Salve ,in seguito ad un episodio di attacco di panico avuto all estero ,il mio compagno ha cominciat
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Salve ,in seguito ad un episodio di attacco di panico avuto all estero ,il mio compagno ha cominciato una cura con una psichiatra ..all inizio ha somministrato diversi farmaci per poi dopo 3 mesi cominciare con RISPERDAL
Il mio compagno prendeva una meta la mattina e una intera la sera,vedendolo troppo affaticato e troppo chiuso abbiamo deciso di darli solo quella intera della sera..dopo qualche mese su mia forzatura nel vederci con la psichiatra ha abbassato a metà e un pezzettino
Da quanto la dtsa. Mi dice si tratta di depressione ,e mi ha detto che bisogna lavorare soprattutto psicologicamente
Detto questo non riusciamo ad avere incontri settimanali con la psicologa perché è presente in altri sedi e quindi non sempre ha disponibilità.
Da un paio di mesi vedevo il mi compagno spento,senza voglia di fare niente e anche con un drastico calo del desiderio sessuale e affettivo di coppia
Circa un mese fa mi sono recata da questa dottoressa e ho espresso la mia preoccupazione riguardo la mancanza di "vita" del mio compagno,mi ha risposto dicendomi che il problema era solo mio e che capisce che in queste situazioni è difficile anche fare un progetto di vita futuro.
Presa dallo sconforto e parlando con il mio compagno abbiamo deciso di togliere quel pezzettino di pastiglia e continuare con la metà .
Abbiamo subito notato un riscontro positivo ,lui ha voglia di uscire vuole stare in compagnia e parla molto volentieri .
Dicendolo alla psichiatra mi ha detto che è troppo presto abbassare la dose dicendomi prima il farmaco poi la psicologa e che io dovessi prendere un appuntamento con lei .
Ora ,io mi chiedo se la terapia da seguire è giusta ,non sono restia alle medicine ma ho dispiacere nel vedere il mio compagno di 32 anni come se fosse chiuso in una bolla .
In quanto tempo un farmaco può " aggiustare" la parte sintomatica ?
Sarebbe il caso di rivolgermi ad un altro specialista?
Purtroppo quello che penso io è diversi dal pensiero di un dottore ,nel senso che io capisco benissimo che c'è bisogno in determinati momenti della vita di avere un aiuto ..ma solo il farmaco quanto può aiutare se non c'è un riscontro psicologico ?
La mia paura è che questo farmaco debba prenderlo a vita e vederlo così mi distrugge moralmente..
Cosa posso fare ? Attendo consigli o pareri diversi
Grazie
Il mio compagno prendeva una meta la mattina e una intera la sera,vedendolo troppo affaticato e troppo chiuso abbiamo deciso di darli solo quella intera della sera..dopo qualche mese su mia forzatura nel vederci con la psichiatra ha abbassato a metà e un pezzettino
Da quanto la dtsa. Mi dice si tratta di depressione ,e mi ha detto che bisogna lavorare soprattutto psicologicamente
Detto questo non riusciamo ad avere incontri settimanali con la psicologa perché è presente in altri sedi e quindi non sempre ha disponibilità.
Da un paio di mesi vedevo il mi compagno spento,senza voglia di fare niente e anche con un drastico calo del desiderio sessuale e affettivo di coppia
Circa un mese fa mi sono recata da questa dottoressa e ho espresso la mia preoccupazione riguardo la mancanza di "vita" del mio compagno,mi ha risposto dicendomi che il problema era solo mio e che capisce che in queste situazioni è difficile anche fare un progetto di vita futuro.
Presa dallo sconforto e parlando con il mio compagno abbiamo deciso di togliere quel pezzettino di pastiglia e continuare con la metà .
Abbiamo subito notato un riscontro positivo ,lui ha voglia di uscire vuole stare in compagnia e parla molto volentieri .
Dicendolo alla psichiatra mi ha detto che è troppo presto abbassare la dose dicendomi prima il farmaco poi la psicologa e che io dovessi prendere un appuntamento con lei .
Ora ,io mi chiedo se la terapia da seguire è giusta ,non sono restia alle medicine ma ho dispiacere nel vedere il mio compagno di 32 anni come se fosse chiuso in una bolla .
In quanto tempo un farmaco può " aggiustare" la parte sintomatica ?
Sarebbe il caso di rivolgermi ad un altro specialista?
Purtroppo quello che penso io è diversi dal pensiero di un dottore ,nel senso che io capisco benissimo che c'è bisogno in determinati momenti della vita di avere un aiuto ..ma solo il farmaco quanto può aiutare se non c'è un riscontro psicologico ?
