Buongiorno. Sono una ragazza di 21 anni e sto da qualche mese con un ragazzo di 22. Siamo entrambi v
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Buongiorno. Sono una ragazza di 21 anni e sto da qualche mese con un ragazzo di 22. Siamo entrambi vergini, motivo per cui non siamo mai arrivati alla penetrazione. Sento di non vivere i miei rapporti con lui in modo sereno al 100%. Da un lato vorrei lasciarmi andare di più e per quello che provo per lui, mi piacerebbe andare oltre. Tuttavia, ho paura di come possa andare, essendo entrambi inesperti e, inoltre, anche durante i nostri rapporti senza penetrazione non sono mai completamente rilassata ed eccitata. Vorrei un consiglio per capire come dovrei superare questa paura e poter godere a pieno dei nostri momenti assieme.
Ciao!
Durante le prime esperienze è normale che ci sia il desiderio di lasciarsi andare ma anche un po' di paura. Per superare questa tensione il punto centrale è non forzare, ma creare tutte quelle condizioni affinchè il corpo si senta al sicuro. Una di queste condizioni è avere una buona comunicazione con il tuo ragazzo e parlare di ciò che ti mette a disagio e di ciò che ti aiuta a sentirti tranquilla per costruire un clima di fiducia.
Inoltre, procedete gradualmente, focalizzandovi sul piacere e non sulla performance.
Durante le prime esperienze è normale che ci sia il desiderio di lasciarsi andare ma anche un po' di paura. Per superare questa tensione il punto centrale è non forzare, ma creare tutte quelle condizioni affinchè il corpo si senta al sicuro. Una di queste condizioni è avere una buona comunicazione con il tuo ragazzo e parlare di ciò che ti mette a disagio e di ciò che ti aiuta a sentirti tranquilla per costruire un clima di fiducia.
Inoltre, procedete gradualmente, focalizzandovi sul piacere e non sulla performance.
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Ciao,
Capisco quanto sia naturale che convivano il desiderio di lasciarti andare e il timore di non sentirti pronta, perché quando la posta in gioco diventa “riuscire”, l’ansia cresce e il corpo fatica a fidarsi, ma non è una tua mancanza né dice qualcosa sul valore del legame. Nel mio modo di lavorare spostiamo lo sguardo dall’obiettivo alla qualità del sentire qui e ora: ci interessa il tuo vissuto, come il corpo parla quando si avvicina, cosa rilassa e cosa irrigidisce, così da allineare i passi ai tuoi tempi reali. Partiamo da condizioni che diminuiscono la pressione (privacy, tempo, possibilità di fermarsi in ogni momento) e normalizziamo il funzionamento dell’ansia di prestazione, che tende a peggiorare proprio se diventa il centro della scena. Vi propongo esercizi di contatto senza traguardo: momenti brevi, tocco esplorativo inizialmente non genitale, con l’attenzione alle sensazioni piacevoli e alla curiosità reciproca, rimandando penetrazione e “verifiche” fuori da questi spazi. Chi riceve offre indicazioni semplici su ciò che aiuta a rilassarsi, chi tocca resta nelle proprie sensazioni e nel ritmo del respiro, così l’esperienza passa dal controllo alla fiducia e l’eccitazione può emergere spontaneamente. Prima di iniziare fate un piccolo reset corporeo: rallentate il respiro, sciogliete spalle e mandibola, scegliete due o tre sensazioni su cui posare l’attenzione, e se la mente corre tornate al dettaglio tattile che vi ancora al presente. Quando e se vorrete esplorare la penetrazione, trattatela come una tappa eventuale e reversibile: luogo accogliente, molto tempo, lubrificante, comunicazione aperta e protezione, perché sicurezza e lentezza favoriscono rilassamento e piacere. Se la paura resta molto alta o compare dolore, possiamo affiancare poche sedute mirate per personalizzare ritmo ed esercizi, integrando il lavoro sui significati con pratiche graduali a casa. Tenere insieme desiderio e prudenza è già prendersi cura di sé: non si tratta di “fare bene”, ma di permettere al corpo di fidarsi e al piacere di arrivare quando sarà davvero il vostro momento.
Rimango a disposizione e spero possiate vivere serenamente il momento dell'intimità.
