Se con tutta la buona volontà la psicoterapia cognitiva, analitica, non mi fa decidere di cambiare i

Se con tutta la buona volontà la psicoterapia cognitiva, analitica, non mi fa decidere di cambiare i miei pensieri che mi provocano ansia e depressione e se con gli psicofarmaci non vado oltre che un transitorio, periodico, controllo dei sintomi, che cosa esiste di altro che può aiutarmi? Grazie.

25 risposte


Gentile utente, Servirebbero più elementi per rispondere alla sua domanda. La psicoterapia cognitiva e la psicoanalisi sono due metodi differenti, ma, in entrambi i casi, è comunque necessario del tempo, anche molto tempo, per ottenere un cambiamento. Ritengo che possa essere utile che lei ne parli con il suo psicoterapeuta e affronti questo tema direttamente con lui per lavorarci su insieme. Cordiali saluti Alessia Vaudano

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Gentile utente i pensieri sono il prodotto della mente. Non si possono cambiare. Tuttalpiù può riconoscerli per rendersi conto che sono semplici pensieri. Non sono realtà. Il problema sorge quando ci si identifica e si scambiano come parte del se’. Sarebbe molto utile che lei possa apprendere la pratica della Mindfulness attraverso il percorso MBSR


Gentile utente, dallo scritto si evince che la psicoterapia cognitiva e analitica non l'hanno fatta decidere di cambiare i suoi pensieri. Il problema sono i suoi pensieri o la sua decisione in merito al cambiare i suoi pensieri? Cordiali saluti. Dr. Maria Antonietta Fasanella


Salve, nella sua domanda non ci dà molte notizie su di sè, ad esempio la sua età, importante sapere quando sono iniziati i suoi sintomi e cosa stava accadendo nella sua vita in quel periodo. Penso che nessuna terapia le fa andare via i suoi pensieri intrusivi, però la potrebbe aiutare ad elaborare le cause dei suoi sintomi. Il farmaco inizialmente può alleviare la sofferenze dell'ansia e della depressione solo che i farmaci non si possono prendere a vita e se lei non elabora le cause i suoi sintomi potrebbero tornare, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.


Buonasera, è molto difficile poterla aiutare perchè vi sono pochi elementi su cui poter costruire una qualche ipotesi circa il suo malessere. I farmaci sicuramente le daranno sollievo rispetto ai sintomi, seppur per un periodo transitorio. La psicoterapia, in generale, affinché sia efficace richiede una sorta di partecipazione e coinvolgimento da parte del soggetto. In questo senso, mi chiedo se lei si sia mai effettivamente messo/a in gioco rispetto ad una maggiore riflessione su di sé e una maggiore consapevolezza dei suoi pensieri che, come dice, le provocano ansia e depressione. In ogni caso, non sarà la terapia a cambiare i suoi pensieri, sarà lei a farlo attraverso il prezioso supporto del terapeuta il quale la aiuterà a trasformare i vincoli in risorse, così da riuscire a “gestire” i suoi pensieri ed eventualmente tentare di comprendere insieme da dove arrivano. In bocca al lupo, Enza Cuzzucoli


Gentile utente la domanda che mi viene spontanea è: a cosa le serve non cambiare i pensieri? certamente una soluzione per modificare i suoi pensieri c'è, occorre trovare la strada giusta e la terapia che sia più adatta a lei, la cosa che ho trovato vincente in molti casi è l'ipnosi o l'EMDR. Sono a disposizione per ulteriori approfondimenti e/o chiarimenti. Dott. Monica Pierlorenzi


Buongiorno, credo che la psicoterapia debba in un certo senso perturbare emotivamente, generare significati riguardo al proprio star male, affinché abbia un senso. Le suggerisco di parlarne con il suo terapeuta per rileggere le sue difficoltà da un punto di vista diverso. Per qualunque chiarimento mi può scrivere. Buona giornata. Paola Uriati


Buongiorno, ha mai ipotizzato la possibilità che potrebbero esserci delle resistenze al cambiamento del tutto inconsapevoli che ostacolano i suoi percorsi terapeutici? Provi a rispondere: cosa perderei se non fossi più depresso?


Colgo e rispetto la sua domanda un po' provocatOria. Inutile dirle che non ci sono ricette preconfezionate e pillole che ci regalano la felicità. L'inquietudine umana non guarisce, ma possiamo imparare a tollerarla. Spesso la trasliamo nell"arte e nella scrittura. Ha provato con la medicina narrativa?