La mia paura è che questo farmaco debba prenderlo a vita e vederlo così mi distrugge moralmente..
Cosa posso fare ? Attendo consigli o pareri diversi
Grazie
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso.
Per quanto riguarda il farmaco credo sia meglio rivolgersi al proprio medico, figura professionale più competente in materia.
Ritengo comunque fondamentale associare alla terapia farmacologica anche un percorso psicologico per indagare cause origini e fattori di mantenimento dei sintomi, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi alla situazione da lei riportata e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Cordialmente, dott FDL
Per quanto riguarda il farmaco credo sia meglio rivolgersi al proprio medico, figura professionale più competente in materia.
Ritengo comunque fondamentale associare alla terapia farmacologica anche un percorso psicologico per indagare cause origini e fattori di mantenimento dei sintomi, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi alla situazione da lei riportata e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
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Buonasera,
Comprendo le sue perplessità, i farmaci qualunque essi siano, oltre ai benefici portano con loro anche degli effetti collaterali. Per questo c'è un costante bisogno di monitoraggio del loro dosaggio.
Inoltre dovrebbe essere sempre associata una psicoterapia supportiva della terapia farmacologica. Proprio per permettere al paziente di affrontare il disagio a 360 gradi.
Il mio suggerimenti dunque è quello di contattare un professionista della.vostra zona che possa supportare il suo compagno in un percorso psicoterapico e rivedere con lo psichiatra il dosaggio dei farmaci.
Un caro saluto.
Comprendo le sue perplessità, i farmaci qualunque essi siano, oltre ai benefici portano con loro anche degli effetti collaterali. Per questo c'è un costante bisogno di monitoraggio del loro dosaggio.
Inoltre dovrebbe essere sempre associata una psicoterapia supportiva della terapia farmacologica. Proprio per permettere al paziente di affrontare il disagio a 360 gradi.
Il mio suggerimenti dunque è quello di contattare un professionista della.vostra zona che possa supportare il suo compagno in un percorso psicoterapico e rivedere con lo psichiatra il dosaggio dei farmaci.
Un caro saluto.
Salve, mi dispiace per la situazione che sta vivando. Credo che sia più opportuno rivolgere questa domanda al suo medico di fiducia.
Inoltre, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a gestire meglio la situazione.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Inoltre, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a gestire meglio la situazione.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buongiorno, per quanto riguarda i farmaci i loro effetti ti consiglio di rivolgersi al medico che gli ha prescritti. Nei disagi che manifestano sintomi ansiogeni è consigliabile associare alla terapia farmacologica un percorso psicologico con un professionista. Le consiglio di intraprendere un percorso con un professionista al fine di valutare i fattori scatenanti del disagio che vive ( da quanto tempo si manifesta c’è stata una particolare situazione un particolare pensiero che lo ha innescato?) fattori di mantenimento (in quali stazioni si manifesta questo disagio? Quali pensieri ho in quel momento? Quali conseguenze teme che potrebbero accadere?)
Un percorso con un professionista può aiutarla a comprendere meglio il suo disagio Ed affrontarlo nel miglior modo possibile. Cordiali saluti Dottor Luca Ferretti
Un percorso con un professionista può aiutarla a comprendere meglio il suo disagio Ed affrontarlo nel miglior modo possibile. Cordiali saluti Dottor Luca Ferretti
Gentile utente, le consiglio di rivolgersi allo psichiatra per le perplessità in merito alla cura farmacologica. Ai farmaci, che lavorano sulla sintomatologia, è senz'altro da affiancare un percorso di terapia psicologica per lavorare sulle cause del malessere del suo fidanzato. Mi sembra poi di cogliere un vissuto di forte disagio che riguarda lei e il suo rapporto con il suo fidanzato e con le difficoltà che il suo fidanzato sta vivendo e questo meriterebbe uno spazio di riflessione a parte.
Resto a disposizione, Dott.ssa Pamela Cornacchia
Resto a disposizione, Dott.ssa Pamela Cornacchia
Buonasera, quello che lei ha verificato è vero: solo il farmaco talvolta può non essere sufficiente poiché agisce sui sintomi e non su ciò che mantiene il malessere di chi vive l'esperienza. Rispetto a quello che lei sta affrontando, mi sembra di cogliere molta, comprensibile, preoccupazione che meriterebbe di essere accolta e verbalizzata all'interno di uno spazio a lei dedicato. Potrebbe essere utile condividere quanto sente. Benché, mi rendo conto, l'esperienza avuta non sia stata delle migliori, la invito a valutare in base alla sue sensazioni un eventuale altro psicologo/a a cui affidarsi, nella fiducia che troverà un luogo sicuro ed accogliente, non giudicante e critico. Rimango a disposizione, un caro saluto
Buonasera, come da lei giustamente affermato, il farmaco da solo non basta in quanto questo va a curare i sintomi non la causa. Sarebbe pertanto fondamentale affiancare un percorso psicologico: se la collega dalla quale vi state attualmente recando non vi soddisfa anche perché non è possibile avere costanza, potreste riflettere se andare da qualcun'altro che possa seguire il suo compagno in maniera continuativa.