Capisco quanto sia naturale che convivano il desiderio di lasciarti andare e il timore di non sentirti pronta, perché quando la posta in gioco diventa “riuscire”, l’ansia cresce e il corpo fatica a fidarsi, ma non è una tua mancanza né dice qualcosa sul valore del legame. Nel mio modo di lavorare spostiamo lo sguardo dall’obiettivo alla qualità del sentire qui e ora: ci interessa il tuo vissuto, come il corpo parla quando si avvicina, cosa rilassa e cosa irrigidisce, così da allineare i passi ai tuoi tempi reali. Partiamo da condizioni che diminuiscono la pressione (privacy, tempo, possibilità di fermarsi in ogni momento) e normalizziamo il funzionamento dell’ansia di prestazione, che tende a peggiorare proprio se diventa il centro della scena. Vi propongo esercizi di contatto senza traguardo: momenti brevi, tocco esplorativo inizialmente non genitale, con l’attenzione alle sensazioni piacevoli e alla curiosità reciproca, rimandando penetrazione e “verifiche” fuori da questi spazi. Chi riceve offre indicazioni semplici su ciò che aiuta a rilassarsi, chi tocca resta nelle proprie sensazioni e nel ritmo del respiro, così l’esperienza passa dal controllo alla fiducia e l’eccitazione può emergere spontaneamente. Prima di iniziare fate un piccolo reset corporeo: rallentate il respiro, sciogliete spalle e mandibola, scegliete due o tre sensazioni su cui posare l’attenzione, e se la mente corre tornate al dettaglio tattile che vi ancora al presente. Quando e se vorrete esplorare la penetrazione, trattatela come una tappa eventuale e reversibile: luogo accogliente, molto tempo, lubrificante, comunicazione aperta e protezione, perché sicurezza e lentezza favoriscono rilassamento e piacere. Se la paura resta molto alta o compare dolore, possiamo affiancare poche sedute mirate per personalizzare ritmo ed esercizi, integrando il lavoro sui significati con pratiche graduali a casa. Tenere insieme desiderio e prudenza è già prendersi cura di sé: non si tratta di “fare bene”, ma di permettere al corpo di fidarsi e al piacere di arrivare quando sarà davvero il vostro momento.
Rimango a disposizione e spero possiate vivere serenamente il momento dell'intimità.
Gentile utente,
quello che descrive è molto comune: il primo rapporto può attivare ansia da prestazione, paura di “non essere all’altezza” e ipercontrollo del corpo, che riducono eccitazione e piacere. Prima della penetrazione è utile lavorare sulla gradualità: momenti di intimità senza obiettivo di “fare l’amore”, focus sulle sensazioni piacevoli, respiro lento, possibilità di fermarsi in qualunque momento. Anche parlarne apertamente con il partner, condividendo paure e aspettative, aiuta a ridurre la tensione e a creare un clima di sicurezza. Un percorso breve con uno psicoterapeuta/sessuologo può aiutarla a comprendere meglio le sue paure, distinguere ciò che viene da convinzioni o esperienze passate e accompagnarla passo passo verso una sessualità più serena.
Saluti Dr. Tealdi
quello che descrive è molto comune: il primo rapporto può attivare ansia da prestazione, paura di “non essere all’altezza” e ipercontrollo del corpo, che riducono eccitazione e piacere. Prima della penetrazione è utile lavorare sulla gradualità: momenti di intimità senza obiettivo di “fare l’amore”, focus sulle sensazioni piacevoli, respiro lento, possibilità di fermarsi in qualunque momento. Anche parlarne apertamente con il partner, condividendo paure e aspettative, aiuta a ridurre la tensione e a creare un clima di sicurezza. Un percorso breve con uno psicoterapeuta/sessuologo può aiutarla a comprendere meglio le sue paure, distinguere ciò che viene da convinzioni o esperienze passate e accompagnarla passo passo verso una sessualità più serena.
Saluti Dr. Tealdi
Buongiorno. Da come si descrive, non mi sembra affatto “bloccata” in senso patologico, ma alle prese con qualcosa di molto comune: il punto di incontro (a volte faticoso) tra desiderio e paura, soprattutto quando si tratta delle prime esperienze e quando la penetrazione assume, nella mente, il valore di “grande passo”.
In ottica cognitivo–comportamentale, questo è un meccanismo abbastanza chiaro:
mentre vive l’intimità, una parte di lei non sta semplicemente “sentendo il corpo”, ma osserva e valuta: “sarò pronta?”, “come andrà quando faremo davvero l’amore?”, “e se facciamo qualcosa di sbagliato?”, “e se non provo quello che dovrei provare?”.
Questi pensieri non sono sbagliati in sé, ma quando diventano molto presenti durante il contatto, finiscono per spostare l’attenzione dalla sensazione al controllo. Il risultato è che il corpo fa fatica ad attivare una eccitazione piena: non perché manchi il sentimento o l’attrazione, ma perché una parte della mente è occupata a “monitorare” e a tenere le mani sul freno.
È importante anche un altro punto: nella nostra cultura il primo rapporto viene spesso caricato di significati (deve essere speciale, perfetto, indimenticabile), come se la penetrazione fosse una sorta di “esame” da superare. Questo può creare un’aspettativa implicita del tipo: “se lo faccio, deve andare bene”. Quando questa aspettativa si somma alla paura di sbagliare, è naturale che il corpo si irrigidisca.
In una situazione come la sua, la domanda, più utile che può farsi non è “come supero la paura per fare il passo?”, ma “di che cosa ho bisogno, oggi, per sentirmi davvero al sicuro e più tranquilla nell’intimità con lui?”.
Se con il passare dei mesi dovesse accorgersi che la paura rimane molto alta, che la tensione aumenta o che inizia a evitare l’intimità per timore di dover “andare oltre”, potrebbe essere utile un breve confronto con uno/a psicologo/a o sessuologo/a clinico/a.
