Buongiorno, uno psicoterapeuta può collaborare con suo/a moglie/marito che sta accanto alla stanza n

Buongiorno, uno psicoterapeuta può collaborare con suo/a moglie/marito che sta accanto alla stanza nella quale svolge terapia? Il/la moglie/marito in questione svolgerebbe la professione di neurofeedback, quindi una cosa legata sempre alla mente. Grazie

20 risposte


Buongiorno, in linea di massimo dipende dal ruolo professionale specifico che ricopre la moglie/marito. In generale dovrebbe essere esplicita la finalità della collaborazione e dovrebbe essere accettata dal paziente nel momento in cui firma la documentazione relativa alla privacy. Cordialmente Dott. Giacomo Caiani

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Se la cosa le crea qualche problema e dubbio vuol dire che non si sente a suo agio e quindi anche la terapia ne risente . Se viene meno la certezza che il professionista agisca per il suo bene è utile che ne parli e se continua il disagio è sempre libero di interrompere la terapia. Alla base ci vuole fiducia nel terapeuta e se viene meno si cambia! Saluti. Lina Isardi


Buonasera direi di sì che non ci sono problemi nella collaborazione se entrambi sono abilitati alla professione ed iscritti all ordine professionale di appartenenza. Cari saluti Rossella Chiusolo


Buonasera come mai questa domanda se posso chiedere?


Se ho ben capito, lei sta descrivendo una situazione di uno studio dove moglie e marito svolgono attività diverse in stanze separate. Non capisco invece se la cosa è pubblicizzata, in teoria se una persona è seguita da uno di loro non avrebbe necessità di conoscere nello specifico la relazione tra il suo terapeuta e il terapeuta della stanza di fianco.


Gentile utente, mi pare di capire che siamo due professionisti formati e abilitati, ma che all'interno dello studio svolgano attività diverse. Pertanto, direi che non ci sono problemi o violazioni del codice professionale e deontologico. Piuttosto, quali sono i suoi timori a riguardo? E perchè? Mi auguro di sollecitarle le giuste riflessioni. Cordialmente, Dott.ssa Antonella Cramarossa


Buongiorno. Se si tratta di cooesistere nello stesso studio, con stanze adiacenti, di per se, non c è nessun vincolo. Se si tratta di passarsi i pazienti da una stanza all'altra....diciamo che non è elegante, ma se fatto tutto in regola rispetto al consenso informato, privacy e fattura, si potrebbe anche fare. Resta a quel punto da valutare l'eleganza (professionale, intendo) . Un caro saluto.


Buongiorno, non ci sono problemi nella collaborazione se entrambi sono abilitati alla professione ed iscritti all' ordine professionale di appartenenza. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Buongiorno, tecnicamente non ci sono problemi, se sono due professionisti abilitati alla professione e la collaborazione ha senso per il paziente. C'è ovviamente il rischio di conflitti di interesse nel momento in cui l'uno invia pazienti all'altro.


Salve, la ringrazio per aver scritto. Eticamente sarebbe preferibile tenere separato l’esercizio della professione nei casi in cui le figure che collaborano sono legate da un vincolo. Generalmente l’orientamento che guida la pratica deve perseguire il pubblico interesse senza privilegiare quello personale. Cordiali saluti


Buongiorno, sì uno psicoterapeuta può collaborare col proprio partner. In alcuni casi ci sono coppie che insieme fanno terapia di coppia o di gruppo. Ciò che é fondamentale é che siano regolarmente iscritti entrambi all’albo professionale e che agiscano (come tutti siamo chiamati a fare) rispettando il codice deontologico. Nè legalmente né eticamente è vietato, sta ai professionisti gestire al meglio la situazione senza creare difficoltà per se stessi o per i propri pazienti e anzi utilizzarla come risorsa. Ti invito a porre la domanda al terapeuta se uno dei due dovesse essere il tuo, solitamente da dubbi e domande nascono ottimi stimoli di confronto.


buongiorno, direi che se la stanza risulta insonorizzata ed i professionisti sono abilitati alla professione non penso ci siano problemi. Molti studi sono composti da piu' stanze. Se questo le crea un disagio o ha dei dubbi pero' lo espliciti al terapeuta cordiali slauti


Buon pomeriggio, si. Da tenere in considerazione nell'eventuale passaggio di pazienti il bene di questi ultimi. Saluti