Posso comprendere il suo malessere nel vedere il suo compagno non star bene: valuti se anche lei possa aver bisogno di uno spazio suo dove poter scaricare tutta l'ansia e la tensione dettata dalla situazione che sta vivendo.
Resto a disposizione, un caro saluto dottoressa Paola De Martino
Posso comprendere il suo malessere nel vedere il suo compagno non star bene: valuti se anche lei possa aver bisogno di uno spazio suo dove poter scaricare tutta l'ansia e la tensione dettata dalla situazione che sta vivendo.
Resto a disposizione, un caro saluto dottoressa Paola De Martino
Salve. In quanto psicologa psicoterapeuta non sono in grado di dare risposta sui farmaci. Per quello deve chiedere a un medico. Per quanto riguarda l'aspetto psicologico ha ragione, l'integrazione di una psicoterapia che aiuti ad indagare sulle cause del malessere e che stimoli la fiducia in se stessi per affrontare le difficoltà della vita, sarebbe consigliabile. Ma è importante che il suo compagno sia motivato a intraprenderlo, questo percorso. Distinti saluti
Gentile utente, è comprensibile la sua richiesta di informazioni tramite questo portale poiché capita molto spesso che le difficoltà di un membro della coppia, inevitabilmente ricadano sull’ altro e sull’andamento del rapporto. Ritengo però necessario, sottolineare che, per quanto riguarda la terapia farmacologica è opportuno fare riferimento al medico prescrivente e evitare le iniziative autonome che possono dimostrarsi controproducenti. Altrettanto necessario potrebbe essere un supporto psicologo che senza dubbio può accompagnare in un momento difficoltà.
Rimango a sua disposizione.
Cordialmente
Dott.Ssa Elisa Taverniti
Rimango a sua disposizione.
Cordialmente
Dott.Ssa Elisa Taverniti
Gentile utente, come avrà compreso, in quanto psicologi e non medici, non possiamo esprimerci sui farmaci. Dalle sue parole sembra che lei e il suo compagno abbiate trovato da soli la "giusta" dose del farmaco, per quanto non sappia dirle come influirà sulla comparsa dei sintomi la variazione che avete apportato... Certamente non si può contare solo sui farmaci ma occorre avvalersi anche di una terapia psicologica, che possa essere stabile e costante. E potrebbe essere utile per lei come per il suo compagno. A sua disposizione per approfondimenti, anche online. Dott.ssa Franca Vocaturi
Gentile Signora nonostante i molti elementi che condivide non è semplice rispondere alla sua domanda. In relazione ai farmaci deve rivolgere questa domanda ad un medico o meglio ad uno psichiatra che è competente in questo particolare settore. Le rammento che non è mai una buona prassi modificare una terapia farmacologica senza una valutazione da parte di un medico o in questo caso di uno psichiatra. La seconda difficoltà è in merito al tipo di disagio che ha il suo compagno. Di solito gli psicoterapeuti sono poco interessati alle diagnosi, in quanto lavorano sugli equilibri fra le varie componenti della personalità ma, in questo caso è utile per stabilire il tipo di disagio. Di fatto esistono delle forme di malessere psicologico che sono gestibili con le psicoterapie ed altre che sono meno semplici. Nella situazione che descrive sembra possibile un intervento di tipo psicoterapeutico ma le sottolineo sembra in quanto gli elementi che comunica non consento di orientarsi facilmente. Un cordiale saluto
Gentilissima ragazza...giá avere un attacco di panico fa perdere il controllo e da lí,dal suo racconto, sembra ci sia stata un escalation. Capisco l'impotenza nell' affidarsi a qualcuno che non si conosce e nell' assumere medicinali che sembrano peggiorare la situazione invece che migliorarla, in aggiunta al peso di dover gestire da sola questa situazione all' interno della coppia. Le direi di affidarsi al suo istinto e magari provare un' altro psichiatra da cui lei e il suo compagno possiate sentirvi piú accolti e compresi, anche nelle vostre paure, e che vi permetta in parallelo un percorso psicoterapeutico costante. Anche lei in questo momento un po' difficile potrebbe sentirsi sostenuta nell' intraprendere una psicoterapia.
