Salve, una persona a me cara soffre di un disturbo che non riesco a definire. Premetto che c’è una p

20 risposte
Salve, una persona a me cara soffre di un disturbo che non riesco a definire. Premetto che c’è una persona nella sua famiglia che ha problemi del genere. Praticamente, in seguito a periodi relativamente stressanti e stancanti, ha una sorta di crollo psicologico e si trasforma totalmente: non è più lui, è in balia della rabbia, sembra non riconoscere le persone che gli stanno accanto, si chiude in se stesso per qualche giorno restando nella sua camera, disegnando e ascoltando musica e ha il sonno molto disturbato. Dopodiché torna in sè e sembra non ricordare quello che è accaduto o comunque non lo accetta e evita di parlarne. So che in passato ha frequentato uno psicologo che, a detta sua, non lo ha aiutato molto e adesso, per quanto io possa insistere, non ne vuole sapere. Questi disturbi non sono frequenti ma fanno veramente paura e io sono sempre in ansia che gli possano capitare di nuovo. Vorrei sapere se c’è un modo definitivo per uscirne o se è una condizione permanente perché non vorrei che anche lui finisca per chiudersi in casa e non fare più nulla, in quanto è un ragazzo giovane e in gamba. Grazie.
Dott.ssa Marianna Genitore
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Gentile utente, si evince dal tono della sua lettera un grande trasporto per la persona in questione. Purtroppo non è possibile, nè eticamente corretto, formulare una ipotesi diagnostica sulla base delle informazioni che fornisce. In via orientativa mi sento di dirle che questi comportamenti, non possiamo definirli sintomi, sono comuni a diverse condizioni psicopatologiche così come a situazioni meno complicate e facilmente risolvibili. Sarebbe indubbiamente auspicabile un consulto con un professionista, psicoterapeuta, che potrebbe chiarire più facilmente la natura del disturbo.
Un caro saluto, dott.ssa Marianna Genitore

