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Esperienze

Sono Nicolò Paluzzi Monti, psicologo, sessuologo e psicoterapeuta in formazione con un approccio costruttivista intersoggettivo. Da anni lavoro con persone che affrontano difficoltà emotive, relazionali e sessuali, prestando particolare attenzione alla loro unicità e al loro vissuto. Mi occupo sia dei disturbi più comuni, come ansia, depressione, difficoltà nelle relazioni di coppia, fobie e traumi, sia di problematiche più specifiche legate alla sfera sessuale, come disfunzioni sessuali, disagio nella sessualità o difficoltà legate all’identità sessuale. Ho una lunga e variegata esperienza con giovani e adolescenti, ai quali mi sento particolarmente legato per la loro grande energia, spesso carica di conflitti, frustrazioni e transizioni; e la capacità di crescita, spesso depressiva o bloccata, che si sprigiona quando li aiuti a comprendere e dare voce a ciò che sentono. Ogni giovane ha un potenziale incredibile, e credo che il mio ruolo sia quello di aiutarli a esplorare il loro mondo interno per guidarli attraverso le difficoltà e la scoperta di sè. Ci tengo a definire, in poche righe, il mio lavoro e il mio pensiero, perchè credo che un buon percorso parta dall'incontro tra terapeuta e paziente, che si scelgono vicendevolmente. Il lavoro che propongo non si concentra esclusivamente sulla rimozione del sintomo o del disagio ma su un viaggio di esplorazione profonda che ci permetta di crescere emotivamente e psicologicamente così da comprenderne e risolverne le cause alla radice. Infatti, Le difficoltà, la sofferenza, i sintomi o gli ostacoli sono come segnali che la nostra esperienza ci invia per farci comprendere qualcosa di noi stessi. Ed è proprio nei momenti di crisi che abbiamo l'opportunità di vedere in cosa siamo bloccati, cosa non abbiamo ancora compreso o cosa non siamo riusciti vedere con chiarezza. Scopriremo insieme che nessun problema o momento di difficoltà scompare finché non ha smesso di insegnarci ciò che dobbiamo imparare di noi da esso. Il primo pensiero da sradicare è proprio che sofferenza è debolezza. Io credo esattamente il contrario, riuscire a contattare il proprio disagio sia sintomo di grande forza e sensibilità dell'organismo. Per info o appuntamenti: Tel: 345 6258 253 Mail: nicolo.paluzzi.monti@gmail.com

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia scolastica
  • Psicologia della salute
  • Psicoterapia costruttivista
  • Sessuologia
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Dott. Nicolò Paluzzi Monti

Via Montanara 13, Firenze 50132

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Chiamandomi o scrivendomi potremo chiarire ogni dubbio e capire insieme come organizzare al meglio il tuo incontro, con attenzione e senza complicazioni.

Nicolò Paluzzi Monti
345 6258 253
nicolo.paluzzi.monti@gmail.com

01/02/2026

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    60 €

  • Colloquio di coppia

    100 €

  • Colloquio sessuologico

    60 €

  • Seduta di psicoterapia

    60 €

  • Sostegno psicologico adolescenti

    60 €

Indirizzi (2)

Disponibilità

Pagamento online

Accettato

Telefono

055 093...
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Dott. Nicolò Paluzzi Monti

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51 recensioni

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  • M

    Professionista attento e competente, capace di mettere a proprio agio fin dal primo incontro. Percorso serio, rispettoso e realmente utile

     • Consulenza online colloquio psicologico  • 

    Dott. Nicolò Paluzzi Monti

    Grazie di cuore per le sue parole. Sono felice che si sia sentito a suo agio e che il percorso sia stato utile.


  • L

    Professionalità e sensibilità rare. Consigliato di cuore.

     • Dott. Nicolò Paluzzi Monti colloquio individuale  • 

    Dott. Nicolò Paluzzi Monti

    La ringrazio


  • A

    Grazie al percorso insieme riesco finalmente ad avere dei rapporti.
    La ringrazio tanto Nicolò

     • Dott. Nicolò Paluzzi Monti colloquio psicologico  • 

    Dott. Nicolò Paluzzi Monti

    Grazie a te, Alberto, per la fiducia e per aver condiviso la tua esperienza. Sono contento dei progressi raggiunti insieme e ti auguro di continuare questo percorso e la tua vita con serenità.
    Un caro saluto.