Le auguro di trovare la strada adatta a lei e al suo compagno e di prendervi cura della vostra relazione d'amore. In bocca al lupo!
Le auguro di trovare la strada adatta a lei e al suo compagno e di prendervi cura della vostra relazione d'amore. In bocca al lupo!
Se il suo compagno non è convinto della terapia o non ne avverte i benefici a tutto il diritto di parlarne con il suo medico ed eventualmente sentire un secondo parere. Stesso discorso vale per la psicologa, e’ importante chiarire quali sono le disponibilità e le modalità degli incontri
Buongiorno, certamente un percorso psicologico può farle bene. Può metterla più a contatto con parti di sé più remote o poco conosciute. Il primo passo è già fatto, ovvero averne parlato (esternato) qui.
Saluti
MT
Saluti
MT
Buonasera Signora, certamente il suo compagno sta attraversando un momento di malessere che richiede certamente la giusta attenzione psicoterapeutica. Le consiglierei di richiedere un percorso psicologico più frequente alla sua psicologa, in grado di viaggiare su due binari (quello psicologo e farmaceutico) al fine di risolvere il problema quanto prima. Mi permetto di dirle infine, che la terapia farmacologica è una cosa molto seria e delicata e solo un professionista medico può scalare o modificare la terapia. Purtroppo se si agisce senza parlarne col medico si rischia di fare danni. Sia cauta e si faccia aiutare nel migliore dei modi. Alcune problematiche hanno bisogno di tempo per essere risolte, non per questo dureranno a vita. Cordialità
Salve. Rivolga le domande riguardanti la parte farmacologica al medico che le ha prescritte, potrà chiarire i dubbi che ha. In questo momento delicato in cui ha paura di vedere un suo affetto così, può valutare di iniziare un percorso per essere lei stessa sostenuta. Buona giornata
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Qualora volesse, sono a disposizione. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Gentile utente, io sconsiglio sempre di toccare la terapia se non in accordo con il medico curante o lo psichiatra. Il risperdal è un farmaco che deve avere il tempo di agire e di far emergere i benefici della sua assunzione; è vero purtroppo che gli effetti collaterali si presentano quasi subito, ma bisogna avere pazienza, altrimenti si corre il rischio di ricominciare sempre tutto daccapo. Il supporto psicologico va bene, ma solo dopo che il suo compagno si è stabilizzato grazie alla terapia farmacologica.
Cordialmente.
dott.ssa Floriana Ricciardi
Cordialmente.
dott.ssa Floriana Ricciardi
Gentile signora, sono sicuro che il periodo che state vivendo, lei e il suo compagno, sia molto complicato e a volte doloroso. Detto questo però la invito a non modificare mai l'assunzione del farmaco senza prima aver consultato la psichiatra. E' importante che condividiate con lei i vostri dubbi e le vostre preoccupazioni. Oltre alla terapia con il farmaco e ai colloqui con la psichiatra, mi sento di suggerire un percorso psicoterapeutico per il suo compagno e, se lo ritiene opportuno, anche un percorso psicologico di supporto per lei che scrive. Questi due percorsi sono da svolgere con due terapeuti differenti. Alternativamente potreste rivolgervi a un terapeuta che riceva in coppia e andare insieme, però lo vedrei meno indicato perché mi pare di capire che il problema non sia partito dalla coppia ma dal periodo di depressione che il suo compagno sta affrontando. So che può sembrare molto impegnativo svolgere più percorsi differenti, ma esistono forti evidenze scientifiche rispetto al fatto che che i migliori risultati terapeutici si possano ottenere combinando farmacoterapia e psicoterapia. Rispetto al periodo che sta vivendo lei, potrebbe essere di grande aiuto iniziare a vedere un professionista in grado di supportarla e accompagnarla in questo momento di vita complicato. Solitamente i disturbi depressivi sono molto difficili da gestire a livello familiare e relazionale. Come ha giustamente notato lei, sembra che al suo compagno manchi la "vita". Tali condizioni tolgono energia alla coppia, creano difficoltà e barriere e soprattutto, danno l'impressione di essere impotenti difronte a tali difficoltà. Io la invito a mantenere il percorso intrapreso, a non scoraggiarsi e a non temere perché anche problemi psicopatologici importanti possono essere trattati e gestiti in maniera efficace e soddisfacente. Le auguro di continuare a cercare con tenacia possibili soluzioni senza scoraggiarsi e senza mai cedere allo sconforto. Un caro saluto. Dott. Boscolo.
Buonasera, lei dice che sia la psicologa che lo psichiatra le hanno consigliato di avere Lei dei colloqui con specialisti però sembra che questo suggerimento lo abbia scartato a priori. Molto spesso sono le persone che stanno vicino a persone con disagio che se rinforzate le possono aiutare meglio. Le consiglio di fare dei colloqui più approfonditi sia per alleviare la sua ansia che per aiutare lui.
