Gentili dottori, ho dei problemi di comunicazione con un collega di lavoro che vive all’estero da du

Gentili dottori, ho dei problemi di comunicazione con un collega di lavoro che vive all’estero da due anni. È un coetaneo di 34 anni con cui ci fu qualcosa sul lavoro e ci si piaceva molto ma poi finito il lavoro di qualche mese è tornato in Svizzera per intraprendere una nuova vita con la sua compagna. Ho sempre cercato di instaurare un semplice rapporto di amicizia con molta fatica nella comunicazione è una persona riservata che non ama essere raggiungibile come persona. Non so infatti né in che città viva né il lavoro che faccia ora, si parla del più e del meno volentieri e anche abbastanza frequentemente pur non gradendo corrispondenze. Mi ha detto di rispettare la sua riservatezza che è così anche con gli amici stretti. È stato in psicanalisi per molti anni e ha difficoltà ad esprimere pensieri relativi alla sfera emotiva. dopo un anno che non ci si è visti c’è stata una sorta di corrispondenza tra noi ma sempre via chat mi disse di contarci a dicembre di risentirsi a voce di stare serena che siamo amici che quando tornerà me lo farà sapere. Non c’è mai stato altro contatto se non via chat è un paio di vocali. ho proposto una videochiamata ma mi ha detto così “mi mette un po’ a disagio la videochiamata, non ti mentirò” cosa significa non ti mentirò? Mi dice che quando tornerà me lo farà sapere per illudermi? Gli richiesi anche nel merito se aveva davvero il piacere di rivedersi e c’era la voglia e mi ha detto sì ma non credo di tornare presto sto lavorando molto. Ora gli ho chiesto a proposito di una chiamata se per lui è fattibile ma esita a rispondermi. Non comprendo le problematiche o come vuole vivere l’amicizia con me considerando non ama mandare messaggi o chattare mi ritrovo confusa e non so come affrontare la situazione con questa persona considerando mi dice sempre ti voglio bene ti stimo ma non capisco questa corrispondenza, poi però mi chiede anche lui qualcosa e io esito a rivelarmi in chat o raccontarmi perché non comprendo le sue ragioni per limitarmi ad una chat se pensa che ci rivedremo. Pensate abbia bisogno di più tempo per decidere? Perché mi limita nella comunicazione così pur dicendomi siamo amici? Non comprendo come voglia vivere l’amicizia con me e mi spiace ci siano tanti problemi in una videochiamata o una semplice chiamata pur magari desiderandola? Perché non riesce ad essere più chiaro verso di me?

26 risposte


In ambito psicologico sistemico relazionale, la situazione che stai descrivendo potrebbe essere interpretata come un problema di confusione di ruoli e di frontiere tra due persone che hanno avuto una relazione lavorativa che si è evoluta in una forma di amicizia. Il tuo collega sembra essere una persona riservata e con difficoltà ad esprimere i suoi pensieri e le sue emozioni, potrebbe quindi avere delle difficoltà a comunicare apertamente con te riguardo alla natura della vostra relazione e al suo modo di gestirla. È possibile che il tuo collega si senta in imbarazzo o a disagio nel comunicare in modo più intimo o diretto con te, specialmente tramite videochiamate o chiamate vocali. Il suo rifiuto di accettare una videochiamata potrebbe essere legato alla sua natura riservata e alla sua difficoltà nell'esprimere emotivamente. Allo stesso tempo, le sue parole e i suoi gesti sembrano indicare che ci tiene a te e alla vostra amicizia, ma potrebbe avere difficoltà a comunicarlo in modo chiaro e diretto. Potrebbe avere bisogno di più tempo per affrontare le sue emozioni e le sue resistenze verso una comunicazione più aperta e diretta con te. È importante che tu rispetti la sua riservatezza e le sue modalità di comunicazione, ma allo stesso tempo potresti cercare di esprimere le tue aspettative e i tuoi bisogni in modo chiaro e aperto, cercando di capire insieme a lui come gestire al meglio la vostra amicizia, anche a distanza. Potrebbe essere utile cercare un compromesso tra le tue esigenze di comunicazione e le sue resistenze, per garantire una comunicazione migliore e più chiara tra voi due. Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio di consultazione. Dott. Cordoba

