Buongiorno, Sono un ragazzo di 18 anni. Io mi trovo in difficoltà, perché continuo a litigare con

Buongiorno, Sono un ragazzo di 18 anni. Io mi trovo in difficoltà, perché continuo a litigare con i miei genitori e mio fratello che mi fa sta stare male,vedere sempre situazioni di conflitto perché io penso che i miei genitori danno più attenzione a mio fratello che a me perché quando magari a tavola oppure in qualche altra situazione parliamo mio fratello continua a ridermi in faccia come se stessi esagerando. La stessa cosa anche mio zio che si presenta tutti i week end a casa mia quando magari mi faccio aiutare a fare i compiti (perché a me è stato fatto un PDP per la scuola)e se magari sbaglio l esercizio lui mi mette a disagio e mi fa piangere e dico che mi sto rovinando la vita. Io sono una persona sensibile perché non mi sento io a fare queste cose e dentro di me ho molti sensi di colpa e sono triste. Al di fuori di casa ho molti amici di scuola con cui esco ma anche persone anziane con cui ci troviamo per parlare e in quell ora in cui sono fuoria non mi sento triste perché so che al di fuori ci sono persone che mi conoscono o mi guardano il mio comportamento, ma quando torno a casa lo stesso discorso di prima. Spero che chi mi risponderà abbia capito la mia situazione, Buona giornata Andrea

26 risposte


Ciao Andrea, mi permetto di darti del tu. Leggendo quanto scrivi mi chiedo se ci sarebbe la possibilità di un confronto con un professionista. Considerato che sei maggiorenne potresti rivolgerti in autonomia per un sostegno e capire come poterti rapportare alla situazione. Diversamente, se i tuoi lo desiderano, potrebbe essere una presa in carico allargata. è una risorsa coltivare differenti relazioni in cui sperimentarsi quindi il resto continua a coltivarlo. Buon pomeriggio

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buongiorno credo di aver compreso come tu ti possa sentire, quando veniamo presi di mira e ne usciamo con le ossa rotte. tieni duro, so che non è facile, ma ho qualche anno in più di te e nella vita ho imparato che non è un pdp o qualche critica a limitare il nostro successo, ma più che altro cosa ce ne facciamo di queste cose, quanto ad esempio decidiamo di attribuire loro importanza. Di solito chi si accanisce su qualcun altro ha lui stesso problemi che non vuole vedere e allora è più facile scaricare la propria frustrazione sugli altri piuttosto che provare a cambiare qualcosa in se stessi. Quindi non devi essere tu a sentirti in colpa ma chi ti prende di mira, e se tu non fai nulla di male non devi avere paura di niente, sembra banale ma è così, e sarà così anche nel resto della tua vita. Se è restato un minimo spazio di dialogo con i tuoi genitori ti consiglio di parlare con loro di questi problemi, ma se continuassi a sentirti inascoltato ti consiglio di rivolgerti a un docente di fiducia o ad uno psicologo scolastico che ti possa aiutare a gestire la tristezza. Buona continuazione e buona Pasqua


Ciao Andrea, ti ringrazio per aver condiviso il tuo vissuto con tanta apertura. Non dev’essere facile convivere ogni giorno con queste tensioni in famiglia, soprattutto quando ci si sente poco ascoltati o incompresi. Quello che racconti trasmette quanto sei sensibile e attento a ciò che succede intorno a te, e anche quanto ti stia impegnando per trovare un tuo equilibrio. Il fatto che fuori casa riesci a sentirti meglio, accolto e capito, è molto importante: significa che c’è una parte di te che sa riconoscere il valore delle relazioni positive e del rispetto reciproco. A volte, in situazioni come queste, può essere utile confrontarsi con qualcuno in un contesto protetto e senza giudizio, dove poter dare voce a ciò che si prova e trovare insieme strumenti per stare meglio. Se mai sentissi il bisogno di uno spazio del genere, sappi che ci sono professionisti pronti ad ascoltarti. Janett Aruta, Psicologa


