Sono un uomo di 43 anni che da ormai 20 cura i sintomi di ansia con daparox e rivotril (0,5) entramb

Sono un uomo di 43 anni che da ormai 20 cura i sintomi di ansia con daparox e rivotril (0,5) entrambi una compressa al giorno. Giovedi ho dimenticato di assumere la terapia e ho avuto più attacchi di ansia molto forti (vomito,sudorazione,tachicardia,paura di perdere il controllo e fare qualsiasi cosa elementare,stanchezza) e ho deciso di prendere la terapia alla sera. Il giorno dopo non sono andato al lavoro perché avevo paura e mi sono venuti ancora attacchi.Ho deciso di assumere 2 pastiglie di daparox nella giornata e 4 di rivotril... gli attacchi sono peggiorati. La mattina di oggi (sabato) sono tornato al regolare trattamento e mi sembra di migliorare nel pomeriggio....possono volerci alcuni giorni per fare scomparire questi attacchi definitivamente? Ho tre figli e una moglie ed ho paura delle conseguenze se la cura non funzionasse piu...sto andando in esaurimento oppure sono i miei pensieri che aumentano lo stato di ansia?

25 risposte


Buongiorno. Ha intrapreso una psicoterapia? Curare i disturbi d'ansia attraverso gli psicofarmaci senza esplorare il significato dei sintomi e ricercarne l'origine all'interno di un contesto psicoterapico è controproducente e molto rischioso. Inoltre mi permetto di dire che altrettanto disfunzionale risulta modulare l'assunzione dei farmaci di propria iniziativa, senza aver interpellato il medico che li ha prescritti. Eviti di agire impulsivamente e prenda in mano la situazione affidandosi a un professionista che la prenda in carico e con il quale costruire una relazione terapeutica improntata sulla fiducia. Cordiali saluti.

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Gentile utente, la questione psicofarmaci è sempre molto delicata. Dal momento che ha avuto diverse manifestazioni sintomatologiche a seguito di una modifica della posologia credo sia opportuno ricontattare lo specialista prescrivente e valutare insieme a lui un’eventuale modifica della terapia. In secondo luogo, la sua domanda offre lo spunto di inquadrare il disturbo d’ansia sotto una prospettiva più ampia. Poiché esso va compreso nel contesto della personalità e soprattutto dello specifico momento di vita, credo sia opportuno procedere parallelamente con percorso di psicoterapia. Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti e le porgo i miei saluti. Dottoressa Elisa Taverniti


Buongiorno il fatto che Lei assuma farmaci da 20 anni non significa che non potrà smettere ma assolutamente per eliminarli dovrà seguire una graduale diminuzione e al tempo stesso affrontare i momenti di forte ansia con strumenti interni che un percorso di psicoterapia potrà stimolare. La possibilità di trovare risposta alternative agli attacchi, imparare strategie di gestione e capire cosa effettivamente la disturba sarà la strada per trovare un suo nuovo equilibrio. Morena Spinello

Dott.ssa Morena Spinello

Dott.ssa Morena Spinello

psicoterapeuta

Reggio Emilia

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Gentile Utente, I farmaci assicurano un intervento efficace nel breve termine, ma non possono risolvere alla radice un problema complesso come quello che ci descrive, e che ha una storia di oltre 20 anni. Dalle sue parole non si evince, mi sembra, la scelta di rivolgersi ad un professionista, e allora la incoraggio a rivolgersi con fiducia ad uno Psicologo/Psicoterapeuta della sua zona, ed iniziare un lavoro che i farmaci andranno eventualmente ad arricchire, ma non a sostituire. Un caro augurio di buona fortuna


Comprendo bene l'esigenza di essere rassicurati, almeno così mi pare di leggere tra le righe. Tuttavia, a occhio, sarei tentata di ipotizzare che i pensieri abbiano acuito l'ansia, come lei stesso interpretava. Il mio parere è, da un lato, contattare lo specialista, se dovesse riaccadere di scordarsi un giorno il farmaco, e dall'altro, se mai tentata, una terapia psicologica di supporto. Lei è giovane e, probabilmente, può migliorare ulteriormente la sua qualità di vita. Consulti sempre e comunque il medico per maneggiare i farmaci


Comprendo le sue preoccupazioni, quello che posso consigliarle è rivedere la terapia farmacologica e parlare dei suoi dubbi con il suo medico curante e inoltre accoppiare la terapia psicologica a questa farmacologica che sta già facendo. Saluti.