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Da come leggo tra voi c'è stata una tenera amicizia, prima che tornasse in Svizzera per intraprendere nuovamente la sua vita e probabilmente una convivenza...giusto?! Questo passaggio, se fosse avvenuto così potrebbe aver messo un'ulteriore barriera tra voi, oltre la lontananza e la difficoltà a comunicare in modo chiaro e libero. La riservatezza del tuo collega si espanderà anche nel proprio rapporto di coppia, potrebbe essere che non senta di rispettarlo attraverso il dialogo con una persona che gli è piaciuta, e forse non solo come amica? Leggendo inoltre la tua descrizione non mi sembra di aver letto se tu, nonostante il suo modo riservato, riesca ad attuare una modalità di comunicazione più chiara ed efficace a rendere evidente il tuo unico intento di amicizia? I rapporti di amicizia tra uomo e donna possono essere molto intensi e a volte fraintesi. Se l'insicurezza fosse da entrambe le parti, per di più avvenendo a distanza, per messaggi in chat e tra un impegno e l'altro nelle vostre reciproche giornate di vita quotidiana, si amplificherebbe nel parlare confusione e incertezze, al punto di creare ambiguità di comunicazione a discapito della sua efficacia e risoluzione. Altra cosa come mai, nonostante queste difficoltà, tieni tanto a mantenere i contatti con questa persona? E' molta e varia la curiosità che nasce da questa tua descrizione, soprattutto per interesse relazionale, sono a tua disposizione se volessi approfondire attraverso un colloquio diretto Dott'ssa Federica Rododendro


Buongiorno, la sua descrizione è di un'amicizia vissuta in modo piacevole ed interrotta dalla cambiamento di vita dell'altro. I molti dettagliata fanno ipotizzare ad una risposta professionale che necessita di un consulto psicologico anche online. Un caro saluto Dssa Vincenza Papeo


Gentile utente, da settimane ormai riceviamo le sue domande relative a come gestire questa amicizia con il suo collega che vive all'estero perciò mi sembra doveroso risponderle in modo sincero e aperto. Considerando quante volte si è prodigata nello spiegare la sua situazione, mi sembra sempre più improbabile che lei stia cercando di mantenere vivo un semplice rapporto di amicizia. Più volte questa persona le ha fatto capire che non desidera fare chiamate o videochiamate e che non gradisce niente di più di un messaggino ogni tanto ma sembra che lei non riesca ad accettare questa realtà. Ha considerato la possibilità che il suo ex-collega non voglia ferire i suoi sentimenti ma che si senta messo alle strette dalle sue richieste a cui non vuole dare seguito? Anche se fa molto male, a volte è necessario accettare che le altre persone possano non voler più mantenere i contatti con noi, non perché in noi debba esserci qualcosa di sbagliato ma soltanto perché quel rapporto è finito. Le relazioni (non solo di amicizia ma di ogni genere) funzionano se c'è interesse reciproco ma in questo caso non mi pare ci sia: molte volte ci ha descritto la riluttanza di questo ex-collega a rispondere ai suoi messaggi. Credo anche sia improbabile che non risponda perché ha fatto psicanalisi o perché ha difficoltà ad esprimere i propri sentimenti; è più probabile che si senta invece importunato. Inoltre, sempre considerando quante volte ci ha contattati sempre in merito allo stesso problema, mi sento di dirle che per lei questo rapporto sta diventando un pensiero talmente ricorrente da compromettere la sua qualità di vita. Ritengo perciò importante che lei contatti un professionista per esplorare le modalità più adatte a gestire relazioni di ogni genere, per imparare ad accettare la non reciprocità e per uscire dal circolo vizioso in cui sembra essere rimasta incastrata. Spero di esserle stata realmente utile e le auguro tutto il meglio, Dott.ssa Giorgia Maimone


Buongiorno e grazie per aver condiviso la sua situazione. Sarebbe opportuno esplicitare la situazione durante un colloquio psicologico, al fine di approfondire diversi aspetti. Rimango a disposizione. Dr Samanta Carrubba Psicologa Caltanissetta


Buongiorno, mi sembra di capire che lei ed il suo amico/ collega nutriate interessi diversi che lei può provare a comunicare, Cordiali saluti, Giada Bruni


Buongiorno, lei vorrebbe un tipo di relazione, che appare non corrisposta nella medesima modalità da parte dell'altro. La inviterei per tanto a riflettere sul senso che possa avere per lei fare parte di una relazione sbilanciata in cui è più orientata a darsi che a ricevere. Una psicoterapia potrebbe aiutarla ad esplorare meglio questo aspetto del suo modo di stare in questo ma probabilmente anche in altri rapporti. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Salve, comprendo a pieno la sua situazione, ma credo che debba cominciare ad accettare il fatto che il suo ex collega non vuole più avere contatti con lei. Il nascondersi dietro futili scuse, tipo imbarazzo per una chiamata, è una chiara richiesta di non voler essere più in contatto con lei. Comprendo che sia difficile accettare un allontanamento, dopo quello che avete vissuto, ma purtroppo le belle parentesi sono destinate a chiudersi. Ha avuto una piacevole frequentazione con questa persona, adesso è arrivato il momento di lasciarla andare e tenere il bel ricordo con lei, per poter trovare una nuova persona con cui condividere altri momenti altrettanto piacevoli. Se riesce a lasciare andare sicuramente avrà nuove esperienze anche più gratificanti. Spero di averla aiutata, per qualsiasi dubbio rimango a disposizione anche online. Buona giornata dottoressa Gabriella Cascinelli