In ottica cognitivo–comportamentale, questo è un meccanismo abbastanza chiaro:
mentre vive l’intimità, una parte di lei non sta semplicemente “sentendo il corpo”, ma osserva e valuta: “sarò pronta?”, “come andrà quando faremo davvero l’amore?”, “e se facciamo qualcosa di sbagliato?”, “e se non provo quello che dovrei provare?”.
Questi pensieri non sono sbagliati in sé, ma quando diventano molto presenti durante il contatto, finiscono per spostare l’attenzione dalla sensazione al controllo. Il risultato è che il corpo fa fatica ad attivare una eccitazione piena: non perché manchi il sentimento o l’attrazione, ma perché una parte della mente è occupata a “monitorare” e a tenere le mani sul freno.
È importante anche un altro punto: nella nostra cultura il primo rapporto viene spesso caricato di significati (deve essere speciale, perfetto, indimenticabile), come se la penetrazione fosse una sorta di “esame” da superare. Questo può creare un’aspettativa implicita del tipo: “se lo faccio, deve andare bene”. Quando questa aspettativa si somma alla paura di sbagliare, è naturale che il corpo si irrigidisca.
In una situazione come la sua, la domanda, più utile che può farsi non è “come supero la paura per fare il passo?”, ma “di che cosa ho bisogno, oggi, per sentirmi davvero al sicuro e più tranquilla nell’intimità con lui?”.
Se con il passare dei mesi dovesse accorgersi che la paura rimane molto alta, che la tensione aumenta o che inizia a evitare l’intimità per timore di dover “andare oltre”, potrebbe essere utile un breve confronto con uno/a psicologo/a o sessuologo/a clinico/a.
Buongiorno,
quello che descrivi è molto comune, soprattutto quando si vive la sessualità per le prime volte. La paura di “non sapere come andrà”, unita all’inesperienza di entrambi, può facilmente creare tensione, e la tensione è proprio ciò che rende più difficile lasciarsi andare ed eccitarsi davvero.
Un punto importante è che non c’è alcuna fretta: la sessualità non dovrebbe mai seguire una tempistica esterna, ma i vostri ritmi interni. Il corpo ha bisogno di sentirsi al sicuro per potersi rilassare, e questo avviene solo quando la mente percepisce che non ci sono pressioni o aspettative da soddisfare.
Può esserti utile:
Parlare apertamente con il tuo partner delle tue emozioni e delle tue paure. La condivisione crea complicità e riduce molto l’ansia da prestazione.
Concentrarvi sulla lentezza, senza obiettivo finale: accarezzarvi, esplorare cosa vi piace, respirare più profondamente mentre siete insieme.
Ascoltare il tuo corpo, notando cosa ti fa avvicinare al piacere e cosa invece ti irrigidisce.
Lavorare sull’ansia e sui pensieri anticipatori (“andrà male”, “non sarò in grado”…), che spesso bloccano più della situazione reale.
Molte ragazze vivono l’inizio della vita sessuale con timori simili, e spesso è utile un percorso breve per capire da dove nasce quella difficoltà a lasciarsi andare, migliorare il rapporto con il proprio corpo e costruire una sessualità più serena.
Per questo può essere molto utile un approfondimento con uno specialista, così da lavorare in modo personalizzato su queste sensazioni e accompagnarti verso un’esperienza più consapevole e piacevole.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrivi è molto comune, soprattutto quando si vive la sessualità per le prime volte. La paura di “non sapere come andrà”, unita all’inesperienza di entrambi, può facilmente creare tensione, e la tensione è proprio ciò che rende più difficile lasciarsi andare ed eccitarsi davvero.
Un punto importante è che non c’è alcuna fretta: la sessualità non dovrebbe mai seguire una tempistica esterna, ma i vostri ritmi interni. Il corpo ha bisogno di sentirsi al sicuro per potersi rilassare, e questo avviene solo quando la mente percepisce che non ci sono pressioni o aspettative da soddisfare.
Può esserti utile:
Parlare apertamente con il tuo partner delle tue emozioni e delle tue paure. La condivisione crea complicità e riduce molto l’ansia da prestazione.
Concentrarvi sulla lentezza, senza obiettivo finale: accarezzarvi, esplorare cosa vi piace, respirare più profondamente mentre siete insieme.
Ascoltare il tuo corpo, notando cosa ti fa avvicinare al piacere e cosa invece ti irrigidisce.
Lavorare sull’ansia e sui pensieri anticipatori (“andrà male”, “non sarò in grado”…), che spesso bloccano più della situazione reale.
Molte ragazze vivono l’inizio della vita sessuale con timori simili, e spesso è utile un percorso breve per capire da dove nasce quella difficoltà a lasciarsi andare, migliorare il rapporto con il proprio corpo e costruire una sessualità più serena.
Per questo può essere molto utile un approfondimento con uno specialista, così da lavorare in modo personalizzato su queste sensazioni e accompagnarti verso un’esperienza più consapevole e piacevole.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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