Buongiorno, Sono una donna di 41 anni e sto vivendo una situazione che mi provoca molto disagio e s
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Buongiorno,
Sono una donna di 41 anni e sto vivendo una situazione che mi provoca molto disagio e sulla quale spero di ricevere un parere.
Ho sempre avuto una libido vivace e un rapporto sereno con la sessualità. Nel 2022, a causa di un periodo di depressione e attacchi d’ansia, ho iniziato una terapia con antidepressivi. Fin da subito ho notato un forte calo della libido: meno desiderio e maggiore difficoltà a raggiungere l’orgasmo.
Pochi mesi dopo ho conosciuto il mio attuale compagno. Questa difficoltà ha in parte influenzato la nostra intimità iniziale, ma non ci ha impedito di costruire una relazione molto solida. Nel tempo ho cambiato tre diversi antidepressivi, ma l’effetto sulla sfera sessuale è rimasto e purtroppo è persistito anche dopo la sospensione della terapia (marzo 2024).
A luglio 2024 sono rimasta incinta. Durante la gravidanza ho alternato periodi di rifiuto a momenti di maggiore desiderio. Ho partorito ad aprile 2025 e ho allattato fino a ottobre. Attualmente non assumo farmaci né contraccettivi orali.
Quello che mi preoccupa è che oggi il desiderio sembra quasi scomparso. Trovo il mio compagno molto attraente e siamo affiatati, ma non provo più quella spinta spontanea verso il sesso. Anche il bacio non suscita più l’eccitazione di un tempo. Durante i rapporti riesco comunque a raggiungere l’orgasmo, ma spesso in modo quasi “meccanico”.
Allo stesso tempo non provo desiderio per altre persone, ho raramente fantasie sessuali, non mi eccito davanti a scene erotiche e non mi masturbo più.
So che potrebbero incidere diversi fattori: la maternità recente, la stanchezza, un trasloco, lo stress legato alla ricerca di lavoro del mio compagno. Tuttavia mi chiedo se possa esserci anche un effetto persistente degli antidepressivi o se qualcosa nella mia risposta sessuale sia cambiato in modo più stabile.
La cosa che mi pesa di più è sentire di aver perso una parte importante di me: il desiderio, la spontaneità e il piacere legati alla sessualità.
Secondo voi è una condizione che può essere reversibile? Esistono percorsi o interventi che possano aiutare a recuperare il desiderio?
Grazie a chi vorrà rispondere.
Sono una donna di 41 anni e sto vivendo una situazione che mi provoca molto disagio e sulla quale spero di ricevere un parere.
Ho sempre avuto una libido vivace e un rapporto sereno con la sessualità. Nel 2022, a causa di un periodo di depressione e attacchi d’ansia, ho iniziato una terapia con antidepressivi. Fin da subito ho notato un forte calo della libido: meno desiderio e maggiore difficoltà a raggiungere l’orgasmo.
Pochi mesi dopo ho conosciuto il mio attuale compagno. Questa difficoltà ha in parte influenzato la nostra intimità iniziale, ma non ci ha impedito di costruire una relazione molto solida. Nel tempo ho cambiato tre diversi antidepressivi, ma l’effetto sulla sfera sessuale è rimasto e purtroppo è persistito anche dopo la sospensione della terapia (marzo 2024).
A luglio 2024 sono rimasta incinta. Durante la gravidanza ho alternato periodi di rifiuto a momenti di maggiore desiderio. Ho partorito ad aprile 2025 e ho allattato fino a ottobre. Attualmente non assumo farmaci né contraccettivi orali.
Quello che mi preoccupa è che oggi il desiderio sembra quasi scomparso. Trovo il mio compagno molto attraente e siamo affiatati, ma non provo più quella spinta spontanea verso il sesso. Anche il bacio non suscita più l’eccitazione di un tempo. Durante i rapporti riesco comunque a raggiungere l’orgasmo, ma spesso in modo quasi “meccanico”.
Allo stesso tempo non provo desiderio per altre persone, ho raramente fantasie sessuali, non mi eccito davanti a scene erotiche e non mi masturbo più.
So che potrebbero incidere diversi fattori: la maternità recente, la stanchezza, un trasloco, lo stress legato alla ricerca di lavoro del mio compagno. Tuttavia mi chiedo se possa esserci anche un effetto persistente degli antidepressivi o se qualcosa nella mia risposta sessuale sia cambiato in modo più stabile.
La cosa che mi pesa di più è sentire di aver perso una parte importante di me: il desiderio, la spontaneità e il piacere legati alla sessualità.
Secondo voi è una condizione che può essere reversibile? Esistono percorsi o interventi che possano aiutare a recuperare il desiderio?