Buongiorno, mi pare di capire che lei sia molto presa da questa situazione e che il suo ex collega non sia molto chiaro con lei. Purtroppo non è possibile cambiare l'altro o forzarlo a darci qualcosa che lui stesso non vuole, si tratti anche solo di chiarezza. Quello su cui lei può agire è lei stessa, quindi sul fare chiarezza se è giusto per lei reggere emotivamente questo limbo del non sapere o dell'attesa e del "non detto" o proseguire nella sua vita cercando di raggiungere una situazione che la renda felice. Rimango a disposizione Ilenia Corradin


Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive. Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL


Buongiorno, alla luce delle continue e ripetitive richieste le consiglierei di intraprendere un percorso di psicoterapia per approfondire i nodi che la tengono così agganciata ad una persona che non le risponde. Anche perchè queste mancanze sembrano portarle notevole sofferenza. Indagherei la possibile presenza di un DOC da relazione. P.S. quando una persona non ci risponde vuol dire che non ci vuole rispondere. Quando una persona si sottrae ad una frequentazione significa che non vuole proseguire nella frequentazione. Non c'è molto altro di nascosto da scoprire.


Salve, La situazione che hai descritto sembra complessa, con difficoltà di comunicazione e comprensione reciproca con il tuo collega. È importante ricordare che ogni individuo ha il proprio modo di vivere le relazioni e la comunicazione. Potrebbe essere utile rispettare la sua riservatezza e i suoi limiti, cercando di stabilire un dialogo aperto sulle aspettative e i bisogni reciproci. Accettare il suo modo di comunicare potrebbe essere un passo importante per mantenere una connessione amichevole. Tuttavia, se queste difficoltà ti causano disagio significativo, potrebbe essere utile esplorare l'opportunità di confrontarti con un professionista della salute mentale per ottenere un supporto più approfondito. Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti. Dott.ssa Francesca Gottofredi.


Buongiorno, grazie per aver condiviso questo tuo pensiero con noi. Sembra che tu stia vivendo una situazione complessa con questo collega. È evidente che ci sia una sfida nella comunicazione e che ci siano differenze nel modo in cui entrambi affrontate le relazioni e la disponibilità a comunicare. È possibile che il tuo collega abbia difficoltà a esprimere apertamente i suoi sentimenti e le sue esigenze emotive, come evidenziato dalla sua resistenza alle videochiamate e alla comunicazione diretta. Potrebbe essere utile rispettare la sua riservatezza e i suoi tempi, ma al contempo esprimere chiaramente le tue esigenze e aspettative riguardo alla relazione. Comunica apertamente il tuo desiderio di mantenere un rapporto di amicizia e il tuo interesse a condividere esperienze e conversazioni più approfondite, ma rispetta anche i suoi limiti e le sue preferenze. Tuttavia, se la situazione continua a causarti frustrazione o confusione, potrebbe essere utile cercare il supporto di uno psicologo o di un consulente per esplorare ulteriormente le dinamiche della relazione e trovare strategie per gestirla in modo più soddisfacente per entrambi. È importante prendersi cura delle proprie esigenze emotive e relazionali mentre si naviga attraverso situazioni complesse come questa. Un saluto, Dr. Vittorio Penzo.


Gentile utente, comprendo il disagio che questa relazione non definita le provoca. Certamente non è una condizione facile e chiara da definire, ma forse è proprio questo a mantenerla in vita. Lei cerca un rapporto con questo collega, che saltuariamente sembra accorgersi o avvicinarsi, in un modo che risulta quasi manipolativo nel suo essere incostante. Ha mai pensato all ipotesi che forse lui non sarà mai pronto? Rispondendo alla sua domanda. E lei sente davvero ad oggi di riuscire a mantenere un rapporto di amicizia con questo collega o spera che qualcosa di trasformi? Forse dovrebbe fare chiarezza anche con le sue emozioni... L'immagine che mi rimanda é quella di una barca nel mare aperto, in balia delle onde, che si muove con esse, ma senza ancora aver trovato una direzione verso cui orientarsi Spero di esserle stata di spunto per una riflessione personale. Resto a sua disposizione e, se decidesse ad iniziare un percorso per andare ancora più a fondo rispetto a questa marea, ricevo anche online. La saluto cordialmente, dottoressa Gabriella Caracciolo


Gentile utente, grazie per aver condiviso i suoi dubbi con noi. Comprendo le sue difficoltà e preoccupazioni, e mi dispiace molto per i vissuti negativi che da queste scaturiscono. Se dovesse ritenerlo opportuno o necessario, mi rendo disponibile a cominciare con lei un percorso online, utile per esplorare ed approfondire le sue emozioni, esperienze e valori modo ssa trovare una strada percorribile verso la serenità. Qualora dovesse avere altre domande, o desiderasse ricevere ulteriori informazioni, non esiti a contattarmi. Un caro saluto, dott.ssa Anastasia Giangrande.