Gentile Andrea, la ringrazio per aver condiviso con sincerità il suo vissuto. Ci vuole molto coraggio per parlare apertamente delle proprie difficoltà, specialmente quando riguardano l'ambito familiare. Da quanto descrive, emerge un comprensibile senso di solitudine e di ingiustizia, legato al modo in cui si sente trattato dai suoi familiari. Il fatto che riesca a trovare serenità e riconoscimento al di fuori del contesto familiare è però molto significativo: dimostra che possiede risorse e capacità relazionali, e che in contesti diversi il suo valore viene riconosciuto. È quindi importante che continui a coltivare questi spazi positivi. Allo stesso tempo, potrebbe essere utile affrontare, insieme ad un professionista, il disagio che sperimenta in famiglia, con l'obiettivo di comprendere meglio le sue emozioni e di individuare modalità più efficaci per gestire tali situazioni, all'interno di uno spazio sicuro e non giudicante. Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o informazione. Un caro saluto, Dott. Tiberio Toccaceli


Ciao Andrea, l'adolescenza è una fase di vita molto complessa di per sè e per di più sembra tu stia anche vivendo con molta sofferenza le relazioni familiari. E' importante riconoscerlo e condividerlo, perchè queste relazioni sono quelle da cui costruiamo le nostre basi di partenza. A mio avviso potrebbe essere utile cominciare un percorso con l'idea di avere un tuo spazio personale e con il proposito di coinvolgere anche la tua famiglia, cosicchè si possa aiutare anche loro a capire la tua sofferenza e agire di conseguenza.


Gentile Andrea, il vissuto da lei descritto è difficile da gestire. Le situazioni che vive possono generare dentro un senso di solitudine e ingiustizia. Sembra descrivere una frattura tra due mondi: quello casalingo da una parte, dove è difficile sperimentarsi in maniera autentica e serena; e quello esterno dall'altra, in cui, invece, sembra più facile per lei sentirsi "visto" e valorizzato. Sembra che stia vivendo un conflitto tra il tuo Sé autentico, quello che emerge con gli amici, con le persone che la fanno sentire bene; e un Sé ferito, che si manifesta nella relazione con la sua famiglia, dove probabilmente ha interiorizzato delle aspettative e dei giudizi che non le appartengono davvero, ma che la fanno sentire inadeguato o colpevole. Il senso di colpa che descrive, così come la sua tristezza, meritano uno spazio sicuro dove poter essere esplorati. La saluto caramente


Caro Andrea, ti ringrazio per aver condiviso il tuo messaggio con così tanta chiarezza. Raccontare ciò che si prova, soprattutto quando riguarda la propria famiglia, non è facile, e il fatto che tu sia riuscito a farlo è già un passo importante. Dalle tue parole emerge quanto tu tenga alle relazioni che hai con chi ti sta intorno, e quanto ti faccia soffrire sentirti poco ascoltato o preso in giro. È comprensibile che queste situazioni ti facciano stare male, soprattutto se ti fanno sentire escluso o giudicato. Essere una persona sensibile non è un difetto, ma una caratteristica che ti permette di capire e percepire tanto di ciò che succede intorno a te. Il fatto che tu riesca a trovare un po’ di sollievo e serenità quando sei fuori casa, con i tuoi amici o con persone che ti fanno sentire accolto, è qualcosa di molto importante. Se senti che il peso di quello che stai vivendo è troppo da gestire da solo, può essere utile parlare con un professionista. Un percorso psicologico può aiutarti a chiarire meglio come ti senti, a riconoscere le tue risorse, e a trovare nuovi modi per affrontare le difficoltà familiari. Se lo desideri, sono a disposizione anche solo per un primo confronto. Un caro saluto, Dott. Matteo De Nicolò


Caro Andrea, grazie per aver condiviso apertamente ciò che stai vivendo. Le tue parole mostrano una grande sensibilità e una forte consapevolezza di te stesso e delle emozioni che provi, e questo è già un passo molto importante. Da quello che descrivi, sembra che tu stia attraversando una fase complessa e delicata nei rapporti familiari, in cui ti senti poco ascoltato, non sufficientemente valorizzato e spesso messo in discussione. È comprensibile provare tristezza, frustrazione e anche senso di colpa in situazioni come queste, soprattutto quando si ha la percezione di essere trattati in modo diverso rispetto a un fratello o di non sentirsi accolti nei propri errori e nelle proprie fragilità. Hai parlato anche di un PDP scolastico, il che significa che già stai affrontando un percorso con delle attenzioni specifiche: questo è un segnale importante perché indica che hai delle risorse intorno a te, anche se a volte possono non sembrare sufficienti. È bello sapere che fuori da casa trovi sollievo, compagnia e accoglienza: il fatto che tu riesca a creare legami positivi, anche con persone di età diverse, dimostra quanto tu sia capace di costruire relazioni sane. Non è raro che le difficoltà familiari possano influenzare profondamente il nostro modo di percepirci e vivere le emozioni, soprattutto in un’età come la tua, così ricca di cambiamenti e di ricerca di equilibrio. È importante però ricordare che non sei solo, e che non c’è nulla di sbagliato in ciò che provi. Per approfondire meglio questa situazione e trovare insieme strumenti che ti aiutino a vivere con maggiore serenità, sarebbe utile e consigliato rivolgersi ad uno specialista. Un percorso psicologico può offrirti uno spazio sicuro in cui essere ascoltato senza giudizio, comprendere meglio i tuoi vissuti e rafforzare le tue risorse personali. Un caro saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa


Buonasera Andrea! Considerato i limiti del contesto e dello strumento, proverò a dare un piccolo contributo di pensiero. Quanta rabbia e quanta tristezza nelle sue poche righe. Ho avuto la sensazione che qualsiasi cosa faccia, non sia abbastanza. Come se fosse venuto meno alle aspettative dell’altro, con la dolorosa conseguenza di non sentirsi riconosciuto, amato, accettato. I conflitti in famiglia sembrano avere un po' questa natura. Lei cerca disperatamente di essere visto e in questo non c’è colpa, perché è un bisogno umano imprescindibile. Ognuno di noi ne ha bisogno per fare un’esperienza di sé completa e genuina. A me sembra che, nonostante le difficoltà e la fatica, ci sia del buono. C’è un gruppo di pari (e non solo) con il quale esprimersi, mostrarsi, identificarsi e fare un’esperienza di appartenenza. C’è che lei si dimostra in contatto con ciò che prova e ha compreso il valore di condividerlo, a suo modo e con il suo linguaggio. C’è che, nonostante tutto, lei sta crescendo. Forse, un giorno sentirà il bisogno di un’altra mente che possa aiutarla a ripensare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti, ma intanto viva. In bocca al lupo


Buonasera Andrea, la ringrazio per aver condiviso con sincerità ciò che sta vivendo. Le sue parole raccontano il bisogno profondo di essere ascoltato, rispettato e riconosciuto per ciò che è – una persona sensibile, che sente le emozioni in modo autentico e che sta cercando di trovare il proprio spazio in un ambiente che a volte può sembrare poco accogliente. È molto importante che lei abbia colto quanto il contesto familiare, con dinamiche come il sentirsi deriso, ignorato o messo in difficoltà, possa influenzare il suo stato d’animo. Sentirsi messi da parte o non capiti può farci dubitare di noi stessi, può farci sentire “sbagliati”, e portare alla tristezza o al senso di colpa, anche se in realtà non c’è nulla di sbagliato in ciò che proviamo. Vorrei sottolinearle alcune cose fondamentali: – Lei ha il diritto di essere trattato con rispetto, a casa come altrove. Ridere in faccia, metterla a disagio o sminuirla non sono comportamenti accettabili, anche se vengono da familiari. – La sua sensibilità non è una debolezza, ma un dono. Le permette di entrare in contatto profondo con le emozioni, di avere empatia, di percepire il valore delle relazioni. – Il fatto che lei abbia amici e anche persone adulte con cui si trova bene dimostra che ha già una rete di legami positivi, ed è qualcosa di molto prezioso. Capisco che tornare a casa e ritrovarsi sempre nelle stesse dinamiche possa essere stancante e frustrante. È come se l’aria si facesse pesante, anche quando fuori riesce a respirare. A volte, chi ci è più vicino non sa davvero come comunicare in modo rispettoso e costruttivo, o sottovaluta l’impatto che le proprie parole possono avere. Ha già fatto un grande passo nel raccontare ciò che sente. Se le è possibile, potrebbe essere utile anche parlarne con un insegnante di fiducia, uno psicologo scolastico (soprattutto se ha già un PDP, magari c’è un team di supporto nella scuola), o uno specialista esterno. Non perché lei abbia un “problema”, ma perché merita uno spazio sicuro dove poter essere sé stesso senza paura di essere giudicato. Non è solo, Andrea. E tutto ciò che sente ha valore. Le auguro davvero che possa trovare nel tempo il modo per stare meglio anche a casa. Io sono qui, se ha bisogno di scrivere ancora. Un caro saluto.