Buonasera, indubbiamente i pensieri non alleggeriscono, tutt'altro! possono acuire le sensazioni, ma se sono 20 anni che usa questi psicofarmaci lo saprà bene. per quanto riguarda il dimenticare e i dosaggio dei farmaci la rimando al contatto diretto con il suo dottore nel caso dovesse riproporsi il problema. mi permetto di aggiungere tuttavia che sarebbe fruttuoso per il suo stato affiancarvi un percorso terapeutico volto alla comprensione (nel caso non l'avesse già intrapreso in passato), ma anche alla gestione al meglio di questi momenti, per arrivare a un maggiore benessere anche nella propria quotidianità.


Caro utente, emergono due considerazioni fondamentali. La prima è che la terapia farmacologica non può e non deve essere modificata a piacimento, e ogni cambio di dosaggio o posologia deve essere concordato con il medico curante - anche laddove vi siano dimenticanze nell'assunzione, le modalità di comportamento da adottare devono essere condivise e non lasciate alla personale iniziativa. La prossima volta che accade contatti lo psichiatra invece di "decidere di assumere" una diversa posologia. La seconda è che, come Lei ha avuto modo di notare negli ultimi 20 anni, la sola cura farmacologica non è sufficiente a eradicare le difficoltà; può tenerle a bada (ammesso che la segua senza dimenticanze) ma non sconfigge i motivi per i quali Lei si sente così. E' necessario associare una psicoterapia, altrimenti il rischio è come minimo quello di restare allo stesso punto di adesso. Contatti un terapeuta nella Sua zona, a maggior ragione dal momento che ha una spinta progettuale potentissima - la Sua famiglia - al cambiamento e al miglioramento delle Sue difficoltà. Senza una forte assunzione di responsabilità in merito alle possibilità di cambiare la situazione, è difficile avere modifiche. In bocca al lupo! Cordialità, DMP.


Gentile utente, Le consiglio di consultare sempre il medico prima di decidere di cambiare terapia. Se dimentica di prendere un farmaco chieda al suo medico curante come può rimediare. Accanto alla cura farmacologica è importante intraprendere un percorso con un terapeuta per esplorare e dare senso ai suoi pensieri che, sicuramente influiscono sui suoi stati di ansia. Un cordiale saluto


Salve, curare l'ansia esclusivamente con i farmaci risulta sempre una scelta poco consigliabile, sia perché implica la necessità di assumerlo vita natural durante, sia perché il nocciolo della questione non viene affrontato. É come se lei per curare l'influenza curasse solo la tosse e il mal di testa. Certo, starebbe subito meglio ma il virus rimarrebbe lo è diverrebbe sempre più resistente ai farmaci. Inoltre i farmaci non sono qualcosa che naturalmente il suo corpo produce quindi i mettendoli nel suo organismo ne altera inevitabilmente l'equilibrio. Le consiglio pertanto di intraprendere una terapia psicologica per superare definitivamente le cause dei suoi stati ansiosi e potersi così liberare sia dai farmaci che dalla paur che questi possano non fare effetto e quindi lei possa trovarsi disarmato ad affrontare la sua ansia. Le auguro il meglio Dott.ssa F. C. Ferbo


Salve, i sintomi da lei elencati sono la manifestazione di un attacco di panico. Utilizzare il farmaco può essere di aiuto se fatto secondo prescrizione. La questione è comprendere perché si manifestano. Il suo corpo cerca di comunicare qualcosa che lei non riesce a padroneggiare. Star bene è un diritto di tutti. La psicoterapia è un'opportunità, perché privarsene? I miei più cari auguri Dott.ssa Marotta Mariella


Non posso che associarmi al consiglio dei colleghi. Se non ha ancora iniziato un percorso psicoterapeutico non attenda oltre. I sintomi che descrive sono la spia di qualcosa di trascurato e profondo che cerca di emergere. Si affidi con fiducia ad un valido professionista. Molti auguri. Cordialità dott.ssa Laura Izzi


Buonasera caro utente, grazie per aver posto la sua domanda, leggo che da oltre 20 anni cura I sintomi dell'ansia attraverso farmaci e dal momento in cui dimentica di assumerli questi stessi sintomi si manifestano in modo importante. L'ansia come detto dai colleghi e' davvero un campanello d'allarme che si manifesta quando qualcosa in se' stessi e' rimasto irrisolto, non visto, non ascoltato e lasciato "nel cassetto". I farmaci si possono paragonare ad un tampone o cerotto ma un percorso di consapevolezza e' il modo di dare voce al sintomo e di comprendere il suo messaggio profondo. In modo tale da poter essere libero dall'assunzione di farmaci e poter garantire a se' stesso e di conseguenza alla sua famiglia una qualita' di vita e liberta' interiore nettamente migliore. Un caro saluto, Dott.ssa Monica Pesenti