Buonasera. E' davvero difficile poter dare un parere con così poche informazioni. Credo però che se ha posto la domanda qui, in qualche modo lei sta cercando la soluzione ai suoi problemi. Si tratta ora di trovare uno/una psicoterapeuta con il/la quale lei possa instaurare una buona alleanza terapeutica e, eventualmente (se ci sono indicazioni in questo senso da parte del medico), fare la cura farmacologica, che lavora in sinergia con la psicoterapia. Cordiali saluti


La terapia combinata è sempre la soluzione migliore per raggiungere dei risultati papabili e stabili nel tempo


Gentile signore, la psicoterapia del profondo non verbale combinata con farmacoterapia mirata (meglio se eseguite dall'unico equipe dei medici) potrebbero dare nel suo caso un'ottimo resultato. Un saluto e auguri di trovare il percorso giusto.


Provi un approccio Sistemico -Relazionale. Probabilmente il suo malessere non dipende solo da se stesso ma anche da chi le sta intorno. Ma mi chiedo : è pronto a guarire? Cordiali Saluti

Dott.ssa Paola Pagano

Dott.ssa Paola Pagano

psicoterapeuta

Cava de' Tirreni

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Salve, nella sua richiesta racconta di questi pensieri che non sono andati via con la psicoterapia cognitiva, analitica ne parli con il suo psicoterapeuta con cui ha intrapeso il percorso avrà maggiori informazioni su di lei e insieme poter capire in quale direzione andare.

Dott.ssa Annarita Troisi

Dott.ssa Annarita Troisi

psicologo

Torrevecchia Teatina

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Gentile utente, al di là della declinazione della domanda nella Sua situazione specifica, che non conosciamo e che è invece necessaria per una risposta consapevole e sensata, mi permetto di farLe presente come forse la domanda stessa debba essere riformulata. La modifica del pensiero, di per se, non modifica i modi di essere nel mondo ne tantomeno le tonalità affettive relative. Per poter modificare la sofferenza, pertanto, non dovrà modificare i pensieri ne i modi di formularli. Bensì, dovrà modificare i modi di essere nel mondo, i significati che si appalesano nel fare esperienza, e le modalità di riconfigurare le esperienze secondo identità. Deve quindi fare un percorso che trasformi i modi di essere tramite l'apertura di possibilità di essere altrimenti (e non di pensare altrimenti). Sarebbe come dire che, se Lei ha paura dei ragni (ad esempio!) basta modificare i suoi pensieri suoi ragni perché Lei smetta di avere paura. E parla con chiunque abbia una fobia Le dirà che questo non ha senso perché la persona sa benissimo "razionalmente" che la Paura che prova è "sproporzionata" ... Ma la paura continua. Senza la modifica dei modi di fare esperienza, questa operazione è inutile. L'indicazione è proseguire la psicoterapia (o provare con un terapeuta a indirizzo fenomenologico-esistenziale) e avere fiducia nel processo di cambiamento, che non è semplice ne immediato. In bocca al lupo, cordialità. DMP


Buongiorno, forse l'approccio psicoterapeutico non è quello ideale per lei. Se con il suo terapeuta non si è creato immediatamente un rapporto di fiducia ed empatia, le suggerisco di rivolgersi ad un altro professionista, che la faccia sentire a suo agio. Cordiali saluti Dott.ssa Loredana Aiello


Buonasera. per lei sarebbe utile affrontare le sue ansie con un approccio psicoterapico breve e strategico. Una delle peculiarità che distinguono la terapia breve strategica dalle forme tradizionali di psicoterapia è che permette di sviluppare interventi basati su obiettivi prestabiliti e sulle caratteristiche specifiche del problema in questione, anziché su teorie rigide e precostituite. Inoltre ogni tipo di patologia è concepita non come una malattia biologica da guarire, bensì un equilibrio disfunzionale da trasformare in funzionale. per maggiori dettagli sullo stesso mi contatti.

Dott.ssa Enza Pecora

Dott.ssa Enza Pecora

psicoterapeuta

Reggio Calabria

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Buonasera, mi colpisce il fatto che lei aspetta un cambiamento da qualcosa di esterno a lei, dalle terapie che siano psicologiche o farmacologiche. Sarebbe interessante capire quali sono i motivi per cui vorrebbe cambiare e quali i motivi per cui non vorrebbe cambiare. Qualora volesse, sono a disposizione e mi contatti. Un saluto, Alessandro D'Agostini


Salve, servirebbero altri elementi importanti per poterle dare una risposta. Quanto tempo sono durate le terapie precedenti? Come mai ha interrotto il percorso terapeutico? Buona giornata. Dott. Fiori


Salve, non ci da abbastanza elementi. Ne parli con la terapeuta che la segue. O se ha interrotto la terapia, contatti qualcuno con un approccio diverso. Un saluto, MMM


Grazie per aver condiviso la sua esperienza. Se né la psicoterapia né i farmaci le stanno dando i risultati sperati, potrebbe valutare approcci alternativi o integrativi. Tecniche come la mindfulness, la terapia basata sulla compassione (CFT), la terapia dell’accettazione e dell’impegno (ACT) o interventi corporei come yoga e biofeedback possono offrire strumenti diversi per gestire ansia e depressione. Anche il supporto di gruppi terapeutici o attività che stimolino il senso di scopo e connessione sociale potrebbero rivelarsi utili. Ne ha mai parlato con il suo terapeuta?