Salve Andrea, sicuramente soltanto da qualche riga non è semplice avere il quadro completo di una situazione famigliare ricca di significati personali di ogni suo componente. Sicuramente, quando sarà pronto, può essere utile comunicare alla sua famiglia quello che prova, in maniera chiara, con l'idea che non possiamo cambiare il modo in cui gli altri si comportano, perché questo parla solo di loro, ma possiamo condividere come questi comportamenti ci fanno sentire

Dott.ssa Sara Francini

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Buongiorno Andrea, la ringrazio davvero per aver condiviso qualcosa di così intimo e delicato. Il fatto che abbia sentito il bisogno di esprimere ciò che sta vivendo è già un passo importante e dimostra che dentro di lei c’è una parte viva, che ha bisogno di essere ascoltata, compresa e accolta. Leggendo le sue parole, emerge con chiarezza una sofferenza che non nasce dal nulla. Lei si sente escluso, giudicato, frainteso e, soprattutto, non riconosciuto nella sua sensibilità. A diciott’anni ci si trova in un momento di passaggio, in cui da un lato si comincia a desiderare maggiore autonomia, dall’altro si ha ancora un profondo bisogno di sentirsi sicuri e accettati nell’ambiente familiare. E quando questo non avviene, può essere molto doloroso, come se mancasse un appoggio fondamentale proprio nel momento in cui si vorrebbe imparare a stare in piedi da soli. Da come racconta, sembra che dentro casa lei si senta spesso messo da parte, incompreso e persino deriso, mentre fuori riesce a sentirsi visto per come è davvero. Questo contrasto è significativo. Significa che lei ha delle qualità, una capacità di entrare in relazione, un modo di porsi che gli altri notano e apprezzano. Ma, purtroppo, quando si rientra in un contesto familiare dove questi aspetti non vengono riconosciuti o addirittura svalutati, il dolore può farsi ancora più intenso. È come se si creasse un messaggio interno contraddittorio: "Forse sono sbagliato io, se a casa non riescono a capirmi". Nel modello cognitivo-comportamentale, ci occupiamo spesso di queste dinamiche familiari perché sappiamo quanto possano influire sulla percezione di sé. I pensieri che nascono da esperienze ripetute, come sentirsi messo in ridicolo o non preso sul serio, possono diventare delle convinzioni negative su se stessi, del tipo: "Non valgo", "Non sono abbastanza", "Ogni volta che provo a dire qualcosa vengo sminuito". Questi pensieri generano emozioni dolorose, come tristezza, senso di colpa e solitudine. E proprio come sta accadendo a lei, queste emozioni possono portare a sentirsi bloccati, vulnerabili, e persino a dubitare del proprio valore. Lei racconta anche del fatto che le è stato fatto un PDP per la scuola. Questo non significa che c’è qualcosa di sbagliato in lei, ma semplicemente che ha bisogno di un modo personalizzato per apprendere, come succede a tante persone. E questa non è una debolezza, ma un’espressione della sua unicità. Purtroppo, a volte, chi ci sta intorno non sa come reagire a queste diversità, e invece di sostenere, finisce per giudicare o banalizzare. Mi dispiace molto che suo zio la faccia sentire così a disagio durante i compiti, perché nessuno dovrebbe trovarsi a piangere per un esercizio scolastico. L’apprendimento dovrebbe essere un’occasione per crescere, non per soffrire. Il fatto che lei riconosca dentro di sé la tristezza, i sensi di colpa, il sentirsi "non se stesso" è importante. Dimostra che è molto in contatto con il suo mondo interno, anche se questo contatto in certi momenti può essere doloroso. La buona notizia è che tutto ciò su cui riesce a mettere parole può essere trasformato. La invito, se possibile, a valutare un percorso con uno psicologo, qualcuno con cui possa dare un nome preciso alle sue emozioni, ai suoi pensieri, e soprattutto con cui possa imparare a riconoscere e rafforzare la sua autostima. L’obiettivo non è cambiare lei, ma aiutarla a vedere che non è lei a essere "sbagliato", ma che forse è il contesto ad averle fatto credere qualcosa che non è vero. Lei non è solo. E il fatto che trovi serenità con i suoi amici, con persone più grandi che la ascoltano e la rispettano, significa che ha già degli strumenti dentro di sé. Deve solo avere il tempo, lo spazio e il supporto giusto per imparare a fidarsi di nuovo di sé stesso e delle sue emozioni. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Salve Andrea, mi dispiace molto per te e quello che stai vivendo. Sicuramente le tue sensazioni sono vere e anche se non lo fanno con cattiveria immagino non faccia vivere per nulla bene. Detto ciò penso che le persone al di fuori di loro ti sostengano e da come racconti fuori hai un mondo che ti può stare accanto e farti vivere bene i tuoi anni. Per lo studio potresti farti aiutare da un amico/compagno e quindi evitare tuo zio, l'idea è quella di trovare delle strategie per affrontare meglio la vita in casa. A tavola potresti pensare ad altro e non raccontare la giornata se non rimanendo sul vago. i miei sono ovviamente dei tentativi, poi immagino tu possa trovare le tue strategie per ovviare il problema. Per qualunque cosa rimango a disposizione, Dott.ssa Casumaro Giada


