Dott.ssa Deborah Pierangeli

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Indirizzo

Deborah Pierangeli
Studio Clinico

Via XXIV Maggio 36/d, Jesi 60035

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ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore

Stallo nella terapia e rabbia nei confronti del terapeuta. Cosa fare adesso? Gentili dottori, mi

Stallo nella terapia e rabbia nei confronti del terapeuta. Cosa fare adesso?

Gentili dottori,
mi trovo in una strana situazione che condivido con voi perché non so come comportarmi. Sono in psicoterapia da circa due anni, perché due anni fa ho vissuto un evento traumatico nella mia famiglia d'origine che non sono mai riuscito ad elaborare completamente, e che si è sovrapposto ad ulteriori problemi che ho vissuto nella mia vita lavorativa. Penso che la terapia abbia potuto in parte tamponare i problemi permettendomi di resistere all'impatto, anche se ho dovuto anche trovare un supporto psichiatrico farmacologico per far andare via gli attacchi di panico (e poi ho chiesto anche allo psichiatra di tenere d'occhio il rischio che io potessi esordire).
In questo periodo però, dopo che la situazione che mi terrorizzava si è stabilizzata, e dopo una serie di cambiamenti per me imponenti (di lavoro, di casa, di conoscenze: io sono una persona estremamente insicura e abitudinaria) ho iniziato ad avvertire una crescente frustrazione per la terapia, e una crescente rabbia nei confronti del terapeuta. Non mi è del tutto chiaro perché. Le sedute sono diventate ripetitive e un po' superficiali e, forse per via anche della forte stanchezza da adattamento al nuovo lavoro, mi sono spesso bloccato, senza sapere cosa dire. Volevo provare ad approfittare della terapia per affrontare alcuni nodi irrisolti che mi accompagnano da sempre, legati al fatto di essere un po' "difettoso", cioè alla mia inettitudine sociale e relazionale e a quello che sospetto essere una specie combinazione fra il mio disturbo ossessivo e forse qualche tratto autistico.
Ma appunto ho avuto la sensazione che la terapia sia entrata in stallo. Non sono riuscito più a esprimere contenuti e mi sono bloccato mentre provavo a forzarmi. Ho sentito fastidio e vergogna. Il problema è che la mia perplessità iniziale si è velocemente trasformata in rabbia. Fra l'altro ricordo che una tendenza del terapeuta è stata spesso quella di spingermi ad esprimere la rabbia. Comunque adesso la rabbia è troppa ed è rivolta anche verso di lui. Con una scusa ho messo in pausa la terapia perché mi provoca frustrazione invece che sollievo. Non so esattamente come comportarmi, forse dovrei interrompere la terapia e smettere definitivamente? Oppure cambiare terapeuta? Non so, sono molto confuso, per questo chiedo il vostro consiglio.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Deborah Pierangeli

Quello che racconta mostra quanto sia normale attraversare momenti di stallo o frustrazione durante un percorso terapeutico, soprattutto dopo aver affrontato eventi importanti e cambiamenti significativi nella vita. La rabbia verso il terapeuta può sorprendere, ma spesso racconta qualcosa di più profondo: emozioni e nodi irrisolti che trovano spazio proprio nella relazione terapeutica.
In questi casi, interrompere la terapia o cambiare terapeuta può sembrare una soluzione immediata, ma può anche far perdere l’opportunità di esplorare ciò che sta emergendo. Parlare apertamente con il proprio terapeuta di questa rabbia e del senso di stallo può trasformare la difficoltà in materiale prezioso, permettendo di comprendere meglio se stessi e di ritrovare progressi, anche quando il percorso sembra rallentare.
A volte, riconoscere la propria frustrazione e riuscire a dirla con il terapeuta diventa già un passo importante verso un maggior sollievo e chiarezza interiore.


Buongiorno sono un uomo di 60 anni che sta facendo un lavoro come barista per arrotondare prima dell

Buongiorno sono un uomo di 60 anni che sta facendo un lavoro come barista per arrotondare prima della pensione. Lavoro con ragazzi/e che hanno 20/25 anni e che potrebbero essere miei figli. Da circa tre mesi e' arrivata una ragazza di 20 anni molto bella con cui ho instaurato un rapporto amichevole solo sul posto di lavoro. Si è parlato di tante cose tra un turno e altro. Tra le tante cose dette una sera ha buttato li' una frase riferita al footfetish dicendo che ha avuto richieste per fare foto del genere. Ora io sono un amante del genere che so è molto gettonato in questo periodo da molti uomini e con questa rivelazione sono rimasto un po' spiazzato. Ma da uomo con un po' di esperienze ho tenuto testa alla rivelazione con garbo e dando la possibilità alla ragazza di chiedermi eventuali consigli. Ma senza alcun secondo fine. Morale da quando ci siamo rivisti sul posto di lavoro ha cominciato ad evitarmi . Solo da pochi giorni ha ripreso un po' a chiacchierare ma senza alcun riferimento ai piedi. Io non ho fatto vedere nulla ma ci sono rimasto molto male in quanto non vorrei essere stato pesante con lei. La mia intenzione era molto piu' innocente. Però questa situazione mi ha attirato di piu' verso di lei. Secondo il vostro parere medico questa attrazione per una ventenne avrebbe bisogno di qualche chiarimento con un professionista?

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Deborah Pierangeli

Quello che descrive è una situazione piuttosto comune: può accadere di provare attrazione per persone più giovani, anche quando la relazione è prevalentemente lavorativa o amicale. Ciò che conta, però, è come si gestiscono questi sentimenti nella vita quotidiana, soprattutto quando c’è un chiaro confine di età, ruolo o posizione di lavoro. Il fatto che lei abbia percepito disagio o distanza dopo un certo episodio indica che, dal punto di vista relazionale, il rispetto dei limiti e della libertà dell’altra persona è fondamentale.
Parlare con un professionista può essere utile se desidera chiarire i propri sentimenti senza rischiare di agire in modo inappropriato, riflettere su dinamiche di attrazione che coinvolgono persone molto più giovani; gestire eventuale disagio o senso di frustrazione legato a situazioni sociali e lavorative delicate.
Chiedere supporto psicologico in questi casi può aiutare a mantenere relazioni rispettose e comportamenti consapevoli.


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