Mia figlia ha tenuto il tutore due mesi dopo una frattura composta del v mettatarso l ortopedico le
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Mia figlia ha tenuto il tutore due mesi dopo una frattura composta del v mettatarso l ortopedico le ha detto di togliere il tutore e le ha detto di fare solo la kinesi attiva perché si era formato il callo calcifico ha fatto solo una settimana di riabilitazione perché doveva togliere la rigidità delle dita che non riusciva a piegare da quando ha fatto la riabilitazione ha ripreso a piegare le dita dopo che ha finito le sette sedute a ripreso a dirmi che non riesce a piegare le dita potrebbe essere paura di mia figlia è normale ?
Buongiorno signora, potrebbe essere una reazione al trauma , l'ideale è continuare con la riabilitazione che ha sospeso fino al miglioramento della mobilità magari tramite giochi ed esercizi che possano stimolare la paziente.
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Salve, la situazione di sua figlia è un classico esempio di "ritorno elastico" della rigidità articolare. Dopo due mesi di immobilizzazione, i tessuti connettivi (capsule articolari e legamenti) subiscono un processo di accorciamento e perdita di acqua. Una sola settimana di riabilitazione è un tempo biologico troppo breve perché il corpo stabilizzi il nuovo range di movimento guadagnato.
È molto probabile che si tratti di un mix tra reazione fisiologica e componente psicologica:
- Aderenze tissutali: Senza lo stimolo quotidiano del terapista, le fibre di collagene tendono a riorganizzarsi in modo rigido.
- Paura e "Garding": La ragazza potrebbe inconsciamente contrarre la muscolatura del piede per paura di sentire dolore o di provocare una nuova frattura. Questo irrigidimento muscolare blocca meccanicamente le dita.
- Edema residuo: Se cammina di più ora che ha tolto il tutore, il piede potrebbe gonfiarsi leggermente a fine giornata, limitando fisicamente il movimento delle articolazioni del metatarso.
È fondamentale non interrompere gli esercizi ora, per evitare che la rigidità diventi cronica. Desidera che le indichi una serie di esercizi di mobilità attiva e passiva da far eseguire a sua figlia a casa per mantenere i risultati ottenuti?
È molto probabile che si tratti di un mix tra reazione fisiologica e componente psicologica:
- Aderenze tissutali: Senza lo stimolo quotidiano del terapista, le fibre di collagene tendono a riorganizzarsi in modo rigido.
- Paura e "Garding": La ragazza potrebbe inconsciamente contrarre la muscolatura del piede per paura di sentire dolore o di provocare una nuova frattura. Questo irrigidimento muscolare blocca meccanicamente le dita.
- Edema residuo: Se cammina di più ora che ha tolto il tutore, il piede potrebbe gonfiarsi leggermente a fine giornata, limitando fisicamente il movimento delle articolazioni del metatarso.
È fondamentale non interrompere gli esercizi ora, per evitare che la rigidità diventi cronica. Desidera che le indichi una serie di esercizi di mobilità attiva e passiva da far eseguire a sua figlia a casa per mantenere i risultati ottenuti?
Buongiorno, dopo un infortunio e un periodo di immobilizzazione, il percorso di recupero non è sempre lineare, quindi ci possono essere grandi passi in avanti come è stato per sua figlia durante le sedute di riabilitazione, ma anche alcuni passi indietro come le è successo. Può essere che non trovandosi nell'ambiente della fisioterapia si senta meno sicura, inconsciamente. Tralasciando un attimo questo aspetto, le consiglierei, se non l'avesse già fatto di provare a ripetere gli esercizi fatti durante le sedute: nello stesso modo, con le stesse ripetizioni. Se la limitazione permane, o se si presenta dolore, cercherei di proseguire ancora con alcune sedute per dare più sicurezza.
