Prof.
Francesco Rovatti
Psicologo
·
Psicoterapeuta
Sessuologo
Altro
sulle specializzazioni
Milano 4 indirizzi
Esperienze
Prof. Francesco Rovatti, Ph.D.
Dirigente Psicologo ASST Ovest Milanese, Psicoterapeuta, Psicoterapeuta EMDR, Sessuologo Clinico e Neuropsicologo.
Dottore di Ricerca e Professore presso la Libera Università di Bolzano, Professore a Contratto presso l’Università degli Studi di Milano.
Docente presso la Scuola di Psicoterapia Accademia di Neuropsicologia dello Sviluppo ANSVI di Parma.
Sono Dirigente Psicologo presso l’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale ASST Ovest Milanese, un ruolo che mi permette di mantenere un costante aggiornamento clinico e di coordinare percorsi terapeutici complessi. Con oltre 15 anni di esperienza nel campo della psicoterapia, offro interventi specialistici in libera professione a Magenta, Milano e Legnano e, su richiesta, online.
Tratto disturbi d’ansia, disturbi ossessivo-compulsivi, disturbi depressivi, disturbi di personalità, disturbi del comportamento, traumi, problematiche relazionali e sessuali. Nel servizio pubblico ho trattato e tratto queste problematiche in servizi di Neuropsichiatria Infantile e di Psichiatria adulti. Sono esperto nella valutazione di ADHD e autismo in età adulta.
Lavoro con un approccio integrato che combina le metodologie evidence-based più efficaci, tra cui la psicoterapia cognitiva e cognitivo-comportamentale, la terapia sensomotoria, l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) e la Flash Technique. Utilizzo queste strategie in modo flessibile per il trattamento di traumi singoli e complessi, attacchi di panico e ansia, lutti e separazioni, blocchi emotivi e disturbi post-traumatici, e le integro con competenze di sessuologia clinica e psicoterapia relazionale, per offrire percorsi personalizzati che rispondano alle esigenze di ogni persona. Accolgo adulti, adolescenti e coppie.
Collaboro con altri specialisti (psichiatra, neuropsichiatra infantile, dietista, nutrizionista) nelle situazioni che richiedono un approccio integrato e multimodale. Prima del ruolo attuale in ASST Ovest Milanese ho ricoperto incarichi clinici in diverse strutture pubbliche di Salute Mentale di ASST Valle Olona e ASST Rhodense.
Dal 2013 sono titolare presso la Libera Università di Bolzano di insegnamenti di Psicologia Clinica, Psicologia Pedagogica e dello Sviluppo, Psicologia dell’Educazione e dell’Apprendimento, Colloquio Clinico, Transizioni e Crisi di Sviluppo, Disturbi dello Sviluppo e dell’Apprendimento, Modelli integrati di intervento per la disabilità e i disturbi generalizzati dello sviluppo, Benessere e Igiene, Comunicazione in condizioni difficili, Neuropsichiatria. Ho avuto ulteriori incarichi di insegnamento presso l’Università degli Studi di Trento (Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive), l’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Università degli Studi di Milano. Sono docente nei Master di I livello sul neurosviluppo del Consorzio Humanitas e presso la Scuola di Specializzazione in Neuropsicologia dello Sviluppo di Parma. Sono riconosciuto dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia come Esperto in Neuropsicologia. Sono autore di pubblicazioni nazionali e internazionali nella ricerca clinica e in ambito educativo, referee per riviste internazionali, e collaboro con le Edizioni Erickson di Trento nella formazione.
Esperienze cliniche nei Servizi Pubblici
Dal 2011 al 2020: Libero Professionista presso Ospedale Civile di Legnano, ASST Ovest Milanese (Dipartimento di Salute Mentale).
Dal 2017 al 2020: Libero Professionista presso ASST Valle Olona, Ospedale di Saronno (Dipartimento di Salute Mentale).
Dal 2018 al 2020: Libero Professionista presso ASST Rhodense, CDD di Rho e Lainate.
Dal 2020 a oggi: Dirigente Psicologo Psicoterapeuta presso ASST Ovest Milanese (Dipartimento di Salute Mentale).