Grazie a chi vorrà rispondere.
Sono la Dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa e sessuologa.
Quello che ha descritto qui è un vissuto molto comprensibile e, soprattutto, non va banalizzato. Quando una donna sente di aver perso desiderio, spontaneità e piacere, spesso la sofferenza non riguarda solo la sessualità, ma anche l’identità personale. La sensazione di aver smarrito una parte di sé è reale e merita ascolto. Nel suo caso è molto probabile che siano presenti più fattori insieme. Gli antidepressivi possono incidere su desiderio, eccitazione e orgasmo, e le autorità regolatorie europee e fonti cliniche autorevoli riconoscono che, seppur raramente, alcuni effetti sessuali possono persistere anche dopo la sospensione. Questo aspetto quindi non va escluso né minimizzato. Allo stesso tempo, però, sarebbe riduttivo spiegare tutto solo con il precedente uso di antidepressivi. Una gravidanza, il parto, l’allattamento, la deprivazione di sonno, la stanchezza, lo stress familiare e i cambiamenti di assetto della coppia possono influenzare in modo molto marcato la risposta sessuale. Il post partum è una fase in cui fatica fisica, carico mentale ed equilibrio emotivo possono incidere profondamente sull’intimità. C’è poi un altro elemento che a 41 anni merita di essere tenuto presente. In questa fascia di età può iniziare anche una fase perimenopausale, che in alcune donne si accompagna a calo del desiderio, cambiamenti della risposta sessuale e talvolta secchezza o minore sensibilità genitale. Non significa che sia necessariamente questo il suo caso, ma è un’ipotesi che vale la pena esplorare, soprattutto se ci sono stati cambiamenti del ciclo, del sonno, dell’energia o della lubrificazione. La buona notizia è che una condizione come questa può essere reversibile, o comunque migliorabile, soprattutto quando viene affrontata in modo integrato. Il punto non è aspettare passivamente che il desiderio “torni da solo”, ma fare una valutazione accurata che tenga insieme area ormonale, storia farmacologica, assetto post partum e dimensione psicosessuale della coppia. Il percorso più utile, in genere, è un confronto con ginecologo/a e un sessuologo/a, così da valutare eventuali fattori ormonali, secchezza o dolore, effetti persistenti dei farmaci e la qualità attuale della risposta sessuale. Quando presenti, anche sintomi vaginali legati a bassi livelli estrogenici possono essere trattati, ma ogni intervento va deciso con un medico.
Quindi sì, esistono percorsi che possono aiutare. E no, non è detto che ciò che sta vivendo sia definitivo. Ma è importante non colpevolizzarsi e non leggere questa fase come una perdita irreversibile della propria femminilità o del proprio desiderio. Più correttamente, la leggerei come una condizione complessa, multifattoriale e degna di una presa in carico seria, perché ciò che oggi sente spento può ancora essere compreso, curato e gradualmente riattivato.
Quello che ha descritto qui è un vissuto molto comprensibile e, soprattutto, non va banalizzato. Quando una donna sente di aver perso desiderio, spontaneità e piacere, spesso la sofferenza non riguarda solo la sessualità, ma anche l’identità personale. La sensazione di aver smarrito una parte di sé è reale e merita ascolto. Nel suo caso è molto probabile che siano presenti più fattori insieme. Gli antidepressivi possono incidere su desiderio, eccitazione e orgasmo, e le autorità regolatorie europee e fonti cliniche autorevoli riconoscono che, seppur raramente, alcuni effetti sessuali possono persistere anche dopo la sospensione. Questo aspetto quindi non va escluso né minimizzato. Allo stesso tempo, però, sarebbe riduttivo spiegare tutto solo con il precedente uso di antidepressivi. Una gravidanza, il parto, l’allattamento, la deprivazione di sonno, la stanchezza, lo stress familiare e i cambiamenti di assetto della coppia possono influenzare in modo molto marcato la risposta sessuale. Il post partum è una fase in cui fatica fisica, carico mentale ed equilibrio emotivo possono incidere profondamente sull’intimità. C’è poi un altro elemento che a 41 anni merita di essere tenuto presente. In questa fascia di età può iniziare anche una fase perimenopausale, che in alcune donne si accompagna a calo del desiderio, cambiamenti della risposta sessuale e talvolta secchezza o minore sensibilità genitale. Non significa che sia necessariamente questo il suo caso, ma è un’ipotesi che vale la pena esplorare, soprattutto se ci sono stati cambiamenti del ciclo, del sonno, dell’energia o della lubrificazione. La buona notizia è che una condizione come questa può essere reversibile, o comunque migliorabile, soprattutto quando viene affrontata in modo integrato. Il punto non è aspettare passivamente che il desiderio “torni da solo”, ma fare una valutazione accurata che tenga insieme area ormonale, storia farmacologica, assetto post partum e dimensione psicosessuale della coppia. Il percorso più utile, in genere, è un confronto con ginecologo/a e un sessuologo/a, così da valutare eventuali fattori ormonali, secchezza o dolore, effetti persistenti dei farmaci e la qualità attuale della risposta sessuale. Quando presenti, anche sintomi vaginali legati a bassi livelli estrogenici possono essere trattati, ma ogni intervento va deciso con un medico.
