Gentili dottori, la situazione all'università con questa persona sta peggiorando sempre più ed è sem

12 risposte
Gentili dottori, la situazione all'università con questa persona sta peggiorando sempre più ed è sempre più tesa.
Sono andato all'università soltanto perché avevo bisogno di un aiuto dalla professoressa.
Salendo le scale per andare al secondo piano avevo un'ansia pazzesca, più di quando ho un esame.
Entrato nello studio si è affacciata questa persona, dopodiché mi sono dovuto mettere fuori per continuare il lavoro.
La situazione sta diventando più problematica, anche andare dalla professoressa per un consulto devo stare continuamente in allerta.
Come faccio? Come faccio a risolvere questa situazione che ormai sta diventando sempre più grande?
Che soluzioni posso trovare?
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
da quello che descrive la situazione all’università è diventata per lei una fonte di forte sofferenza emotiva. L’ansia intensa che prova (fino a superare quella legata agli esami), lo stato di allerta costante e il timore anticipatorio indicano che non si tratta più solo di un disagio circoscritto, ma di qualcosa che sta impattando in modo significativo sul suo benessere e sulla sua possibilità di vivere serenamente l’ambiente universitario.

Quando una relazione o la presenza di una persona viene percepita come minacciosa o destabilizzante, il nostro sistema emotivo entra in modalità di “allarme”, rendendo difficile concentrarsi, chiedere aiuto o svolgere attività quotidiane. In questi casi è importante, da un lato, valutare se esistono strategie pratiche per tutelarsi (ad esempio mediazioni formali, cambi di modalità di contatto, riferimenti istituzionali dell’università), ma dall’altro è fondamentale lavorare su ciò che questa situazione sta attivando dentro di lei: l’ansia, la paura, il senso di impotenza o di perdita di controllo.

“Risolvere” non significa necessariamente eliminare subito il problema esterno, ma recuperare uno spazio interno di maggiore sicurezza e chiarezza, che le permetta di fare scelte più lucide e funzionali. Per questo motivo, vista l’intensità del disagio che descrive, è fortemente consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa aiutarla a comprendere meglio cosa sta accadendo e a costruire strategie personalizzate per affrontarla in modo efficace.

Un supporto psicologico può fare davvero la differenza in momenti come questo.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa

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Dott.ssa Sara Magliocca
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Seregno
Gentile utente, da quello che scrive si sente quanto questa situazione stia diventando pesante per lei. Vivere l’università, che dovrebbe essere uno spazio di studio e crescita, in uno stato di continua allerta dev’essere davvero molto faticoso.
Quando una tensione aumenta così tanto, è importante capire se ci sono stati comportamenti concreti da parte dell’altra persona che la mettono in difficoltà, oppure se si è creata una dinamica che, col tempo, sta alimentando soprattutto l’ansia anticipatoria. Nel primo caso, non è necessario affrontare tutto da solo e può valutare di parlarne con una figura di riferimento. Nel secondo, può essere utile lavorare sul modo in cui l’ansia si attiva e si mantiene, perché l’allerta costante tende a far percepire la situazione sempre più grande.
Se sente che questa dinamica sta incidendo significativamente sulla sua serenità e sulla vita universitaria, potrebbe essere uno spunto importante per un confronto più approfondito in uno spazio psicologico, dove comprendere meglio cosa si sta attivando e come affrontarlo in modo più solido.
Un caro saluto, Dott.ssa Sara Magliocca
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
credo che, come cantava Cocciante, "ci vorrebbe un amico"!
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Barbara Lolli
Psicologo, Psicoterapeuta
Casalecchio di Reno
Buongiorno, le chiedo se questa ansia che lei definisce pazzesca riguarda solo questa professoressa o altri eventi quotidiani?
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
da ciò che descrive sembra che questa situazione stia generando in lei un livello di ansia e di allerta molto elevato, tale da interferire con la sua serenità e con la possibilità di vivere l’ambiente universitario in modo funzionale. Quando una relazione o una presenza viene percepita come così carica di tensione, è importante non sottovalutare il disagio emotivo che ne deriva.

Potrebbe essere utile, innanzitutto, provare a comprendere meglio cosa attiva in lei questa forte reazione (timore del confronto, sensazione di giudizio, esperienze precedenti, ecc.), così da individuare strategie più mirate per gestire l’ansia e affrontare la situazione con maggiore sicurezza. Parallelamente, valutare modalità comunicative più chiare e protettive con le figure coinvolte o ridefinire spazi e tempi di interazione può aiutare a ridurre la percezione di minaccia.

Se questa difficoltà sta crescendo e limitando il suo benessere, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per esplorare ciò che sta vivendo, comprendere le dinamiche in gioco e costruire strumenti efficaci per gestire l’ansia e la relazione.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
le possibilit soluzioni esistono ma al momento credo che lei debba intraprendere una psicoterapia per lavorare su se stesso e gestire l'ansia. Non aspetti
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Capisco bene quanto questa situazione Le stia pesando: l’ansia che descrive non è solo stress da studio, ma una risposta naturale a un contesto che percepisce come minaccioso o insicuro. La sensazione di dover “stare all’erta” è il corpo che segnala disagio emotivo e stress prolungato.
Il primo passo è tutelare se stesso: quando la presenza di questa persona Le genera tensione costante, non è colpa Sua, è un segnale che qualcosa va gestito. Può iniziare a delimitare lo spazio mentale e fisico: concentrarsi sull’incontro con la professoressa come unico obiettivo, evitando interazioni non necessarie con l’altra persona.
In parallelo, può valutare strategie pratiche:
Parlare con la professoressa, spiegando in termini neutri il disagio, chiedendo eventuali soluzioni (orari diversi, modalità diverse di incontro).
Organizzare il lavoro in spazi o orari dove la persona in questione è meno presente.
Imparare tecniche rapide di gestione dell’ansia: respirazione profonda, radicamento dei piedi a terra, micro pause per rilassare la tensione.

