Buongiorno, sono un ragazzo di 20 anni, maschio, triatleta agonista. Da circa due mesi sto avendo un
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Buongiorno, sono un ragazzo di 20 anni, maschio, triatleta agonista. Da circa due mesi sto avendo un problema alla caviglia sinistra che mi sta impedendo di correre e che sta compromettendo molto la preparazione, anche perché ho gare importanti questa estate.
Sto cercando di capire quale sia davvero il problema, perché i sintomi, il referto della risonanza e i pareri che ho ricevuto finora mi sembrano in parte contrastanti.
Il dolore è iniziato a inizio marzo, dopo un periodo di circa un mese in cui avevo aumentato drasticamente il volume di corsa, arrivando a circa 90-100 km a settimana. Tutta la corsa era svolta su tapis roulant, perché fuori faceva ancora freddo. Dopo quel periodo cambia anche le scarpe da corsa, passando a un modello con suola più spessa e più morbida.
Inizialmente il dolore era localizzato davanti e leggermente sotto al malleolo laterale. Sono andato da un fisioterapista, che mi ha fatto una terapia con elettrodi e mi ha detto di riprovare a correre dopo una settimana di riposo. Dopo una settimana ho provato a correre, ma il dolore non era passato. Anzi, sembrava essersi spostato: non era più davanti al malleolo, ma dietro al malleolo laterale, scendendo verso la zona del calcagno.
Sono tornato dallo stesso fisioterapista e questa volta mi ha detto che il fatto che il dolore si fosse spostato poteva essere un segno positivo, e che probabilmente il problema riguardava i tendini peronei. Mi ha quindi consigliato di aspettare altre due settimane senza correre e di fare esercizi con elastico per i tendini e i muscoli peronei.
Dopo queste due settimane ho provato di nuovo a correre, ma il dolore era ancora presente. A quel punto sono andato da un’ortopedica, che dopo una visita abbastanza rapida e sbrigativa mi ha detto anche lei che sembravano coinvolti i tendini peronei e mi ha consigliato di continuare con gli esercizi. Ho aspettato altre due settimane, facendo gli esercizi, poi ho riprovato a correre, ma il dolore non era passato.
Fino a quel momento il dolore, indipendentemente dal punto preciso in cui lo percepivo, mi sembrava molto simile a un dolore tendineo. Era più evidente a freddo, soprattutto al mattino appena sveglio, e tendeva a migliorare dopo qualche passo. Per questo ho deciso di fare una risonanza magnetica privatamente.
Il referto della risonanza dice
“L'indagine evidenzia intenso edema osseo spongioso della tuberosità posteriore del calcagno; a partire
dalla corticale superiore della tuberosità stessa si evidenzia una sottile linea ipointensa come per
iniziale frattura da stress.
Normali i tendini flessori retromalleolari e i tendini estensori.
Normale il tendine achilleo e la fascia plantare.
Lieve edema delle parti molli sottocutanee calcaneali.
Minima falda liquida articolare tibio-astragalica e sotto-astragalica posteriore.
Normale l'apparato legamentoso della caviglia.”
Dopo la risonanza sono andato da un altro ortopedico, consigliato a mio padre perché in passato lo aveva aiutato per alcuni suoi problemi. Anche questa visita però è stata piuttosto rapida. Ha guardato velocemente le immagini della risonanza e mi ha palpato la caviglia senza neanche chiedermi dove sentissi dolore. Mi ha detto di aspettare 40 giorni, facendo tutte le notti terapia con campi magnetici pulsati. Secondo lui il dolore che sentivo lateralmente era un dolore riferito o diffuso causato dall’edema osseo del calcagno, in quanto io non abbia MAI sentito dolore al calcagno.
In seguito ho chiesto anche a un mio parente se potesse far vedere la situazione a un suo conoscente, che è podologo ortopedico. Anche secondo lui il problema principale sarebbe la piccola frattura da stress del calcagno, e il fatto che io non abbia mai sentito dolore direttamente al calcagno potrebbe spiegarsi con l’edema osseo, che darebbe un dolore riferito o diffuso in altre zone della caviglia.