  • M

    Mi sono rivolta al Dott. Paluzzi Monti in un periodo in cui vedevo tutto nero. Con il suo supporto sto imparando a conoscere meglio me stessa, a gestire le mie emozioni, la mia ansia, in modo più consapevole. Il percorso non è sempre facile, ma grazie al suo modo di lavorare mi sento capita, sostenuta e più forte.

     • Dott. Nicolò Paluzzi Monti colloquio psicologico  • 

    Dott. Nicolò Paluzzi Monti

    La ringrazio sinceramente per le sue parole. Sapere che oggi riesce a guardare a sé stessa e alle sue emozioni con maggiore consapevolezza è davvero significativo.
    Il percorso non è mai lineare, e il fatto che lei scelga ogni volta di confrontarsi con ciò che sente, anche quando è difficile, è parte fondamentale del lavoro.

    Sono lieto che nel nostro spazio terapeutico si senta accolta e sostenuta: è proprio da quella base sicura che possono nascere cambiamenti solidi e duraturi.
    Continueremo a lavorare insieme con cura, rispettando i suoi tempi e valorizzando i passi che sta già facendo.

    Grazie di cuore per aver condiviso la sua esperienza.


  • S

    Ringrazio il Dottore per essere stato estremamente professionale e accogliente, mi sono sentita ascoltata e compresa.

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    Dott. Nicolò Paluzzi Monti

    La ringrazio sinceramente per la sua recensione. Mi fa molto piacere sapere che si è sentita ascoltata e compresa: è un aspetto fondamentale del percorso terapeutico e rappresenta la base per la costruzione di un dialogo autentico.


  • G

    Fin dai primi incontri mi sono sentito in sintonia con il dottore. Ha un modo di porsi davvero empatico e professionale che mi ha fatto sentire subito accolto, come se fossi in un posto che stavo cercando da tempo. Il lavoro che stiamo facendo mi sta aiutando nella mia quotidianità ma anche a comprendere meglio il mio passato. Consiglio vivamente il dottore a chiunque cerchi una figura competente e empatica.

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    Dott. Nicolò Paluzzi Monti

    La ringrazio di cuore per il suo messaggio. Mi fa molto piacere sapere che si è sentito accolto fin da subito e che il nostro percorso le stia dando strumenti utili sia per la vita di tutti i giorni sia per rileggere con più chiarezza il passato. La ringrazio anche per la fiducia riposta e per il suo consiglio. Continueremo a lavorare con la stessa attenzione e cura.


  • L

    Raccomando vivamente il dott. Paluzzi Monti. La cosa che più mi ha colpito, e che ha fatto la vera differenza nel mio percorso, è la sua profonda e autentica empatia.
    Quando ho iniziato la terapia, mi sentivo incompresa e molto sola con le mie difficoltà. Il dottore è riuscito a entrare in contatto con il mio stato emotivo, facendomi sentire ascoltata e riconosciuta nel mio dolore e nelle mie preoccupazioni.
    Non è solo un professionista competente, ma una persona che trasmette un senso di calore umano e accettazione totale. Le sue parole non sono mai banali; riesce a restituirti le tue esperienze con una sensibilità e una delicatezza uniche.
    Grazie a questa base di fiducia e profonda comprensione, sono riuscita ad aprirmi e a lavorare sulle mie aree più vulnerabili. Se cercate un supporto che sia non solo clinico, ma anche veramente umano, siete nel posto giusto.
    Un professionista eccezionale che consiglio con tutto il cuore.

