Gentili Dottori, ho una domanda che riguarda l’orientamento sessuale. Faccio una piccola premessa: h

5 risposte
Gentili Dottori, ho una domanda che riguarda l’orientamento sessuale. Le mie fantasie sono sempre state piuttosto variegate e hanno spesso compreso anche persone di sesso femminile, ma mai reali. Erano sempre figure “inventate”, così come, in buona parte dei casi, le persone di sesso maschile. Intorno ai 20 anni, un pensiero mi è balenato nella mente: e se questa presenza di fantasie ANCHE riguardanti donne volesse dire che sono omosessuale? Il pensiero mi ha toccata varie volte nel corso degli anni, ma sono sempre riuscita ad allontanarlo. Infatti, non mi sento omosessuale. O meglio, ho sempre trovato attraenti alcune figure femminili (attrici, modelle, gente in qualche modo “non reale”) ma nella realtà non ho mai sentito il bisogno né la voglia di esplorare e avere rapporti reali con donne. Anzi, tutte le mie relazioni sono state con uomini e quando immagino una relazione la immagino con un uomo. Poi è arrivata la pandemia, è arrivato il consumo compulsivo di contenuti social, e ho cominciato a interrogarmi e a pensarci sempre di più. Ho messo in discussione il mio aspetto (forse la mia preferenza per abiti comodi e dal taglio androgino può derivare da un orientamento represso?), le mie amicizie, le mie preferenze. Ho cominciato a controllarmi ossessivamente. Noto subito se l’apparizione di una donna attraente, su schermo o per strada, suscita in me qualche reazione, tanto che sento di non riuscire più a distinguere una semplice “attestazione” da una reazione di attrazione. Mi è capitato recentemente e ci ho pensato per giorni: ho semplicemente trovato quella ragazza ben vestita o ero attratta da lei? I social, con la proliferazione di etichette e definizioni, che a volte trovo appiattenti, mi ha confusa maggiormente. Continuo a leggere commenti di persone che sembrano farla molto semplice e che invitano a provare, a sperimentare, e mi sento frustrata: ho un ragazzo, non ho intenzione di sperimentare niente, né ora né, credo, nel prossimo futuro. Questo significa che rimarrò per sempre con il dubbio? E rimanere con il dubbio inficerà la mia vita sessuale negli anni? Quello che vorrei è avere gli strumenti per capire se questo mio dubbio proviene da una spinta reale o se mi sto facendo condizionare dall’esterno, come spesso, purtroppo, mi accade. Questa situazione mi provoca disagio, soprattutto nel rapporto con le altre donne. Ho il terrore di potermi scoprire attratta da una di loro o scoprire qualcuna di loro attratta da me, e questo mi impedisce di fare amicizia. Inoltre, vedo sempre più ragazze che si “aprono” a questo tipo di esperienze e di orientamento e sono sicure di sé e la prendono come se nulla fosse e mi domando: ma se davvero non provassi mai un’esperienza omosessuale, mi mancherebbe qualcosa? Sapreste darmi un parere in merito? Sto già seguendo un percorso di psicoterapia che mi sta aiutando a liberarmi un po’ alla volta proprio dalla tendenza a costruire me stessa su stimoli esterni, ma di questo ancora non riesco a parlare. Un’opinione in merito potrebbe aiutarmi. Vi ringrazio.
Dott.ssa Marina Ceruti
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Sessuologo
Como
Sarebbe utile capire da quanto tempo stia seguendo un percorso di psicoterapia e il motivo per cui non riesca a parlarne la/il sua/a terapeuta. Premesso che le fantasie sessuali possono essere varie (e includere anche il suo stesso genere sessuale), mi permetto di farle notare che l’elemento fondamentale su cui lavorare è insito nella sua domanda: IL DUBBIO e non solo in merito all’orientamento sessuale.

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Dott.ssa Ilaria Grasso
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, l'orientamento sessuale è slegato dall'abbigliamento o dalle preferenze estetiche/di stile e non è qualcosa di così stabilito e fisso. Avere delle fantasie non la rende omo/bisessuale, come l'attrazione per il suo genere non è automaticamente legata al desiderio di provare davvero l'esperienza. Le consiglio di parlarne in terapia. In ogni caso, se volesse sperimentare non ci vedrei niente di male, come anche nel caso contrario. Se vuole approfondire, può scrivermi.
Dott.ssa Alice Xotta
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Vicenza
Buongiorno, può avere un'espressione di genere (vestiti, preferenze, modo di camminare, estetica etc ) tendente al maschile, ma questo non fa di lei necessariamente omo/bisessuale.
Le fantasie sono un qualcosa di slegato dal desiderio, ossia con desiderio definiamo quello che vogliamo realmente raggiungere, mentre la fantasia può restare un qualcosa di semplicemente mentale. La sento angosciata dalle sue fantasie, invece ritengo che dovrebbero essere un qualcosa di giocoso da accogliere con piacere, che esse siano solo mentali o che si trasformino in qualcosa di reale poi.
Se una fantasia non prevede danno a nessuno, non può essere considerata malevola, quindi le consiglierei di lavorare in terapia sul perchè lei senta così il bisogno di controllare questo tipo di pensieri.
Una volta che si legittimerà nel poter pensare liberamente si sentirà sicuramente meglio. Questo non prevede necessariamente che poi dovrà attuare per forza questa fantasia e che se non lo farà le mancherà qualcosa nella vita.
ES: un esempio facile per capire meglio: posso fare la fantasia di vivere a New York ed essere una donna di città anche mentre vivo in collina. Non provare mai a vivere in città renderebbe la mia vita meno degna? e se provassi solo per una breve esperienza la città, vorrebbe dire che non mi piace più la collina?

