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Esperienze

Mi occupo di benessere psicologico e relazionale, con particolare attenzione alle tematiche legate alla sessualità, all’autostima e alla consapevolezza personale. 

Sono psicologa e sessuologa clinica, con una formazione quadriennale in sessuologia e attualmente specializzanda in psicoterapia presso il CISSPAT di Padova.
Integro nella mia pratica clinica il Training Autogeno, una tecnica di rilassamento utile per la gestione dell’ansia, dello stress e delle difficoltà psicosomatiche.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Sessuologia
  • Counseling individuale
  • Counseling di coppia e familiare

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Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    60 €

  • Consulenza online

    60 €

  • Prima visita sessuologica

    60 €

  • Colloquio individuale

    60 €

  • Colloquio psicologico online

    60 €

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Studio Dott.ssa Canorro

Largo Europa, 12, Padova 35137

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4 recensioni

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  • D

    Professionale, disponibile e molto umana. La consiglio

     • Studio Dott.ssa Canorro consulenza di coppia  • 

    Dott.ssa Daniela Canorro

    Grazie per il suo riscontro e per la fiducia. Un caro saluto


  • F

    La Dottoressa mi hai aiutato tantissimo con professionalità e competenza. E’ stata molto empatica ed efficace.

     • Studio di consulenza online colloquio psicologico online  • 

    Dott.ssa Daniela Canorro

    Grazie davvero per il suo feedback. Mi fa molto piacere sapere che si è sentito/a a proprio agio. Sono qui se vorrà proseguire il percorso.


  • A

    In una parola meravigliosa. Grazie dott.ssa per la sua presenza, disponibilità

     • Studio di consulenza online consulenza online  • 

    Dott.ssa Daniela Canorro

    La ringrazio di cuore per le sue parole così sentite. Mi fa davvero piacere sapere che si è sentita accolta e seguita con attenzione. È una grande soddisfazione poterle essere d’aiuto e accompagnarla con disponibilità nel suo percorso.

    Un caro saluto


  • S

    Ho incontrato la dott.ssa Canorro in varie sedute online allo scopo di poter superare un momento particolarmente impegnativo e stressante della mia vita. La sua capacità di ascoltare e permettermi di ascoltare me stessa mi ha portato a raggiungere una maggiore consapevolezza e degli strumenti utili per attraversare le difficoltà. Consiglio la dottoressa Canorro in quanto professionista competente ed attenta.

     • Studio di consulenza online colloquio psicologico online  • 

    Dott.ssa Daniela Canorro

    Grazie di cuore per le belle parole. Sono davvero felice che il nostro percorso le abbia dato sostegno e strumenti utili per affrontare le difficoltà. Le auguro di continuare con serenità il suo cammino.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 28 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buonasera Gentili Dottori e Buon inizio di un Nuovo Anno. Stavo con un uomo piu' grande di me di 15 anni..io ho 30 anni, uomo con cui pensavo ci potesse essere una relazione seria ma ho capito tempo dopo che per lui era solo una relazione fisica,.nessun sentimento, a differenza dei miei sentimenti...l'ho capito per una situazione spiacevole creata da me per cui ora mi sento in colpa, penso di aver rovinato tutto..in quel periodo mia madre stava molto male (scoperto una brutta malattia e dopo qualche mese è morta) ma dopo aver avuto un rapporto fisico con quest' uomo, gli confidai di mia madre, della mia preoccupazione credendo di ricevere da parte sua parole di conforto, un abbraccio ma invece si era come trasformato; con un tono infastidito, mi disse: "allora pensa a tua mamma, falla contenta, mi spiace per tua mamma; se vuoi possiamo continuare a parlare come facevamo prima, io mi trovavo bene a parlare con te, ho raccontato a te cose che non ho mai raccontato a nessuno, se non mi vuoi piu' salutare non mi salutare nemmeno.
Ho sbagliato, e' stato un impulso, colpa del lavoro, sono stato un cretino, io che sono più grande di te" .Lui parlava velocemente mentre io non riuscivo a dire niente perché mi ero accorta che quando provavo a pronunciare qualche parola, avevo la voce rotta e cercavo di trattenere le lacrime ma non riuscivo..In realtà nei suoi occhi leggevo altro rispetto a questo suo discorso sconnesso, incomprensibile..Sicuramente ho sbagliato il momento, forse l'ho ferito involontariamente e magari lui aveva altri problemi in testa e sono stata insensibile..ho deciso di confidarmi con lui data la nostra intimità e mi sentivo bene con lui. Dopo un anno da tutto ciò in cui non c'è stato più niente, nessun contatto, nessun rapporto, ci siamo rincontrati per caso ma si è comportato facendo l'indifferente ( penso che sia peggio dell'odio) abbassando la testa nel passare vicino a me, evitandomi e trattandomi da estranea..è come se mi volesse punire..di sua iniziativa non mi ha detto neanche un ciao, sono stata io a dirgli "ciao" dopo aver esitato per un po' nel trovarmelo di fronte a me..lui penso sorpreso nel rivedermi, ha solo risposto "ciao".. avrei voluto chiedergli come stesse ma ho avuto paura che si infastidisse..io non riesco a provare odio nonostante quell' episodio..mi è dispiaciuto questo suo comportamento..non so più che pensare, come comportarmi..Vi ringrazio per il vostro parere ed aiuto.