Gentilissimo Andrea, Provo a capire la tua situazione e dalle tue parole sei un ragazzo molto sensibile, riflessivo e attento a quello che ti succede dentro e questo è un punto di forza, anche se in questo momento può sembrarti un peso. Quello che descrivi è un grande disagio all’interno della tua famiglia, quando dici che tuo fratello ride mentre parli, o che i tuoi genitori sembrano dare più attenzione a lui, è normale che tu ti senta sminuito, messo da parte. E il fatto che tuo zio ti faccia sentire a disagio mentre cerchi solo di imparare, è anche frustrante, perché tocca la tua autostima proprio in un momento delicato della tua crescita. Non è strano che tu ti senta meglio fuori casa, con gli amici o con le persone che ti ascoltano e ti apprezzano per quello che sei. Questo ci dice che non sei tu il problema, ma l’ambiente familiare in cui vivi che forse non sta riuscendo ad accoglierti nel modo di cui avresti bisogno. È bello sapere che hai costruito relazioni positive fuori, e questo dimostra che sei capace di creare legami sani e autentici. In questo momento però, sembri portare sulle spalle un peso troppo grande da solo: il senso di colpa, la tristezza, l’idea che ti stai “rovinando la vita”… sono pensieri molto forti, che meritano uno spazio per essere accolti e compresi. Tu non ti stai rovinando la vita, Andrea. Anzi, stai facendo qualcosa di importante: stai cercando aiuto, e questo è un gesto di grande valore. Quello che potresti fare ora è pensare a un percorso di supporto psicologico pensato per te, per imparare a dare un nome a quello che provi, rafforzare la tua autostima, imparare a proteggerti nei rapporti familiari e capire come gestire quei momenti in cui ti senti messo da parte o giudicato. Non devi farcela da solo. Non è un segno di debolezza chiedere aiuto, è un segno di maturità. Resto a disposizione su Roma ed online, un caro saluto!


Buongiorno Andrea, sento che la situazione che vive a casa è molto faticosa e le crea un vissuto caratterizzato da inadeguatezza, rabbia e tristezza. Mi domando da quanto tempo sperimenta questo vissuto. Il fatto che lei abbia una buona rete sociale al di fuori delle mura domestiche è una risorsa positiva e che fa pensare che, nonostante questo suo dolore, abbia sviluppato delle buone capacità nel creare e mantenere delle relazioni di amicizia (una capacità molto preziosa). Immagino che abbia bisogno di poter essere compreso in quello che sta sperimentando e di individuare uno spazio adeguato dove poter essere ascoltato senza giudizio e in modo da dare un significato a quello che sta vivendo . Penso che per lei possa essere utile e prezioso trovare un suo spazio dove si può sentire adeguato e in cui poter portare questi suoi vissuti per poterli esplorare con maggior profondità. La inviterei a cercare una figura professionale come uno psicologo o uno psicoterapeuta che possa ascoltare e accogliere le sue emozioni, i suoi pensieri e quello che prova. Le auguro di poter trovare un professionista con cui poter instaurare una buona relazione di cura e di fiducia che la possa aiutare ad attraversare queste fatiche. Un Gentile saluto Dott.ssa Alice Bianchi

Dott.ssa Alice Bianchi

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La famiglia è un sistema relazionale. Non sei tu "storto", suggerisco un intervento familiare.