All’inizio della terapia con campi magnetici, però, il dolore sembrava essersi spostato ancora, questa volta più nella zona del seno del tarso, soprattutto nel momento in cui il piede passava da supinazione a pronazione durante il passo. Dopo circa 10 giorni, in cui provai a fare esercizi per tendini coinvolti nella zona del seno del tarso nel mentre facevo la terapia, il dolore principale è scomparso quasi del tutto, ma poco dopo ho iniziato ad avvertire di nuovo qualcosa nella zona dietro e sotto il malleolo laterale, dove mi sembra passino i tendini peronei. Sta volta non male, ma solo una sensazione di “qualcosa”, in momenti casuali durante la giornata.
Adesso sono a circa 20 giorni di terapia. Durante tutti i due mesho comunque continuato a nuotare e andare in bici, perché queste attività non mi causano alcun dolore.
Il mio dubbio principale è che il dolore non derivi davvero dalla piccola frattura da stress del calcagno e dall’edema osseo trovati alla risonanza, oppure che questi reperti non spieghino completamente i sintomi. Ho letto che alcune alterazioni ossee o edemi alla risonanza possono anche essere asintomatici, e mi chiedo quindi se il problema reale possa essere invece tendineo, in particolare a carico dei peronei.
Questo dubbio nasce dal fatto che il dolore non è mai stato chiaramente sul tallone, ma soprattutto nella zona laterale e posterolaterale della caviglia. Inoltre, all’inizio aveva caratteristiche che mi sembravano più tendinee: peggiore a freddo, più presente al mattino, e migliore dopo qualche passo. Anche adesso, se faccio una pressione non troppo forte appena sotto e dietro il malleolo laterale, nella zona dei peronei, sento più dolore rispetto alla caviglia destra. Non so però se questo possa essere dovuto al fatto che sto facendo esercizi per quella zona e magari sto irritando ulteriormente i tendini.
Cosa ne pensate voi? È semplicemente un problema della frattura da stress o in relata un problema tendineo?
Questa situazione mi sta onestamente distruggendo, faccio fatica a dormire la notte per questo. Qualsiasi parere su come ragionare sul caso mi sarebbe davvero utile.
Sto cercando di capire quale sia davvero il problema, perché i sintomi, il referto della risonanza e i pareri che ho ricevuto finora mi sembrano in parte contrastanti.
Il dolore è iniziato a inizio marzo, dopo un periodo di circa un mese in cui avevo aumentato drasticamente il volume di corsa, arrivando a circa 90-100 km a settimana. Tutta la corsa era svolta su tapis roulant, perché fuori faceva ancora freddo. Dopo quel periodo cambia anche le scarpe da corsa, passando a un modello con suola più spessa e più morbida.
Inizialmente il dolore era localizzato davanti e leggermente sotto al malleolo laterale. Sono andato da un fisioterapista, che mi ha fatto una terapia con elettrodi e mi ha detto di riprovare a correre dopo una settimana di riposo. Dopo una settimana ho provato a correre, ma il dolore non era passato. Anzi, sembrava essersi spostato: non era più davanti al malleolo, ma dietro al malleolo laterale, scendendo verso la zona del calcagno.
Sono tornato dallo stesso fisioterapista e questa volta mi ha detto che il fatto che il dolore si fosse spostato poteva essere un segno positivo, e che probabilmente il problema riguardava i tendini peronei. Mi ha quindi consigliato di aspettare altre due settimane senza correre e di fare esercizi con elastico per i tendini e i muscoli peronei.
Dopo queste due settimane ho provato di nuovo a correre, ma il dolore era ancora presente. A quel punto sono andato da un’ortopedica, che dopo una visita abbastanza rapida e sbrigativa mi ha detto anche lei che sembravano coinvolti i tendini peronei e mi ha consigliato di continuare con gli esercizi. Ho aspettato altre due settimane, facendo gli esercizi, poi ho riprovato a correre, ma il dolore non era passato.
Fino a quel momento il dolore, indipendentemente dal punto preciso in cui lo percepivo, mi sembrava molto simile a un dolore tendineo. Era più evidente a freddo, soprattutto al mattino appena sveglio, e tendeva a migliorare dopo qualche passo. Per questo ho deciso di fare una risonanza magnetica privatamente.