La vita non è tutto bianco o nero, ci sono molte sfumature e le fantasie ricordano proprio la creatività della nostra mente
Ne parli con il suo terapeuta e se ha bisogno mi dica pure.

In bocca al lupo
Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
Gentile utente,
le propongo di considerare la psicoterapia con un sessuologo come un'opportunità preziosa per esplorare e comprendere più a fondo le difficoltà che sta attraversando. La psicoterapia, infatti, rappresenta un cammino di consapevolezza, in cui avrà l'opportunità di esplorare, in un contesto sicuro e riservato, i suoi pensieri, emozioni e comportamenti. Si tratta di uno spazio protetto, dove potrà affrontare le sue preoccupazioni senza alcun giudizio, ma con il supporto di un professionista che la accompagnerà nel processo di riflessione e comprensione.
Esistono diverse modalità terapeutiche che, pur perseguendo lo stesso obiettivo di miglioramento del benessere emotivo e relazionale, si distinguono per i loro approcci. La psicoterapia psicodinamica, ad esempio, le permetterà di indagare le radici più profonde dei suoi vissuti, esplorando le dinamiche inconsce che influenzano il suo presente. La scelta dell'approccio più adatto sarà una decisione condivisa con il terapeuta, che prenderà in considerazione le sue specifiche necessità e caratteristiche.
Un percorso psicoterapico non solo la aiuterà a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, ma le offrirà anche gli strumenti per affrontare le difficoltà quotidiane in modo più sereno e consapevole, promuovendo una qualità della vita più soddisfacente e appagante.
Cordialmente
Dottor Mauro Vargiu
Dott.ssa Daniela Canorro
Psicologo, Sessuologo, Professional counselor
Padova
Gentile,
nel suo racconto emerge un aspetto che è importante chiarire, perché spesso non è conosciuto abbastanza rischiando di generare confusione: attrazione, fantasie, desiderio e orientamento non sono livelli sovrapponibili.
La letteratura sulla sessualità evidenzia che possono esistere diversi piani dell’esperienza erotico-affettiva — attrazione fisica, attrazione romantica, fantasie, desiderio relazionale, comportamento — che non necessariamente coincidono tra loro. Una persona può avere fantasie che coinvolgono figure di un certo sesso senza che questo si traduca in un desiderio di relazione o di esperienza concreta con persone reali di quel sesso.
Un punto particolarmente rilevante riguarda la distinzione tra fantasie e desideri.
Le fantasie appartengono all’ambito dell’immaginario: possono essere libere, simboliche, mutevoli e non vincolanti, e non richiedono di essere agite. Il desiderio, invece, include una spinta verso la realtà, verso il voler mettere in atto qualcosa con una persona reale. Questa distinzione è fondamentale, perché avere fantasie non implica automaticamente una preferenza, un orientamento o una volontà di sperimentazione.
Nel suo caso, lei descrive fantasie che spesso coinvolgono figure non reali o idealizzate, mentre nella vita concreta il suo orientamento affettivo e relazionale è rimasto coerente nel tempo. Questo permette di considerare fantasie e vissuto reale come dimensioni diverse dell’esperienza, senza che una debba necessariamente spiegare o giustificare l’altra.
Il disagio che oggi sperimenta sembra legato soprattutto al processo di auto-monitoraggio continuo: controllare le reazioni, interrogarsi sul loro significato, cercare di distinguere ciò che è una semplice osservazione da ciò che potrebbe essere attrazione. In questo stato, l’esperienza rischia di perdere naturalezza. Dal punto di vista clinico, non esiste un obbligo a fare esperienze per legittimare ciò che si sente, né il non desiderarle indica una mancanza.
Il dubbio, di per sé, non è qualcosa che va necessariamente risolto. Può diventare fonte di sofferenza quando viene trattato come una domanda identitaria urgente richiedere una risposta immediata.
Resto a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.
Un caro saluto
Dott.ssa Daniela Canorr
Psicosessuologa clinica, Counselor relazionale

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