Salve. Che ci sia una regressione completa della mobilità è un po’ strano, tuttavia lo è anche il fatto che il percorso riabilitativo si sia concluso dopo una sola settimana. Invece che fare 7 sedute di fila, a mio parere, sarebbe stato meglio che fosse stata trattata solo 2/3 sedute a settimana ma per un periodo più prolungato. Anche il fatto che vengano assegnati ed eseguiti esercizi da fare in autonomia contribuisce migliorare e mantenere stabili i miglioramenti raggiunti (anche una volta terminati gli incontri di fisioterapia). Cordiali saluti
buongiorno, ha eseguito il controllo ortopedico? magari sette sedute non sono sufficienti e necessita di essere seguita maggiormente per un recupero della muscolatura, anche eventualmente per togliere la paura di muovere le dita o il piede.
Sicuramente se aveva ripreso mobilità potrebbe essere che c’è un po’ di timore. Solitamente vengono lasciati degli esercizi da svolgere in autonomia per riprendere confidenza
Buonasera, se si è formato il callo osseo significa che la frattura si è saldata. Da quanto leggo emerge che ha eseguito sette sedute di fisioterapia per sette giorni consecutivi, sarebbe meglio eseguire delle sedute a maggior distanza di tempo in modo che il fisioterapista possa capire se effettivamente persiste il deficit di movimento o è solo una questione di “abitudine” per il tutore o di paura.
Buongiorno, una settimana di riabilitazione, anche qualora fosse stata fatta sette giorni su sette, è troppo poca.
Cordiali saluti
Massimo Ottonello
Cordiali saluti
Massimo Ottonello
Buongiorno, è possibile che abbiate interrotto la terapia in modo troppo brusco e precoce, sarebbe opportuno terminare la terapia di comune accordo con il terapista, magari aggiungendo un programma di esercizi domiciliare di mantenimento dei progressi ottenuti
In linea generale, dopo due mesi di tutore per una frattura del V metatarso è normale che le dita del piede restino rigide e che la mobilità vada e venga, soprattutto quando si interrompe la riabilitazione. Il fatto che durante le sedute riuscisse a piegarle e poi faccia più fatica può dipendere da rigidità residua dei tessuti, da un po’ di dolore o gonfiore, ma anche da una componente di timore nel muovere il piede, che nei ragazzi è abbastanza frequente dopo una frattura.
Non significa che ci sia un problema nuovo o che il callo osseo non sia valido. In questi casi è spesso utile continuare con la kinesi attiva a casa, muovendo regolarmente dita e piede senza forzare, e mantenere la mobilità acquisita. Se però la difficoltà persiste o tende a peggiorare, è consigliabile una rivalutazione fisioterapica per verificare se serve proseguire con qualche altra seduta guidata.
In sintesi: sì, può essere una situazione normale in questa fase, e anche la paura può giocare un ruolo, ma va monitorata con una valutazione diretta. Rimango a disposizione.
Non significa che ci sia un problema nuovo o che il callo osseo non sia valido. In questi casi è spesso utile continuare con la kinesi attiva a casa, muovendo regolarmente dita e piede senza forzare, e mantenere la mobilità acquisita. Se però la difficoltà persiste o tende a peggiorare, è consigliabile una rivalutazione fisioterapica per verificare se serve proseguire con qualche altra seduta guidata.
In sintesi: sì, può essere una situazione normale in questa fase, e anche la paura può giocare un ruolo, ma va monitorata con una valutazione diretta. Rimango a disposizione.
Buongiorno, le consiglio di fare una seduta per valutare se l'impossibilità nel piegare le dita è data dalla mobilità, dalla muscolatura o da terzi fattori. Purtroppo l'immobilizzazione di una zona, per quanto utile a sanare la frattura, porta a diversi problemini, nulla che non si possa risolvere con un po' di esercizi e di tempo. Se è passato poco tempo non c'è motivo di preoccuparsi, ma le consiglio di monitorare la situazione con un fisioterapista. Spero di essere stato di aiuto, se ha altre domande mi può contattare. Buona giornata
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