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    Dott. Nicolò Paluzzi Monti

    La ringrazio davvero di cuore per le sue parole così profonde. Sapere che nel percorso ha trovato uno spazio in cui sentirsi compresa e accolta è per me molto prezioso. Il fatto che abbia potuto dare voce alle parti più vulnerabili di sé dimostra il grande lavoro che sta facendo, passo dopo passo.
    A volte, quando ci si sente finalmente riconosciuti, diventa possibile guardare alle proprie difficoltà non solo come ostacoli, ma anche come punti di partenza per comprendersi meglio. Mi fa piacere che per lei questo spazio sia stato un piccolo luogo in cui poterlo fare.
    La ringrazio sinceramente per la fiducia e per il suo messaggio così generoso. Continueremo a lavorare con la stessa attenzione, cura e rispetto.


  • L

    Mi sono rivolto al Dott. Paluzzi Monti in un momento in cui sentivo di aver perso un po’ la direzione. Fin dal primo incontro mi ha trasmesso una grande sensazione di accoglienza e comprensione, mettendomi subito a mio agio.
    Il suo approccio è professionale ma allo stesso tempo umano: sa ascoltare davvero, senza giudicare, e riesce a guidare la riflessione con domande e spunti profondi che aiutano a vedere le cose da nuove prospettive.

    Nel corso delle sedute ho imparato a conoscermi meglio, a gestire meglio le mie emozioni e a prendermi cura di me stesso in modo più consapevole.
    Lo consiglio vivamente a cerchi un percorso psicologico serio, empatico e realmente trasformativo.

     • Dott. Nicolò Paluzzi Monti colloquio psicologico  • 

  • G

    Ho iniziato da poco un percorso con il dott. Paluzzi Monti e per me è la prima volta che vado da uno psicologo. Devo dire che inaspettatamente mi sono trovata molto a mio agio fin da subito e soprattutto ascoltata, cosa di cui in questo momento sento proprio la forte necessità. Professionista stra-consigliato a chiunque voglia farsi un regalo!

     • Dott. Nicolò Paluzzi Monti colloquio psicologico  • 

  • G

    Il dottore Paluzzi Monti si è mostrato disponibile e attento ad ascoltarmi in ogni singola parola. Con lui mi sono sentita sempre accolta, non giudicata e potevo permettermi di essere liberamente me. Grazie a lui e con lui ho fatto un percorso che mi ha permesso di conoscere ogni parte di me, impararmi ad ascoltare e comprendermi a fondo. Ho imparato a riconoscere i miei bisogni e a soddisfarli. Lo ringrazio molto e lo consiglio a tutti.

     • Dott. Nicolò Paluzzi Monti colloquio psicologico  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 145 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buonasera,
È la prima volta che scrivo online, ma credo che possiate aiutarmi a darmi un parere. È da quasi sei anni che ho iniziato un percorso di psicoanalisi per depressione legata a traumi e famiglia disfunzionale in generale. Non ho mai avuto un ottimo rapporto con la mia psicoanalista, ma poi, analizzandomi, ho realizzato che si era attivato un transfert negativo in cui ho trasferito su di lei il rapporto che ho con mia madre. Tuttavia, durante l'ultima seduta che è stata martedì mattina, mentre le parlavo dei miei problemi lei a un certo punto mi ha detto che doveva alzarsi e camminare un po' in quanto aveva un dolore agli occhi che le passava solo quando camminava, fin qui tutto bene se non che all'improvviso, mentre io stavo parlando (seppur con voce alta) lei si è messa ad urlare in un modo spropositato mentre continuava a camminare tanto che a un certo punto si è avvicinata alla mia sedia e continuava ad urlarmi addosso criticando il mio atteggiamento verso i miei genitori mentre era in piedi vicino a me tanto che non mi sono sentita più al sicuro e ho temuto che potesse anche alzare le mani, per cui ho deciso di interrompere la seduta prima del previsto e quando me ne stavo andando via lei ha anche provato a dirmi che non potevo andarmene e che avrebbe smesso di urlare ma io mi sono veramente spaventata e me ne sono andata via e sto iniziando a pensare anche di interrompere prematuramente il percorso e di fare quindi drop out. Gliel'ho gia iniziato a dire per messaggio su whats app che non intendo più continuare ma lei ha detto che la sua reazione è stata frutto del contro transfert ed è stato un suo modo per provare a scuotermi dal torpore anche se lei sa bene che le urla mi scaturiscono l'effetto contrario in quanto mio padre spesso è solito urlare per cui quando una persona urla, lei sa bene che io mi blocco. Tuttavia, non so se sia frutto della mia esagerazione e sia veramente il caso di fare drop out o se provare a continuare con lei.. in ogni caso, per sicurezza ho già chiesto alla mia nutrizionista se può aiutarmi a cercare altri terapeuti.. devo anche sottolineare che non sono una paziente facile, in quanto sono molto diffidente di mia natura e spesso faccio perdere la pazienza e inoltre sono in attesa di un intervento di artrodesi vertebrale che mi sta provocando uno stato di iper vigilanza generale.. ma quello che mi chiedo è, in questo caso è utile continuare con lei o è meglio cambiare? Perché adesso ho un blocco nei suoi confronti però al tempo stesso mi sento in colpa verso di lei per aver interrotto così improvvisamente la terapia ..