Buongiorno, le consiglierei di evitare iniziative sulla modifica dei dosaggi farmacologici, chieda sempre al suo psichiatra o medico curante rispetto a cosa fare in casi simili a quello che ci porta. Qualora non lo abbia ancora fatto, le consiglierei di ampliare il trattamento con un percorso psicologico che possa aiutarla a mettere in luce le cause e i meccanismi di innesco degli stati ansiosi. Appare evidente che viva tale problema con molto impatto sulla sua quotidianità al punto di non andare a lavoro o di essere preoccupato anche in vista dei suoi familiari. Personalmente mi sento di poterle consigliare un percorso di psicoterapia cognitiva, che è nota per i suoi ampi effetti positivi sui trattamenti di problemi di natura ansiosa come quelli che ha esposto. Cordiali saluti Dr. Matteo Masi

Dr. Matteo Masi

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Sanremo

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Buongiorno, senza perdere altro tempo, intraprenda una psicoterapia cognitivo-comportamentale. Per i disturbi d'ansia è molto efficace. Gli psicofarmaci da soli non bastano. dott Tealdi


Bisogna cercare di evitare assolutamente modifiche sulla posologia prescritta dal suo medico di fiducia.In seguito le consiglio un percorso psicoterapeutico che la aiuterà a migliorare la sua vita a 360°. Cordiali saluti


Buona sera, qualsiasi variazione del dosaggio farmacologico va effettuata con gradualità e dopo essersi consultato con il suo curante. Mi chiedo inoltre se sta svolgendo un percorso di psicoterapia, che sarebbe di grande aiuto nella gestione dell'ansia, nella comprensione delle sue cause e nella strutturazione di nuove modalità di approccio a se stesso e alle sue relazioni,considerando anche la forte preoccupazione legata ai suoi familiari. Un caro saluto


Salve, per quanto riguarda l'assunzione dei farmaci le consiglio vivamente di consultare il proprio medico di fiducia. Buona giornata. Dott. Fiori


Salve, la parte medica è di esclusiva competenza del medico. In alcuni casi la maggiore efficacia è data dall'integrazione con percorsi di sostegno psicologico. Un saluto, MMM


Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini


Buonasera, le consiglio di affiancare alla terapia farmacologica un percorso di psicoterapia. Cordiali saluti.


Buongiorno, la terapia farmacolgica attenua i sintomi ma non risolve il problema alla radice, non è mai andato da uno psicologo? se per un giorno che non prende la terapia ha degli attacchi così forti le suggerirei di pensare a un percorso psicologico per trovare delle tecniche e strategie nell'affrontare i sintomi e soprattutto capire cosa l'ansia le sta comunicando da molti anni! un caro saluto


Gentile utente comprendo la sua preoccupazione e quanto i sintomi possono essere pesanti e invalidanti. La prima cosa che le raccomando è di non modificare in modo autonomo la terapia farmacologica, è assolutamente necessario che sia il medico a gestirla. Detto questo, se sono 20 anni che cura i sintomi di ansia solo attraverso la via farmacologica va sottolineato che una terapia psicologica andrebbe presa in considerazione. Non si tratta di "far sparire i sintomi" ma di comprenderne l'origine affinchè non debba più vivere in questo forte stato di ansia. Un caro saluto

Dott.ssa Sara Petroni

Dott.ssa Sara Petroni

psicologo clinico

Tarquinia

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Buongiorno, La prima cosa che voglio dirle è questa: quello che è successo è molto coerente con una brusca irregolarità nell’assunzione dei farmaci, non è un “esaurimento” improvviso né un segnale che sta impazzendo. Dopo 20 anni di terapia continuativa, anche una sola dimenticanza può creare uno squilibrio temporaneo, soprattutto con farmaci come paroxetina (Daparox) e clonazepam (Rivotril). Il giorno dopo, nel tentativo comprensibile di “rimediare”, ha aumentato le dosi in autonomia: questo può aver destabilizzato ulteriormente il sistema nervoso, perché queste molecole non funzionano come un interruttore on/off. Aumentare bruscamente non calma subito, anzi può aumentare l’attivazione, la nausea, la tachicardia e la sensazione di perdita di controllo. Il fatto che oggi, tornando al dosaggio abituale, lei senta un leggero miglioramento è un segnale rassicurante. Sì, possono volerci alcuni giorni perché il sistema si riassesti completamente dopo uno sbalzo del genere. Il corpo ha bisogno di ritrovare l’equilibrio. La paura che “la cura non funzioni più” è un pensiero tipico dell’ansia quando si riattiva forte: la mente inizia a proiettarsi nel peggiore degli scenari possibili, soprattutto quando si hanno responsabilità importanti come una moglie e tre figli. Ma questo pensiero non è una prova che la terapia abbia smesso di funzionare. Detto questo, c’è un punto importante: dopo 20 anni di trattamento sarebbe opportuno avere una rivalutazione specialistica. Non perché stia andando in esaurimento, ma perché è corretto, in una fase di riacutizzazione, verificare dosaggi, equilibrio farmacologico e strategie di gestione dell’ansia. E soprattutto evitare modifiche autonome delle dosi. Quello che sta vivendo ora è molto probabilmente una riacutizzazione ansiosa amplificata dalla paura delle conseguenze. Il sistema si è attivato, e la sua mente ha iniziato ad alimentare l’allarme. Se vuole, possiamo parlarne con calma in un incontro online per lavorare sia sulla gestione immediata dell’ansia sia sul significato di questa ricaduta dopo tanti anni, così da aiutarla a sentirsi più stabile e sicuro, anche nel suo ruolo di padre e marito. Non è solo in questo. Mi tenga aggiornato!


