Mi collego alla seguente domanda di una utente; "Salve, è normale arrabbiarsi se il proprio partner

Mi collego alla seguente domanda di una utente; "Salve, è normale arrabbiarsi se il proprio partner in mia presenza continua a girarsi a guardare tutte le donne che passano di qualsiasi età? tutte in rigorosamente con maglie scollate o pantaloni attillati o leggings e così via. Certe volte si trattiene per evitare di discutere, molte volte non lo ammette, e altre volte aspetta un mio momento di distrazione per girarsi. Per il resto andiamo molto d'accordo ma questa cosa mi ha portato all'esasperazione tanto da non riuscire a godermi momenti di relax in vacanza o semplici uscite. Ne ho parlato tante volte con lui, che mi promette che cambierà ma alla fine non cambia nulla. Questa cosa mi crea molta insicurezza fisica anche se sono una bella ragazza e tendenzialmente mi piaccio. Io per lui sono la prima compagna seria, non ha mai avuto altre relazioni durature a 30 anni." Che consiglio dareste a un uomo di 45 anni, emotivamente immaturo, alla sua prima vera relazione profonda, che non riesce a smettere completamente di "lanciare occhiate" verso altre donne se non con immensa fatica e in modo innaturale? Ho provato varie sedute con due psicologi di cui uno anche con ipnosi, conosco almeno in parte le cause della mia immaturità emotiva e dell'insicurezza che risalgono all'infanzia e all'adolescenza. Non voglio perdere questa donna fantastica e suo figlio ma non riesco a cambiare totalmente e sono oltre due anni che ci provo.

5 risposte


A un uomo cosi direi una cosa molto diretta: il problema non e' guardare, che in una certa misura è umano; il problema è continuare a farlo in un modo che ferisce la partner, negarlo, promettere cambiamenti e poi non cambiare. Lì non si parla piu' di spontaneità, ma di responsabilità relazionale. Se sai già che per lei questa cosa è dolorosa, il punto non è "riuscire a smettere del tutto senza fatica", ma imparare a contenere il comportamento anche se ti costa. Molte cose adulte sono innaturali all'inizio: non dire tutto quello che si pensa, non scaricare impulsi, non cercare gratificazioni automatiche davanti all'altro. La maturità passa anche da qui. Il fatto che tu abbia capito alcune cause profonde e abbia fatto terapia è importante, ma capire non basta se poi il comportamento resta uguale. A volte ci si rifugia nella spiegazione di sé per non affrontare il punto concreto: la tua compagna non vive dentro la tua storia infantile, vive dentro quello che succede quando è accanto a te. Forse ti può aiutare spostare il focus da "non devo guardare nessuna donna mai" a qualcosa di più pratico: interrompere la seconda occhiata, non cercare attivamente corpi da scannerizzare, non farlo in presenza di lei, non negare l'evidenza, non farla sentire pazza o esagerata. Questo è già un cambiamento reale. E c'è un'altra cosa importante: se per oltre due anni lei ti dice che soffre e tu resti fermo quasi allo stesso punto, lei non leggerà più la tua difficolta' come fragilità, ma la leggerà come mancanza di tutela. E in parte avrebbe ragione. Quindi la domanda non è: "sono sbagliato se faccio fatica?", ma: "sto proteggendo davvero la donna che amo da un comportamento che so essere lesivo per lei?". Se la risposta è no, il lavoro da fare è ancora molto concreto, meno interpretativo e più disciplinato. Se vuoi salvare il rapporto, probabilmente devi smettere di misurare il successo sul fatto di non provare impulso, e iniziare a misurarlo sul fatto di comportarti diversamente. L'impulso non sempre lo scegli. Il gesto, molto piu' di quanto pensi, sì.

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Gentile utente, il fatto che lei riconosca il problema e abbia cercato di comprenderne le origini è un elemento importante. Tuttavia, conoscere le cause di un comportamento non sempre è sufficiente a modificarlo: il cambiamento richiede tempo, continuità e, spesso, un lavoro che coinvolga anche il modo in cui ci si relaziona all'altro. Più che concentrarsi esclusivamente sul "non guardare", potrebbe essere utile interrogarsi su ciò che accade dentro di lei in quei momenti e su come questo comportamento venga vissuto dalla sua compagna. Se per lei si tratta di uno sguardo automatico, per la partner può assumere il significato di non sentirsi vista, scelta o sufficientemente importante. Dal momento che riferisce di impegnarsi da oltre due anni senza ottenere il risultato desiderato, potrebbe essere utile valutare un percorso di coppia, se la sua compagna fosse disponibile. In alcuni casi, lavorare insieme sulla comunicazione e sui significati che entrambi attribuite a questi episodi permette di uscire da una dinamica che, affrontata individualmente, tende a ripetersi. Il desiderio di non perdere questa relazione può rappresentare una motivazione preziosa, purché il cambiamento non sia vissuto solo come uno sforzo per evitare il conflitto, ma come un'occasione per costruire un modo di stare insieme più sicuro e soddisfacente per entrambi. Un caro saluto.


