Ciao, sono Chiara e ho una seria difficoltà in famiglia. Mentre scrivo mi rendo già conto che la mia

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Ciao, sono Chiara e ho una seria difficoltà in famiglia. Mentre scrivo mi rendo già conto che la mia problematica principale è il mo calarmi nel ruolo come se il problema fosse mio, l'ho sempre fatto, soprattutto con la persona in questione: mi sorella.
Siamo crescite insieme o meglio sono cresciuta insieme ai suoi problemi, anoressia, attacchi di panico, matrimonio non voluto, e ora problemi con il figlio, che a 12 anni ha un rifiuto scolastico ( come accade tantissimo in età adolescenziale - io sono una prof.)
Ahimè il bimbo, che ha un meraviglioso rapporto con me, è molto chiuso perché vive in simbiosi con la madre, separata ( il padre del bimbo è un uomo emotivamente debole, e incapace di assumersi responsabilità) - in simbiosi anche perché mia sorella ci vive come se al mondo fossero soli , senza incentivare la socialità nemmeno con gli zii e cugini che vìvono anch'essi a Milano, a due passi da loro-
Per vari motivi caratteriali lei si è distaccata e di conseguenza il bambino da loro.
Io vivo a Ravenna invece e lei con me si apre, altalenando silenzi punitivi a 10 ore di telefonata dove mi fa il riassunto dell'ennesimo inferno che sta vivendo. Il bimbo ( fobia sociale e paura dell'abbandono) non la fa più uscire di casa e vivono in questo incubo da mesi, nonostante siano seguiti da neurospsichiatra infantile
QUando si è riaperta con me io ho voluto fortemente stavolta non arrivare a sostituirmi ( veramente non ne posso più) così ha coinvolto parte della famiglia facendoci conoscere la situazione e favorendo un colloqui con i medici
Tutti siamo presenti, anche se in modalità diverse
MA a lei non basta mai
Nonostante io sia stata da lei per 12 gg cercando di risalire con cadenza bimensile e cercare soluzioni di ogni genere e parlare con lei , incentivando il resto della famiglia lei mi chiama dicendo che io l'ho abbandonata, che sta morendo, che nessuno di noi fa. nulla, che la colpa di tutto è nostra- alla fine , visto che di fatto in casa sta lei, accetta un educatore privato, pagato dalla famiglia che faccia uscire di casa il bambino e portarla a riprendersi il suo lavoro. In seguito penseremo a una psicoterapia cognitivo- comportamentale e ovviamente l'ho spinta a farsi aiutare anche lei
Io felice di aver trovato tutto cio, ma lei mi vorrebbe li a chiudermi in casa e accudire una situazione malata? Un mio pensiero, visto che, trovato un tentativo di soluzione si è richiusa, lasciato tutti i gruppi , mi ha detto di lasciarla stare, di non interferire, che non vuole nessuno perché nessuno l'ha aiutata e compresa.
Io non mollo: rifaccio un incontro per spronare la famiglia a dimostrare affetto, uscire con il bambino, ma non sono tutti come me e loro non ritengono di farsi trattare così.
IO non vivo li perché se ci stessi mi distruggerebbe lo so
NON SO PIù COSA FARE ma NON POSSO E NON VOGLIO più BOICOTTARE LA MIA VITA per problemi suoi. NOn ne posso più
Dott. Giovanni Vaccaro
Neuropsichiatra infantile
Ragusa
Da quello che scrive Lei non si può rimproverare nulla. Ha già fatto tanti tentativi e ci sono anche dei professionisti che stanno facendo il loro intervento.

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