Buonasera, grazie per aver scritto e per aver raccontato un episodio così delicato. Da quello che descrivi emerge soprattutto un’esperienza di forte paura e di perdita di sicurezza, più ancora di un dubbio teorico o di una valutazione “giusta o sbagliata”.

Provo a restare con ciò che hai vissuto, senza dare verdetti.

Nel momento in cui una persona a cui ti affidi alza la voce, si avvicina fisicamente, invade lo spazio, qualcosa di profondo può attivarsi, soprattutto se nella tua storia le urla sono state associate a minaccia, blocco, impotenza. In quei momenti non è una questione di interpretazione o di intenzioni: il corpo reagisce prima delle spiegazioni. E il tuo corpo, da come lo racconti, ha reagito cercando di proteggerti.

Forse la domanda non è tanto se lei intendesse aiutarti, scuoterti o lavorare su qualcosa, ma che cosa è successo dentro di te in quel preciso istante. Ti sei sentita ascoltata o sopraffatta? Al sicuro o in pericolo? Presente o congelata? Queste sensazioni sono informazioni preziose, non esagerazioni.

Dici anche qualcosa di importante: “non sono una paziente facile, sono diffidente, faccio perdere la pazienza”. Vale la pena fermarsi un attimo su questa frase. Potrebbe essere una descrizione, ma potrebbe anche essere uno sguardo severo che hai imparato a rivolgere a te stessa, soprattutto quando senti di “disturbare” o di creare difficoltà all’altro. E allora nasce il senso di colpa, anche quando sei tu ad aver avuto paura.

Ti senti in colpa per aver interrotto improvvisamente, ma allo stesso tempo dici che ora hai un blocco nei suoi confronti. Il blocco spesso non è una scelta razionale: è un segnale. Non dice necessariamente “non continuare mai più”, ma dice “così, in questo modo, io non riesco ad andare avanti”.

C’è anche un altro elemento che attraversa il tuo racconto: l’iper-vigilanza, l’attesa di un intervento importante, il corpo già sotto stress. In questi periodi le soglie si abbassano: ciò che prima poteva forse essere tollerato, ora diventa insostenibile. Non per debolezza, ma perché le risorse sono già impegnate altrove.

Forse, invece di chiederti se devi continuare o devi cambiare, potresti porti domande leggermente diverse:
– oggi, in questo momento della mia vita, riesco a rientrare in quella stanza sentendomi sufficientemente al sicuro?
– se continuassi, sarebbe per desiderio di capire o per senso di colpa?
– che cosa sto proteggendo interrompendo, e che cosa rischierei forzandomi a restare?

Il senso di colpa che provi parla della tua attenzione all’altro, della tua capacità di legarti. Ma la cura, qualunque forma prenda, non può basarsi sulla paura o sull’obbligo. Se c’è spazio, un confronto chiarificatore può avere senso; se quello spazio ora non c’è, anche fermarsi è una forma di rispetto verso te stessa.

Non sembra che tu stia “scappando”. Sembra piuttosto che tu stia cercando di capire dove puoi stare senza doverti difendere continuamente. E questa non è una domanda semplice, né sbagliata. È una domanda che merita tempo, e soprattutto gentilezza verso di te.