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Dott.ssa Margherita Maggioni
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Monza
Buongiorno a lei,
comprendo la sua preoccupazione all'idea che il ragazzo possa cronicizzarsi chiudendosi ancora di più in casa ed in sé stesso. Le consiglierei pertanto di parlare con il giovane e di provare a proporgli di recarsi di nuovo da uno psicoterapeuta in modo da fare assieme al professionista una valutazione clinica delle problematiche descritte e quindi decidere come procedere per trovare una via di uscita al disagio descritto. Auguro al ragazzo di fare un buon incontro con un terapeuta con cui possa costruire una buona alleanza di lavoro. Un cordiale saluto, dottoressa Margherita Maggioni.
Dott.ssa Sara Zamperlin
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Sesto San Giovanni
Buongiorno, come già scrivevano le colleghe, si comprende come lei sia molto legato (o legata) al ragazzo di cui parla. Come già le hanno risposto, non è possibile, né etico, formulare diagnosi al di fuori di un contesto adeguato come quello di un colloquio con la persona interessata. Da quanto scrive non è chiaro se il ragazzo viva o meno, attualmente, questa situazione come un disagio, ma il fatto che sia stato in passato da uno psicologo fa pensare che, almeno in passato, abbia riconosciuto in sé una sofferenza. Mi aggiungo alle colleghe nell'invitarla a riproporre a questa persona un consulto con uno psicoterapeuta, magari offrendosi di accompagnarlo, se questo può essergli di sostegno. Il fatto che ragazzo sia giovane e che quindi il suo disagio sia insorto da relativamente poco tempo può costituire un punto di forza rispetto all'occuparsi di situazioni che si sono strutturate da anni e anni. Faccio a lei e a questo ragazzo i miei migliori auguri di futura serenità.
Dott.ssa Elisa Galantini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, condivido le indicazioni delle colleghe sul non poter fare una diagnosi eticamente corretta. I sintomi di cui parla sono ascrivibili a numerose tipologie di disagio, non sempre gravi e non sempre “permanenti”. Consultare uno psicoterapeuta sarebbe la strada più appropriata, ma provi anche a parlare con questo ragazzo per comprendere se lui stesso avverte disagio rispetto alla propria condizione, altrimenti potrebbe trovarsi nella posizione di costrizione che rischierebbe di allontanarla da lui. Si comprende che non sia semplice, ma la giovane età e il suo affetto potranno essere strumenti molto potenti per sbloccare questa situazione verso un percorso di sostegno. Un caro saluto Dott.ssa Elisa Galantini
Dott.ssa Silvia Pinna
Psicologo, Psicoterapeuta, Tecnico sanitario
Roma
Buongiorno. Comprendo la.sua preoccupazione ma nn è possibile rispondere ad una domanda prognostica, tanto piu' se nn è il soggetto stesso a porla in essere. Sottilmente si percepisce un suo bisogno di rassicurazione, ma forse la miglior cosa sarebbe che consultiate insieme un terapeuta o uno psichiatra per comprendere quanto grave sia la situazione emotiva
Dott.ssa Sabrina Santoro
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno.
Se il ragazzo in questione non vuole incontrare alcuno specialista può farlo lei.
Può parlare del malessere della persona a lei cara -che le procura peraltro ansia- con una/o Psicoterapeuta.
Non sottovaluti l'aiuto che lei stessa può dare al suo conoscente. Una consulenza e un supporto adeguati porterebbero beneficio a entrambi.
Dott.ssa Sabrina Santoro
Dott.ssa Grazia Esposito Malara
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Ospitaletto
Buonasera,potrebbe indirizzare la persona verso uno psicoterapeuta che sappia utilizzare anche delle tecniche di mindfulness e organizzi corsi MBSR per gestire lo stress,prendere contatto con se stessi e ridurre la reattività. Se le servono maggiori indicazioni rimango a disposizione. Saluti.dott.Esposito Malara
Dott.ssa Eugenia Cardilli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Salve, purtroppo non possiamo aiutarla per la sua richiesta nella domanda, non conoscendo la storia del ragazzo e per quale motivo sono sorti questi comportamenti. Lei sembra molto coinvolta, quindi cerchi nei momenti in cui è più calmo di convincerlo a consultare uno psicoterapeuta ed ancora meglio da uno psichiatra per una diagnosi di un disturbo più importante. Mi sembra che questa sia la modalità giusta per salvare questo ragazzo, non perda tempo a chiedere consigli a professionisti che non lo conoscono, cordiali saluti, dott. Eugenia Cardilli.
Dott.ssa Federica Serafini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, una psicoterapia andata male è frustrante ma qualsiasi cosa succeda nella stanza di terapia è responsabilità di entrambi! Sarebbe importante che questa persona si desse la possibilità di riprovare con un altro professionista, anche perché se non partisse da lui, purtroppo lei non puó fare altro! Mi spiace
Dott.ssa Giada Bruni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Gentile utente, vedere soffrire una persona a cui vogliamo bene è doloroso ed è comprensibile il suo desiderio di volerla aiutare.
Il mio consiglio è di invitarla,, senza insistere, a continuate a cercare un aiuto adeguato, che a mio parere dovrebbe essere una terapia che indaga le dinamiche familiari, che da quanto scrive, sembrano essere centrali nel disagio.
Spero di esserle stata utile.
Cordiali saluti.
Giada Bruni
Dott.ssa Gemma Bosco
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Gentile utente, da ciò che scrive si capisce che questa persona è molto importante per lei ed è autenticamente preoccupato per il suo stato emotivo. Come già detto da altri colleghi però non è possibile né giusto fare una diagnosi. Quello che posso consigliarle è di provare a proporre a questa persona di contattare uno psicoterapeuta il quale potrà sostenerlo ed aiutarlo a capire cosa lo porta a stare cosi.
Un caro saluto
Dott. Simone Tealdi
Psicologo, Nutrizionista, Sessuologo
