Ho avuto una necrosi al naso a causa un filler eseguito dopo una rinosettoplastica. Ho trattato la n
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Ho avuto una necrosi al naso a causa un filler eseguito dopo una rinosettoplastica. Ho trattato la necrosi facendomi seguire costantemente e ho anche fatto iniezioni a base di cellule staminali per migliorare tessuti. Vorrei effettuare una rinoplastica aperta per migliorare la forma del naso e della punta che ormai è completamente asimmetrica e non sono più a mio agio con il mio volto. Il rischio di una complicazione e quindi di un’altra necrosi è alta?
Buonasera, il suo è un caso che richiede particolare attenzione e una valutazione molto accurata, perché una precedente necrosi post-filler indica che il naso ha già subito un importante danno vascolare e cicatriziale.
Questo non significa automaticamente che una rinoplastica sia impossibile, ma certamente il rischio chirurgico può essere maggiore rispetto a un naso mai trattato o mai complicato. Dopo una necrosi, infatti, possono esserci:
* alterazioni della vascolarizzazione locale;
* cicatrici interne;
* fibrosi dei tessuti;
* assottigliamento o sofferenza cutanea residua.
Tutti elementi che rendono il comportamento dei tessuti meno prevedibile.
Detto questo, una rinoplastica ricostruttiva o secondaria può spesso migliorare sia la forma sia l’asimmetria, soprattutto se eseguita da un chirurgo con esperienza specifica in rinoplastica complessa e nasi secondari.
Il rischio di una nuova necrosi non può essere definito “alto” in assoluto senza visita, ma sicuramente va considerato con prudenza e valutato caso per caso in base a:
* qualità attuale della cute;
* estensione della necrosi avuta;
* condizioni della circolazione locale;
* presenza di cicatrici;
* eventuali innesti o trattamenti precedenti.
In alcuni casi può essere utile attendere tempi adeguati di stabilizzazione dei tessuti prima di reintervenire, proprio per ridurre il rischio di complicanze.
Il consiglio è di affidarsi solo a una valutazione specialistica molto approfondita, possibilmente con fotografie pre e post necrosi e un esame diretto dei tessuti, perché nei nasi già compromessi la pianificazione chirurgica è fondamentale quanto l’intervento stesso.
Dott. Umberto Tozzi
Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
Specialista in Anestesia
Medico e Chirurgo Estetico
Questo non significa automaticamente che una rinoplastica sia impossibile, ma certamente il rischio chirurgico può essere maggiore rispetto a un naso mai trattato o mai complicato. Dopo una necrosi, infatti, possono esserci:
* alterazioni della vascolarizzazione locale;
* cicatrici interne;
* fibrosi dei tessuti;
* assottigliamento o sofferenza cutanea residua.
Tutti elementi che rendono il comportamento dei tessuti meno prevedibile.
Detto questo, una rinoplastica ricostruttiva o secondaria può spesso migliorare sia la forma sia l’asimmetria, soprattutto se eseguita da un chirurgo con esperienza specifica in rinoplastica complessa e nasi secondari.
Il rischio di una nuova necrosi non può essere definito “alto” in assoluto senza visita, ma sicuramente va considerato con prudenza e valutato caso per caso in base a:
* qualità attuale della cute;
* estensione della necrosi avuta;
* condizioni della circolazione locale;
* presenza di cicatrici;
* eventuali innesti o trattamenti precedenti.
In alcuni casi può essere utile attendere tempi adeguati di stabilizzazione dei tessuti prima di reintervenire, proprio per ridurre il rischio di complicanze.
Il consiglio è di affidarsi solo a una valutazione specialistica molto approfondita, possibilmente con fotografie pre e post necrosi e un esame diretto dei tessuti, perché nei nasi già compromessi la pianificazione chirurgica è fondamentale quanto l’intervento stesso.
Dott. Umberto Tozzi
Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
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Salve,
Il suo scenario è complesso: una rinoplastica aperta dopo una necrosi da filler è un intervento ad alto rischio di complicanze, perlomeno più alto rispetto a una rinoplastica primaria, ma il rischio di una nuova necrosi non è automatico né automaticamente “altissimo” per tutti; dipende soprattutto dalla qualità dei tessuti, dalla vascolarizzazione residua e dall’esperienza del chirurgo. In chirurgia rinoplastica, la necrosi cutanea è una complicanza rara; in pazienti con molte rinoplastiche precedenti, il rischio aumenta, ma non è la complicanza principale, piuttosto da tenere in considerazione è la difficoltà soprattutto per cicatrici, tessuto fibroso e scarsa vascolarizzazione.
Il suo scenario è complesso: una rinoplastica aperta dopo una necrosi da filler è un intervento ad alto rischio di complicanze, perlomeno più alto rispetto a una rinoplastica primaria, ma il rischio di una nuova necrosi non è automatico né automaticamente “altissimo” per tutti; dipende soprattutto dalla qualità dei tessuti, dalla vascolarizzazione residua e dall’esperienza del chirurgo. In chirurgia rinoplastica, la necrosi cutanea è una complicanza rara; in pazienti con molte rinoplastiche precedenti, il rischio aumenta, ma non è la complicanza principale, piuttosto da tenere in considerazione è la difficoltà soprattutto per cicatrici, tessuto fibroso e scarsa vascolarizzazione.
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