VALUTAZIONE ADHD E AUTISMO IN ETÀ ADULTA
Per trasparenza riporto di seguito l’iter diagnostico e i relativi costi.
Valutazione ADHD nell’adulto
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) non riguarda solo l’infanzia. Molti adulti convivono da anni con difficoltà di concentrazione, disorganizzazione, procrastinazione, impulsività o irrequietezza senza averne mai avuto una spiegazione. Spesso queste difficoltà vengono lette come ansia, depressione o tratti di personalità. Una valutazione accurata permette di capire se le difficoltà sono riconducibili all’ADHD, a un altro disturbo o a entrambi, e di orientare il trattamento più adatto.
Può essere utile richiedere una valutazione quando le difficoltà di attenzione e organizzazione sono presenti fin dall’infanzia, si manifestano in più ambiti della vita (studio, lavoro, relazioni, gestione della casa e del denaro) e hanno un impatto concreto sul proprio funzionamento, ad esempio con progetti lasciati a metà, ritardi e dimenticanze frequenti, cambi di lavoro ripetuti o la sensazione costante di rendere meno di quanto si potrebbe. Anche chi ha un figlio con diagnosi di ADHD e si riconosce in alcune sue difficoltà può trarre beneficio da un approfondimento.
Il percorso si articola in 4-5 incontri: colloquio iniziale per raccogliere la storia personale e analizzare la richiesta; intervista diagnostica DIVA-5 sui sintomi in età adulta e nell’infanzia, con un familiare quando possibile; questionari self-report sui sintomi ADHD e sugli aspetti emotivi associati; valutazione del funzionamento cognitivo con la WAIS-IV; valutazione neuropsicologica dell’attenzione e delle funzioni esecutive; valutazione della personalità; relazione scritta; colloquio di restituzione per discutere i risultati e i passi successivi.
Costi: colloquio iniziale 110 €; DIVA-5 110 €; questionari self-report 110 €; WAIS-IV 150 €; valutazione neuropsicologica 150 €; valutazione di personalità 150 €; relazione scritta 200 €; colloquio di restituzione 110 €. Totale percorso completo: 1.090 €.
La valutazione psicologica fornisce un inquadramento diagnostico completo, utilizzabile anche per un successivo percorso specialistico. In Italia la prescrizione dei farmaci per l’ADHD nell’adulto spetta al medico specialista dei centri autorizzati: se la valutazione indica questa strada, verranno date indicazioni su come procedere.
Valutazione dell’autismo nell’adulto
Molte persone autistiche ricevono la diagnosi solo in età adulta, o non la ricevono mai, soprattutto quando il funzionamento intellettivo è nella norma e la persona ha imparato negli anni a compensare o a “mascherare” le proprie difficoltà, come accade più spesso nelle donne. Fatica nelle relazioni, sensazione di essere diversi dagli altri, bisogno di routine, sensibilità sensoriali e stanchezza sociale vengono spesso lette come ansia, depressione, timidezza o tratti di personalità. Una valutazione accurata aiuta a dare un senso alla propria storia, a distinguere l’autismo da altre condizioni, comprese quelle che possono coesistere come l’ADHD, e a individuare i supporti più utili.
Il percorso si articola in 5-6 incontri: colloquio iniziale; ADOS-2, osservazione diagnostica standardizzata della comunicazione e dell’interazione sociale; ADI-R, intervista strutturata sullo sviluppo infantile, con un genitore o familiare quando possibile; questionari self-report su tratti autistici, sensibilità sensoriale, strategie di compensazione e aspetti emotivi; valutazione del funzionamento cognitivo con la WAIS-IV; valutazione approfondita della personalità con 2-3 strumenti, importante per la diagnosi differenziale; eventuale intervista DIVA-5 se emerge il sospetto di un ADHD associato; relazione scritta; colloquio di restituzione.
Costi: colloquio iniziale 110 €; ADOS-2 200 €; ADI-R 200 €; questionari self-report 110 €; WAIS-IV 150 €; valutazione di personalità 300 €; relazione scritta 200 €; colloquio di restituzione 110 €. Totale percorso completo: 1.380 €. Eventuale DIVA-5 per l’ADHD: 110 € (totale 1.490 €). Se non è disponibile un familiare per l’ADI-R, la storia dello sviluppo viene ricostruita con il paziente e la documentazione disponibile: in questo caso il totale è di 1.180 €.