Torino
Buongiorno, da quello che scrive posso intuire due discorsi.
Il primo, che riguarda la situazione del ragazzo, assolutamente da valutare da psicologo e psichiatra
Il secondo, il suo livello di preoccupazione e ansia per la situazione, che sembra elevato e che sta cercando rassicurazione.
Le consiglio vivamente di non portare avanti a lungo queste problematiche. Si rivolga al più presto a professionisti di fiducia.
dott Tealdi
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Salve! Non si possono formulare ipotesi diagnostiche valide solo basate su ciò che scrive. Di certo si evince l'affetto per questa persona e la preoccupazione che lei ha. La situazione come giustamente ha intuito potrebbe peggiorare per cui l'unica strada è trovare un modo per farlo visitare da uno psichiatra o da uno psicoterapeuta. Un caro saluto
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Carmen Molinari
Psicologo, Psicoterapeuta
Piacenza
Salve , i sintomi che lei descrive sono comuni a molti disturbi perciò come è già stato detto dai colleghi non è possibile formulare una diagnosi. Per poter aiutare la persona che le sta a cuore è necessario capire esattamente qual è il disturbo e quindi motivarla a rivolgersi ad uno specialista. La decisione di curarsi deve partire da lui ma lei può cercare di aiutarlo comunicando i suoi sentimenti e la sua preoccupazione . Un augurio di cuore. Dot.ssa Carmen Molinari
Dott.ssa Silvia Lodovica Pusceddu
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cagliari
Buonasera, come scrivono i colleghi non è possibile esprimersi in termini prognostici. Colgo la sua preoccupazione e immagino anche il senso di impotenza che probabilmente prova di fronte al rifiuto del ragazzo di rivolgersi ad uno specialista. Qualora lui continuasse a rifiutare l'aiuto, ricordi che ha la possibilità di chiederlo per se stessa. Non sottovaluti i benefici che il giusto supporto specialistico potrebbero portare sia a lei che al ragazzo. Spesso, quando si vive una situazione difficile come quella che descrive, si fatica a vedere una via d'uscita, ad attingere alle proprie risorse e ad attivare nuove strategie, che talvolta potrebbero rivelarsi più funzionali e facilitare, in questo caso, magari anche un accesso alle cure da parte del suo caro.
Un caro Saluto.
Dr. Pietro Aliprandi
Psicologo, Psichiatra, Psicoterapeuta
Padova
Da quello che si può dedurre dalla sua narrazione, potrebbe trattarsi di un disturbo dissociativo oppure di un disturbo dell'umore (compreso il disturbo bipolare). Etichette a parte, è impossibile formulare un'ipotesi adatta senza un colloquio diretto con questo ragazzo, e senza aver raccolto informazioni sulle sue relazioni e le sue esperienze. Bisogna capire ad esempio se questi momenti di "cambiamento" siano effettivamente rimossi oppure non ne voglia parlare perché li associa a emozioni negative. Consiglio un colloquio con un terapeuta, idealmente ad indirizzo dinamico (ad es. psicoanalista), per approfondire con accuratezza la natura di questo disturbo e, solo allora, valutare le prospettive terapeutiche. A disposizione, cordiali saluti.
Dott. Alessio Vellucci
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile Utente,
Le informazioni a disposizione sono poche, non per una sua mancanza ma perché una simile problematica necessita di essere approfondita con la persona interessata per essere compresa nelle sue caratteristiche. L'aspetto più evidente è quello dell'attivazione di importanti quote rabbiose a fronte di sollecitazioni stressanti, che spaventano chi le osserva, e che sono seguite da un periodo di chiusura al termine del quale sembra non ci siano (o non si vogliano lasciare) tracce di ciò che è accaduto. Questa persona a Lei cara ha sviluppato questa modalità di gestione dello stress e probabilmente non è consapevole fino in fondo di quanto i costi superino di gran lunga i benefici. Se ha un buon dialogo con questo ragazzo lo aiuti a riflettere su questi pezzi di esperienza che ci ha raccontato, e provi a ravvivare la speranza di un aiuto con uno psicologo, normalizzando il "fallimento" del passato tentativo; vi aiuterà a tracciare le coordinate di questa difficoltà, ed a trovare insieme le soluzioni più funzionali per gestirla. Un caro augurio di buona fortuna
Dott.ssa Simona de Santis
Psicologo, Psicoterapeuta
Silvi
Salve,
intanto sarebbe il caso di definire il problema e questo non può farlo lei, ma un professionista e, purtroppo, dalle informazioni che ci fornisce si evince poco.
Inoltre, da quanto scrive, il problema non è percepito come tale dalla persona interessata, oltre all'esperienza negativa che ha avuto in passato con uno psicologo, ma per fortuna non siamo tutti così, come in tutte le categorie ci sono quelli che fanno bene e quelli che fanno male il loro lavoro, magari può provare a far leva proprio su questo, per far sì che lui si renda conto di aver bisogno di un aiuto.
Saluti.
Dott.ssa Rossella Ianniello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Settimo Milanese
Gentile Utente,
non è possibile nè eticamente corretto stabilire una diagnosi a partire da pochi elementi riferiti da una terza persona, per quanto dalle sue parole si deduca che il legame tra voi è molto forte. E d'altro canto, se non è lui a riconoscere di aver bisogno di aiuto si può fare ben poco.
Potrebbe provare a confrontarsi con uno specialista per capire in modo più approfondito come gestire questa situazione che crea anche a lei evidente disagio e aiutare questa persona a riconoscere l'opportunità di intraprendere un nuovo percorso.
Cordialmente
Rossella Ianniello
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera. La ringrazio per la sensibilità con cui ha scelto di raccontare questo vissuto così complesso e spaventoso. Vedere una persona cara "trasformarsi" e diventare un estraneo, in preda a una rabbia che sembra cancellare i legami e la memoria, genera un senso di impotenza e un'ansia costante che logora chi sta accanto.