Gentile Signora, la parte sintomatica si "aggiusta" con il tempo. Ogni caso è diverso ed è difficile dire in quanto farà effetto normalmente. Voi però avete fatto la prova a ridurre il farmaco e avete notato dei miglioramenti immediati, da quello che leggo.
Spesso le dosi vanno calibrate più volte durante un trattamento. Ad alcuni pazienti una dose va bene mentre ad altri non provoca alcun miglioramento. Quello che secondo me è importante affrontare sono anche i problemi psicologici che hanno dato origine alla situazione di ansia e panico del suo compagno. Mi spiego meglio: benissimo il farmaco, non sono contraria all'assunzione (anche lei lo dice tra l'altro) ma poi che succede una volta che si spera il farmaco verrà sospeso? Abbiamo lavorato sulla parte emotiva che ha generato la situazione?
Rispetto all'assunzione del Risperidal solitamente è un antipsicotico, prescritto per problemi di mania, schizofrenia e episodi bipolari. Non è indicato per un disturbo di panico o ansia a cui solitamente si preferiscono le benzodiazepine. Tra i suoi effetti collaterali ci sono anche aumento disfunzioni sessuali, tra le quali ad esempio l'eiaculazione retrograda nei pazienti di sesso maschile. Quindi quello che lei ha notato rispetto al comportamento di suo marito può essere anche conseguenza del farmaco stesso. Risperidone causa anche depressione...
Dice che ne ha provati altri prima di questo ma immagino senza effetto se è arrivata al risperidone.
Non sta a me dirle se cambiare specialista o meno perchè mancano alcuni tasselli alla storia che descrive...
Mi scriva se ha bisogno di altro...intanto la lascio con qualche riflessione...
Spesso le dosi vanno calibrate più volte durante un trattamento. Ad alcuni pazienti una dose va bene mentre ad altri non provoca alcun miglioramento. Quello che secondo me è importante affrontare sono anche i problemi psicologici che hanno dato origine alla situazione di ansia e panico del suo compagno. Mi spiego meglio: benissimo il farmaco, non sono contraria all'assunzione (anche lei lo dice tra l'altro) ma poi che succede una volta che si spera il farmaco verrà sospeso? Abbiamo lavorato sulla parte emotiva che ha generato la situazione?
Rispetto all'assunzione del Risperidal solitamente è un antipsicotico, prescritto per problemi di mania, schizofrenia e episodi bipolari. Non è indicato per un disturbo di panico o ansia a cui solitamente si preferiscono le benzodiazepine. Tra i suoi effetti collaterali ci sono anche aumento disfunzioni sessuali, tra le quali ad esempio l'eiaculazione retrograda nei pazienti di sesso maschile. Quindi quello che lei ha notato rispetto al comportamento di suo marito può essere anche conseguenza del farmaco stesso. Risperidone causa anche depressione...
Dice che ne ha provati altri prima di questo ma immagino senza effetto se è arrivata al risperidone.
Non sta a me dirle se cambiare specialista o meno perchè mancano alcuni tasselli alla storia che descrive...
Mi scriva se ha bisogno di altro...intanto la lascio con qualche riflessione...
Capisco che la situazione che stai vivendo ti stia creando molta preoccupazione. Le tue preoccupazioni sono valide e meritevoli di attenzione, soprattutto considerando che il tuo compagno sta attraversando un momento difficile. La terapia farmacologica, come quella che sta seguendo, può certamente dare dei benefici, ma il percorso di cura ideale per la depressione dovrebbe comprendere anche un supporto psicologico, per affrontare le cause profonde del disturbo e lavorare sulle emozioni e sulle esperienze che lo alimentano.
Il Risperdal, come altri farmaci antipsicotici, può alleviare alcuni sintomi, ma non risolve completamente le cause psicologiche della sofferenza. La risposta ai farmaci può richiedere tempo, e se il tuo compagno ha notato miglioramenti, è segno che il farmaco sta facendo effetto, ma il lavoro psicoterapico dovrebbe essere comunque la parte fondamentale del trattamento.
È normale che tu voglia vedere il tuo compagno più "vivo", con la voglia di fare, e che ti preoccupi del suo stato emotivo. Se la psicoterapia non è abbastanza frequente, potrebbe essere utile cercare altre opzioni per garantire che il suo percorso di cura continui in modo adeguato. Non c'è nulla di male nel cercare un secondo parere se hai dubbi sul trattamento che sta ricevendo, specialmente se pensi che il supporto psicologico non stia venendo dato il giusto peso.