Dott. Nicolò Paluzzi Monti

Domande su consulenza psicologica

Buongiorno, sono una donna di 30 anni e sto attraversando una fase di forte sofferenza emotiva legata alla mia relazione.
Da circa due anni sto con una persona che amo e che considero sana, presente e rispettosa. Stavamo per andare a convivere, ma poco prima ho attraversato alcuni giorni di forte crisi emotiva in cui si sono attivati in modo intenso la mia paura dell’abbandono, la dipendenza affettiva, il bisogno costante di rassicurazioni e stati depressivi legati al timore di essere lasciata perchè non lo avrei visto per un po di giorni.
In quei giorni ho cercato la vicinanza del mio partner in modo molto dipendente, perdendo i miei confini. Questo lo ha spaventato e lo ha portato a fermare l idea della convivenza, dicendo di non sentirsi pronto ad affrontare una relazione in cui io sto così male e dipendente. Questo evento ha aperto in me una crisi profonda, che vivo molto male.
L idea di convivenza per me rappresentava sicurezza e continuità anche se allo stesso tempo mi spaventava perchè sapevo di non star bene e avrei voluto migliorare la mia dipendenza prima di fare questo passo, in qualche modo so che la convivenza aiuterebbe questa mia paura , perchè hai la certezza che la persona tornerà a dormire a casa e quindi del legame che resta saldo. Comunque quando questa certezza è venuta meno, ho sentito crollare tutto: paura intensa di essere lasciata, vuoto, angoscia costante e pensieri ossessivi. Anche se lui si è preso del tempo per capire, ho molta paura che alla fine non se la sentirà comunque.
Allo stesso tempo, questo evento doloroso mi ha spinta a fare cose che prima non avevo il coraggio di fare: ho iniziato nuove attività, mi sono buttata in progetti che mi spaventavano e sono partita per un viaggio. In quei momenti ho sentito una sensazione nuova di pienezza e tranquillità, anche nella relazione, senza la solita paura costante che il legame potesse spezzarsi.
Tornata alla normalità, però, sento di nuovo un vuoto molto forte, che non so bene come calmare. Nei momenti in cui non vedo il mio partner, ho paura di restare bloccata a casa senza riuscire a fare nulla. Ho poche amicizie e non sento nemmeno molta voglia di vederle perché non mi sento davvero a mio agio. Mi sento spesso senza desiderio, senza direzione, come se stessi solo cercando di riempire qualcosa senza riuscirci davvero. Non ho soddisfazioni lavorative e non sento trasporto per nulla.

Per assurdo poi ci sono dei momenti in cui il mio partner è molto dolce o vulnerabile e io posso provare fastidio, distacco o una sensazione di soffocamento. Oscillo tra il bisogno estremo dell’altro e il rifiuto della sua vicinanza.
Ho una storia infantile complessa, con instabilità emotiva e paura, e ho avuto i primi attacchi di panico molto presto (intorno ai 5 anni).
Oggi mi sento spesso vuota, come se non sapessi su cosa appoggiarmi se non sulla relazione. Sto cercando di costruire una vita più mia e noto piccoli passi avanti, ma il dolore relazionale e la paura dell’abbandono restano molto forti.
Il mio bisogno è comprendere perché vivo il legame con così tanta angoscia, perché la sicurezza mi spaventa quanto l’incertezza e come posso imparare a stare in relazione senza sentirmi costantemente sul punto di perdere tutto e come stare bene da sola..

questo è un po un grido di aiuto, ieri il mio partner ha deciso di continuare a pagare la stanza anche senza venire a convivere, per mantenere aperta questa possibilità nei prossimi mesi. Questo gesto mi rassicura, ma il fatto che ora non lo vedrò per circa cinque giorni mi provoca molta ansia.
Oggi mi sento bloccata, ho passato tutta la giornata a letto e ho paura di essere lasciata o di soffocarlo con il mio bisogno. L’ansia è intensa e faccio fatica a gestirla da sola. Vorrei alzarmi ma non trovo voglia di fare nulla, vorrei solo sprofondare.
Ho una psicologa, ma in questo momento non posso contattarla e sento il bisogno di chiedere aiuto a qualcuno...anche solo per parlare un po. So che non c'è una soluzione istantanea. ma quanto la vorrei...sono anni che lotto con tutto questo
grazie a chiunque leggerà...