Quindi sì, esistono percorsi che possono aiutare. E no, non è detto che ciò che sta vivendo sia definitivo. Ma è importante non colpevolizzarsi e non leggere questa fase come una perdita irreversibile della propria femminilità o del proprio desiderio. Più correttamente, la leggerei come una condizione complessa, multifattoriale e degna di una presa in carico seria, perché ciò che oggi sente spento può ancora essere compreso, curato e gradualmente riattivato.
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Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di disagio, soprattutto perché racconta di aver sempre avuto in passato un rapporto positivo e spontaneo con la sessualità. Quando si percepisce un cambiamento così marcato, è naturale temere di aver “perso” una parte di sé.
Da ciò che racconta, è importante considerare che la sessualità femminile è influenzata da molti fattori contemporaneamente: biologici, psicologici e relazionali. Nel suo caso ne emergono diversi che possono avere avuto un ruolo.
1. Effetti degli antidepressivi
Molti antidepressivi, in particolare alcune classi come gli SSRI, possono ridurre il desiderio sessuale, rendere più difficile l’eccitazione e ritardare o attenuare l’orgasmo. Nella maggior parte dei casi questi effetti sono reversibili dopo la sospensione, ma talvolta il recupero può richiedere tempo. In alcuni casi si parla anche di una possibile persistenza dei sintomi sessuali dopo la sospensione, una condizione ancora oggetto di studio. Questo non significa però che la situazione sia definitiva o immutabile.
2. Gravidanza, parto e allattamento
Il periodo che ha attraversato è stato molto intenso dal punto di vista fisico e ormonale. Dopo una gravidanza e durante l’allattamento si verificano cambiamenti ormonali importanti (ad esempio livelli più bassi di estrogeni e variazioni della prolattina) che possono influire sul desiderio. Anche dopo la fine dell’allattamento può volerci tempo prima che l’equilibrio si ristabilisca completamente.
3. Fattori psicologici e di vita
La maternità recente, la stanchezza, le nuove responsabilità, un trasloco e le preoccupazioni legate alla situazione lavorativa del partner sono tutti elementi che possono incidere sullo spazio mentale dedicato alla sessualità. Il desiderio, soprattutto nella donna, spesso non nasce solo da uno stimolo fisico ma anche dalla disponibilità emotiva e mentale.
4. Il funzionamento del desiderio
È utile sapere che il desiderio non è sempre spontaneo come viene spesso raccontato culturalmente. In molte persone, specialmente nelle relazioni stabili e nelle fasi di vita impegnative, può diventare più “responsivo”: cioè emergere dopo l’inizio dell’intimità o degli stimoli erotici, piuttosto che precederli. Il fatto che lei riesca comunque a raggiungere l’orgasmo indica che la risposta fisiologica non è completamente compromessa.
5. Il vissuto emotivo legato al cambiamento
Un elemento importante è anche il peso emotivo che attribuisce a questa perdita di spontaneità. Sentire di non riconoscersi più può aumentare la pressione e la preoccupazione, e questo a sua volta può interferire ulteriormente con il desiderio.
La buona notizia è che il desiderio sessuale è spesso recuperabile. I percorsi che possono aiutare includono, ad esempio:
una valutazione sessuologica per esplorare i diversi fattori coinvolti;
eventualmente un confronto medico o ginecologico per escludere componenti ormonali o fisiologiche;
un percorso psicologico o sessuologico, individuale o di coppia, che aiuti a ricostruire lo spazio dell’erotismo, ridurre la pressione e riscoprire gradualmente il piacere e la spontaneità.
In sintesi, da ciò che descrive non è affatto raro che il desiderio attraversi fasi di riduzione dopo periodi intensi come quelli che ha vissuto, e questo non significa necessariamente che il cambiamento sia permanente.
Per comprendere meglio le cause specifiche nel suo caso e individuare strategie mirate, sarebbe però consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa valutare la sua storia in modo più completo.