Caro Andrea, grazie per aver condiviso la tua storia con così tanta sincerità. Solo il fatto che tu riesca a esprimere ciò che provi in modo così chiaro e profondo, mostra una grande forza interiore e una sensibilità che merita rispetto, non derisione. Quello che stai vivendo sembra molto difficile. Sentirsi messi da parte, non compresi, o addirittura presi in giro da chi dovrebbe sostenerci è qualcosa che può farci sentire soli, tristi e pieni di dubbi su noi stessi. È normale che in un ambiente così tu possa sviluppare sensi di colpa o pensieri negativi su di te, ma voglio dirti una cosa importante: **non sei tu il problema**. Tu stai cercando di far sentire la tua voce, di farti capire, e questa è una cosa preziosa. Il fatto che tu riesca a trovare benessere quando sei fuori casa con amici o con persone che ti ascoltano ti dice qualcosa di molto importante: **il tuo valore non dipende da quello che succede dentro casa**. Tu sei capace di creare relazioni sane, sei una persona empatica, che ha bisogno e merita rispetto e ascolto. Ti do un consiglio da psicologa, ma anche da persona che ti ha ascoltato con attenzione: prova a trovare uno spazio sicuro dove poter parlare di tutto questo con qualcuno che possa aiutarti in modo continuativo. Uno/a psicologa/o scolastico o una/o psicoterapeuta/o potrebbe aiutarti a costruire strumenti per proteggere la tua sensibilità e affrontare queste dinamiche familiari senza che ti consumino dentro. Ricorda anche che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di coraggio. Non devi affrontare tutto questo da solo. Se ti va, possiamo continuare a parlarne qui ogni volta che senti il bisogno. Ti abbraccio con molta stima, una psicologa che ti ha capito


Caro Andrea, ti ringrazio per voluto raccontare questo tuo vissuto così doloroso legato alla tua famiglia. Si percepisce il tuo bisogno di comprensione e ascolto. Spesso la famiglia è in grado di generare dei vissuti di grande sofferenza...Il senso di esclusione, la mancanza di attenzione e la difficoltà nel sentirti accolto da chi ti è vicino possono generare tristezza e rabbia. E quando questi sentimenti si sommano ai sensi di colpa, che descrivi, diventano un peso difficile da portare da soli. Sicuramente, il fatto che tu abbia amici e persone con cui stai bene fuori casa è preziosissimo: è la prova che sei in grado di costruire relazioni positive e che il problema è chiaramente solo in famiglia. Ti invito a considerare la possibilità di intraprendere un percorso psicologico. Parlare con uno psicologo potrebbe darti la possibilità di trovare accoglienza, ascolto ed empatia, oltre ad aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo, a rafforzare la tua autostima e a trovare modi per gestire meglio le dinamiche famigliari. Spero solo che sia fattibile e possibile per te intraprendere tale percorso e, magari, più in là coinvolgere anche la tua famiglia. Ti faccio un grande in bocca al lupo, dott.ssa Laura Verbena


Ciao Andrea, capisco quanto ti stia facendo soffrire la situazione a casa. Ti senti poco compreso dai tuoi genitori e tuo fratello, che sembra non prenderli sul serio, e anche tuo zio ti mette in difficoltà quando ti aiuta. Questo ti fa sentire triste, colpevole e più solo, soprattutto quando torni a casa dopo aver passato del tempo con gli amici, che ti fanno sentire meglio. È chiaro che hai un forte bisogno di essere visto e rispettato per quello che sei. I tuoi sentimenti sono validi e non sei "troppo sensibile", anzi, la tua capacità di sentire in profondità è una risorsa importante. Probabilmente la tensione familiare sta influenzando il tuo benessere e ti fa sentire confuso e giù. Parlare con qualcuno che possa aiutarti a capire meglio te stesso e a gestire questi conflitti potrebbe davvero fare la differenza. Meriti di sentirti ascoltato e supportato, soprattutto in casa, dove dovresti sentirti al sicuro e accettato. Se vuoi, sono qui per continuare a parlare e trovare insieme qualche modo per stare meglio.