Buonasera, capisco il Suo stato di disorientamento. Non sa, come valutare la Sua relazione con l'ex collega. Non sa mettere insieme quello che ci è stato in passato con quello che ora è il presente, si trova davanti ad una distanza che non si sa spiegare, Le mancano delle informazioni e cerca disperatamente di trovarle. Talvolta dobbiamo semplicemente accettare le scelte degli altri anche se possono sembrare lontane dalla nostra logica. Se si pretende un rapporto diverso da quello che l'altro non vuole o non può dare, non si sta nella realtà. Solo la rassegnazione può far nascere delle cose e dà libertà a Lei e anche all'altro. Le consiglio vivamente un lavoro con un esperto per affrontare la Sua capacità di vicinanza. Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti Dott.ssa Monika Elisabeth Ronge


Buongiorno mi permetto di anticipare che quello che ora scriverò dovrà prenderlo "con le pinze" in quanto non avendo un colloquio diretto con lei non ho feedback da parte sua per capire se ho compreso bene la situazione descritta e i suoi vissuti a riguardo. A me infatti sembra che le domande siano due e non una: cosa desidera lei nella relazione con questo collega, e cosa desidera lui nella relazione con lei. Dal suo racconto mi sembra di percepire una relazione professionale che ha avuto in passato un momento di avvicinamento più intimo (e non mi è chiaro se solo sul piano amicale o anche sentimentale/sessuale) dopodichè c'è stato un allontanamento/separazione: per il trasferimento del collega in Svizzera? perchè il collega ha riniziato lì una nuova vita con la compagna? O per entrambe? E nel frattempo una maggiore distanza da lei sul piano della relazione...ma in che senso? solo professionale e non più confidenziale/amicale? O non più confidenziale/amorosa? Mi scusi per i termini poco tecnici ma spero di farmi capire. Forse è importante prima di tutto comprendere cosa la disturba di questo allontanamento, cosa le manca di lui. Claudia Rasetti


Lei sta cercando risposte da questa persona, in realtà le domande e le risposte le dovrebbe rivolgere a se stessa. Le consiglio vivamente di contattare un collega o una collega. Sono ovviamente a disposizione anche on line . Cordiali saluti. Dott.ssa Rosa Genovese

Dott.ssa Rosa Genovese

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psicologo clinico

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Gentile utente, posso comprendere la situazione di confusione che possa generare questa situazione. Lei cosa si aspetta o vorrebbe da questa persona? Provi a dirglielo nel rispetto dei confini e dei tempi che questa persona chiede. Può fare un primo passo comunicandogli ciò che sente. Resto a disposizione. Saluti Dott.ssa Angela Donadio


Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso i suoi dubbi con noi. Comprendo le sue difficoltà e le sue preoccupazioni, e mi dispiace per i vissuti negativi che queste le provocano. Qualora dovesse ritenerlo opportuno o necessario, mi rendo disponibile a cominciare con lei un percorso , che potrebbe tornarle utile per esplorare ed approfondire le sue emozioni, esperienze e valori al fine di trovare una strada percorribile e ritrovare la serenità. Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza. Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi. Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico

Dott. Daniele D'Amico

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Grazie per aver condiviso questa situazione complessa. Comprendo quanto possa essere difficile navigare una relazione che sembra sospesa tra amicizia e incertezza. Da quanto descrive, il suo collega sembra essere una persona riservata e abituata a mantenere distanze emotive, forse per caratteristiche personali o per esperienze passate, come i suoi anni di psicoanalisi. Questa tendenza alla riservatezza potrebbe spiegare la difficoltà nel concedersi apertamente, anche in una relazione amicale. Le sue risposte, come “non ti mentirò” o “ti voglio bene, ti stimo”, possono sembrare ambigue, ma potrebbero riflettere un desiderio genuino di mantenere un legame amichevole, pur definendone limiti ben precisi. La sua difficoltà con videochiamate o telefonate sembra più legata a un disagio personale che a una mancanza di interesse verso di lei. Non necessariamente il suo atteggiamento indica un’intenzione di illuderla, ma piuttosto un modo per vivere la relazione nei suoi termini, mantenendo un controllo su quanto condivide e come. È normale sentirsi confusi quando i segnali dell’altro sono misti, ma potrebbe essere utile concentrarsi su ciò che lei desidera da questa relazione. Se l’attuale modalità di comunicazione non soddisfa i suoi bisogni, potrebbe valere la pena parlarne apertamente con lui, senza insistere ma esprimendo con calma i propri sentimenti. Se avesse ulteriori dubbi, non esiti a contattarmi. Cordialmente,