La diagnosi non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una comprensione nuova di sé. Dopo la valutazione è possibile proseguire con colloqui di psicoeducazione, un percorso di psicoterapia mirato alle difficoltà emerse (ansia, gestione dello stress e del sovraccarico sensoriale, relazioni, lavoro) o con indicazioni per il coinvolgimento dei familiari.
Valutazione combinata ADHD e autismo
ADHD e autismo si presentano spesso insieme. Quando la domanda riguarda entrambe le condizioni, il percorso viene integrato senza ripetere le parti comuni; il costo viene definito al primo colloquio in base agli strumenti necessari.
Al termine di ogni percorso viene consegnata una relazione scritta, utilizzabile con il medico di medicina generale, con lo psichiatra o con altri specialisti. Le prestazioni psicologiche sono esenti IVA e detraibili come spesa sanitaria.
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Sessuologia
Principali patologie trattate
- Depressione
- Ansia
- Disturbi dell'umore
- Dipendenza affettiva
- +7 a11y_sr_more_diseases
Presso questo indirizzo visito
Foto e video
Prestazioni e prezzi
-
Colloquio psicologico
105 € -
-
Consulenza online
105 € -
-
Psicoterapia individuale
105 € -
-
Consulenza Sessuologica
105 € -
-
Psicoterapia di coppia
145 € -
-
-
-
-
-
Indirizzi (5)
Via San Girolamo emiliani, 21, Magenta 20013
Disponibilità
Modalità di pagamento (visite private)
- Contanti
- Carta di credito
- Carta di debito
Telefono
Piazza Grandi 3, Milano 20129
Disponibilità
Modalità di pagamento (visite private)
- Contanti
- Carta di credito
- Carta di debito
Telefono
Consulenza online
Disponibilità
Modalità di pagamento (visite private)
- Carta di credito
corso italia 1, Abbiategrasso 20081
Disponibilità
Modalità di pagamento (visite private)
- Contanti
- Carta di credito
- Carta di debito
Telefono
Via Palestro 7, Legnano
Disponibilità
Questo dottore non offre prenotazioni online a questo indirizzo
Modalità di pagamento (visite private)
- Bonifico
- Contanti
- Carta di debito
- Carta di credito
Telefono
Convenzioni assicurative non attive
Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che abbia una convenzione con la tua assicurazione
Recensioni
128 recensioni
Più menzionato dai pazienti
- Spiegazioni dettagliate
- Attenzione durante la visita
- Efficacia del trattamento
-
D
Davide
Il dott. Rovatti è un professionista straordinario! La sua preparazione si percepisce fin dal primo incontro: competente e sa esattamente cosa fare. Dopo altri tentativi andati a vuoto, lui è riuscito a risolvere in tempi sorprendentemente brevi ciò che nessuno era riuscito a risolvere prima. Una differenza enorme rispetto a chi avevo consultato in passato. Non posso che consigliarlo con tutto il cuore: se cercate qualcuno che vi aiuti davvero, rivolgetevi a lui!
• Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Clinico Magenta • psicoterapia individuale •
-
M
Marco G.
Il dott.Francesco Rovatti mi ha aiutato un sacco con i miei problemi, togliendo ogni volta quella sensazione di respiro al petto e alla gola che mi si accumulava ogni singolo giorno. Se cercate qualcuno che vi aiuti a capire come affrontare i vostri problemi e superarli lui è la persona che fa al caso vostro, soprattutto per la suea costante disponibilità anche in chat, grazie mille dottore!
• Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Clinico Magenta • colloquio psicologico •
-
G
Gabriele
Il dottor Rovatti è un professionista eccellente. Grande capacità di ascolto, profonda empatia combinata con una rara capacità di leggere e interpretare il tuo vissuto: tutto questo rende il dottore un professionista ideale per chi è alla ricerca di un supporto autentico ed efficace per attraversare quegli importanti momenti di crisi che si possono affacciare nel proprio percorso di crescita personale
• Consulenza Online • Altro •
-
I
Ilaria
Validissimo psicologo/psicoterapeuta. Efficace. In ogni seduta riesce a focalizzare l’attenzione su i punti salienti che consentono un progresso veloce. Lo consiglio perché è un professionista in grado ( come pochi, direi) di aiutare davvero.
• Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Clinico Magenta • colloquio psicologico •
-
G
GB
Mi ha accompagnato com competenza e professionalità nella risoluzione della mia difficoltà, a cui ci stavo per rinunciare.
• Consulenza Online • consulenza online •
-
A
Anna
Splendido studio. Il dr. Rovatti è un terapeuta eccellente. La miglior scelta che potessi fare
• Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Clinico Milano • psicoterapia individuale •
-
A
Andrea
Esperienza davvero ottima con il dott. Rovatti. Fin da subito mi sono sentito a mio agio: è una persona estremamente empatica, attenta e molto competente.
Ha una grande capacità di inquadrarti e capire subito le dinamiche, guidandoti con chiarezza e dandoti strumenti concreti che fanno davvero la differenza. Si percepisce una professionalità altissima unita a un lato umano. Ho fatto un percorso di un anno.• Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Clinico Milano • psicoterapia individuale •
-
A
Alberto
Professionista eccezionale: il suo intervento è stato decisivo per aiutarmi a uscire fuori da un periodo molto difficile della mia vita. Assolutamente consigliato.
• Consulenza Online • consulenza online •
-
L
Luc
Grande dottore .
• Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Clinico Milano • colloquio psicologico •
-
I
Ivo
Ho deciso di iniziare un percorso con il Dr. Rovatti dopo aver consultato altri psicologi in passato, ma senza ottenere i risultati sperati. Nonostante avessi già provato diverse esperienze, non riuscivo a sentirmi completamente compresa o soddisfatta. Con il Dr. Rovatti, invece, ho trovato la competenza e l'approccio che cercavo. La sua professionalità, l'abilità di ascoltare attentamente e la capacità di guidarmi attraverso il mio percorso di crescita personale mi hanno fatto sentire a mio agio fin dal primo incontro. È un professionista che riesce a coniugare teoria e pratica in modo efficace, aiutandomi a trovare soluzioni concrete e durature. Dopo ogni seduta mi sento più serena e consapevole di me stessa. Il miglior professionista che potessi scegliere.
• Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Clinico Magenta • psicoterapia individuale •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 21 domande da parte di pazienti di MioDottore
Le scrivo in forma anonima per chiedere un parere riguardo ad alcuni meccanismi mentali che sto nota
Le scrivo in forma anonima per chiedere un parere riguardo ad alcuni meccanismi mentali che sto notando in me nell'ultimo periodo e che mi creano un po' di preoccupazione su come gestirli.
Di recente è emersa sui social una
notizia relativa a un fatto di cronaca molto grave, e molte persone e ragazze della mia età hanno iniziato a condividere le proprie esperienze personali di abuso e violenza.
Leggendo le loro testimonianze, pur sentendomi fortunata per non aver mai vissuto nulla del genere ed empatizzando profondamente con loro, nella mia mente scatta in automatico la domanda: "E io perché no?". So benissimo che non desidero che mi accada nulla di male, ma la presenza spontanea di questo pensiero mi disorienta. Mi chiedo perché il cervello formuli questo tipo di interrogativo e come interpretare questo pensiero automatico.
Poi mi succeda associazioni tra pensieri o contenuti negativi e oggetti del tutto neutri della mia giornata. Ad esempio, dopo aver cambiato la cover del telefono (un regalo di mia madre), mi è ricomparso quel contenuto emotivamente impattante sui social. Da quel momento la mia mente ha legato la nuova cover a quelle sensazioni di disagio, portandomi a dubitare se tenendola io possa "portarmi appresso" quel pensiero negativo per molto tempo.
Poiché ho notato che queste associazioni tra oggetti o momenti quotidiani e pensieri ansiosi mi capitano anche in altre occasioni, vorrei capire da cosa derivino questi automatismi e quale sia il modo migliore per gestirli senza cadere nell'evitamento.
La ringrazio per l'attenzione e per il tempo che vorrà dedicarmi.