Andre grazie per averci raccontato la situazione che stai attraversando con la tua famiglia. Deve essere davvero faticoso e doloroso non sentirsi "a casa", al sicuro e apprezzato nella propria casa. Il fatto che tu conosca persone al di fuori e che abbia molti amici è una grande risorsa. é comprensibile che senta tristezza, e che tu possa sentirti in colpa anche quando quasi sicuramente non hai delle colpe. Purtroppo a volte il match figlio-genitori/famiglia non è buono, determinati bisogni non vengono soddisfatti dal contesto familiare e non è colpa di nessuno ma questo porta tanta, tanta sofferenza e conflitto. Trova conforto, apprezzamento, fuori dalla tua casa, riconosci il valore che hai in quanto persona. Vai avanti con i tuoi studi/lavoro/relazioni. Il lavoro che puoi fare con la tua famiglia è inizialmente dentro di te, con un percorso psicologico, ma ancor prima è importante comprendere quello che provi, quello che hai imparato su di te, quello che hai imparato a sentire, a capire da dove viene quel senso di colpa e a libertartene. la tua vita cambierà, è una fase di transizione e per quanto faticosa ti porterà ad andare fuori casa e a trovare un luogo in cui sentirti "a casa". ti auguro il meglio!


Andrea, prima di tutto, voglio dirti che hai fatto un passo coraggioso a condividere i tuoi pensieri e le tue emozioni in un momento così difficile. Da quello che descrivi, è evidente che stai affrontando una situazione molto complessa, Il fatto che tu abbia cercato sostegno mostra una grande maturità e desiderio di migliorare la tua situazione. Sembra che stia pesando molto su di te il senso di confronto e le tensioni familiari. È comune sentirsi trascurati o messi in secondo piano quando ci sono dinamiche familiari complicate. Tuo fratello e tuo zio potrebbero non rendersi conto dell'effetto che il loro comportamento ha su di te, ma ciò non rende il tuo dolore meno importante. Essere sensibili non è una debolezza: anzi, la tua sensibilità è una parte di ciò che ti rende unico e capace di empatizzare con gli altri. I tuoi sentimenti di disagio e tristezza meritano attenzione, e potrebbe essere utile esprimere apertamente come ti senti, quando ti sentirai pronto e in un momento sereno. È bello vedere che trovi serenità al di fuori di casa, con amici e persone con cui condividi momenti piacevoli. Questi legami sono preziosi e possono darti forza. Cercare il supporto di un adulto di fiducia, magari un insegnante o un consulente scolastico, potrebbe aiutarti ad affrontare meglio queste sfide e a trovare strumenti pratici per affrontare le difficoltà. Infine, ricorda che non sei sbagliato, e le emozioni che provi sono valide. Ogni passo che fai per prenderti cura di te stesso è un segno di forza. Dott.ssa Antonella Bellanzon


Caro Andrea, quello che stai vivendo è un momento delicato della tua vita, ma il fatto che tu sia riuscito a scrivere ciò che provi è qualcosa di davvero prezioso. Hai avuto il coraggio di condividere parti molto profonde di te. Dalle tue parole emerge una forte tristezza, come se dentro casa ti sentissi invisibile. Hai bisogno di attenzioni, ascolto e cura da parte dei tuoi genitori, ma sei spesso a disagio per tuo fratello o tuo zio. Mentre i tuoi amici o gli estranei sembrano apprezzarti per come sei davvero, le persone a te più vicine non riescono a comprendere la tua sensibilità e questo ti ferisce e ti fa sentire sbagliato. Andrea, la tua sensibilità e la tua emotività non sono un difetto, ma qualità preziose. Se senti che la situazione in casa diventa troppo pesante, potresti parlare con uno psicologo che potrebbe aiutarti a capire da dove arriva questa sofferenza, come gestirla e ristabilire un'equilibrio nella relazione con la tua famiglia. Uno spazio tutto tuo, dove essere ascoltato senza giudizio, può fare davvero la differenza.