Per quanto riguarda la tua paura che il farmaco debba essere assunto per sempre, è una preoccupazione comprensibile. Molti farmaci per la depressione sono presi a lungo termine, ma il trattamento viene spesso adattato in base ai progressi del paziente. L'importante è che il tuo compagno possa avere un supporto psicologico che lo aiuti a comprendere meglio le cause sottostanti del suo malessere, e che possa lavorare sul recupero in modo completo.
Infine, non dimenticare di prenderti cura anche di te stessa. È difficile vedere una persona che ami in difficoltà, ma il tuo benessere emotivo è altrettanto importante per poter essere di supporto in modo sano.
Il Risperdal, come altri farmaci antipsicotici, può alleviare alcuni sintomi, ma non risolve completamente le cause psicologiche della sofferenza. La risposta ai farmaci può richiedere tempo, e se il tuo compagno ha notato miglioramenti, è segno che il farmaco sta facendo effetto, ma il lavoro psicoterapico dovrebbe essere comunque la parte fondamentale del trattamento.
È normale che tu voglia vedere il tuo compagno più "vivo", con la voglia di fare, e che ti preoccupi del suo stato emotivo. Se la psicoterapia non è abbastanza frequente, potrebbe essere utile cercare altre opzioni per garantire che il suo percorso di cura continui in modo adeguato. Non c'è nulla di male nel cercare un secondo parere se hai dubbi sul trattamento che sta ricevendo, specialmente se pensi che il supporto psicologico non stia venendo dato il giusto peso.
Per quanto riguarda la tua paura che il farmaco debba essere assunto per sempre, è una preoccupazione comprensibile. Molti farmaci per la depressione sono presi a lungo termine, ma il trattamento viene spesso adattato in base ai progressi del paziente. L'importante è che il tuo compagno possa avere un supporto psicologico che lo aiuti a comprendere meglio le cause sottostanti del suo malessere, e che possa lavorare sul recupero in modo completo.
Infine, non dimenticare di prenderti cura anche di te stessa. È difficile vedere una persona che ami in difficoltà, ma il tuo benessere emotivo è altrettanto importante per poter essere di supporto in modo sano.
Gentile utente,
capisco bene la sua preoccupazione e la fatica di vedere una persona amata “spenta” dopo l’inizio di una terapia farmacologica. Il Risperdal (risperidone) è un antipsicotico atipico, usato in alcuni casi anche per stabilizzare l’umore o attenuare sintomi d’ansia intensa, ma come ogni farmaco che agisce sul sistema nervoso centrale può avere effetti collaterali di tipo sedativo o rallentante, soprattutto se la dose non è perfettamente calibrata sul singolo paziente.
È importante però sapere che la modifica del dosaggio va sempre concordata con lo specialista: ridurre o sospendere un farmaco senza supervisione può alterare il funzionamento dell’intera terapia e portare a ricadute o oscillazioni emotive, anche se nell’immediato sembra esserci un miglioramento.
La dottoressa ha ragione nel dire che la cura psicologica è fondamentale: il farmaco da solo può alleviare i sintomi, ma non risolve le cause del disagio né aiuta a costruire strategie di gestione. Tuttavia, se la psicologa non è disponibile con continuità, è assolutamente legittimo cercare un’altra figura con maggiore costanza, in modo da integrare la parte farmacologica con un percorso di sostegno e consapevolezza.
In sintesi:
il farmaco non “aggiusta” da solo la persona, ma stabilizza l’equilibrio per permettere il lavoro psicologico;
gli effetti positivi o collaterali possono emergere nel giro di settimane o mesi, e la risposta è molto individuale;
se ha dubbi sul piano terapeutico, una seconda valutazione psichiatrica può essere utile, non per sfiducia ma per avere un parere comparativo e più chiarezza;
nel frattempo, può sostenere il suo compagno evitando di prendere decisioni farmacologiche autonome, e incoraggiandolo a esprimere al medico come si sente con quella dose, così che la terapia venga eventualmente riadattata in modo sicuro.
La sua attenzione e partecipazione sono preziose, ma la direzione migliore è quella di un lavoro integrato e condiviso tra psichiatra, psicologo e famiglia, in cui ognuno abbia un ruolo chiaro.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Sara Petroni
capisco bene la sua preoccupazione e la fatica di vedere una persona amata “spenta” dopo l’inizio di una terapia farmacologica. Il Risperdal (risperidone) è un antipsicotico atipico, usato in alcuni casi anche per stabilizzare l’umore o attenuare sintomi d’ansia intensa, ma come ogni farmaco che agisce sul sistema nervoso centrale può avere effetti collaterali di tipo sedativo o rallentante, soprattutto se la dose non è perfettamente calibrata sul singolo paziente.