Un cordiale saluto
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Parto dalla domanda "E io perché no?". È un pensiero più comune di quanto si creda, e quasi mai esprime un desiderio. Davanti a racconti di violenza così numerosi e vicini per età ed esperienza, la mente tende a confrontarsi con chi li vive: valuta la propria vulnerabilità e cerca una spiegazione a ciò che appare casuale e ingiusto. A volte c'entra anche qualcosa di simile al senso di colpa di chi è stato "risparmiato". Altre volte il pensiero nasce dal sentirsi esclusi da un'esperienza collettiva molto intensa che in quei giorni domina la conversazione. In tutti questi casi la domanda è un tentativo di dare senso, non una volontà. Il fatto che lei lo viva come estraneo e disorientante conferma proprio questo.
Le associazioni tra oggetti neutri e contenuti negativi rispondono a un meccanismo di condizionamento molto semplice. Se un'emozione intensa compare mentre stiamo guardando o maneggiando qualcosa, il cervello tende a legarli tra loro. Quello che può trasformare questo legame occasionale in un disagio persistente non è l'associazione in sé, ma ciò che facciamo dopo. Lo rinforzano il chiedersi se l'oggetto "porterà con sé" il pensiero, il controllare se la sensazione è ancora lì, il valutare se liberarsene. Più attribuiamo all'oggetto un potere, più il legame si consolida.
Per gestire questi automatismi senza cadere nell'evitamento, la direzione più utile è quasi controintuitiva. Si tratta di lasciare che il pensiero ci sia, riconoscerlo come "una delle associazioni che la mia mente fa", e continuare a usare normalmente l'oggetto, in questo caso la cover regalata da sua madre. Non serve rassicurarsi né cercare di cancellare la sensazione. Col tempo, in assenza di risposte che lo alimentano, il legame tende ad affievolirsi da solo. Può aiutare anche ridurre per un po' l'esposizione ai contenuti più forti sui social: non per evitarli, ma perché un flusso continuo di racconti traumatici è oggettivamente pesante per chiunque.
Ci sono però alcuni segnali per cui le suggerirei di confrontarsi di persona con uno psicologo o uno psicoterapeuta. Il primo è se queste associazioni diventano frequenti o si estendono a molti ambiti. Il secondo è se si accompagnano all'impressione che oggetti o gesti possano "contaminare" o influenzare ciò che accade. Il terzo è se sente il bisogno di compiere azioni per neutralizzarle, come allontanare cose, ripetere gesti o rassicurarsi. Sono meccanismi ben conosciuti e trattabili con buoni risultati, e un breve percorso permetterebbe di capire meglio come funzionano nel suo caso specifico.
Gentili Dottori, vi chiedo un parere su come gestire la chiusura definitiva di un rapporto con una c
Gentili Dottori, vi chiedo un parere su come gestire la chiusura definitiva di un rapporto con una conoscenza riapparsa dopo quasi 9 anni.
Questa persona si è ripresentata con insistenza dopo anni di silenzio e dopo essere rimasta sola. Di persona ha un atteggiamento ambiguo: parla sottovoce anche in contesti caotici costringendomi sempre a chiedere di ripetere, mi espone volutamente a contesti rumorosi e caotici che mi causano forte ansia e sovraccarico sensoriale, deridendo il mio disagio, dice delle cose poi poco dopo si rimangia tutto dicendo che ho capito male io, poi crea un clima enigmatico dove sono continuamente costretta a chiedergli se sta bene e, stiracchiandosi, risponde che è semplicemente stanco. Quando non rispondo ai messaggi attua un ingaggio continuo (messaggi a catena, chiamate) e mi fa sentire in colpa se non rispondo (“Sei sparita??”), ignorando il mio bisogno di privacy e di starmene per conto mio, senza dover interagire per forza.
L'interazione mi causa una pesante somatizzazione (stanchezza, tensioni muscolari, irritabilità) che mi costringe a giorni di isolamento totale per rigenerarmi. Nonostante la consapevolezza dello schema, provo senso di colpa all'idea di chiudere del tutto (no-contact/blocco), frenata dalla paura di passare per maleducata e dal sentirmi in dovere di dare spiegazioni.
