Gentilissimi, vi ho già scritto per il consiglio sull'intervento della rimozione del calcolo vescica
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risposte
Gentilissimi, vi ho già scritto per il consiglio sull'intervento della rimozione del calcolo vescicale della mia mamma e mi avete gentilmente risposto e chiarito i miei dubbi al riguardo. Spero anche questa volta mi possiate aiutare per capire meglio la situazione attuale.
La mia mamma ha 85 anni e ha la Sclerosi Multipla primaria progressiva ed è sulla sedia a rotelle. Attualmente non fa alcuna terapia,tranne qualche integratore ( magnesio, vitamine B ..).
Nel 2024 ha fatto l'intervento complesso e difficile della colecistectomia ( ha avuto il sindrome di Mirizzi ) , è stata un giorno in terapia intensiva, e poi le era stata posizionata la protesi nel unico rimasto dotto biliare.
Successivamente, per le complicazioni post operatorie, ( la grave infezione addominale dovuta alla negligenza e mancata diagnosi dell'equipe medica dove era ricoverata ) è stata ricoverata per due mesi facendo la terapia antibiotica endovenosa, (fortunatamente e grazie ai medici del nuovo ospedale dove era nuovamente ricoverata) grazie alla quale è guarita . Da allora porta il catetere vescicale. L'anno scorso è stata ricoverata due volte per il posizionamento della nuova protesi nel dotto biliare e poi, per la parziale rottura della tibia ( anche essa risolta portando il tutore per qualche mese) e l'infezione urinaria.Il 27 .01. ha avuto l'intervento endoscopico della rimozione del calcolo vescicale di 2 cm che in realtà era (l'accumulo del sedimento urinario .!) e il diverticolo uretrale. Prima dell' intervento ( giusto qualche giorno prima dell'intervento abbiamo avuto le analisi pronte ) dove risultava l'infezione urinaria da Escherichia Coli. Durante il ricovero l'è stato somministrato il Meropenem. Nel giorno delle dimissioni Il medico che l'ha seguita ha detto che il PCR era normale e che le analisi delle urine vanno bene. Dopo qualche giorno del rientro a casa, le urine nel catetere hanno cominciato ad avere un odore forte ,così ha fatto l'urinocoltura che è risultata positiva ai batteri Pseudomonas aeruginosa ed Escherichia coli. (In passato lei ha già avuto l'infezione da Pseudomonas aeur. e ci è stato consigliato di eseguire i lavaggi vescicali col Ceftriaxone che l'infermiera che segue la mia mamma a domicilio ha eseguito . Dopo la terapia l'urinocoltura era negativa, il batterio era debellato. )
Il nostro medico di base ora le ha prescritto il Ceftriaxone ( per via intramuscolare ) ,perché secondo lui il lavaggio vescicale con antibiotico comporta i rischi della antibiotico - resistenza o l'introduzione di qualche nuovo germe o batterio nella vescica. E lui ci consiglia anche di curare l'infezione e dopo togliere il catetere alla mamma perché sarebbe la fonte delle infezioni e batteri. Prima del ricovero per la rimozione del calcolo vescicale la mia mamma ha avuto l'infezione urinaria da Klebsiella pneumoniae che ha curato con il Bactrim per 8 giorni ( 2 volte al giorno). Dopo la terapia l'urinocoltura era negativa . Durante la terapia però mia mamma era molto stanca, debole, ed anche confusa e irritabile . Due settimane dopo la terapia era ancora debole e stanca.
(Mentre era ricoverata per l'infezione addominale post operatoria per la sindrome di Mirizzi ha avuto gli episodi di delirio e confusione mentale. ) Vorrei chiedervi se nel suo caso è meglio fare il lavaggio vescicale col antibiotico o le iniezioni di Ceftriaxone ?
Ho letto che il Ceftriaxone può essere neurotossico, specialmente a dosi elevate o in pazienti con problemi renali. Può causare encefalopatia, convulsioni o altri effetti collaterali neurologici, specialmente in pazienti con età avanzata.
Grazie mille per ogni delucidazione.
La mia mamma ha 85 anni e ha la Sclerosi Multipla primaria progressiva ed è sulla sedia a rotelle. Attualmente non fa alcuna terapia,tranne qualche integratore ( magnesio, vitamine B ..).