Gentile, Comprendo quanto possa essere confusa e frustrante questa situazione. La sua domanda tocca diversi aspetti, tra cui il significato della comunicazione limitata da parte del suo collega e il modo in cui lei interpreta il suo comportamento. È interessante che lui le abbia chiesto di rispettare la sua riservatezza, considerando che, sebbene vi consideri amici, sembra esserci una barriera nel modo in cui lui si relaziona emotivamente. Lei ha mai riflettuto su come lui possa interpretare l’amicizia e la comunicazione? Potrebbe essere che la sua necessità di spazio e riservatezza sia legata a come vive le sue relazioni personali, specialmente dopo un percorso di psicanalisi. Forse lui è in un processo di esplorazione personale che rende difficile per lui essere più "aperto" o esplicito riguardo i suoi desideri e bisogni. Come pensa che questa sua riservatezza possa influire sulla sua percezione dell’amicizia tra di voi? Potrebbe esserci un modo di affrontare questo rapporto senza dover necessariamente forzare una comunicazione che lui sembra non essere pronto a condividere? Se interessato ad approfondire, sono disponibile su consulenza, anche online. Un caro saluto, Dr. Giorgio De Giorgi


Gentile utente, da ciò che scrive, sembra che questa persona abbia difficoltà reali a gestire legami affettivi più profondi e preferisca mantenere un certo distacco per proteggersi. Il suo comportamento non è necessariamente mirato a illuderla, ma riflette probabilmente dei limiti personali nella comunicazione e nella gestione dei rapporti. Se questa dinamica le crea confusione o sofferenza, può essere utile riflettere su ciò che desidera davvero da questo legame. Per affrontare meglio la situazione e chiarire i suoi bisogni emotivi, la invito a contattarmi: potremo approfondire insieme con calma. Dott.ssa Stefania conti, Psicologa


Gentile utente, la situazione che descrive evidenzia quanto la comunicazione nelle relazioni non dipenda solo dal contenuto dei messaggi, ma soprattutto dai bisogni, dai limiti personali e dalle modalità affettive di ciascuno. Nel vostro caso emergono due stili comunicativi molto diversi: da una parte il suo desiderio di chiarezza, continuità e definizione del rapporto; dall’altra, un collega che sembra avere un funzionamento più riservato, selettivo e difficilmente raggiungibile sul piano emotivo. Alcuni elementi che riporta indicano che questa persona tende a mantenere le relazioni a una certa distanza: non ama essere contattato facilmente, non condivide aspetti personali della sua vita attuale, fatica nelle comunicazioni più dirette come le videochiamate e ci mette tempo a rispondere quando si parla di incontri reali. Quando dice “mi mette un po’ a disagio, non ti mentirò”, molto probabilmente sta semplicemente esprimendo un limite personale: vuole essere sincero, ma allo stesso tempo mostra che per lui quel tipo di contatto è troppo coinvolgente. Questo non significa che voglia illuderla o che non le voglia bene: significa che il suo modo di stare nelle relazioni passa attraverso confini molto rigidi, forse legati alla sua storia, ai suoi percorsi personali e ai suoi bisogni attuali. La distanza geografica e il fatto che abbia costruito una nuova vita altrove rafforzano ulteriormente questa dinamica. È comprensibile che lei si senta confusa: riceve segnali affettivi (“ti voglio bene”, “siamo amici”) ma allo stesso tempo sperimenta una difficoltà di accesso, che rende la relazione poco definita e faticosa. Nelle relazioni però non conta solo ciò che l’altro dice, ma soprattutto ciò che concretamente può offrire. In un’ottica sistemico-relazionale, può aiutarla cambiare la domanda da “Perché si comporta così?” a “Che effetto ha su di me questo suo modo di relazionarsi e quali confini desidero tutelare?”. Più che attendere una sua decisione o un suo cambiamento, può essere utile chiedersi: • Quanto spazio voglio dedicare a una relazione così asimmetrica? • Quali modalità di comunicazione per me sono accettabili? • Quali limiti posso mettere per proteggere il mio benessere emotivo? "Se per lei un rapporto di amicizia implica una certa reciprocità, una presenza più costante e una comunicazione più chiara, è del tutto legittimo riconoscere questi bisogni e dar loro valore all’interno della relazione." Anche scegliere di ridurre l’investimento emotivo non significa chiudere, ma riconoscere ciò che realisticamente l’altro può dare. Il suo collega non sembra rifiutarla, ma probabilmente non è in grado — o non è pronto — a un tipo di rapporto più vicino o definito. Questo non dipende da lei, né da un suo errore nella comunicazione. È una sua modalità personale. La direzione più sana può essere accogliere ciò che c’è, senza aspettarsi ciò che al momento non può esserci, e al tempo stesso ascoltare i suoi bisogni relazionali: meritano di avere spazio, chiarezza e reciprocità. Resto a disposizione se desidera approfondire meglio queste dinamiche o lavorare su come tutelare i suoi confini emotivi nelle relazioni. Un caro saluto, Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale


Buongiorno, grazie per il racconto così dettagliato. Da ciò che descrivi, la parte centrale sembra essere una relazione a distanza con confini molto rigidi da parte sua: comunica a tratti, mantiene un contatto affettivo (“ti voglio bene”, “ti stimo”), ma allo stesso tempo limita in modo chiaro le modalità di interazione (chat, poca disponibilità a chiamate o videochiamate). La frase “mi mette un po’ a disagio, non ti mentirò” probabilmente indica proprio questo: un disagio reale nell’esposizione più diretta e intensa della comunicazione, non necessariamente un messaggio nascosto o contraddittorio. È importante considerare che: lui sta esplicitando una disponibilità limitata al contatto la definizione di “amicizia” che propone è verosimilmente diversa dalla tua aspettativa di vicinanza e continuità la confusione nasce soprattutto dallo scarto tra affetto dichiarato e modalità molto distaccate Più che chiedersi se “abbia bisogno di tempo” o se stia “decidendo”, sembra utile prendere sul serio ciò che sta già mostrando nei comportamenti: una relazione per lui sostenibile è probabilmente a bassa intensità e a distanza, senza maggiore coinvolgimento comunicativo. Quando due persone hanno bisogni diversi di vicinanza, il punto non è trovare una spiegazione unica, ma capire se quella forma di relazione è compatibile con ciò che tu cerchi. Se questa situazione ti genera confusione e fatica costante, può essere utile riflettere su quanto questo tipo di legame sia nutriente per te, al di là delle intenzioni dell’altra persona. Un caro saluto, dott.ssa Veronica De Iuliis