Il referto della risonanza dice
“L'indagine evidenzia intenso edema osseo spongioso della tuberosità posteriore del calcagno; a partire
dalla corticale superiore della tuberosità stessa si evidenzia una sottile linea ipointensa come per
iniziale frattura da stress.
Normali i tendini flessori retromalleolari e i tendini estensori.
Normale il tendine achilleo e la fascia plantare.
Lieve edema delle parti molli sottocutanee calcaneali.
Minima falda liquida articolare tibio-astragalica e sotto-astragalica posteriore.
Normale l'apparato legamentoso della caviglia.”
Dopo la risonanza sono andato da un altro ortopedico, consigliato a mio padre perché in passato lo aveva aiutato per alcuni suoi problemi. Anche questa visita però è stata piuttosto rapida. Ha guardato velocemente le immagini della risonanza e mi ha palpato la caviglia senza neanche chiedermi dove sentissi dolore. Mi ha detto di aspettare 40 giorni, facendo tutte le notti terapia con campi magnetici pulsati. Secondo lui il dolore che sentivo lateralmente era un dolore riferito o diffuso causato dall’edema osseo del calcagno, in quanto io non abbia MAI sentito dolore al calcagno.
In seguito ho chiesto anche a un mio parente se potesse far vedere la situazione a un suo conoscente, che è podologo ortopedico. Anche secondo lui il problema principale sarebbe la piccola frattura da stress del calcagno, e il fatto che io non abbia mai sentito dolore direttamente al calcagno potrebbe spiegarsi con l’edema osseo, che darebbe un dolore riferito o diffuso in altre zone della caviglia.
All’inizio della terapia con campi magnetici, però, il dolore sembrava essersi spostato ancora, questa volta più nella zona del seno del tarso, soprattutto nel momento in cui il piede passava da supinazione a pronazione durante il passo. Dopo circa 10 giorni, in cui provai a fare esercizi per tendini coinvolti nella zona del seno del tarso nel mentre facevo la terapia, il dolore principale è scomparso quasi del tutto, ma poco dopo ho iniziato ad avvertire di nuovo qualcosa nella zona dietro e sotto il malleolo laterale, dove mi sembra passino i tendini peronei. Sta volta non male, ma solo una sensazione di “qualcosa”, in momenti casuali durante la giornata.
Adesso sono a circa 20 giorni di terapia. Durante tutti i due mesho comunque continuato a nuotare e andare in bici, perché queste attività non mi causano alcun dolore.
Il mio dubbio principale è che il dolore non derivi davvero dalla piccola frattura da stress del calcagno e dall’edema osseo trovati alla risonanza, oppure che questi reperti non spieghino completamente i sintomi. Ho letto che alcune alterazioni ossee o edemi alla risonanza possono anche essere asintomatici, e mi chiedo quindi se il problema reale possa essere invece tendineo, in particolare a carico dei peronei.
Questo dubbio nasce dal fatto che il dolore non è mai stato chiaramente sul tallone, ma soprattutto nella zona laterale e posterolaterale della caviglia. Inoltre, all’inizio aveva caratteristiche che mi sembravano più tendinee: peggiore a freddo, più presente al mattino, e migliore dopo qualche passo. Anche adesso, se faccio una pressione non troppo forte appena sotto e dietro il malleolo laterale, nella zona dei peronei, sento più dolore rispetto alla caviglia destra. Non so però se questo possa essere dovuto al fatto che sto facendo esercizi per quella zona e magari sto irritando ulteriormente i tendini.
Cosa ne pensate voi? È semplicemente un problema della frattura da stress o in relata un problema tendineo?
Questa situazione mi sta onestamente distruggendo, faccio fatica a dormire la notte per questo. Qualsiasi parere su come ragionare sul caso mi sarebbe davvero utile.
buonasera sicuramente gran parte della sintomatologia dipende dalla frattura da stress con conseguente edema osseo però questo non esclude anche un concomitante problema tendineo che può essere dovuto al cambio delle calzature o ad alterazione dell'appoggio
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