Un caro saluto.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di disagio, soprattutto perché racconta di aver sempre avuto in passato un rapporto positivo e spontaneo con la sessualità. Quando si percepisce un cambiamento così marcato, è naturale temere di aver “perso” una parte di sé.
Da ciò che racconta, è importante considerare che la sessualità femminile è influenzata da molti fattori contemporaneamente: biologici, psicologici e relazionali. Nel suo caso ne emergono diversi che possono avere avuto un ruolo.
1. Effetti degli antidepressivi
Molti antidepressivi, in particolare alcune classi come gli SSRI, possono ridurre il desiderio sessuale, rendere più difficile l’eccitazione e ritardare o attenuare l’orgasmo. Nella maggior parte dei casi questi effetti sono reversibili dopo la sospensione, ma talvolta il recupero può richiedere tempo. In alcuni casi si parla anche di una possibile persistenza dei sintomi sessuali dopo la sospensione, una condizione ancora oggetto di studio. Questo non significa però che la situazione sia definitiva o immutabile.
2. Gravidanza, parto e allattamento
Il periodo che ha attraversato è stato molto intenso dal punto di vista fisico e ormonale. Dopo una gravidanza e durante l’allattamento si verificano cambiamenti ormonali importanti (ad esempio livelli più bassi di estrogeni e variazioni della prolattina) che possono influire sul desiderio. Anche dopo la fine dell’allattamento può volerci tempo prima che l’equilibrio si ristabilisca completamente.
3. Fattori psicologici e di vita
La maternità recente, la stanchezza, le nuove responsabilità, un trasloco e le preoccupazioni legate alla situazione lavorativa del partner sono tutti elementi che possono incidere sullo spazio mentale dedicato alla sessualità. Il desiderio, soprattutto nella donna, spesso non nasce solo da uno stimolo fisico ma anche dalla disponibilità emotiva e mentale.
4. Il funzionamento del desiderio
È utile sapere che il desiderio non è sempre spontaneo come viene spesso raccontato culturalmente. In molte persone, specialmente nelle relazioni stabili e nelle fasi di vita impegnative, può diventare più “responsivo”: cioè emergere dopo l’inizio dell’intimità o degli stimoli erotici, piuttosto che precederli. Il fatto che lei riesca comunque a raggiungere l’orgasmo indica che la risposta fisiologica non è completamente compromessa.
5. Il vissuto emotivo legato al cambiamento
Un elemento importante è anche il peso emotivo che attribuisce a questa perdita di spontaneità. Sentire di non riconoscersi più può aumentare la pressione e la preoccupazione, e questo a sua volta può interferire ulteriormente con il desiderio.
La buona notizia è che il desiderio sessuale è spesso recuperabile. I percorsi che possono aiutare includono, ad esempio:
una valutazione sessuologica per esplorare i diversi fattori coinvolti;
eventualmente un confronto medico o ginecologico per escludere componenti ormonali o fisiologiche;
un percorso psicologico o sessuologico, individuale o di coppia, che aiuti a ricostruire lo spazio dell’erotismo, ridurre la pressione e riscoprire gradualmente il piacere e la spontaneità.
In sintesi, da ciò che descrive non è affatto raro che il desiderio attraversi fasi di riduzione dopo periodi intensi come quelli che ha vissuto, e questo non significa necessariamente che il cambiamento sia permanente.
Per comprendere meglio le cause specifiche nel suo caso e individuare strategie mirate, sarebbe però consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa valutare la sua storia in modo più completo.
Un caro saluto.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Sfatiamo subito il dubbio più angustioso: certo, c'è possibilità di cambiamento, i farmaci potrebbero aver "affaticato" a lungo la sua sessualità ma ora c'è spazio di esplorazione; e mi lasci dire, tra il serio e il faceto, che una donna che in poche righe ha saputo descriversi così riccamente e riflettere sui chiari e gli scuri di questi anni così movimentati ha ottime risorse per un percorso psicoterapeutico/sessuologico.
Le consiglio di rivolgersi ad un sessuologo che valuterà la possibilità di intraprendere un percorso psicologico al fine di superare le sue difficoltà
Buona sera! Come lei dice ci sono vari fattori che possono influire sulla sua sessualità che si è spenta. Provi anche a ritrovare un po' di tempo per fare cose piacevoli con il suo compagno in modo da vivere momenti di non preoccupazione e recuperare la capacità di lasciarsi andare per provare piacere. E' giovane ed è giusto che ritrovi la bellezza della sessualità. Quindi concedetevi anche più tempo per voi. Se poi sussistono le difficoltà allora si rivolga ad una psicoterapeuta sessuologa per lavorare insieme su questo problema. Un saluto. Lina Isardi
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