Buongiorno, la situazione che descrive sembra essere diventata molto faticosa non tanto perché questa persona le abbia detto qualcosa di apertamente negativo, quanto perché il suo modo di comunicare lascia continuamente uno spazio di incertezza che lei cerca comprensibilmente di riempire con interpretazioni, domande e tentativi di capire quale sia davvero il significato del rapporto. Partirei da una cosa semplice. La frase "non ti mentirò" nella frase "mi mette un po' a disagio la videochiamata, non ti mentirò" sembra soprattutto un modo colloquiale per dire "te lo dico sinceramente", "preferisco essere onesto". Non necessariamente contiene un significato nascosto. In quel momento sembra averle comunicato piuttosto chiaramente che la videochiamata gli crea disagio. Il punto importante è che questa informazione, per quanto possa lasciarla delusa, andrebbe presa per quello che è senza cercare necessariamente una spiegazione ulteriore. Lei infatti sembra trovarsi spesso davanti alla domanda: "se mi vuole bene, se mi considera un'amica e dice che gli farebbe piacere rivedermi, perché allora non vuole una videochiamata o esita davanti a una telefonata?". È comprensibile pensarlo, perché probabilmente il suo modo di vivere un'amicizia è diverso. Per lei, se esiste affetto e confidenza, può essere naturale desiderare una telefonata, raccontarsi, vedersi in video e avere una comunicazione più spontanea. Per lui, almeno da quello che racconta, sembra invece esserci un forte bisogno di mantenere una certa distanza e di controllare quanto rendersi accessibile. Questo non significa necessariamente che non le voglia bene. Ma significa anche che il fatto che le voglia bene non comporta automaticamente che debba essere disponibile nel modo in cui lei desidererebbe. Da una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe molto utile distinguere i fatti dalle interpretazioni. I fatti sembrano essere questi: lui vive all'estero, ha una compagna, mantiene con lei un contatto prevalentemente scritto, le ha detto che la considera un'amica e che le vuole bene, ha espresso il desiderio di rivederla se tornerà, ma non le ha dato tempi concreti. Contemporaneamente non desidera condividere molte informazioni sulla propria vita, non gradisce particolarmente videochiamate e sembra esitante anche rispetto alle telefonate. Le interpretazioni invece iniziano quando si chiede: "mi dice che mi farà sapere quando torna per illudermi?", "forse desidera la chiamata ma ha paura?", "forse ha bisogno di più tempo per decidere?", "perché mi limita se siamo amici?". Sono domande comprensibili, ma la maggior parte richiede di entrare nella sua mente e attribuirgli intenzioni che non può conoscere con certezza. Potrebbe essere molto più semplice: lui potrebbe davvero considerarla un'amica e desiderare contemporaneamente un tipo di amicizia molto più distante rispetto a quello che lei immagina. Questo è un punto forse difficile da accettare, ma importante. Non esiste un'unica modalità corretta di vivere un'amicizia. Alcune persone si sentono ogni giorno e raccontano tutto. Altre possono provare affetto sincero e sentirsi pochissimo. Alcune amano le telefonate, altre le trovano invasive. Alcune condividono facilmente lavoro, città, vita sentimentale e quotidianità, altre mantengono persino con persone care una grande riservatezza. Il problema nasce quando due persone attribuiscono alla parola "amicizia" aspettative molto differenti. Forse per lei "siamo amici" significa anche poter sapere qualcosa della sua vita, sentirsi ogni tanto a voce, avere una certa reciprocità e sapere che esiste concretamente una possibilità di vedersi. Per lui potrebbe invece significare "ti voglio bene, mi fa piacere avere qualche contatto con te, ma mantengo comunque molta parte della mia vita privata e non desidero una comunicazione particolarmente intensa". Nessuno dei due deve necessariamente avere torto. Bisogna però capire se la forma di rapporto che lui è realmente disposto a offrire sia sufficiente per lei. Mi sembra infatti che una buona parte della sua sofferenza derivi dal tentativo di far coincidere ciò che lui dice con ciò che lei pensa dovrebbe conseguire da quelle parole. Se dice "ti voglio bene", allora dovrebbe voler parlare al telefono. Se dice "siamo amici", allora dovrebbe raccontarle di più. Se dice "quando torno te lo faccio sapere", allora dovrebbe esserci una maggiore disponibilità adesso. Ma queste equivalenze non sono universali. Per lui potrebbe essere perfettamente coerente volerle bene e non desiderare una videochiamata. Il punto allora non è necessariamente capire perché sia così. Il punto è decidere che cosa significa per lei stare in un rapporto con una persona così. Anche il fatto che sia stato in analisi per anni o che abbia difficoltà a parlare di emozioni non dovrebbe diventare una spiegazione attraverso cui cercare continuamente di decifrarlo. Il rischio sarebbe pensare: "si comporta così perché ha delle difficoltà, quindi forse se gli do abbastanza tempo riuscirà finalmente ad aprirsi". Può essere, ma potrebbe anche non accadere. La persona con cui lei ha una relazione oggi è quella che concretamente risponde, comunica e mette questi limiti, non quella che potrebbe eventualmente diventare in futuro. Mi sembra inoltre importante ricordare che lui ha una compagna e che tra voi in passato c'è stata attrazione. Questo può rendere la situazione ancora più delicata e potrebbe contribuire, almeno in teoria, al suo bisogno di mantenere confini molto definiti. Non è possibile sapere se sia questo il motivo, ma è una possibilità realistica tra molte. Proprio per questo sarebbe utile evitare di spingerlo continuamente verso forme di contatto che ha già mostrato di vivere con disagio. Se lei propone una videochiamata e lui dice che lo mette a disagio, quella risposta contiene già un limite. Se adesso ha chiesto una telefonata e lui