Salve, consiglio la psicoterapia cognitivo-comportamentale.


salve, È un pensiero comprensibile, soprattutto quando si ha la sensazione di “sapere” teoricamente cosa dovrebbero fare mente e corpo… ma di non riuscire a spostarle davvero quelle leve interne. Quando le terapie classiche sembrano non smuovere abbastanza, di solito non è perché Lei non ha volontà o perché “non funziona niente”, ma perché il suo sistema emotivo sta difendendo qualcosa di antico, qualcosa che non si lascia toccare solo attraverso il ragionamento o il sollievo dei farmaci. In questi casi, più che cambiare i pensieri, serve cambiare l’esperienza interiore che quei pensieri protegge: non è un lavoro di testa, è un lavoro di radici. Ci sono approcci più esperienziali — quelli che lavorano sul corpo, sulla regolazione fisiologica, sulla memoria emotiva, sul senso di sicurezza — che a molte persone offrono la possibilità di sbloccare aree che la parola da sola non riesce a raggiungere. Non sostituiscono ciò che Lei ha già fatto, ma a volte lo completano. E a volte la differenza non sta nel tipo di terapia, ma nella sintonia con il professionista: sentirsi davvero visti, compresi e regolati nel profondo crea uno spazio in cui l’ansia e la depressione cominciano a perdere presa. Lei non è senza strumenti. È solo arrivato in quel punto in cui serve un modo diverso di incontrare il dolore, non più convincerlo o zittirlo, ma dargli un posto più sicuro dove possa finalmente sciogliersi. E questa possibilità esiste, anche se ora sembra lontana. Se vuole, posso aiutarla a capire quale direzione potrebbe essere più adatta alla sua sensibilità e al momento che sta vivendo. saluti, resto a disposizione.


Ssslve, capisco il senso di frustrazione che prova: dal punto di vista cognitivo-costruttivista il fatto che lei non "decida" di cambiare i suoi pensieri non è una mancanza di volontà, ma il segno che quei pensieri, per quanto dolorosi, hanno ancora una funzione di protezione o di coerenza interna che la terapia non ha ancora scalfito del tutto. Quando la psicoterapia tradizionale e i farmaci sembrano non bastare, la medicina e la psicologia moderna offrono strade che lavorano su livelli diversi: esistono approcci focalizzati sul corpo e sul sistema nervoso, come la Mindfulness o l'EMDR, che aiutano a processare l'ansia attraverso la regolazione fisiologica; oppure terapie di "terza generazione" come l'ACT (Acceptance and Commitment Therapy), che non punta a cambiare i pensieri, ma a cambiare il rapporto che lei ha con essi, smettendo di combatterli per investire sulle azioni che danno valore alla sua vita. Sul piano neurofisiologico, esistono poi trattamenti sicuri e validati come la Stimolazione Magnetica Transcranica (rTMS), che agisce direttamente sulla neuromodulazione di aree cerebrali coinvolte nell'umore, spesso efficace proprio quando i farmaci non danno i risultati sperati. Inoltre, in casi di depressione e ansia resistenti, la ricerca sta facendo passi da gigante nell'uso terapeutico di sostanze come la ketamina o l'MDMA (in ambito ospedaliero controllato), che agisce su recettori diversi rispetto ai comuni antidepressivi. So che non è facile cambiare e a volte non si imbocca la strada giusta al primo tentativo, ma questa via esiste e mi auguro che lei la possa trovarla al più presto.


Buonasera, la ringrazio per aver condiviso la sua attuale situazione. Comprendo, si ricordi che la volontà e brevi trattamenti spesso non bastano contro ansia e depressione. L'approccio CBT (Terapia Cognitivo-Comportamentale) spesso è molto utile in questi casi perché: È pratica: non chiede di "pensare positivo", ma dà esercizi concreti passo dopo passo per scardinare i circuiti di ansia e depressione È focalizzata sul presente: agisce sui meccanismi che la fanno soffrire oggi Toglie potere ai pensieri: insegna a non farsi dominare dalla mente e ad accettare la presenza di alcuni pensieri scomodi Spero di esserle stata utile e le auguro un buon proseguimento, Psicologa Giada Martorelli

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.