Buongiorno gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso con così tanta apertura e sensibilità ciò che sta vivendo. Le sue parole raccontano un grande disagio, ma anche una notevole consapevolezza di sé e del proprio mondo emotivo, cosa per nulla scontata alla sua età. Litigare frequentemente in famiglia, sentirsi messi in secondo piano rispetto a un fratello, o percepire che le proprie emozioni vengano ridicolizzate o non comprese, può far sentire soli, tristi, e a volte anche sbagliati. Lei descrive con lucidità situazioni in cui si sente a disagio e ferito: il riso inappropriato di suo fratello, l’atteggiamento giudicante di suo zio, il senso che i suoi sforzi – come nel caso dei compiti – non vengano riconosciuti, ma al contrario diventino motivo di imbarazzo o vergogna. In questi contesti, la sua sensibilità non è un limite, ma una risorsa preziosa: significa che è attento a ciò che sente e che dà valore al rispetto, alla comprensione e all’equilibrio relazionale. Il fatto che abbia un Piano Didattico Personalizzato (PDP) significa che è stato riconosciuto un bisogno specifico di supporto, e questo è importante. Non è una “mancanza”, ma uno strumento che serve proprio per permettere a ciascuno studente di dare il meglio, secondo i propri tempi e le proprie modalità. Nessuno dovrebbe farla sentire meno capace o “sbagliato” per questo. Mi ha colpito molto quando scrive che fuori casa, con gli amici e anche con le persone più anziane con cui chiacchiera, si sente meglio, più sereno. Questo dimostra quanto sia capace di creare legami positivi, di farsi apprezzare per come è davvero. Quella serenità che sente fuori, non solo è reale, ma le dà una misura chiara di ciò che le fa bene: sentirsi accolto, rispettato, ascoltato. Comprendo che il rientro a casa possa farla sentire in un ciclo che si ripete e che le toglie fiducia. Ma proprio per questo è fondamentale, ora più che mai, trovare uno spazio sicuro e stabile in cui potersi esprimere liberamente, essere ascoltato senza giudizi e iniziare, passo dopo passo, a rafforzare l’autostima e a comprendere meglio i suoi bisogni emotivi. Poter lavorare con uno psicologo (magari anche inizialmente senza coinvolgere direttamente la famiglia) potrebbe aiutarla a costruire degli strumenti per proteggersi, per comunicare in modo più efficace, e soprattutto per sentirsi meno solo in tutto questo. Ha già fatto un passo importante scrivendo qui. E merita di trovare, anche a casa, quella serenità che fuori ha già dimostrato di saper cercare e coltivare. Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione, Dott. Luca Vocino

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Buongiorno Andrea, Grazie per aver condiviso la sua situazione. È evidente che sta attraversando un momento complesso e che i conflitti familiari e le dinamiche che descrive stanno causando molta sofferenza. È naturale sentirsi feriti quando sembra di non essere compresi o valorizzati, soprattutto da chi ci è più vicino. Da quanto racconta, emerge una grande sensibilità e capacità di costruire relazioni positive al di fuori dell’ambiente familiare, come con i suoi amici e le persone che incontra. Questo è un punto di forza importante, che può offrirle equilibrio e conforto. In famiglia, invece, potrebbe essere utile cercare di aprire un dialogo con i suoi genitori in un momento sereno, spiegando loro come si sente senza accusare nessuno, ma concentrandosi sulle proprie emozioni. Ad esempio, potrebbe dire: “Mi sento spesso triste o in difficoltà perché ho l’impressione di non essere ascoltato come vorrei.” Questo approccio potrebbe aiutarli a comprendere meglio il suo punto di vista. Se tuttavia questi conflitti o i sensi di colpa dovessero diventare troppo pesanti, valutare un confronto con un professionista, come uno psicologo, potrebbe aiutarla a gestire meglio le sue emozioni e le relazioni familiari. Ricordi che chiedere aiuto e parlare delle proprie difficoltà è un segno di grande forza. Se ha bisogno di un confronto, sono qui a disposizione. Un caro saluto, Chiara Lisa Lovati


Buon pomeriggio Andrea, nel suo racconto sembra esserci tanto intrecciato tra relazioni familiari e emozioni. Non ho ben capito se la preferenza per suo fratello è un suo punto di vista e, eventualmente, se l'ha condiviso con i suoi genitori, se ne ha parlato con suo fratello o comunque se ha comunicato in famiglia il disagio che le mette lo zio. Rispetto alle sue emozioni leggo tristezza ma anche senso di colpa, questo è rispetto a cosa? Sembra esserci tanto da condividere, anche a fronte di una sua sensibilità che forse richiederebbe uno spazio d'ascolto più ampio e dedicato, non superficiale e rivolto a comprendere alcune dinamiche. Un caro saluto, Dott.ssa Francomano Ilaria


Gentile utente di mio dottore, Lei porta qui diversi temi che potrebbero essere meglio sviscerati in uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Pensi alla possibilità di intraprendere un percorso psicologico, vedrà che con l' aiuto di un professionista potrá guardare alla sua vita e la sua famiglia sotto una luce differente. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara

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