Vorrei chiedervi:
1. Come superare il senso di colpa e il condizionamento dell'educazione con chi viola i nostri confini?
2. Qual è il modo più sano per attuare il no-contact quando l'interazione genera somatizzazione?
3. Come interrompere lo schema che porta a sentirsi responsabili degli altri fino a compromettere la salute?
4. Come comunicare con educazione e fermezza che non si desidera più alcun contatto (telefonico o di persona)?
Vi ringrazio in anticipo per l'attenzione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
dalla sua descrizione emerge una consapevolezza già molto chiara di ciò che sta accadendo. Quello che manca non sembra tanto la comprensione dello schema, quanto il "permesso" interiore di proteggersi. Provo a rispondere alle sue domande nell'ordine.
Il senso di colpa che prova non è la prova che sta sbagliando. È l'effetto di regole interiorizzate, spesso apprese molto presto, come "bisogna essere gentili", "non si lascia nessuno da solo" o "bisogna sempre spiegarsi". Sono regole che hanno senso nelle relazioni reciproche, ma diventano una trappola quando l'altro non rispetta i nostri limiti. L'educazione è un modo di comunicare, non un obbligo a restare in una relazione che ci fa male. Il senso di colpa probabilmente non sparirà prima di agire. Più spesso si attenua dopo, quando si sperimenta che mettere un confine non ha provocato la catastrofe temuta. Si può quindi scegliere di agire anche sentendosi in colpa, riconoscendo quell'emozione come un residuo di vecchie regole e non come una bussola affidabile.
Quando un'interazione produce effetti così evidenti sul corpo, come stanchezza, tensioni e giorni di isolamento per riprendersi, il corpo le sta già dando un'indicazione chiara. Il modo più sano di interrompere i contatti è quello netto e prevedibile. Comunichi una sola volta la decisione e poi la mantenga con coerenza: niente risposte ai messaggi successivi, niente chiarimenti a voce e, se necessario, il blocco dei contatti. Le chiusure graduali o ambigue tendono a prolungare il coinvolgimento, perché ogni risposta, anche minima, riapre il dialogo. Nei giorni successivi è normale provare ansia, dubbi o sensi di colpa più intensi. È la fase più difficile, e conviene prevederla, magari appoggiandosi a persone di fiducia o a ciò che di solito la aiuta a rigenerarsi.
Sentirsi responsabili dello stato emotivo altrui, per esempio continuare a chiedergli se sta bene o sentirsi in colpa se non si risponde, è uno schema che spesso si è costruito nel tempo, in relazioni in cui prendersi cura dell'altro era il modo per sentirsi al sicuro o accettati. Interromperlo richiede di distinguere tra empatia e responsabilità. Posso riconoscere che l'altro sia solo o in difficoltà senza che risolverlo diventi un mio compito. Un esercizio utile è chiedersi, ogni volta che scatta il bisogno di intervenire: "Questo è davvero un mio compito? Cosa mi costa?". Se questo schema si ripete anche in altre relazioni, un percorso psicologico può aiutarla a capirne l'origine e ad allentarlo in modo più stabile.
Il messaggio può essere breve, rispettoso e definitivo, senza giustificazioni dettagliate. Le spiegazioni lunghe offrono appigli per discutere e per ribaltare le sue percezioni, come lei stessa descrive. Per esempio:
"Ciao, ho riflettuto e ho deciso di non voler più mantenere alcun contatto, né telefonico né di persona. Ti chiedo di rispettare questa decisione. Ti auguro ogni bene."
Dopo l'invio non è tenuta a rispondere a domande, insistenze o accuse. Il silenzio successivo fa parte del confine, non è maleducazione. Se i tentativi di contatto proseguissero in modo insistente nonostante la sua richiesta esplicita, è legittimo bloccare il numero e i profili. Se diventassero persecutori, conservi traccia dei messaggi.
Infine, accenna a un forte disagio nei contesti rumorosi e caotici e a un sovraccarico sensoriale. Questo è un aspetto di sé che merita rispetto e cura indipendentemente da questa relazione, e che uno specialista potrebbe aiutarla a comprendere meglio.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.