Buongiorno, se entrambi sono abilitati non si pone il problema. Ciò che deve essere chiarito al paziente è la finalità dell'intervento e qualora lo stesso non fosse d'accordo o dubbioso si individua una possibile alternativa. Inoltre, non fa differenza al paziente sapere se all'interno dello studio i professionisti hanno un legame di parentela oppure no, quanto piuttosto sapere che il suo benessere viene prima di tutto. Cordiali saluti


Buongiorno, mi sembra di aver capito che la collaborazione sia strutturata come una sorta di intervisione/supervisione in cui lo psicoterapeuta si confronta con il partner/collega relativamente ad alcune questioni che emergono nel lavoro con i pazienti senza il suo coinvolgimento diretto nel lavoro stesso. In questo caso è una scelta dello psicoterapeuta a chi rivolgersi e per quali ragioni. Diverso è il caso in cui il partner/collega sia direttamente coinvolto nel lavoro (come nel caso della co-terapia): in questo caso il paziente dovrebbe esserne informato così da dare o meno il proprio consenso e il partner/collega dovrebbe essere regolarmente iscritto all'albo. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti! Dott.ssa Bertoncelli


Buongiorno, prima di tutto le metto in evidenza che uno o una psicoterapeuta deve rispondere al codice deontologico professionale, che prevede il rispetto del segreto professionale, dunque anche nella collaborazione con professionisti altri il segreto professionale viene rispettato fatto salvo per le informazioni necessarie ai fini terapeutici e quindi che tengono in considerazione il diritto alla salute del paziente. Spesso nella mia esperienza ho avuto modo di incontrare tali situazioni, di specialisti terapeuti che collaborano con partner che si occupano di questioni di salute più "tecniche" o olistiche, questo non impedisce la buona riuscita delle pratiche, che sia neurofeedback e terapia. Rimane però che dalla sua domanda emerge una perplessità o una domanda più specifica, ritengo di poterle chiedere a mia volta: ne ha parlato con il o la terapeuta in questione? probabilmente potrebbero essere date risposte più specifiche ed esaustive alla sua perplessità o curiosità rafforzando anche il legame terapeutico.

Dott.ssa Elisabetta Sangalli

Dott.ssa Elisabetta Sangalli

psicoterapeuta

Mariano Comense

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Salve, se entrambi sono iscritti ad una professione sanitaria non vi sono problemi in quanto per esigenze professionali possono lavorare affiancati. Saluti, dott.ssa Sandra petralli


Gentile utente, credo che sia possibile lavorare nello stesso contesto anche se si ha una relazione di natura differente da quella puramente lavorativa. Cordiali saluti AV

Dott.ssa Antea Viganò

Dott.ssa Antea Viganò

psicologo

Pessano con Bornago

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Buongiorno. Un terapeuta può lavorare tranquillamente in uno studio associato o in un centro in cui svolgono il loro lavoro altre figure professionali. l'importante è che venga rispettata sempre la privacy dei pazienti.


Buongiorno, la collaborazione tra uno psicoterapeuta e il coniuge che lavora nello stesso ambito (come nel caso di un neurofeedback) può sollevare alcune preoccupazioni etiche, soprattutto per quanto riguarda la separazione dei ruoli professionali e il rischio di conflitti di interesse. Se il coniuge svolge la sua attività in uno spazio separato e non interferisce con la pratica psicoterapeutica, teoricamente non ci sarebbero problemi. Tuttavia, è fondamentale che il terapeuta mantenga una chiara distinzione tra i propri ruoli professionali e personali e garantisca che la riservatezza e l’imparzialità siano preservate in ogni momento. Ad esempio, il terapeuta non dovrebbe mai coinvolgere il coniuge nella gestione dei pazienti o nelle discussioni relative alla terapia. Inoltre, il terapeuta dovrebbe essere consapevole di non coinvolgere i pazienti in situazioni che potrebbero sembrare un conflitto di interesse, come raccomandare l’uso del neurofeedback senza un’adeguata valutazione indipendente. In definitiva, la collaborazione è possibile, ma richiede molta attenzione e il rispetto delle linee etiche e professionali. Potrebbe essere utile consultare le normative professionali locali o chiedere consiglio ad un supervisore per una guida specifica.

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