Buongiorno e grazie per avere condiviso qui. Il fatto che stia cercando un confronto e riconosca il problema è già un elemento importante. Molte persone, quando il proprio comportamento crea sofferenza nella relazione, tendono a minimizzarlo o ad attribuire tutta la responsabilità al partner. Lei, invece, sembra chiedersi come poter cambiare, e questa è una buona base di partenza. Da un punto di vista cognitivo-comportamentale, è utile distinguere tra l'atto automatico di notare una persona attraente e il comportamento di continuare a cercare o soffermarsi ripetutamente con lo sguardo. Il primo è una risposta normale del cervello umano, il secondo, invece, può diventare un'abitudine appresa e mantenuta nel tempo, soprattutto se avviene anche quando è in contrasto con i propri valori e con il desiderio di proteggere la relazione. Il fatto che lei riferisca di fare molta fatica a interrompere questo comportamento potrebbe indicare che non si tratta semplicemente di "guardare altre donne", ma di un meccanismo automatico che merita di essere compreso meglio. In alcuni casi può essere collegato alla ricerca continua di stimoli, alla regolazione dell'ansia, a bisogni di conferma personale o a schemi relazionali costruiti molto presto nella vita. Aver individuato alcune possibili origini durante il percorso terapeutico è utile, ma comprendere il perché di un comportamento non sempre è sufficiente a modificarlo. Nella terapia cognitivo-comportamentale, infatti, oltre alla comprensione delle cause, si lavora con tecniche pratiche per interrompere le abitudini disfunzionali, come aumentare la consapevolezza dei momenti in cui compare l'impulso, identificare i pensieri automatici, imparare strategie di gestione dell'attenzione e sperimentare comportamenti alternativi coerenti con gli obiettivi personali. Se il comportamento è diventato molto radicato, il cambiamento richiede spesso un lavoro strutturato e costante, più che la sola forza di volontà. Parallelamente, è importante considerare anche il punto di vista della sua compagna. Se lei vive queste situazioni con dolore e insicurezza, nel tempo è probabile abbia potuto sviluppare una forte ipervigilanza, arrivando a controllare continuamente dove si dirige il suo sguardo. Questo non significa che uno dei due abbia completamente ragione e l'altro completamente torto: significa che si è probabilmente creato un circolo vizioso in cui il suo comportamento alimenta l'insicurezza della partner e la sua reazione aumenta la tensione nella coppia. Proprio perché lei scrive di non voler perdere questa relazione, potrebbe essere utile domandarsi non tanto "Come faccio a non guardare mai nessuno?", ma "Quali competenze mi mancano oggi per comportarmi in modo coerente con la persona e il partner che desidero essere?" Questo cambio di prospettiva è spesso più produttivo e realistico. Se dopo due anni di tentativi il problema è rimasto sostanzialmente invariato, potrebbe essere indicato intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta che lavori in modo specifico sulle abitudini comportamentali, sulla regolazione emotiva e, se necessario, valutare anche l'invio ad anche in alcuni incontri di coppia. L'obiettivo non è eliminare ogni impulso spontaneo, ma sviluppare un maggiore controllo volontario e ridurre quei comportamenti che stanno compromettendo una relazione per lei così significativa. Le auguro di riuscire a trasformare questa difficoltà in un'occasione di crescita personale e di coppia, cordiali saluti, AM


Da quello che racconta emerge che il problema non è notare la presenza di altre persone, ma il fatto che questo comportamento sia diventato una fonte di sofferenza nella relazione. Il fatto che lei abbia intrapreso un percorso psicologico dimostra motivazione e consapevolezza. Abbia fiducia nel lavoro terapeutico che potrà tirare fuori le sue potenzialità e portarla verso un solido processo di miglioramento e maturazione. Saluti Dott. Donato Scorza


Buongiorno, non so cosa intenda per "varie sedute" con due psicologi ma temo siano percorsi interrotti, troppo brevi per essere incisivi. RIguardo all'ipnosi, che stimo e pratico, non è una panacea e aggiungo che non è lo strumento ma il cammino e la profondità che fanno la differenza in un percorso. Scelga un terapeuta di cui ha fiducia che magari integra anche un lavoro sul corpo e non molli, insista per fare quei passi verso quella maturazione che desidera. Ciò che si è strutturato in 45 anni ha bisogno di tempo per cambiare, si dia quel tempo.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.