Salve, da ciò che racconta emerge chiaramente quanto questi ultimi giorni siano stati difficili e quanto la situazione l'abbia spaventata. Dopo tanti anni in cui aveva trovato un certo equilibrio, ritrovarsi improvvisamente a vivere attacchi d'ansia così intensi può far nascere il timore che tutto il percorso fatto fino ad oggi sia stato vanificato. È comprensibile che questo pensiero, soprattutto avendo una moglie e tre figli, possa generare ulteriore preoccupazione. Per quanto riguarda la domanda se possano volerci alcuni giorni perché la situazione si stabilizzi, è opportuno confrontarsi con il medico che la segue, evitando di modificare autonomamente dosaggi o modalità di assunzione della terapia. È la figura più indicata per valutare ciò che è accaduto e darle indicazioni su come procedere in sicurezza. Dal punto di vista psicologico, però, vorrei soffermarmi su un aspetto che emerge molto chiaramente dal suo racconto. Dopo il primo episodio di ansia, sembra essersi instaurato un circolo in cui la paura che gli attacchi si ripresentassero abbia iniziato ad alimentare l'ansia stessa. Quando il nostro organismo vive un'esperienza molto intensa, la mente tende a mettersi in uno stato di allerta continua. Ogni minima sensazione fisica viene osservata con attenzione, interpretata come un possibile segnale che qualcosa stia nuovamente andando storto e questo, paradossalmente, può aumentare ulteriormente l'attivazione dell'organismo. È importante sapere che questo meccanismo è molto frequente nelle persone che soffrono d'ansia. Non significa che stia "andando in esaurimento" o che abbia perso definitivamente le capacità di gestire la situazione. Significa piuttosto che, dopo un evento che ha rotto un equilibrio consolidato, il sistema di allarme del suo organismo è rimasto particolarmente sensibile e continua a monitorare ogni possibile segnale di pericolo. La domanda che si pone, cioè se siano i pensieri ad aumentare l'ansia, è molto pertinente. In molti casi accade proprio questo. Pensieri come "e se la cura non funzionasse più?", "e se non riuscissi più a lavorare?", "e se non fossi più quello di prima?" sono comprensibili, ma rischiano di mantenere il cervello costantemente focalizzato sulla minaccia. Più la mente cerca rassicurazioni assolute sul fatto che gli attacchi non torneranno, più tende a rimanere in uno stato di vigilanza che rende difficile rilassarsi. L'ansia, inoltre, ha spesso la caratteristica di convincerci che ciò che stiamo vivendo durerà per sempre. Quando i sintomi sono molto intensi è facile pensare che non finiranno mai o che la situazione stia peggiorando irrimediabilmente. Nella realtà, invece, ciò che si prova durante una fase acuta raramente rappresenta in modo fedele quello che accadrà nelle settimane successive. Proprio perché convive con l'ansia da molti anni, potrebbe essere questo il momento giusto per affiancare alla gestione farmacologica anche un lavoro più approfondito sugli aspetti psicologici che mantengono viva la paura degli attacchi. Un percorso cognitivo comportamentale può aiutare a comprendere meglio i meccanismi che alimentano il circolo tra sintomi fisici, interpretazioni catastrofiche e comportamenti di evitamento, favorendo una maggiore sensazione di controllo e riducendo progressivamente la paura dell'ansia stessa. Anche dopo molti anni di difficoltà è possibile acquisire strumenti nuovi per affrontare questi momenti in maniera diversa. Nel frattempo, credo sia importante che non affronti questa fase da solo. Si confronti con il medico che la segue riguardo a quanto è accaduto e continui a dare il giusto peso anche alla componente psicologica di ciò che sta vivendo, senza interpretare questi giorni come la prova che tutto sia compromesso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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