Buongiorno, grazie per aver condiviso una vicenda così delicata e carica di sofferenza. Provo a restituirle in modo ordinato ciò che emerge dal suo racconto.
Lei ha vissuto una relazione in cui il suo coinvolgimento emotivo era orientato a un legame affettivo, mentre dall’altra parte l’interesse sembrava prevalentemente fisico. Questo scarto è diventato evidente in un periodo per lei particolarmente fragile, segnato dalla grave malattia di sua madre e da un bisogno comprensibile di sostegno e vicinanza.
Il tentativo di confidarsi con questa persona appare coerente con il livello di intimità che lei sentiva di avere con lui. La reazione che ha ricevuto, invece, è stata vissuta come fredda e disorientante, lasciandole un forte senso di colpa e molti interrogativi su ciò che avrebbe potuto fare o dire diversamente.
A distanza di tempo, l’incontro casuale e il comportamento evitante di quest’uomo hanno riattivato il dolore legato a quella esperienza, rafforzando la sensazione di essere rifiutata o messa da parte, e rendendo più difficile dare una chiusura a quanto accaduto.
Dal suo racconto emerge come lei tenda ad attribuirsi gran parte della responsabilità dell’episodio, mentre resta poco spazio per interrogarsi sui limiti, sulle difficoltà o sulle modalità relazionali dell’altra persona. È importante distinguere ciò che riguarda i suoi bisogni emotivi — che erano legittimi — da ciò che non dipendeva da lei.
Più che chiedersi come comportarsi nei confronti di lui, può essere utile spostare l’attenzione su di sé: comprendere cosa questa relazione ha rappresentato, perché il senso di colpa è ancora così presente e come elaborare un legame che per lei è stato significativo.
Un percorso di confronto psicologico può aiutarla a rimettere ordine tra emozioni, aspettative e responsabilità, permettendole di chiudere questa esperienza con maggiore chiarezza e tutela di sé. Un caro saluto.
Dott.ssa Daniela Canorro
Psicosessuologa clinica, Counselor relazionale