esita, potrebbe essere utile non rilanciare immediatamente con altre domande per ottenere una spiegazione. Potrebbe lasciargli lo spazio di rispondere. E soprattutto potrebbe osservare cosa accade senza intervenire continuamente per mantenere in vita il rapporto. Questo potrebbe darle un'informazione importante: quanto della vostra corrispondenza esiste spontaneamente da entrambe le parti e quanto invece viene sostenuto principalmente dalla sua necessità di avere maggiore chiarezza. Lei dice infatti che lui ogni tanto le chiede delle cose e cerca a sua volta il contatto. Questo indica che il rapporto non sembra completamente unilaterale. Ma la reciprocità non va misurata soltanto attraverso il fatto che scriva. Va valutato se il tipo di rapporto che costruisce corrisponde almeno in parte a ciò di cui lei ha bisogno. Potrebbe essere utile anche chiedersi perché sente di non riuscire a raccontarsi attraverso la chat. Se per lei alcuni contenuti richiedono una voce o una presenza più diretta, ha tutto il diritto di non condividerli in un mezzo che sente inadatto. Non è necessario pensare: "se lui accetta soltanto la chat allora devo adattarmi e raccontargli comunque tutto". Può semplicemente riconoscere: "questa forma di comunicazione per me ha dei limiti, quindi alcune parti di me non riesco a condividerle così". Questo permette anche di riequilibrare il rapporto. Non è soltanto lui ad avere dei confini. Anche lei può averne. Forse uno dei passaggi più importanti è smettere di chiedersi come convincerlo ad avere una forma di amicizia più chiara e iniziare a domandarsi se riesce a stare bene dentro quella che effettivamente esiste. Se continuare a sentirlo in questo modo la porta prevalentemente a chiedersi che cosa intenda, perché non risponda, se tornerà, se vuole davvero rivederla e perché non accetti una telefonata, allora la relazione rischia di occupare molto più spazio mentale di quanto concretamente ne occupi nella vita reale. Questo è un dato importante. Quando una relazione è molto incerta, la mente tende a cercare continuamente indizi. Un messaggio affettuoso riaccende la speranza di maggiore vicinanza. Un ritardo nella risposta riattiva il dubbio. Una frase come "ti voglio bene" viene analizzata. Un rifiuto della videochiamata diventa qualcosa da interpretare. Più cerca di ottenere certezza, più il rapporto rischia di diventare mentalmente ingombrante. In una prospettiva cognitivo comportamentale potrebbe essere utile chiedersi, ogni volta che sente il bisogno di interpretare un suo comportamento: "ho ricevuto un'informazione nuova oppure sto cercando di trasformare l'incertezza in certezza?". Se lui ha detto "la videochiamata mi mette a disagio", l'informazione è già lì. Non serve necessariamente sapere se il disagio dipenda dalla timidezza, dalla compagna, dalla paura dell'intimità, dalla sua riservatezza o da altro per rispettarlo. Allo stesso modo, quando dice "quando tornerò te lo farò sapere", può essere utile prenderlo letteralmente senza trasformarlo né in una promessa affettiva né in una presa in giro. Se tornerà e la contatterà, avrà un fatto nuovo. Fino ad allora rimane soltanto una possibilità. Mi sembra che lei desideri soprattutto una cosa: capire che posto ha nella sua vita. È una richiesta molto umana. Ma forse il problema è che questo ragazzo non sembra offrirle quel tipo di definizione precisa. Potrebbe davvero volerle bene senza desiderare di renderla una presenza più centrale o più accessibile. E se è così, la domanda non diventa "come faccio a farlo essere più chiaro?", ma "riesco ad accettare che questo sia il massimo livello di chiarezza e vicinanza che è disposto a offrirmi?". Se la risposta fosse no, non significherebbe che è troppo esigente. Significherebbe semplicemente che avete bisogni relazionali differenti. Potrebbe anche comunicarglielo una volta, in maniera semplice e non accusatoria. Per esempio spiegargli che rispetta la sua riservatezza, ma che per lei una relazione esclusivamente via chat rimane difficile da comprendere e che preferirebbe sapere se lui desidera mantenere esattamente questo tipo di rapporto. Poi, però, sarebbe importante ascoltare davvero la risposta anche quando non coincide con ciò che spera. Non soltanto le parole, ma soprattutto i comportamenti nel tempo. Se lui continuerà a mantenere quella distanza, probabilmente quella è già una risposta. Non necessariamente un rifiuto di lei come persona, ma una definizione concreta del limite entro cui desidera avere quel rapporto. Se si accorge che questa situazione la porta a rimuginare molto, interpretare ogni dettaglio e avere un bisogno continuo di capire cosa prova l'altra persona, potrebbe essere utile approfondire anche il suo modo di vivere l'incertezza relazionale in un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non per analizzare lui a distanza, ma per comprendere quali schemi si attivino in lei quando una persona è affettuosa ma poco disponibile, quanto diventi importante ottenere chiarezza e perché l'ambiguità riesca a trattenere così fortemente la sua attenzione. Questo potrebbe aiutarla anche a distinguere meglio il desiderio di mantenere un'amicizia dal desiderio che quella relazione diventi progressivamente più vicina. Forse, quindi, non ha bisogno di capire ogni motivo della sua riservatezza. Potrebbe essere sufficiente riconoscere quello che questa persona le sta mostrando: sembra voler mantenere un rapporto con lei, ma dentro confini molto stretti e con un livello di accessibilità che per lei può risultare frustrante. A quel punto la scelta non è obbligarlo ad aprirsi né aspettare indefinitamente che lo faccia. La scelta è capire se può apprezzare quel rapporto per quello che realmente è, senza trascorrere continuamente energie nell'attesa che diventi qualcosa di diverso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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