È importante però sapere che la modifica del dosaggio va sempre concordata con lo specialista: ridurre o sospendere un farmaco senza supervisione può alterare il funzionamento dell’intera terapia e portare a ricadute o oscillazioni emotive, anche se nell’immediato sembra esserci un miglioramento.
La dottoressa ha ragione nel dire che la cura psicologica è fondamentale: il farmaco da solo può alleviare i sintomi, ma non risolve le cause del disagio né aiuta a costruire strategie di gestione. Tuttavia, se la psicologa non è disponibile con continuità, è assolutamente legittimo cercare un’altra figura con maggiore costanza, in modo da integrare la parte farmacologica con un percorso di sostegno e consapevolezza.
In sintesi:
il farmaco non “aggiusta” da solo la persona, ma stabilizza l’equilibrio per permettere il lavoro psicologico;
gli effetti positivi o collaterali possono emergere nel giro di settimane o mesi, e la risposta è molto individuale;
se ha dubbi sul piano terapeutico, una seconda valutazione psichiatrica può essere utile, non per sfiducia ma per avere un parere comparativo e più chiarezza;
nel frattempo, può sostenere il suo compagno evitando di prendere decisioni farmacologiche autonome, e incoraggiandolo a esprimere al medico come si sente con quella dose, così che la terapia venga eventualmente riadattata in modo sicuro.
La sua attenzione e partecipazione sono preziose, ma la direzione migliore è quella di un lavoro integrato e condiviso tra psichiatra, psicologo e famiglia, in cui ognuno abbia un ruolo chiaro.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Sara Petroni
Buongiorno,
dalle sue parole si sente quanto lei sia coinvolta, preoccupata e anche affaticata da questa situazione. Non sta parlando solo di un farmaco o di una diagnosi, ma della persona che ama e della relazione che state cercando di proteggere. Questo è un elemento importante.
Provo a restituirle alcuni punti con uno sguardo sistemico-relazionale. Quando in una coppia uno dei due attraversa un momento di sofferenza psicologica, il problema non resta mai “individuale”: entra nella relazione, modifica gli equilibri, i ruoli, la progettualità, l’intimità. Lei si è trovata progressivamente in una posizione di osservatrice attenta, quasi di “custode” del suo stato emotivo e della terapia. È comprensibile, ma può diventare un carico pesante.
Rispetto al farmaco, in generale, i farmaci psichiatrici possono ridurre la sintomatologia (ansia intensa, insonnia, agitazione, tono dell’umore molto basso), ma non “aggiustano” da soli le cause profonde del disagio. Agiscono sulla componente biologica e neurochimica, creando talvolta le condizioni per poter poi lavorare psicologicamente. I tempi di risposta variano da persona a persona: possono servire settimane per stabilizzare un effetto, e spesso le dosi vengono modulate nel tempo.
È anche vero che alcuni farmaci possono dare effetti collaterali come sedazione, appiattimento emotivo o calo del desiderio sessuale. Quello che lei descrive – un compagno “chiuso in una bolla”, poco vitale – merita di essere ascoltato e portato in modo chiaro al medico, come state facendo. Il fatto che abbassando la dose abbiate notato un miglioramento è un dato clinico che lo specialista dovrebbe considerare con attenzione, pur mantenendo la prudenza necessaria.
Un punto delicato a mio avviso, è quando le è stato detto che “il problema è solo suo”, immagino possa essersi sentita non vista. In realtà, in una situazione di coppia, il disagio non è mai solo di uno. Lei sta reagendo a un cambiamento relazionale concreto con calo di vitalità, di desiderio, di progettualità. Non è un capriccio, è una risposta a una trasformazione del legame.
Mi sembra importante distinguere due piani. Il primo è medico, in cui le scelte sul farmaco dovrebbero essere condivise con lo psichiatra, evitando modifiche autonome, anche se comprensibili. Il secondo è relazionale, dove avete bisogno di uno spazio in cui la coppia possa essere ascoltata, non solo il singolo paziente. Se la psicologa attuale non riesce a garantire continuità o non offre uno spazio che vi faccia sentire accolti, può essere legittimo valutare un altro professionista, magari con un orientamento che lavori anche sulla dimensione di coppia.
La sua paura che il farmaco debba essere assunto “a vita” è una paura frequente. Nella maggior parte dei casi, le terapie farmacologiche per depressione o disturbi d’ansia non sono necessariamente permanenti, ma si valutano nel tempo, in base all’andamento clinico e al lavoro psicologico parallelo. Non è una condanna automatica.