Dott.ssa Daniela Canorro

Salve, qualche mese fa il mio professore universitario ha chiesto in aula quanti eterosessuali ci fossero e quanto quest'ultimi fossero sicuri di esserlo veramente. Quel giorno non ero presente in aula, ma i colleghi mi hanno raccontato il fatto, ci siamo fatti due risate e siamo andati oltre. Io avevo già (dall'inizio del semestre), una forte ansia al quale però non riuscivo a trovare un perchè, se non la paura del futuro (considerato che sono al terzo anno). Nelle settimane seguenti ho avuto diversi problemi a casa, per cui avevo deciso di allontanarmi un po' e stavo mettendo alle spalle anche vecchie relazioni (con ragazze) andate purtroppo a male. Il livello di stress era molto alto e una sera, due giorni dopo l'ultimo litigio a casa, mentre mi mettevo a letto una voce nella testa comincia a dirmi insistentemente che ero g*y, cominciandomi a bombardare di immagini a sfondo omosessuale e pensieri intrusivi. Quella sera li' ho avuto un momento di forte depressione e chiamando mio fratello in stanza gli racconto l'accaduto e gli dico letteralmente ''non sento nulla in questo momento'', lui mi chiede se io fossi g*y e io gli dico: ''no, non credo.. ma ho paura che potrei diventarlo magari in futuro''. Da li' in poi è diventato un inferno, check, test, compulsioni, notare anche un piccolo particolare in un uomo mi manda in crisi, paura a stare vicino i miei amici al punto da tremare, micro sensazioni, sogni e tutto il resto. Inizialmente vado da una psicologa che però approfondisce la questione da un lato prettamente psicologico/filosofico, poi vado da un neuropsichiatra. Lui inizialmente parla di omosessualità latente e questa cosa mi manda in ansia totale, ma io ho un rifiuto totale verso gli uomini. Mi prescrive Brintellix e finchè arrivo a prendere 18 gocce la situazione sembrava essere migliorata, riprendo con la masturbazione verso le figure femminili, l'eccitazione spontanea c'è solo verso le donne e tutto bene. Da quando prendo 20 gocce, l'ansia è ritornata e con essa anche il rimuginare. Questa situazione sta distruggendo la mia vita giorno dopo giorno.Inoltre quando il dubbio sull'orientamento svanisce, i pensieri vanno sul ''ma sei totalmente sicuro di essere un uomo?''.
Ho 25 anni e sfortunatamente non ho una vita sessualmente attiva, ma io non ho chiesto tutto ciò. Avevo paura di scoprire qualcosa di me, ma era una paura irrazionale, temevo di poter sbandare a causa dell'allontanamento da casa, delle relazioni andate a male, ma questo è nettamente peggio.. sento di avere un intruso dentro casa che si è imposto di vivere con me. Concludo dicendo che se fosse stato qualcosa di latente, avrei comunque provato piacere e sarebbe stata qualcosa di graduale o che comunque negli anni si sarebbe un minimo notata, ma tutti abbiamo avuto i nostri idoli e la mia storia è sempre stata coerente con l'eterosessualità. Se questo per me non fosse stato un problema per ora starei qui a discutere di queste cose e ad ingerire gocce per stare meglio.

Buongiorno,
il vissuto che descrive è caratterizzato da una sofferenza intensa e continuativa, alimentata da pensieri che si presentano in modo insistente e che tendono a occupare gran parte della sua attenzione. In questi stati di forte attivazione ansiosa, la mente può fissarsi su temi particolarmente sensibili per l’identità personale, trasformandoli in dubbi ricorrenti che non trovano una risposta stabile. Quando il livello di ansia è elevato, i pensieri non funzionano come riflessioni deliberate o come segnali affidabili di ciò che si desidera o si è, ma come contenuti automatici che emergono e si impongono, spesso accompagnati dal bisogno di controllare, verificare o rassicurarsi. Questo processo può diventare molto faticoso e dare la sensazione di avere “qualcosa che non appartiene” dentro la propria mente.
In queste condizioni, cercare di capire il significato dei pensieri o di arrivare a conclusioni su di sé tende a non portare sollievo, perché l’ansia non si riduce attraverso l’analisi del contenuto, ma attraverso la riduzione del rimuginio e dell’ipercontrollo. Più si tenta di risolvere il dubbio, più il dubbio rimane attivo.
È importante sottolineare che ciò che sta vivendo non definisce chi è, né obbliga a trarre conclusioni sulla propria identità. In momenti di forte stress emotivo e psicologico, la mente può produrre pensieri molto distanti dall’esperienza abituale di sé, senza che questo abbia un significato profondo o permanente.
La priorità, in questa fase, è ridurre il livello di sofferenza e recuperare una maggiore stabilità interna.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Un caro saluto
Dott.ssa Daniela Canorro
Psicosessuologa clinica, Counselor relazionale

Dott.ssa Daniela Canorro
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