Buongiorno, ti ringrazio per aver scritto con così tanta apertura. Quello che emerge dal tuo racconto è un vissuto relazionale molto intenso, fatto di amore, paura dell’abbandono, bisogno di sicurezza e allo stesso tempo timore di perdere te stessa dentro il legame. È comprensibile che oggi tu ti senta stanca, bloccata, svuotata: quando il legame affettivo diventa il principale punto di appoggio, ogni minima oscillazione può essere vissuta come un crollo interno.

Nel modo in cui descrivi la relazione si riconosce un’alternanza forte tra dipendenza affettiva e bisogno di distanza, tra ricerca dell’altro come fonte di rassicurazione e momenti di fastidio o soffocamento quando l’altro è troppo vicino. Questa oscillazione spesso non parla dell’amore in sé, ma del significato profondo che la relazione assume: non solo uno spazio di condivisione, ma un luogo in cui trovare stabilità emotiva, continuità, senso di esistenza.

La convivenza, per come la racconti, non era solo un passo pratico, ma una rappresentazione di sicurezza, una promessa implicita che il legame non si sarebbe spezzato. Quando questa certezza è venuta meno, si sono riattivati vissuti molto antichi: vuoto, angoscia, paura intensa di essere lasciata, pensieri ossessivi. È come se una parte di te fosse tornata a sentire che senza l’altro non c’è appoggio, non c’è base sicura.

Allo stesso tempo, è molto significativo che proprio dentro questa crisi tu abbia sperimentato momenti di autonomia, vitalità, progettualità. Nuove attività, un viaggio, il contatto con una sensazione di pienezza diversa. Forse lì si è affacciata una parte di te meno dipendente dal legame, una parte che può esistere anche fuori dalla relazione. Il fatto che quella sensazione sia tornata a spegnersi non la rende falsa: indica piuttosto quanto sia fragile e quanto abbia bisogno di spazio per consolidarsi.

Dici di sentirti spesso senza desiderio, senza direzione, come se stessi solo cercando di riempire un vuoto. Questo vuoto non va forzato via: può essere visto come un segnale, un luogo interno che chiede ascolto. A volte il vuoto non è assenza, ma una zona ancora non abitata da qualcosa di tuo, separato dalla relazione.

La tua storia infantile complessa, l’ansia precoce, gli attacchi di panico, sembrano aver costruito nel tempo una ipersensibilità alla separazione e una difficoltà a regolare le emozioni quando l’altro si allontana, anche solo per pochi giorni. Non sorprende che oggi cinque giorni senza vederlo riattivino una sofferenza così intensa. Il corpo e la mente reagiscono come se fosse in gioco la sopravvivenza emotiva.

Forse la domanda che porti non è solo “come smettere di stare male”, ma come costruire una base interna più stabile, che non dipenda totalmente dalla presenza dell’altro. Come poter stare in relazione senza annullarti, senza perdere i confini, senza oscillare continuamente tra bisogno estremo e ritiro.

Il fatto che tu abbia una psicologa e che tu stia già lavorando su di te è un elemento importante. Questo momento di crisi, per quanto doloroso, sembra indicare un punto di passaggio: qualcosa che non può più funzionare come prima, ma che può aprire a una crescita personale più profonda. Continuare un percorso di sostegno psicologico può aiutarti a dare senso a questi vissuti, a lavorare sulla paura dell’abbandono, sulla regolazione dell’ansia, sulla costruzione di un’identità più solida e autonoma.

Per ora, forse non è necessario trovare una soluzione. Forse è sufficiente riconoscere che non sei sbagliata, che il tuo dolore ha una storia e che il fatto di chiedere aiuto è già un movimento vitale. Anche restare qui, a dare parole a ciò che senti, è un modo per non sprofondare del tutto. E questo, oggi, può essere abbastanza.

Dott. Nicolò Paluzzi Monti
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