei come due adulti concordi, capaci di ascoltarla senza delegarle decisioni che non le competono.
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