Quello che Lei descrive — un crollo che segue a periodi di stress, caratterizzato da un’alterazione della personalità, perdita di contatto con la realtà (non riconoscere le persone) e successiva amnesia — suggerisce che la mente di questo ragazzo, arrivata a un limite di saturazione, attivi un meccanismo di difesa estremo.

Comprendere il "crollo": la dissociazione e la soglia di stress
Nella prospettiva della psicologia del profondo, l'identità è un processo relazionale che ha bisogno di un "contenitore" solido. Quando lo stress diventa insopportabile, questo contenitore può frammentarsi.

La trasformazione e la rabbia: Quella che Lei vede come una "trasformazione" potrebbe essere un episodio di dissociazione. La mente, per proteggersi da un dolore o da una pressione interna eccessiva, "stacca la spina" della coscienza ordinaria. La rabbia che emerge è spesso l'esplosione di tutto ciò che è stato represso o taciuto per mesi.

Il rifugio nel disegno e nella musica: Il fatto che si chiuda in camera a disegnare e ascoltare musica indica un tentativo disperato di "auto-cura". In quei momenti, lui cerca di ricostruire il proprio mondo interno attraverso canali simbolici, dove le parole non arrivano.

L'oblio come difesa: Il non ricordare (amnesia psicogena) o il non voler riparlare dell'accaduto è il modo in cui la mente cerca di proteggersi dalla vergogna e dal terrore di ciò che è successo. Ammettere l'accaduto significherebbe accettare di aver perso il controllo, un pensiero intollerabile per un ragazzo "in gamba".

La familiarità e il timore del futuro
Lei cita la presenza di un altro membro della famiglia con problemi simili. Questo elemento è centrale: nell'approccio di Diego Napolitani, noi ereditiamo una "matrice" familiare. È possibile che lui abbia appreso, in modo inconscio, che questo è l'unico modo per gestire il conflitto o il dolore eccessivo. Il timore che la condizione diventi permanente o che lui finisca per isolarsi è legittimo, ma non è un destino inevitabile.

Cosa si può fare?
Non esiste un "modo definitivo" inteso come un interruttore che si spegne, ma esiste un percorso di cura.

Validazione senza pressione: Insistere perché torni in terapia può aumentare la sua resistenza, facendolo sentire "malato" o "sbagliato". Potrebbe essere più utile parlargli nei momenti di calma, esprimendo non un giudizio, ma la Sua preoccupazione: "Ho paura quando ti vedo stare così male, perché ti voglio bene e vorrei che tu non dovessi soffrire così tanto".

La necessità di una cornice professionale: Un disturbo di questa entità richiede una diagnosi precisa, che distingua tra dinamiche dissociative, disturbi dell'umore o altre componenti cliniche. Una psicoterapia psicodinamica o gruppoanalitica sarebbe l'ideale per aiutarlo a integrare queste parti "estranee" di sé nella sua identità adulta.

Proteggere Se stessa: Chi vive accanto a una persona con questi crolli subisce un trauma secondario. È fondamentale che anche Lei abbia uno spazio di ascolto per gestire l'ansia dell'attesa e non finire "assorbita" dal suo malessere.

Questo ragazzo sembra avere grandi risorse (il disegno, la musica, la stima che Lei nutre per lui). Il suo "chiudersi" è un grido di aiuto di un'identità che si sente minacciata. Con il tempo e il giusto supporto, è possibile imparare a riconoscere i segnali dello stress prima che il crollo avvenga, rendendo questi episodi sempre più rari e meno violenti.

Oltre allo stress, ha notato se questi cambiamenti avvengono in concomitanza con particolari tensioni proprio all'interno delle relazioni familiari o in seguito a delusioni specifiche?
Dottssa Giovanna Costanzo

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