Nel 2024 ha fatto l'intervento complesso e difficile della colecistectomia ( ha avuto il sindrome di Mirizzi ) , è stata un giorno in terapia intensiva, e poi le era stata posizionata la protesi nel unico rimasto dotto biliare.
Successivamente, per le complicazioni post operatorie, ( la grave infezione addominale dovuta alla negligenza e mancata diagnosi dell'equipe medica dove era ricoverata ) è stata ricoverata per due mesi facendo la terapia antibiotica endovenosa, (fortunatamente e grazie ai medici del nuovo ospedale dove era nuovamente ricoverata) grazie alla quale è guarita . Da allora porta il catetere vescicale. L'anno scorso è stata ricoverata due volte per il posizionamento della nuova protesi nel dotto biliare e poi, per la parziale rottura della tibia ( anche essa risolta portando il tutore per qualche mese) e l'infezione urinaria.Il 27 .01. ha avuto l'intervento endoscopico della rimozione del calcolo vescicale di 2 cm che in realtà era (l'accumulo del sedimento urinario .!) e il diverticolo uretrale. Prima dell' intervento ( giusto qualche giorno prima dell'intervento abbiamo avuto le analisi pronte ) dove risultava l'infezione urinaria da Escherichia Coli. Durante il ricovero l'è stato somministrato il Meropenem. Nel giorno delle dimissioni Il medico che l'ha seguita ha detto che il PCR era normale e che le analisi delle urine vanno bene. Dopo qualche giorno del rientro a casa, le urine nel catetere hanno cominciato ad avere un odore forte ,così ha fatto l'urinocoltura che è risultata positiva ai batteri Pseudomonas aeruginosa ed Escherichia coli. (In passato lei ha già avuto l'infezione da Pseudomonas aeur. e ci è stato consigliato di eseguire i lavaggi vescicali col Ceftriaxone che l'infermiera che segue la mia mamma a domicilio ha eseguito . Dopo la terapia l'urinocoltura era negativa, il batterio era debellato. )
Il nostro medico di base ora le ha prescritto il Ceftriaxone ( per via intramuscolare ) ,perché secondo lui il lavaggio vescicale con antibiotico comporta i rischi della antibiotico - resistenza o l'introduzione di qualche nuovo germe o batterio nella vescica. E lui ci consiglia anche di curare l'infezione e dopo togliere il catetere alla mamma perché sarebbe la fonte delle infezioni e batteri. Prima del ricovero per la rimozione del calcolo vescicale la mia mamma ha avuto l'infezione urinaria da Klebsiella pneumoniae che ha curato con il Bactrim per 8 giorni ( 2 volte al giorno). Dopo la terapia l'urinocoltura era negativa . Durante la terapia però mia mamma era molto stanca, debole, ed anche confusa e irritabile . Due settimane dopo la terapia era ancora debole e stanca.
(Mentre era ricoverata per l'infezione addominale post operatoria per la sindrome di Mirizzi ha avuto gli episodi di delirio e confusione mentale. ) Vorrei chiedervi se nel suo caso è meglio fare il lavaggio vescicale col antibiotico o le iniezioni di Ceftriaxone ?
Ho letto che il Ceftriaxone può essere neurotossico, specialmente a dosi elevate o in pazienti con problemi renali. Può causare encefalopatia, convulsioni o altri effetti collaterali neurologici, specialmente in pazienti con età avanzata.
Grazie mille per ogni delucidazione.
E' evidente che le infezioni ripetute e il sedimento urinario che ha mimato il calcolo sono frutto sia del catetere vescicale che della stasi da sclerosi multipla. Stante anche le questione della via biliare, l'ultima cosa da fare è generare tossicità generale con la somministrazione per via generale (intramuscolare o orale o endovena) di antibiotici vari... salvo non sia strettamente necessario e per il più breve tempo possibile. L'unica soluzione utile sono i lavaggi vescicali con un antibiotico non assorbibile (per es. la rifamixina) tramite catetere una o due volte a settimana, magari associato a mannosio e mirtillo rosso. Poi va tenuta una buona pulizia vulvare ed una buona diuresi con frutta/acqua/verdura. Certo è sempre un trattamento palliativo, ma non si può fare di più.
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