Se il disagio cresce, consideri anche un supporto esterno: un counselor o psicologo universitario può aiutare a mettere confini e strategie concrete senza sentirsi sopraffatto.
Lei non è obbligato a subire questa tensione: piccoli passi concreti per proteggersi e delimitare la situazione possono già ridurre molto l’ansia e farLe ritrovare controllo.
Dott. Ubaldo Balestriere
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
si sente quanto questa situazione le stia pesando e quanto le generi ansia ogni volta che va all’università. Questa tensione non è un segnale di debolezza: è il suo corpo che le comunica che serve protezione e centratura.
Non si tratta solo di risolvere il problema esterno, ma anche di ritrovare uno spazio interno di sicurezza. Respirazione, centratura e piccoli confini possono aiutarla a muoversi nello spazio senza sentirsi sopraffatto.
Se lo desidera, possiamo affrontare insieme questo percorso, passo passo, sostenendo il suo equilibrio mentre gestisce questa realtà difficile.

Un caro saluto.
Ubaldo
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Gentile utente, da ciò che descrive sembra che la situazione con questa persona stia trasformando l’università che dovrebbe essere uno spazio di studio e crescita in un contesto associato a forte ansia anticipatoria. Il fatto che l’attivazione sia persino maggiore di quella di un esame indica quanto il suo sistema emotivo stia vivendo quell’incontro come una minaccia relazionale.
Non è solo la presenza dell’altra persona a generare sofferenza, ma il significato che quella relazione interrotta continua ad avere per lei. Quando un conflitto resta “aperto”, il sistema tende a rimanere in stato di allerta. L’evitamento momentaneamente riduce l’ansia, ma a lungo andare rischia di allargare sempre di più lo spazio occupato dalla paura.
La soluzione non è forzarsi a un confronto diretto se non si sente pronto, ma lavorare su due piani. Il primo è pratico, cioè strutturare strategie che le permettano di frequentare l’università in modo prevedibile e sicuro (orari diversi, percorsi alternativi, accordi chiari con la professoressa). Il secondo è interno, ovvero, imparare a regolare l’attivazione ansiosa quando la incontra, attraverso tecniche di respirazione e focalizzazione sul presente, riportando l’attenzione su ciò che sta facendo.
Se sente che questa situazione sta crescendo e limitando la sua vita accademica, affrontarla in un percorso di psicoterapia focalizzato sull’ansia e sulle dinamiche relazionali può aiutarla a elaborare il conflitto e a ridurre la tensione. L’obiettivo non è eliminare l’altra persona dal contesto, ma restituirle libertà di movimento e serenità.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Giulia Bassi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Sacrofano
Gentile utente, mi dispiace che questa situazione stia occupando così tanto spazio mentale e fisico nella tua vita universitaria. Quello che descrivi : quell'ansia che supera persino la tensione di un esame, è un segnale chiaro che il tuo corpo è in modalità "attacco o fuga". È estenuante vivere costantemente in allerta. Se hai un buon rapporto con la professoressa, potresti accennare con estrema professionalità alla tua difficoltà e tentare di trovare una soluzione insieme.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
da quello che descrive si percepisce quanto questa situazione stia diventando per lei fonte di forte tensione e ansia. Il fatto che provi un’attivazione così intensa (addirittura più di un esame) ci dice che per il suo sistema emotivo questa presenza è vissuta come una minaccia, anche se razionalmente potrebbe non esserlo.
In questi casi è importante distinguere due piani:
La gestione dell’ansia nell’immediato, per evitare che la situazione la paralizzi.
La comprensione di cosa rappresenta per lei questa persona, cioè cosa attiva così profondamente.
Nel breve termine può aiutarla:
prepararsi mentalmente prima di entrare in università con una breve respirazione lenta e profonda;
darsi un obiettivo chiaro e circoscritto (“Vado solo per parlare con la professoressa e poi esco”);
evitare di monitorare costantemente l’ambiente, perché l’iper-allerta alimenta l’ansia stessa.
Sul piano più profondo, però, sarebbe utile esplorare cosa teme concretamente: giudizio? conflitto? umiliazione? rifiuto? Senza chiarire questo punto, il rischio è che l’ansia continui ad amplificarsi.
Se sente che la situazione sta “diventando sempre più grande”, può essere davvero utile affrontarla in uno spazio di consulenza psicologica, dove poterla analizzare con calma e strutturare strategie più mirate.
Non è tanto la presenza dell’altra persona in sé, quanto il significato che assume per lei.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
La Sua ansia va affrontata meglio per capirne le ragioni. Se Lei si sente influenzata dalla presenza di questa persona, credo sia utile capre le ragioni di ciò. Ci sono proiezioni in gioco? Questa persona Le ricorda qualcuno della Sua infanzia che Lei ha temuto? sono domande che mi pongo rispetto a ciò che scrive. Forse sarebbe opportuno chiarire meglo tali dinamiche in una psicoterapia di tipo dinamico . Distinti saluti dott.ssa G.Elmo

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