Le farei però una domanda riflessiva: come sta lei dentro tutto questo? Quanto spazio ha per esprimere la sua fatica, al di là del ruolo di sostegno? Spesso il partner, nel tentativo di aiutare, finisce per mettere tra parentesi i propri bisogni.
Cosa può fare concretamente? Continuare a mantenere un dialogo aperto con il suo compagno, evitando che la questione diventi una contrapposizione tra “lei contro il medico”. Valutare la possibilità di un secondo parere specialistico non è un tradimento, ma un diritto quando ci sono dubbi. E considerare, se possibile, un percorso di supporto anche per lei o per la coppia, per non restare sola in questa gestione.
Non esiste una risposta semplice e unica. Esiste però la possibilità di costruire un percorso più condiviso, in cui farmaco e psicoterapia non siano alternativi ma integrati, e in cui anche la relazione venga curata insieme alla sintomatologia.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
dalle sue parole si sente quanto lei sia coinvolta, preoccupata e anche affaticata da questa situazione. Non sta parlando solo di un farmaco o di una diagnosi, ma della persona che ama e della relazione che state cercando di proteggere. Questo è un elemento importante.
Provo a restituirle alcuni punti con uno sguardo sistemico-relazionale. Quando in una coppia uno dei due attraversa un momento di sofferenza psicologica, il problema non resta mai “individuale”: entra nella relazione, modifica gli equilibri, i ruoli, la progettualità, l’intimità. Lei si è trovata progressivamente in una posizione di osservatrice attenta, quasi di “custode” del suo stato emotivo e della terapia. È comprensibile, ma può diventare un carico pesante.
Rispetto al farmaco, in generale, i farmaci psichiatrici possono ridurre la sintomatologia (ansia intensa, insonnia, agitazione, tono dell’umore molto basso), ma non “aggiustano” da soli le cause profonde del disagio. Agiscono sulla componente biologica e neurochimica, creando talvolta le condizioni per poter poi lavorare psicologicamente. I tempi di risposta variano da persona a persona: possono servire settimane per stabilizzare un effetto, e spesso le dosi vengono modulate nel tempo.
È anche vero che alcuni farmaci possono dare effetti collaterali come sedazione, appiattimento emotivo o calo del desiderio sessuale. Quello che lei descrive – un compagno “chiuso in una bolla”, poco vitale – merita di essere ascoltato e portato in modo chiaro al medico, come state facendo. Il fatto che abbassando la dose abbiate notato un miglioramento è un dato clinico che lo specialista dovrebbe considerare con attenzione, pur mantenendo la prudenza necessaria.
Un punto delicato a mio avviso, è quando le è stato detto che “il problema è solo suo”, immagino possa essersi sentita non vista. In realtà, in una situazione di coppia, il disagio non è mai solo di uno. Lei sta reagendo a un cambiamento relazionale concreto con calo di vitalità, di desiderio, di progettualità. Non è un capriccio, è una risposta a una trasformazione del legame.
Mi sembra importante distinguere due piani. Il primo è medico, in cui le scelte sul farmaco dovrebbero essere condivise con lo psichiatra, evitando modifiche autonome, anche se comprensibili. Il secondo è relazionale, dove avete bisogno di uno spazio in cui la coppia possa essere ascoltata, non solo il singolo paziente. Se la psicologa attuale non riesce a garantire continuità o non offre uno spazio che vi faccia sentire accolti, può essere legittimo valutare un altro professionista, magari con un orientamento che lavori anche sulla dimensione di coppia.
La sua paura che il farmaco debba essere assunto “a vita” è una paura frequente. Nella maggior parte dei casi, le terapie farmacologiche per depressione o disturbi d’ansia non sono necessariamente permanenti, ma si valutano nel tempo, in base all’andamento clinico e al lavoro psicologico parallelo. Non è una condanna automatica.
Le farei però una domanda riflessiva: come sta lei dentro tutto questo? Quanto spazio ha per esprimere la sua fatica, al di là del ruolo di sostegno? Spesso il partner, nel tentativo di aiutare, finisce per mettere tra parentesi i propri bisogni.
Cosa può fare concretamente? Continuare a mantenere un dialogo aperto con il suo compagno, evitando che la questione diventi una contrapposizione tra “lei contro il medico”. Valutare la possibilità di un secondo parere specialistico non è un tradimento, ma un diritto quando ci sono dubbi. E considerare, se possibile, un percorso di supporto anche per lei o per la coppia, per non restare sola in questa gestione.
Non esiste una risposta semplice e unica. Esiste però la possibilità di costruire un percorso più condiviso, in cui farmaco e psicoterapia non siano alternativi ma integrati, e in cui anche la relazione venga curata insieme alla sintomatologia.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
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